Sollecitata da un breve post di Nicola Lagioia, decido di andare a vedere questo spettacolo dei Muta Imago allo Spazio Diamante, bel teatro e sala concerti su via Prenestina. Non conosco il progetto teatrale dei Muta Imago e dunque per me è anche l’occasione per sperimentare qualcosa di nuovo.
Prima di arrivare al teatro avevo letto poco, se non che il lavoro Ashes è fortemente incentrato sulle sonorizzazioni. Sul palco, quattro microfoni su aste e, alla destra dei microfoni, una postazione per il musicista Lorenzo Tomio che, con i suoi interventi musicali e sonori, non accompagna semplicemente lo spettacolo, ma ne diventa protagonista.
Dietro le aste, al buio e poi appena rischiarati da luci soffuse, compaiono quattro personaggi, interpretati da Marco Cavalcoli, Federica Dordei, Ivan Graziano e Arianna Pozzoli. Inizialmente di loro sentiamo solo i respiri e i gorgoglii in parte amplificati dai microfoni, poi comincia una specie di chiacchiericcio di fondo, fatto di piccoli monologhi, pensieri, brevi dialoghi, onomatopee, versi di animali e molto altro.
Non c’è una vera narrazione in senso tradizionale in questo spettacolo, e solo qua e là ci sembra di riconoscere un fil rouge nel racconto, forse la storia degli abitanti di una casa che seguiamo dalla fine del XIX secolo fino a un futuro nel quale la casa stessa diventa un luogo per illustrare com’era la vita un tempo e quali strani oggetti utilizzava questa umanità del passato.
Nel mezzo, situazioni, eventi, rumori, che raccontano di compleanni, capodanni, natali, nascite, morti, cadute, rapporti familiari, e altro che sta a ognuno decodificare, ovvero a cui ci si può anche solo lasciare andare.
Aleggia in quest’ora di spettacolo la ricerca di un significato della vita in relazione al tempo che passa, alle persone che cambiano e che si sostituiscono le une alle altre, in un andamento circolare e ineluttabile di cui rimane appunto un chiacchiericcio di fondo, su cui ogni tanto si accendono delle luci a illuminare momenti specifici, quelli che di solito immortaliamo e che spesso sono gli unici che vanno a costituire la nostra memoria, ma che comunque sono destinati a essere spazzati via, o a cambiare di significato nel tempo, o a essere perduti.
A tratti, lo spettacolo dei Muta Imago mi ha fatto pensare al film di Zemeckis Here che a sua volta si ispirava a un graphic novel, nonché a Sentimental value, perché in entrambi i casi – ove più ove meno – i luoghi e il tempo che passa si fanno protagonisti più ancora delle persone che li abitano. Le persone passano, i luoghi restano certamente oltre la vita delle persone ed è come se in qualche modo ne tramandassero una memoria silenziosa e invisibile.
Quando mi sono trasferita nella casa dove vivo adesso, nella casa di fronte alla mia vedevo spesso una signora anziana, ma tutto sommato in buona salute, uscire sulla terrazza a curare le sue bellissime e rigogliose piante. Talvolta, ne sentivo da lontano la voce mentre parlava con quelle che immagino fossero la figlia e la nipote. Poi all’improvviso la casa si è fatta silenziosa, le piante sono morte tutte, fino a quando ho visto ricomparire sul terrazzo altre persone, prima sporadicamente, poi abbastanza sistematicamente. Qualcuno di coloro che ci abitano adesso da qualche tempo sembra stare facendo anche qualche tentativo di piantare qualcosa.
C’è un misto di malinconia e tristezza, ma anche di sotterranea gioia nell’idea di quanto tutto conti e nulla conti, che siamo un momento nella storia, di grandissimo significato per noi stessi mentre viviamo, ma di scarsissimo significato nel grande orizzonte del tempo che passa inesorabile.
E Ashes ce lo ricorda, in modo delicato e forte, sottile e potente. Bello.
Voto: 4/5
martedì 7 aprile 2026
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