Stefano Accorsi, nella sua versione da cinquantacinquenne palestrato, porta a teatro uno spettacolo ispirato all’Odissea, con la regia di Daniele Finzi Pasca, la drammaturgia di Emanuele Aldrovandi e le scene di Luigi Ferrigno.
Sulla scena, insieme ad Accorsi, la bravissima Francesca Del Duca che innanzitutto costruisce la tessitura sonora dello spettacolo con la sua voce e le sue percussioni, evocando sonorità primitive e ancestrali, in secondo luogo fa da spalla ad Accorsi rappresentando l’altro, ma soprattutto una Penelope che sta prima fuori dalla narrazione e poi ne diventa protagonista.
Accorsi è mattatore della scena interpretando non solo Ulisse, ma anche tutti gli altri personaggi, cambiando registro e anche dizione (esilarante l’uso dell’accento bolognese quando interpreta il re dei Troiani), e dando una connotazione fortemente fisica al protagonista, anche grazie a una scenografia che sembra quasi una struttura circense, e che di volta in volta fa da cavallo di Troia o da rappresentazione di Polifemo o da barca in mezzo al mare nella quale Ulisse viaggia insieme al suo equipaggio.
Su questa struttura Accorsi si arrampica, corre, tira di boxe, e a volte ne esce per spingerla e farla ruotare su sé stessa a seconda delle esigenze sceniche, trasferendoci così la fatica del suo ritorno a casa.
Il racconto della vittoria sui Troiani e poi delle peripezie di Ulisse per tornare a Itaca attinge a un linguaggio che si fa spesso colloquiale e ironico, e in cui non mancano riferimenti alla contemporaneità o comunque a vicende e personaggi di gran lunga successivi all’Odissea, rendendo lo storytelling accattivante e adatto a qualunque tipo di pubblico, senza però togliere forza e sostanza al capolavoro “omerico”.
In un certo senso, lo spettacolo riporta l’Odissea alle sue origini, ossia quella che, secondo una delle ipotesi più accreditate dagli studiosi, la considera una storia raccontata oralmente dagli aedi per intrattenere il popolo nelle pubbliche piazze e trasformata, integrata e parzialmente rielaborata ad ogni racconto fino a costituire un corpus letterario tramandato fino a noi.
Accorsi è molto bravo, anche se questa deriva molto fisica mi fa un po’ sorridere e mi sa tanto di crisi di mezza età, però questo spettacolo mi conferma che il teatro è probabilmente la forma d’arte che lo valorizza di più; devo però anche aggiungere che la sua spalla, Del Duca, è il vero fiore all’occhiello dello spettacolo, applauditissima dal pubblico.
Uno spettacolo ironico e autoironico, divertente senza essere stupido né superficiale, che sa essere al contempo rispettoso e irriverente rispetto al classico che ci racconta.
Voto: 3,5/5
mercoledì 15 aprile 2026
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Mi fa sorridere perche' ho appena finito di ascoltare Andrea Pezzi che ospite di Gazzoli parla del suo ultimo libro che ha come orgomento l'Odissea; sembra sia l'argomento in voga. 😉
RispondiEliminaEvidentemente è di moda!
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