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venerdì 22 luglio 2022

Islanda: viaggio alle origini del mondo - Terza parte

Leggi la prima e la seconda puntata del racconto di viaggio e guarda una selezione più ampia di foto sulla mia pagina Behance.
Arrivo a Keflavík con Icelandair
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Informazioni pratiche
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Voli

Abbiamo viaggiato con Icelandair, la compagnia aerea islandese che fa voli diretti tra Milano Malpensa e Reykjavík. All'andata il ritardo in arrivo dell'aereo e il temporale su Malpensa fanno sì che partiamo poco prima dell'una di notte da Malpensa per arrivare a Keflavík, l'aeroporto internazionale d'Islanda alle 3 di notte (il volo dura quattro ore circa e l'Islanda è 2 ore indietro rispetto all'Italia. Al ritorno invece tutto in perfetto orario. Aerei nuovissimi, intrattenimento a bordo, personale gentile, niente da dire. Il prezzo è commisurato, ma dopo che era saltato il viaggio nel 2020 sono stati efficientissimi e corretti con l'emissione dei voucher.

La 'nostra' Jeep Renegade 4x4
All'arrivo dall'aereo assistiamo a un'alba dai colori bellissimi, che si riflettono sulle montagne e sui ghiacciai islandesi, anche se noi vediamo poco perché siamo dal lato dell'aereo sbagliato rispetto alla terraferma.

Alle 3 di notte a Keflavík il sole è già sorto, ma intorno all'aeroporto c'è il deserto e nessun taxi disponibile per portarci nell'albergo a 10 min di strada dove trascorreremo quel poco che ci rimane della notte. Per fortuna dopo un'attesa di una mezz'oretta arriva un taxi da 8 posti che porta noi e una coppia di spagnoli con bambino nello stesso albergo.

Lo spazio esterno della fattoria Vatnsholt
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Auto

Il noleggio dell'auto lo abbiamo fatto con la compagnia locale Geysir, gestita da giovanissimi, che si rivela una scelta azzeccatissima e vincente. Già con tutto il trambusto della pandemia erano stati estremamente disponibili e si confermano tali anche dal vivo: sono giovani, preparati, gentili e molto tranquillizzanti. Ci danno una bellissima Jeep Renegade 4x4 Hybrid praticamente nuova per la quale abbiamo chiesto in dotazione anche il wifi portatile, ipotizzando che non ovunque prenderà Internet (alla fine Internet prende quasi ovunque e S. non ha problemi, ma col mio gestore posso a malapena ricevere telefonate e dunque il wifi portatile mi sarà utilissimo). Il prezzo in questo caso è - direi - commisurato alla durata del viaggio e ai servizi offerti.

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Cibo
Fattoria Vatnsholt
Premessa: l'Islanda è cara, e sul cibo la percezione di quanto sia cara è piuttosto netta. Anche solo fare la spesa al supermercato, persino ai discount (KrónanNettóBónus), risulta caro rispetto ai prezzi cui siamo abituati, e facilmente per una piccola spesa si spendono 60-70 euro, se non di più (siamo andate anche da Hagkaup, un supermercato non discount, ma a parte la varietà dei prodotti, non abbiamo notato differenze molto significative). Quindi bisogna muoversi con cautela nel decidere come organizzarsi per il cibo. Noi a pranzo abbiamo quasi sempre mangiato panini e similari, facendo la spesa ogni paio di giorni, mentre la sera abbiamo alternato ristoranti, street food e cene autocucinate negli ostelli in cui abbiamo dormito.

Djúpivogur
Abbiamo mangiato molto bene nel ristorante della fattoria Vatnsholt. Menzione speciale per il ristorante Suður-Vík (a Vik appunto), dove mangiamo zuppa di pesce, pan fried char e apple crumble, ma vediamo passare piatti altrettanto invitanti. Prezzo accettabile.

Un ottimo pranzo con fish & chips e lobster soup lo abbiamo fatto al baracchino Glacier Goodies, nella zona del centro visite del Vatnajökull.

Una sosta postprandiale l'abbiamo fatta nel bel paesino di Djúpivogur per prendere un caffè al bistro con le vetrate che danno sul porto, il Við Voginn, dove lavora uno staff internazionale (francese, italiano ecc). Tutto buono e posto molto simpatico e accogliente.

Akureyri affacciata sul suo fiordo
Ad Akureyri, abbiamo mangiato da Bautinn. Parcheggiamo vicino la chiesa, scendiamo per la via delle gallerie d'arte e Bautinn è lì: gamberoni fritti con salsa orientale, due zuppe cremose di pesce e un piatto di costolette di agnello alla griglia. Buono ma un po' caro (e con una cameriera non proprio simpaticissima).

Un'altra sosta dolce la facciamo nel bar che sta alla fine della passeggiata Arnarstapi-Hellnar, il Fjöruhúsið café, che all'interno sembra una baita di montagna e ha una bella terrazza sul mare, sempre affollata di gente: noi prendiamo due caffè e una skyr cake (una specie di cheesecake realizzata con il formaggio simil yoghurt tipo dell'Islanda che si chiama appunto skyr).

A Grundarfjörður facciamo cena con i buonissimi hot dog (ne ha tanti tipi diversi) al camioncino di Mæstro (ne mangiamo due a testa), che è parcheggiato al centro del paese.

Grundarfjörður
A Reykjavik ci concediamo il lusso di una vera cena al Fiskmarkadurinn, un quotato ristorante di pesce. Prendiamo delle capesante con aceto di champagne, poi un mix di nigiri e un tris di pesci cucinati in maniere diverse. Tutto molto raffinato e ottimo. Prendiamo anche un mix di dessert (sorbetti, dolce al cioccolato, due dolci al cucchiaio uno al cioccolato bianco e uno alla crema + frutta). Il servizio non è impeccabile ma il cibo è davvero notevole.

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Alloggi
Anche sugli alloggi l'Islanda non è certo un paese alla portata di tutti i portafogli. Come con il cibo noi alterniamo ostelli con bagni in comune (per tutti gli ostelli si veda qui) ad alloggi un po' più privati: nel complesso però le scelte si rivelano tutte piuttosto fortunate.

La vista dalla stanza comune di Vatnsholt
Siamo in ostello a Vík í Mýrdal (un edificio piccolo, ma carino, in una bellissima posizione; stanza piccolissima, ma ottima colazione), a Höfn (edificio nuovissimo nella zona periferica del paese; stanca carina e bagni confortevoli e adeguati), a Seyðisfjörður, nello specifico all'Hafaldan Old Hospital (vecchio ospedale trasformato in ostello; cucina comune molto bella), e infine a Reykhólar (ostello situato in un contesto davvero molto bello, ma c'è tanta gente e parecchio casino; qui comunque abbiamo la possibilità di fare il bagno nella piscina di acque termali presente in giardino). 

Sudur-Bár guesthouse
A Selfoss siamo in uno dei piccoli cottages (con bagno privato) della fattoria Vatnsholt. Piccolo ma molto grazioso e con una bellissima vista dalla finestra. Molto bella e raffinata la cabina che prendiamo in affitto da Deborah ad Akureyri e che si trova nel giardino della sua bellissima casa, situata sulla sponda opposta del fiordo rispetto al centro della città (la seconda più grande dell'Islanda dopo la capitale). Quindi abbiamo di fronte a noi il fiordo, la città e le montagne imbiancate. Spettacolare. Anche la cabina è bellissima e curata in tutti i dettagli. Ha una doccia esterna che lì per lì ci spaventa ma poi si rivela una figata, avendo la possibilità di fare la doccia riparati ma in mezzo alla natura.

A Grundarfjörður siamo al Sudur-Bár, una guesthouse che sta alla fine del fiordo proprio di fronte al sole che tramonta (più o meno). Stanza bella e grande, sala per la colazione magnifica, tutta a vetri, bel giardino, peccato per i gestori un po' freddini.

La vista dall'ostello di Reykhólar
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Acquisti e souvenirs
Il souvenir che non potete non portarvi via dall'Islanda è un lopapeysa, il tipico maglione di lana islandese che non è solo per i turisti, ma che gli islandesi per primi indossano con nonchalance. Non costano poco, ma se vi piace il genere ce ne sono davvero di tanti tipi, modelli, colori, pur essendo riconoscibili come appartenenti al medesimo genere. Noi alla fine ne porteremo in Italia 5-6, alcuni per noi, altri da regalare. Si trovano un po' dappertutto, ma noi consigliamo di visitare una delle tante wool factories dell'Islanda: noi siamo state alla Kidka wool factory vicino Hvammstangi e da Alafoss, all'ingresso di Reykjavík. In entrambi i casi facciamo il pieno anche di cappelli, sciarpe, guantini, e chi più ne ha più ne metta.

Reykjavík vista dal Perlan
Un altro souvenir di cui facciamo incetta è la cioccolata: già nei primissimi giorni ci innamoriamo delle Omnom, cioccolate prodotte da una piccola azienda alle porte di Reykjavík. Ce ne sono di tutti i tipi e gusti e hanno delle confezioni meravigliose! Io le avrei comprate veramente tutte! Si trovano un po' ovunque, anche nei negozietti e nei supermercati. Nei supermercati non ci siamo fatte mancare l'acquisto di liquirizie di ogni genere, in particolare quelle salate che qui vanno per la maggiore.

Infine, compriamo varie confezioni di sale artico islandese, sia quello puro, sia quello aromatizzato, che solo da tempi relativamente recenti ha ricominciato a essere prodotto in Islanda. Anche per il sale compratelo tranquillamente nei supermercati, perché si trovano le stesse marche che trovate nei negozi di souvenir.

Il lago craterico di Kerið
Su magliette, magneti, tazze ecc. non vi dico nulla perché li trovate ovunque, ma vi avviso: come un po' ovunque (ma in Islanda di più) negozi di souvenir con oggetti belli non ce ne sono tantissimi, quindi, mi raccomando, se ne identificate uno carino non ve lo lasciate scappare.

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Le impressioni complessive

Una precisazione: penso sia chiaro a tutti che non si va in Islanda per la cultura e l'arte, e nemmeno per le città, ma per i paesaggi e per l'incontro con una natura un po' primordiale che ci aiuta a ricordarci chi siamo, da dove veniamo e anche dove andiamo, perché - come dice Parisi - a essere a rischio non è la terra che ha visto ben di peggio, ma la specie umana quando la terra tornerà a essere invivibile com'è stata in tante fasi della sua lunghissima storia e come un pochino si vede in alcune zone di quest'isola.

Fjaðrárgljúfur
Proprio perché l'isola ha una natura così dirompente e anche perché negli anni il livello di turismo è cresciuto esponenzialmente, fino a diventare una delle principali voci di bilancio dell'Islanda, gli islandesi hanno scelto per le loro attrazioni principali una strategia molto americana, ossia quella di addomesticare la visita e i visitatori con ampi parcheggi, sentieri guidati, segnaletica precisa ecc. All'inizio questa cosa lascia un po' interdetti perché ci si immagina l'Islanda selvaggia e un viaggio avventuroso, ma in realtà - a parte che per pochissimi posti - non è così (a meno che non vi avventuriate in trekking estremi o in giri nell'interno che comunque non vi consiglio se non siete molto esperti e attrezzati). Superato questo shock iniziale e soprattutto allontanandosi ogni tanto dalle attrazioni più note per sperimentare percorsi alternativi - senza essere imprudenti - si riesce però certamente a godere di un rapporto meno asettico con la bellezza di questi paesaggi.

Nella zona di Möðrudalur
Seconda precisazione: noi abbiamo fatto questo giro tra fine maggio e inizio giugno. Nelle zone molto turistiche c'era già un numero di turisti ragguardevole (provenienti da tutto il mondo), sebbene non tali da rendere la visita spiacevole. In altre zone ci siamo trovate invece con poche altre persone o quasi da sole. Vedendo però le dimensioni dei parcheggi ci siamo chieste cosa deve essere qui a luglio e agosto. Immagino che in questi periodi la situazione dei turisti possa diventare a tratti poco sopportabile.
Ciò premesso, l'Islanda è magnifica (certo viverci credo sia ben altra cosa!), un paradiso per i fotografi e non solo, anche se devo ammettere che le foto non rendono abbastanza la vastità dei paesaggi e l'impressione dal vivo: bisognerebbe avere un drone (e infatti molti turisti lo usano, anche se qui in molte zone ne è giustamente vietato l'uso) e inserire nelle immagini le persone per dare l'idea di quanto sono piccole rispetto al paesaggio.  

mercoledì 20 luglio 2022

Islanda: viaggio alle origini del mondo - Seconda parte

Leggi la prima e la terza puntata del racconto di viaggio e guarda la più ampia selezione di foto sulla mia pagina Behance.
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Möðrudalur
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5° tappa: Seyðisfjörður - Akureyri

In questa giornata iniziamo con la deviazione sulla sterrata 901, una strada solitaria, bellissima, con paesaggi lunari e marziani davvero mozzafiato. A un certo punto compare anche il profilo del vulcano Askja coperto di neve. Tutto questo per arrivare a Möðrudalur, un piccolissimo villaggio fatto di una fattoria, un ristorante e alcune case del tipo turf houses, che è incredibilmente fotogenico.

Selfoss
Altra tappa importante del giorno sono due cascate, Dettifoss e Selfoss, che si trovano nella stessa zona. Anche in questo caso ci arriviamo attraverso la sterrata anziché per la strada asfaltata: bella, soprattutto le parti che si presentano come deserti di pietre, ma non come la 901. Arrivate a Dettifoss davanti a noi si apre il canyon in cui scorre l'Ölfusá, risalendo il quale vediamo questa cascata imponente che è la più grande d'Europa per portata. Decidiamo di proseguire il sentiero tra le pietre che dopo circa 1,5 km porta alla cascata di Selfoss, molto ampia e con tantissime cascate laterali. Davvero bella nonostante le numerose cascate che abbiamo già visto.

Hverir
Risalendo ancora verso nord merita una sosta la zona di Hverir, dove facciamo una passeggiata nell'area delle solfatare, davvero suggestive, con i suoi colori saturi (giallo ocra, rosso mattone, grigio cenere ecc). Sembra di essere in un girone infernale. Intorno il paesaggio ricorda la zona del Timanfaya di Lanzarote.

Dopo aver superato la zona delle terme di Hverir e dell'impianto geotermico proseguiamo verso Grjótagjá. Si tratta di grotte con acqua calda, che un tempo venivano usate come terme ma dopo un evento vulcanico sono diventate troppo bollenti e quindi ormai sono più che altro un'attrazione turistica. Niente di imperdibile, ma interessanti.

Gli pseudocrateri del Mývatn
Si punta infine verso il Mývatn (il lago dei moscerini) attraversando la zona di Dimmuborgir dove c'è l'area con le torri di lava, che vediamo però solo dalla macchina. Ci fermiamo invece nella zona sud del lago dove ci sono gli pseudocrateri, delle collinette a forma di crateri coperti di erba e popolati da pecore e uccelli. Sono il frutto di un altro strano fenomeno vulcanico su cui ci siamo documentate ma che non abbiamo ben capito. Facciamo la passeggiata verso i crateri da cui si gode di un bel panorama sul lago e non ci sono nemmeno troppi moscerini.

Goðafoss
Infine la giornata termina a Goðafoss che inizialmente avevamo pensato di saltare. Per fortuna non l'abbiamo fatto. Ci sono pochissime persone. Il tempo è molto nuvoloso ma con squarci di azzurro. Noi ci fermiamo al parcheggio sul lato sinistro della cascata, da dove andiamo a tutti i punti panoramici compreso quello direttamente sul fiume che fa paura ma è anche molto bello. Atmosfera molto sturm und drang.

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6° tappa: Akureyri - Reykhólar

Vatnsnes
La penisola di Vatnsnes (in realtà è ridondante perché "snes" sta per penisola) è per noi la principale meta di questa tappa. Arriviamo a Borgarvirki (la collina basaltica fortificata) che piove e fa un freddo cane. Proseguiamo verso Hvítserkur, uno scoglio lavico a forma di elefante/mammut, molto suggestivo. Però c'è un vento e un freddo notevoli e ricomincia a piovere. Quindi rinunciamo a verificare la presenza di foche nella vicina Ósar. Proseguiamo il giro della penisola che si rivela bellissima. Paesaggi stupendi, viste mozzafiato, un faro, tante fattorie, tanti cavalli, pecore e sterne artiche. Da qui puntiamo direttamente a Reykhólar. Nel mentre scorci e paesaggi bellissimi sui fiordi occidentali, che tocchiamo solo nella parte più a sud (sarebbe da tornarci apposta).

Sullo sterrato 570 verso lo Snæfellsjökull
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7° tappa: Reykhólar - Grundarfjörður

Obiettivo di questa tappa è Snaefellsnes. Lungo il tragitto da Reykhólar ci beiamo dei paesaggi e quando imbocchiamo la penisola decidiamo di fare la costa settentrionale per poi scendere su quella meridionale. Prima sosta a Ytri Tunga dove c'è una spiaggia nera sulle cui rocce alberga una grande colonia di foche che questa volta vediamo davvero da vicino.

Passiamo davanti a Bjarnafoss (un'altra cascata!) senza fermarci, breve sosta alla chiesa nera di Budir dove c'è un bel panorama ma ci sono troppi turisti. Quindi proseguiamo verso Arnarstapi. Prima però imbocchiamo lo sterrato 570 verso lo Snæfellsjökull, che ci porta fino all'inizio del ghiacciaio, dove gli islandesi si divertono con sci, motoslitte e snowboard.

Verso Arnarstapi
Da Arnarstapi facciamo l'imperdibile/immancabile sentiero costiero verso Hellnar, da cui si vedono scogliere, insenature, colonne basaltiche, uccelli in quantità. Proseguiamo dunque lungo il parco dello Snæfellsjökull fino alle scogliere di Svalpufa-Pufubjarg (pilastri di Londrangar) e al faro di Malariff poco più avanti. Ultima sosta di oggi prima della destinazione è la spiaggia nera di Djúpalónssandur-Dritvík alle spalle della quale c'è una laguna che pare essere collegata al mare e sulla quale si vedono i resti di un peschereccio naufragato molto tempo fa. Ci si può anche misurare con il gioco delle pietre da sollevare, ma per noi anche la più piccola è troppo pesante.

Kirkjufell
Prima di arrivare a Grundarfjörður ci fermiamo ovviamente al Kirkjufell, la fotografatissima montagna che vediamo da lontano ma all'inizio non riconosciamo perché nelle foto si vede sempre con il suo profilo a punta, mentre in realtà nella parte alta è piatta. Ci torneremo la sera dopo cena per le fotografie al tramonto sia della montagna stessa sia delle Kirkjufellfoss, le cascate che ci sono ai suoi piedi. Passeggiamo vicino alla montagna mentre il sole cala e apprezziamo la luce della vallata con i cavalli e il sollevarsi della marea che ci offre qualche bella foto del Kirkjufell riflesso.

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8° tappa: Grundarfjörður - Reykjavík

Harpa, Reykjavík
La destinazione di oggi è la capitale Reykjavík (facciamo una breve sosta a Stykkishólmur che però non ci colpisce particolarmente). Nella capitale - dove arriviamo con il grigio e la pioggerellina - vediamo l' l'Harpa e visitiamo il mercato delle pulci (Kolaportið). Dopo cena finalmente smette di piovere e decidiamo di fare una passeggiata al laghetto, poi alla chiesa iconica di Reykjavik e infine tra le stradine e sul porto a vedere il Sólfar al tramonto, quando finalmente il sole ha spazzato via le nuvole e dunque possiamo apprezzare i giochi di luce e ombra.

Il giorno dopo andiamo al Perlan, un edificio moderno con una grossa cupola centrale, per vedere la città dall'alto, e non rimaniamo deluse. Sulla strada verso l'aeroporto, faremo anche una sosta alle colline rosse di Raudholar e una breve puntatina al bridge between two continents (nella penisola di Reykjanes), che è un ponte che unisce le zolle tettoniche dell'Europa e del Nord America.

lunedì 18 luglio 2022

Islanda: viaggio alle origini del mondo - Prima parte

La valle dietro Reynisfjara 
Il viaggio in Islanda era sognato da tempo e già organizzato per la fine di maggio del 2020. Poi la pandemia ha fatto saltare tutti i piani e anche il 2021 non è stato da meno. Quest'anno, considerato anche che ci scadeva la validità del voucher del biglietto aereo, decidiamo che non è il caso di rimandare oltre, e così partiamo alla fine di maggio.

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Percorso

Il giro che facciamo è - con qualche variante - quello classico dei viaggi in Islanda, ossia una specie di percorso circolare intorno all'isola seguendo la Ring 1, che alcuni fanno in senso orario partendo da Reykjavík, mentre noi decidiamo di fare in senso antiorario per avere subito l'impatto con la zona più turistica dell'Islanda, il cosiddetto Circolo d'Oro. Già ci eravamo rese conto, studiando il viaggio su carta, che bisognerebbe avere almeno 12 giorni per poter fare tutte le escursioni consigliate (penso alle isole Vestmann, ovvero al giro in barca a nord per vedere le balene) e soprattutto per girare almeno un pochino i fiordi occidentali. Noi in 8 giorni dobbiamo concentrare gli sforzi, senza rinunciare a quello che riteniamo essenziale (e comunque facciamo 2.500 km di macchina).

I cavalli islandesi
Le nostre tappe saranno le seguenti: 

1° tappa: Keflavík- Selfoss (per l'esattezza Árnessýslu) 

2° tappa: Selfoss - Vík í Mýrdal

3° tappa: Vík í Mýrdal - Höfn

4° tappa: Höfn - Seyðisfjörður

5° tappa: Seyðisfjörður - Akureyri

6° tappa: Akureyri - Reykhólar

7° tappa: Reykhólar - Grundarfjörður

8° tappa: Grundarfjörður - Reykjavík

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Strokkur prima del getto
Le cose notevoli e quelle comunque da vedere tappa per tappa


1° tappa: Keflavík- Selfoss (per l'esattezza Árnessýslu)

Questa prima tappa è dedicata al Circolo d'oro, e per noi inizia con uno splendido panorama sul lago Þingvallavatn, da cui si arriva a Þingvellir, la zona del primo parlamento islandese, e Almannagjá, la faglia. In questa zona non perdete la passeggiata nella valle fino alla chiesetta e alla casa estiva del primo ministro islandese, con un piccolo cimitero sul fiume. 

Gullfoss
Poi arriviamo nella località di Geysir, una delle più famose aree geotermiche dell'Islanda, talmente famosa che il termine geysir è diventato internazionale (una delle poche parole islandesi che usiamo tutti!): qui ci sono geysir semidormienti e uno attivissimo, lo Strokkur, che ogni 10 minuti al massimo lancia un getto di acqua bollente altissimo, che esplode da una bolla d'acqua davvero spettacolare. 

Non lontano da quest'area facciamo una passeggiata a piedi a vedere delle capanne abbandonate molto fotogeniche. In questa zona non può mancare una puntata a Gullfoss (foss in islandese significa "cascata"), dove arriviamo con un tempo bellissimo e quindi possiamo godere uno straordinario spettacolo di arcobaleni; i punti di osservazione sulla cascata sono diversi, uno anche molto vicino al punto del salto, e noi non ce ne facciamo mancare nessuno. Andiamo anche alla secret lagoon vicino Flúðir, ma arriviamo troppo tardi rispetto agli orari di apertura.

Seljalandsfoss
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2° tappa: Selfoss - Vík í Mýrdal

Prima andiamo a vedere il cratere di Kerið, che ieri avevamo saltato, e che è suggestivo perché si può fare la passeggiata in alto ai suoi bordi, oppure scendere sul sentiero che affianca il lago che si è creato nell'invaso. Oggi però è soprattutto la giornata delle cascate (ma in Islanda le cascate sono praticamente ovunque) e della spiaggia nera. Imperdibile Seljalandsfoss, la cascata che si può vedere sia dal davanti che passando sul retro, e a poche decine di metri Gljufrabui, dove si entra in una grotta passando sulle rocce sporgenti dall'acqua e si arriva in una specie di grotta aperta nella parte alta, da dove si getta la cascata. Di grandissimo effetto!

Skógafoss
Grande e bella anche Skógafoss, pure qui - grazie al sole - con tanti arcobaleni che si possono fotografare e attraversare. Accanto una lunga scalinata che porta in cima per vedere da dove arriva la cascata e il punto in cui fa il salto.

Sulla strada tra Seljalandsfoss e Skogafoss si incontrano delle turf houses (sono le casette con il tetto ricoperto d'erba e fatte di torba) molto carine (una delle quali visitabile all'interno), intorno alle quali pascolano molte pecorelle e dove un'asiatica ha preso una capocciata per cui ha la fronte coperta di sangue! Nella stessa zona si cominciano a incontrare i cavalli islandesi con la lunga frangia, che diventeranno un elemento costante del paesaggio.

Reynisfjara
La seconda parte di questo percorso prevede la visita al promontorio di Dyrhólaey, dove facciamo sia il sentiero verso Lagey che quello verso Haey (ci sono qui dei fotografi con grandi teleobiettivi che fotografano le pulcinelle di mare, che noi vediamo a malapena). Vediamo dall'alto la spiaggia nera di Reynisfjara che poi raggiungeremo dopo cena per il "tramonto" (a fine maggio/inizi giugno il sole scende di poco sotto l'orizzonte verso mezzanotte e mezza e risale dopo un paio d'ore: praticamente non è mai buio). Fotografia d'obbligo alle rocce basaltiche e all'immensità un po' paurosa di questa spiaggia, dove in un angolo vediamo anche una piccola pulcinella di mare probabilmente non in buone condizioni. Al ritorno la valle che sta alle spalle della spiaggia è completamente coperta di uno strato di nebbia (o nuvole bassissime) sopra le quali c'è il sole e il tramonto. C'è un'atmosfera magica.

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Il deserto di sabbia e lava a est di Vík í Mýrdal
3° tappa: Vík í Mýrdal - Höfn

Uscendo da Vík í Mýrdal si attraversa il mýrdalssandur, il deserto di sabbia alluvionale - che diventa poi deserto di lava - che prosegue per chilometri e chilometri creando un'atmosfera quasi post-apocalittica. Fantastico! Ci fermiamo a Skaftáreldahraun a vedere un pezzo di deserto roccioso con rocce tondeggianti ricoperte da un particolare tipo di muschio.

In questa zona merita certamente una sosta Fjaðrárgljúfur, un canyon tra alte rocce attraversato da un fiume, dove si può fare il sentiero che conduce fino alla cascata. Poi è ancora deserto di sabbia alluvionale, quasi fino al Vatnajökull, dove facciamo la piccola passeggiata fino alle propaggini del ghiacciaio, ma dove è possibile anche prenotare delle escursioni sul ghiacciaio con la guida. 

Jökulsárlón
Alla cascata che si chiama Svartifoss non andiamo perché è tardi, mentre la cosa più incredibile della tappa di oggi è la Jökulsárlón: scendiamo sulla spiaggia dal sentiero prima del ponte. La laguna glaciale è uno spettacolo bellissimo e difficile da descrivere a parole, e persino con le foto. Per capire la sua bellezza bisogna vederla: per noi la cosa più straordinaria vista in questa vacanza. Qui è possibile anche avvistare tantissimi tipi di uccelli (soprattutto sterne artiche, onnipresenti in Islanda) e le foche.

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4° tappa: Höfn - Seyðisfjörður

Vestrahorn
Imperdibile la zona di Stokksnes e la vista sulla montagna Vestrahorn che si specchia sulla bassissima laguna ai suoi piedi (si può anche fare un giro sulla spiaggia nera e andare ad avvistare le foche). Quando ci andiamo noi su Vestrahorn c'è un enorme nuvolone, che mi fa temere che non potremo apprezzare l'effetto riflesso, che invece si rivela anche con queste condizioni di luce sorprendente e quasi ipnotizzante.

Sulla strada avvistiamo per la prima volta le renne, che poi reincontreremo e rivedremo ancora più da vicino in altri momenti.

Le renne in posa
Merita una sosta anche il faro di Hvalnes, da dove c'è una splendida vista sulle montagne e sui fiordi orientali. Giunte in prossimità dei fiordi orientali, decidiamo di fare la sterrata 939 che va su per la montagna arrivando prima a una cascata grande (con vista spettacolare) e poi attraversando paesaggi con neve e cascate a non finire. 

Bello anche il giro del Mjóifjörður, una lunghissima sterrata che anche in questo caso sale sulle montagne e riscende verso il fiordo fino al relitto della nave. Paesaggi bellissimi, tante cascate tra cui la Klifbrekkufossar, che è un insieme di salti e sembra "Granburrone". Anche la strada, questa volta asfaltata, verso Seyðisfjörður è molto bella e permette prima di gettare uno sguardo sulla vallata del Lagarfljót e di Egilsstaðir, poi ti attraversare il passo innevato e costeggiare il lago ghiacciato, infine di vedere la Gufufoss, una cascata che niente ha da invidiare a quelle più famose, con la sua struttura ad anfiteatro.

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Leggi anche la seconda e la terza puntata del racconto di viaggio e una più ampia selezione fotografica sulla mia pagina Behance.

lunedì 4 gennaio 2021

Takk. Perdersi in Islanda / Epi

Takk. Perdersi in Islanda / Epi. Padova: BeccoGiallo, 2019.

Nel sognare un viaggio in Islanda (che causa Covid si allontana sempre di più), comincio a leggere tutto quello che trovo sul paese che vorrei visitare e così mi imbatto in questo graphic novel di Epi, una giovane italiana prima capitata per caso e poi innamoratasi follemente del paese di ghiaccio e fuoco.

Epi aveva chiesto di andare in Irlanda, ma qualcuno ha capito male e così si è ritrovata in Islanda tra i lazzi e gli scherni degli amici. Quello che era iniziato come un viaggio sbagliato si trasforma però nell’incontro con una cultura e un mondo pieno di sorprese, al punto tale che la ragazza decide di dedicare un intero fumetto a raccontare l’Islanda e gli islandesi.

Il graphic novel si articola in capitoli, brevi o piuttosto lunghi a seconda dei casi, ciascuno dedicato a un argomento centrale per comprendere questo popolo e questo paese, ma anche ricco di consigli pratici su cosa fare e come comportarsi da turisti in Islanda. Si va così dal racconto relativo alla capitale Reykjavik alle grandi bellezze naturali, come ghiacciai, fiordi, vulcani, cascate, dalla presentazione della cucina islandese (pesce, carni e dolci) alla descrizione del suo clima, dai temi politici come la crisi finanziaria e i rapporti con la Russia alla mitologia norrena. Non mancano aneddoti seri e divertenti, non solo sugli islandesi ma anche sui turisti, e suggerimenti di vario tipo su cosa e come visitare questo paese.

La lettura è gradevole, anche se a volte il testo scritto è molto fitto e un po’ faticoso da leggere; però la simpatia di Epi, e soprattutto la sua ironia e autoironia sono delle guide di viaggio speciali e insostituibili che ci permettono di andare al di là della versione stereotipata dell’Islanda e dell’immagine venduta dal marketing turistico per comprendere e amare un paese ben più complesso e contraddittorio di quanto di solito non appaia o non ci si voglia far credere, ma anche per questo molto più interessante e sfaccettato.

A questo punto la mia curiosità in merito all’Islanda si può dire aumentata esponenzialmente e, se già prima questo paese era in cima alla mia lista ideale dei posti da visitare al più presto, a questo punto comincio a intravedere all’orizzonte la possibilità che questo sogno si trasformi in realtà (Covid permettendo).

Consigliato a tutti coloro che stanno per partire per l’Islanda, ma anche a quelli che semplicemente vogliono capirci di più di questo paese superando quella visione edulcorata che spesso i nostri media ci propinano.

Voto: 3,5/5

mercoledì 7 febbraio 2018

I pesci non hanno gambe / Jón Kalman Stefánsson

I pesci non hanno gambe. Storia di una famiglia / Jón Kalman Stefánsson; trad. di Silvia Cosimini. Milano: Iperborea, 2015.

Eccomi alla mia seconda volta con Jón Kalman Stefánsson. Dopo Paradiso e inferno avrei potuto continuare con la trilogia del villaggio, e invece ho scelto di passare alla saga familiare raccontata ne I pesci non hanno gambe.

Il desiderio di leggere questo libro è nato dal commento di un’amica che lo aveva così sintetizzato: "il libro di uno scrittore un po’ filosofo che riflette su come si passi metà della vita a cercare l’amore e l’altra metà a sopravvivergli".

In questo romanzo di Stefánsson siamo sempre in una periferia dimenticata dell’Islanda, precisamente a Keflavìk, dove la maggior parte della popolazione vive della pesca e del suo indotto (questo almeno fino all’introduzione delle quote ittiche) e della ricchezza che arriva dalla presenza della base americana (almeno fino a quando non viene smantellata).

Tutto comincia con una lettera che Ari, emigrato (o forse meglio sarebbe dire scappato?) a Copenhagen dopo aver rotto con sua moglie a causa di un tradimento, riceve da suo padre Jakob, ormai al termine della sua vita, lettera cui è allegata l’onorificenza che era stata assegnata al nonno Oddur per i suoi meriti in mare.

Questa è l’occasione per raccontare – andando avanti e indietro nel tempo – la storia di tre generazioni, quella di Oddur e Margret (e del fratello di questa Triggvy), quella di Jakob appunto, e quella di Ari e del suo amico di cui non conosciamo il nome e che è la voce narrante di questo romanzo, testimone dei tempi dell’adolescenza, di quelli del passato prossimo e dell’oggi.

Nella storia bella, dolorosa e malinconica di questa famiglia – come è tipico dello stile di Stefánsson – si aprono squarci per raccontare tante altre storie di persone che in qualche modo hanno incrociato le loro strade con quella di Oddur, di Jakob e di Ari.

Ne viene fuori – come già avevo avuto modo di osservare in Paradiso e inferno – il ritratto di un’umanità dolente i cui tratti sono in parte universali e capaci di trascendere il luogo geografico di appartenenza, in parte assolutamente propri di questa terra aspra e difficile che sfida continuamente gli esseri umani alla sopravvivenza fisica e psicologica.

Una lettura intensa, non sempre e non necessariamente coinvolgente, ma capace di aprire al lettore orizzonti interpretativi nuovi o di scoprirne di già noti ma dimenticati sotto la spessa coltre della quotidianità.

Voto: 3/5