Nell’ambito dell’Irish film festa, uno dei tanti festival di film provenienti da altri paesi di cui la primavera romana è ampiamente popolata, riesco a vedere quest’unico film, Crazy love, diretto dai registi Jason Byrne e Kevin Treacy.
Protagonista è Clayton (John Connors), giovane con una sindrome maniaco-depressiva, il quale dopo aver tentato il suicidio, sceglie volontariamente di trasferirsi in un ospedale psichiatrico per poter recuperare uno stato di equilibrio. In questo contesto farà amicizia con le altre persone ricoverate, ciascuna con le proprie stramberie e demoni interiori. Tra queste si innamorerà di Anna, una ragazza schizofrenica che, a differenza sua, è destinata a rimanere tutta la vita nella struttura psichiatrica, cui si aggiunge la complicazione che il personale medico – o almeno una parte di esso – non vede di buon occhio questa relazione.
Il film di Byrne e Treacy sceglie un registro in bilico tra il dramma e la commedia, e un andamento narrativo che è volutamente favolistico e a tratti onirico, mescolando spesso realtà e percezione, il cui confine, in un ambiente di persone con malattie mentali, si fa sfumato. Stile, narrazione, montaggio non a caso contribuiscono a confondere lo spettatore, a sparigliare le carte, anziché a chiarire i fatti, forse perché quello che interessa al film sono le emozioni dei protagonisti.
È evidente che Byrne e Treacy non intendono scrivere un trattato di psichiatria né essere aderenti alla realtà, e non a caso il modo in cui l’ambiente dell’ospedale psichiatrico, i medici, il personale ausiliario e gli stessi malati sono rappresentati ha del semplicistico, e talvolta persino del parodistico.
Ne viene fuori un film scombinato, di cui non sarebbe facile raccontare i dettagli narrativi e che su vari fronti lascia perplessi, ma che si fa apprezzare perché non pretende di essere quello che non è, e in qualche modo si nutre della sua stessa semplicità e della freschezza degli attori.
Voto: 3/5
domenica 19 aprile 2026
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