Ed eccomi al secondo – e ultimo per me – appuntamento con la rassegna Flautissimo: si tratta del monologo interpretato da Lucia Mascino sul testo di Paola Galassi, per la regia di Giampiero Solari e con le musiche di Stefano Fresi.
Teresa la notte racconta la storia di una donna che vive con la madre e con la figlia di sei anni, e lavora in un’azienda come ingegnere informatico.
Nella prima parte dello spettacolo prevale la rappresentazione di una madre single che deve dividersi tra il lavoro, la casa e la famiglia, e che per poter stare dietro a tutto deve fare i salti mortali. Il tono è ironico e leggero, ma anche serio nei contenuti e fortemente empatico e credibile.
Quando però nel racconto interviene il personaggio di Luigi, il collega con cui Teresa esce una sera e con cui potrebbe iniziare una storia, il tono vira progressivamente verso il thriller, con al centro una storia di pedofilia e una svolta nel personaggio di Teresa abbastanza sorprendente.
Pur godibile e capace di tenere viva l’attenzione, il testo di questo monologo non mi ha convinta del tutto, soprattutto nella seconda parte, nella quale la svolta thriller appare secondo me un po’ forzata e non si amalgama del tutto perfettamente con i tratti della personalità di Teresa così come emersi nella prima parte del racconto.
Nonostante questo difetto – che personalmente attribuisco primariamente alla scrittura – Lucia Mascino si conferma interprete eccezionale, sempre più sicura dei suoi mezzi, e forse anche per questo capace di mettersi in scena con tutta sé stessa e di dare spessore ai suoi personaggi.
La recitazione della Mascino è dunque il vero punto di forza dello spettacolo, che però dal mio punto di vista necessita ancora di qualche aggiustamento drammaturgico per risultare pienamente efficace e credibile.
Voto: 3,5/5
lunedì 5 gennaio 2026
sabato 3 gennaio 2026
LaPOCAlisse / di Makkox e Valerio Aprea; con Valerio Aprea. Teatro Ambra Jovinelli, 6 dicembre 2025
LaPOCAlisse è lo spettacolo teatrale scritto da Makkox e Valerio Aprea, e interpretato da Valerio Aprea, che è nato dalla collaborazione tra i due nel dietro le quinte della trasmissione de La7 Propaganda Live.
Di fatto, lo spettacolo è la somma di quattro monologhi tenuti insieme dal tema generale del declino sociale, politico e umano del nostro mondo e, dunque, dall’idea ch’esso sia ormai avviato verso, appunto, l’apocalisse.
Tutto comincia con un monologo sul Fantacitorio, un immaginario gioco ispirato al Fantasanremo che riguarderebbe invece la politica e ne spiegherebbe alcune delle assurdità. E già questo monologo da solo vale lo spettacolo. Da qui in poi i monologhi si alternano a momenti di metateatro in cui Aprea racconta i retroscena del monologo recitato o anticipa elementi su quello successivo, e soprattutto interagisce con il pubblico ponendo domande che danno l’avvio a forme di improvvisazione comica.
Il risultato è uno spettacolo in cui non ci si annoia nemmeno per un secondo, si ride parecchio sia per quello che dice e fa Aprea sul palco, sia per gli interventi del pubblico, e che ci racconta il nostro mondo in modo divertito e al contempo intelligente, costringendoci in qualche modo a riflettere su noi stessi e sul modo in cui ciascuno di noi partecipa di alcune delle follie e delle idiosincrasie del mondo contemporaneo.
Ciascun frammento dello spettacolo è separato dall’altro dall’immagine di un quadro – prevalentemente di epoca seicentesca – sul tema dell’apocalisse e della morte, mentre durante i monologhi lo sfondo cambia colore, trasformando la figura di Aprea in una silhouette in controluce.
Uno spettacolo semplice, ma scritto bene, in pieno stile Propaganda Live, che mescola comicità e satira sociale, che in alcuni passaggi – come quello della cagnolina Frechete – è destinato a rimanere nella memoria degli spettatori.
Voto: 3,5/5
Di fatto, lo spettacolo è la somma di quattro monologhi tenuti insieme dal tema generale del declino sociale, politico e umano del nostro mondo e, dunque, dall’idea ch’esso sia ormai avviato verso, appunto, l’apocalisse.
Tutto comincia con un monologo sul Fantacitorio, un immaginario gioco ispirato al Fantasanremo che riguarderebbe invece la politica e ne spiegherebbe alcune delle assurdità. E già questo monologo da solo vale lo spettacolo. Da qui in poi i monologhi si alternano a momenti di metateatro in cui Aprea racconta i retroscena del monologo recitato o anticipa elementi su quello successivo, e soprattutto interagisce con il pubblico ponendo domande che danno l’avvio a forme di improvvisazione comica.
Il risultato è uno spettacolo in cui non ci si annoia nemmeno per un secondo, si ride parecchio sia per quello che dice e fa Aprea sul palco, sia per gli interventi del pubblico, e che ci racconta il nostro mondo in modo divertito e al contempo intelligente, costringendoci in qualche modo a riflettere su noi stessi e sul modo in cui ciascuno di noi partecipa di alcune delle follie e delle idiosincrasie del mondo contemporaneo.
Ciascun frammento dello spettacolo è separato dall’altro dall’immagine di un quadro – prevalentemente di epoca seicentesca – sul tema dell’apocalisse e della morte, mentre durante i monologhi lo sfondo cambia colore, trasformando la figura di Aprea in una silhouette in controluce.
Uno spettacolo semplice, ma scritto bene, in pieno stile Propaganda Live, che mescola comicità e satira sociale, che in alcuni passaggi – come quello della cagnolina Frechete – è destinato a rimanere nella memoria degli spettatori.
Voto: 3,5/5
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