L’ultimo scampolo di vacanze dell’estate 2026 (anche se in realtà siamo già entrati nell’autunno) lo dedichiamo a una gita a Torino, città da cui mancavo da tanto tempo e che mi piace molto. Le due scuse per la gita torinese sono andare a visitare il Museo Egizio, che né io né S. abbiamo mai visto dopo il nuovo allestimento, e vedere la mostra del fotografo di Hong Kong Fan Ho in corso a Palazzo Falletti di Barolo. E ovviamente nel frattempo girare un po’ la città, andare a mangiare in posti buoni e incontrare amici torinesi o che vivono a Torino.
Non lo sapevamo – anche se l’avremmo dovuto immaginare quando abbiamo fatto fatica a prenotare i ristoranti per le nostre cene perché era tutto sold out – che, nel weekend programmato, Torino ospita Terra madre, il Salone del gusto che invade tutto il centro della città con bancarelle che propongono il meglio dei prodotti italiani, suddivisi per regione, ma anche una rappresentanza dei prodotti e della cucina internazionale di varia provenienza.
Che il nostro weekend è quello di Terra madre lo scopriamo subito quando arriviamo il venerdì e, dopo esserci sistemate nel nostro b&b a San Salvario, facciamo una passeggiata in centro passando per il lungo Po e vediamo che piazza Vittorio Veneto è chiusa al traffico e piena di gazebo bianchi. Alla fine Terra Madre la snobberemo parecchio, forse sbagliando, ma faremo un sacco di altre cose interessanti.
Partiamo dal Museo Egizio. Arriviamo già con il nostro biglietto per la visita guidata, comprato diverso tempo prima. La nostra visita guidata è prevista per le 10,40 e quando arriviamo c’è già parecchia gente nell’atrio in attesa di partire per la visita e si stanno formando i gruppi. Scopriamo che le visite guidate partono abbastanza ravvicinate, cosicché negli orari maggiormente richiesti il numero dei gruppi che si muove negli spazi del museo è parecchio elevato. Noi abbiamo una guida molto brava che riesce a modificare il percorso e la presentazione in base alla situazione, ma devo dire che soprattutto i primi due piani che visitiamo sono ai limiti della vivibilità. A parte questo, la visita è davvero incredibile: il patrimonio del Museo - come si sa - è eccezionale, e devo dire che la riorganizzazione in maniera più contemporanea, creando percorsi cronologici e di senso, certamente aiuta a capire e a fruire meglio dei contenuti.
La guida ci spiega che periodicamente quello che viene esposto cambia, perché il magazzino del museo è altrettanto grande del museo stesso, quindi tutto sommato ha senso tornarci di tanto in tanto. Credo che quello che si vede al Museo egizio di Torino è secondo solo a quello che si può vedere andando direttamente alla fonte, ossia in Egitto. La visita dura circa un’ora e mezza, molto intensa, e quando finisce la guida consiglia di andare a visitare alcune mostre più o meno temporanee, come quella dedicata alla scrittura. Noi resistiamo un’altra mezz’oretta e poi, con gli occhi pieni di questa civiltà davvero straordinaria, torniamo all’aria aperta, dove ancora si respira clima estivo.
L’altro obiettivo della nostra gita era la mostra di Fan Ho, fotografo cinese di Hong Kong, ancora poco conosciuto in Italia e che questa retrospettiva restituisce al grande pubblico. La storia personale di Fan Ho è molto interessante, perché quando aveva solo 10 anni i suoi genitori rimasero bloccati a Macao a causa dello scoppio della guerra, e dunque il piccolo rimase per alcuni anni da solo, affidato alle cure di un domestico. Iniziò a fotografare molto presto, con una macchina fotografica che gli era stata regalata e in mostra vediamo alcune delle sue prime fotografie, scattate quando era adolescente. La sua passione per la fotografia cresce col tempo e il suo stile si va via via definendo: Fan Ho è un fotografo che lavora molto con luci e ombre e con atmosfere rarefatte, inserendo le persone dentro strutture compositive di grandissima eleganza estetica. Lo stile è fin da subito molto cinematografico, e l’occhio è rivolto non tanto alla Hong Kong in espansione, quanto a quella del passato, di cui Fan Ho cerca le tracce.
Ben presto il suo amore per il cinema lo spinge ad abbandonare la fotografia e ad intraprendere la carriera cinematografica, prima come attore, e poi dietro la macchina da presa, che era ciò che voleva. Nel cinema ottiene ottimi successi, e il ritorno alla fotografia avverrà solo nell’ultima parte della sua vita. La mostra di Palazzo Falletti di Barolo, a cura di Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom, si compone di cento fotografie, e consente di avvicinarsi alla sua opera e al suo modo di intendere la fotografia. A me ha colpito soprattutto la sua attenzione alla post-produzione: tagli, ombre, interventi in camera erano normali per Fan Ho, nella convinzione che la fotografia non è rappresentazione, bensì interpretazione della realtà.
Un’altra bella visita che facciamo durante la nostra permanenza a Torino è quella alla Villa della Regina. Ci arriviamo seguendo un itinerario a piedi di una vecchia guida che ci ha prestato un’amica. L’itinerario, dopo averci portato alla Chiesa di Santa Maria del Monte dei Cappuccini, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città (peccato per la foschia che non ci permette di vedere le montagne), ci fa arrivare fino alla Villa della Regina dove siamo incerte se spingerci fino all’entrata, visto che ci è sembrato di capire da Internet che sta per chiudere. Comunque arriviamo alla biglietteria e con nostra grande sorpresa scopriamo che è un giorno di apertura serale e dunque non solo possiamo entrare ma possiamo anche goderci la visita con calma. Quindi prima ci sediamo a vedere il bel video che racconta la storia della villa, fatta costruire nel XVII secolo da Maurizio di Savoia e poi diventata residenza estiva di due regine di Sardegna. Dopo qualche anno dalla nascita del Regno d’Italia divenne Istituto Nazionale delle Figlie degli Ufficiali, dove furono formate alcune generazioni di giovani donne. Poi, a seguito dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, la struttura venne abbandonata e iniziò il degrado. Solo negli anni Novanta, con la presa in gestione da parte della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Piemonte, iniziarono i lavori di recupero che permettono oggi di visitare gli spazi del piano nobile e i giardini, da cui si gode un bellissimo panorama sulla città. Una scoperta inattesa e molto gradita per noi.
E questo per quanto riguarda le attività culturali. A livello invece di soste mangerecce facciamo una cena al Ristorante Consorzio, dove per miracolo abbiamo trovato posto: cucina specializzata in quinto quarto (che noi non mangiamo), ma dove prendiamo un piatto di carne cruda (salsiccia, pollo e fassona), agnolotti e guancia brasata, tutto molto buono. La seconda sera andiamo invece a provare farinata e pizza al padellino da Padellino Factory, dove pure mangiamo bene spendendo poco. Per le colazioni torniamo due volte da Orso, storica torrefazione e caffetteria specialty di Torino, una delle prime nel suo genere, che ci soddisfa molto, e compriamo pane, grissini e dolcetti da Ficini, la panetteria che sta lì sulla stessa strada.
Weekend intenso e per certi versi un pochino stancante, ma certamente di soddisfazione.

















