Dignità / Lea Ypi; trad. di Elena Cantoni. Milano: Feltrinelli, 2026.
Avevo amato visceralmente il precedente romanzo di Lea Ypi, Libera, che mi aveva permesso di conoscere, dal punto di vista di una bambina cresciuta nell'Albania di Enver Hoxha, la storia recente ma in parte sconosciuta di un paese a noi così vicino.
Attendevo dunque con ansia la seconda prova letteraria della scrittrice e ricercatrice albanese trapiantata a Londra. Questo secondo lavoro è arrivato nel 2026 e in un certo senso riprende alcuni fili narrativi già presenti in Libera per risalire indietro nel tempo e raccontare la storia di sua nonna, Leman, e della sua famiglia d'origine.
Questo nuovo romanzo, Dignità, ha una struttura narrativa diversa dal precedente, in quanto si muove su due assi temporali: quello del presente nel quale la stessa Ypi, dopo aver visto online una foto dei suoi nonni in luna di miele a Cortina, si chiede quante cose non sappia di Leman, pur essendo stata una delle persone più importanti della sua vita, e decide di fare ricerca negli archivi per riempire questi vuoti. L'altro asse narrativo è quello del romanzo vero e proprio che racconta la storia di Leman sia attraverso le fonti primarie sia attraverso i ricordi individuali dell'autrice e di altre persone che l'avevano conosciuta.
Nel primo livello narrativo facciamo i conti con le difficoltà e i dubbi della ricerca storica, e anche in un certo senso con le riflessioni filosofiche sul senso e i limiti della ricostruzione della storia, soprattutto quella individuale.
Il racconto invece disegna il quadro di una storia familiare partendo dai nonni di Leman, che appartenevano all'alta borghesia dell'impero ottomano, procedendo attraverso le conseguenze della disgregazione dell'impero, l'indipendenza degli stati nazionali, gli spostamenti o le assegnazioni di popolazioni tra questi stati, per arrivare al periodo in cui la famiglia aveva vissuto a Salonicco, ricreando anche in questa città una condizione di vita sostanzialmente agiata. Poi la morte di Selma (la sorella di Leman), quindi la scelta di una giovane Leman di andare a vivere in Albania, sfruttando le origini familiari. E da qui l'inevitabile coinvolgimento nelle vicende dell'Albania negli anni prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. In questi anni l'incontro con il futuro marito Asslan Ypi, figlio di un ex primo ministro e ministro dell'Albania durante il regno di Zog e poi dopo l'invasione italiana.
Ne viene fuori un affresco complesso e articolato, in cui alcune domande restano aperte, e nemmeno nel colpo di scena finale troveranno davvero risposta.
Perché la ricerca storica è un po' così, e quando si va indietro nel tempo le vite individuali si fanno sfocate, i confini non sempre sono distinguibili, e la documentazione ufficiale è sua volta il frutto di selezioni ed errori, e non sempre aiuta a riempire i vuoti della memoria.
Molto bello, anche se resto affezionata di più al primo romanzo.
Voto: 3,5/5
martedì 1 settembre 2026
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