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venerdì 14 marzo 2025

Don Giovanni / Molière; con Arturo Cirillo. Bologna, Teatro Arena del Sole, 14 febbraio 2025

Approfitto di un weekend bolognese per andare a vedere l’ultimo spettacolo di Arturo Cirillo che nel suo tour – almeno per questa stagione – non tocca i teatri di Roma.

Che Cirillo avesse una passione per Molière lo sapevo da quando, un po’ di anni fa, avevo visto il suo adattamento de La scuola delle mogli.

A questo giro il regista e attore napoletano si cimenta con un’opera classica di Molière, il Don Giovanni, personaggio presente in diverse tradizioni culturali e che ha ispirato prodotti culturali diversi, tra questi particolarmente famosa è l’opera di Mozart, musicata a partire dal libretto di Lorenzo Da Ponte.

Cirillo, dunque, tenta una specie di operazione impossibile, ossia mette in scena un Don Giovanni in cui si fondono i tratti dell’opera di Molière con le caratteristiche del libretto di Da Ponte, senza dimenticare il cantato e la musica di Mozart.

Ne viene fuori uno spettacolo che sulle prime potrebbe lasciare perplesso lo spettatore, soprattutto quello che conosce il Don Giovanni nella sua versione operistica e che dunque si ritroverà ad ascoltare le parti cantate in forma recitata o in una forma intermedia tra il recitato e il cantato su una partitura minimale che arriva direttamente da Mozart.

Io che l’opera di Mozart la conosco solo nell’adattamento dell’Orchestra di Piazza Vittorio e ricordo a malapena le arie più famose non ho particolari aspettative e sostanzialmente mi godo la storia di Don Giovanni, quest’uomo che ama il gioco della seduzione e che sull’altare della seduzione sacrifica qualunque remora religiosa e morale, fino a sfidare la morte.

Il suo alter ego è rappresentato dal servo Sganarello, che - pur obbedendo ai suoi ordini e pur manifestando di tanto in tanto le stesse debolezze - cerca di richiamare continuamente il suo padrone ai dettami sociali e religiosi.

Ne viene fuori una storia che ai miei occhi – come spesso mi accade di fronte alle opere musicali – mi appare un pastiche, in cui la narrazione è totalmente al servizio dell’intrattenimento, ma che – nella rilettura di Cirillo – riesce a mescolare sapientemente tragedia e commedia, dando spazio ad alcune forme ossessive che lo stesso regista riconduce addirittura a certo teatro dell’assurdo.

Personalmente – ma chi sono io per dirlo? – l’operazione appare pienamente riuscita e anche quel fastidio iniziale per una drammaturgia che mescola codici e linguaggi diversi via via si attutisce fino a risultare interessante e divertente.

Bravissimi gli attori, lo stesso Cirillo – che però per me non è una sorpresa – e soprattutto Giacomo Vigentini nei panni di Sganarello che si rivela una vera forza della natura.

Voto: 3,5/5

giovedì 7 dicembre 2017

Don Giovanni secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio. Teatro Olimpico, 21 novembre 2017

Come si sa, amo molto l'Orchestra di Piazza Vittorio e ne seguo il percorso ormai da parecchi anni. Trovo affascinante l'esperienza di questo gruppo - che ha un nucleo storico ma si amplia a ospitare nelle varie circostanze altri artisti - nella costruzione di un ensemble multietnico, capace di reinterpretare, in questa chiave, espressioni musicali della tradizione "occidentale".

In particolare, l'Orchestra di Piazza Vittorio ha un feeling speciale con Mozart. Così, dopo aver portato in scena a suo tempo Il flauto magico, ritorna sul palcoscenico del Teatro Olimpico con il Don Giovanni che Mozart musicò sul libretto di Lorenzo Da Ponte.

Anche questa volta arrivo a teatro sapendo poco o niente sull'opera di Mozart. Conosco a grandi linee le caratteristiche del personaggio principale dell'opera e qualche aria particolarmente famosa (ad esempio, Là ci darem la mano...), ma non conosco la storia nei dettagli né i personaggi.

Quindi vengo catapultata in questo Don Giovanni "glamour e iconoclasta" - come è stato definito - provando a districarmi nella rilettura che Mario Tronco e la sua Orchestra hanno fatto di quest'opera.

E così mi trovo di fronte a un Don Giovanni cui tutti si rivolgono come fosse un uomo e che è vestito da uomo, ma che è una donna (la scatenata Petra Magoni), a un'ambientazione anni '20 da Jazz club, a una rilettura musicale che come al solito spazia tra i generi e tra i continenti, ritornando di tanto in tanto all'opera, a un mix di lingue e di culture che trasformano il Don Giovanni di Mozart in una storia multietnica.

Questa volta l'Orchestra di Piazza Vittorio moltiplica ulteriormente i piani di lettura e i fattori di interferenza che trasformano un testo classico - per quanto già di per se stesso piuttosto dirompente - in un caleidoscopio in cui personaggi, situazioni e parole si riflettono e rifraggono in modo originale e inaspettato.

L'Orchestra di Piazza Vittorio - da sempre abituata a mettere in discussione stereotipi e pregiudizi - allarga ancora più le maglie della narrazione, includendo in questo Don Giovanni - oltre ai più classici, per loro, temi dell'etnia, della cultura e della lingua - quello del genere e delle sue implicazioni.

Peccato per l'assenza di un componente molto rappresentativo dell'Orchestra, Omar Lopez Valle (ammalato), che viene però degnamente sostituito da un Leporello con una gran voce.

Voto: 3/5