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lunedì 15 luglio 2024

Le buone maniere / Daniel Cuello

Le buone maniere / Daniel Cuello. Milano: Bao Publishing, 2022.

Seguo ormai Daniel Cuello da qualche anno: dopo aver letto Mercedes, mi sono appassionata al suo lavoro e ho letto anche il suo precedente romanzo grafico, Residenza Arcadia, e quello nato dalle sue strisce, Guardati dal beluga magico. Tra l’altro, seguendolo anche su Facebook, ho scoperto di avere in comune con lui una cosa importante: entrambi adoriamo i croissant e vivremmo solo di quelli, il che me lo ha reso ancora più vicino e simpatico! ;-)

Con Le buone maniere Cuello prosegue nella sua narrazione – già avviata con Residenza Arcadia e Mercedes – di un futuro distopico, nel quale – in un luogo e in un tempo imprecisati – governa una dittatura che tiene le persone sotto il proprio giogo.

Se in Residenza Arcadia Cuello raccontava degli abitanti, per lo più anziani, di un condominio e in Mercedes spostava l’attenzione su una donna di potere caduta in disgrazia, in Le buone maniere l’ambiente rappresentato è quello di un ufficio, il numero 84 (che certamente è un richiamo al 1984 di George Orwell), dove – andata in pensione la precedente direttrice – la responsabilità è passata nelle mani di Teo Salsola, un uomo mite, ma incolore, tormentato dai traumi dell’infanzia.

L’ufficio in questione si occupa di bonificare tutti i testi che circolano o che devono essere pubblicati, in modo che siano coerenti con l’ideologia della dittatura al potere e da eliminare la possibilità che si diffondano idee nuove e potenzialmente pericolose.

Nonostante la gravità del compito dell’ufficio, al suo interno il funzionamento non è molto dissimile da quello di qualunque altro ufficio pubblico, con le sue regole, la sua catena di comando, le stranezze dei singoli, le competizioni e i dispetti reciproci, le ambizioni individuali, i rapporti di potere, le raccomandazioni.

Il racconto – come è tipico dello stile di Cuello – ha un tono che oscilla costantemente tra il grottesco e il drammatico non solo sul piano narrativo, ma anche sul piano stilistico, dei colori e del disegno.

Come sempre nei romanzi grafici dell’autore italo-argentino, i personaggi, pur nel loro essere tratteggiati in maniera ironica e grottesca, sono sfaccettati e complessi, non propriamente cattivi ma con le loro meschinità, non propriamente buoni ma capaci di slanci e forme di coraggio. Anche i più abietti, senza essere giustificati, vengono in qualche modo analizzati nella loro complessità.

Alla fine, Le buone maniere è una riflessione ironica, ma non per questo meno seria, sui condizionamenti sociali e su come il non scegliere e non prendere posizione ci renda inevitabilmente complici delle azioni più abiette; in sostanza Cuello ci offre un’altra declinazione di quello che Hanna Arendt ha definito la “banalità del male”.

Ci vuole dunque coraggio per non essere parte di un ingranaggio perverso, e - prima ancora che affrontare i pericoli e i rischi esterni - bisogna essere capaci di affrontare le proprie paure.

Voto: 3,5/5

giovedì 17 dicembre 2020

Guardati dal beluga magico/ Daniel Cuello

Guardati dal beluga magico / Daniel Cuello. Milano: Bao Publishing, 2018.

Grazie alle mie amiche L. e I. non solo ho conosciuto Daniel Cuello ma - dopo aver comprato Mercedes – ho potuto leggere anche Residenza Arcadia e ora Guardati dal beluga magico.

A differenza dei due graphic novel già letti quest’ultimo albo è di fatto una raccolta di strisce già pubblicate altrove, incorniciate però da un prologo e da una storia in tre capitoli. Inoltre, in questo caso protagonista assoluto della narrazione è lo stesso Cuello, e dunque il registro si fa ancora più ironico e autoironico.

La storia che fa da contorno si basa sull'idea che il beluga rappresenti tutte le paure del fumettista e lo spettro di tutto ciò che incombe su di lui e che può andare male; questa condizione di stress del protagonista viene raccontata all’interno di una narrazione che si ispira al Canto di Natale di Dickens, con un alter ego di Cuello che è il lui stesso del futuro e che lo mette di fronte alle sue idiosincrasie e alla necessità di liberarsene.

All’interno di questa storia gustosa ma non imprescindibile, la vera chicca dell’albo restano però le strisce in cui Cuello riesce a enucleare alcune situazioni della sua vita quotidiana (e della vita quotidiana di tutti) facendoci al contempo ridere e vergognare non solo e non tanto di lui, quanto di noi stessi, nel momento in cui ci riconosciamo nelle sue piccinerie e in quelle degli altri.

Le strisce di Cuello mi hanno ricordato quelle raccolte da Paco Roca in Memorie di un uomo in pigiama, in quanto dimostrano la medesima autoironia, nonché la medesima capacità di osservare ed estrapolare dalla quotidianità situazioni esemplari e riconoscibili per tutti.

Ne viene fuori che, accanto ai fumettisti che ci raccontano il male di vivere e con una propensione malinconica, i quali attingono soprattutto a storie ed episodi della propria adolescenza, esiste un altro gruppo che utilizza massicce dosi di ironia e autoironia come strumento per gestire il proprio senso di inadeguatezza e una tendenziale sociopatia (del resto, è un po’ quello che penso dei miei contatti su FB che nei post appaiono più brillanti e divertenti!). E del resto, passare ore e ore del proprio tempo a fare i “disegnetti” come dice Zerocalcare (o pure a raccontare storie su FB) qualcosa dovrà pur significare! ;-)

Per quanto riguarda noi lettori non possiamo che essere grati al fato che anziché spingere queste persone verso altri territori li ha non solo dotati di un talento, ma ha fatto sì che questo talento venisse messo a disposizione di tutti attraverso le loro storie.

Voto: 4/5

domenica 6 settembre 2020

Residenza Arcadia / Daniel Cuello

Residenza Arcadia / Daniel Cuello. Milano: Bao Publishing, 2017.

Dopo aver letto Mercedes avevo adocchiato l'opera prima di Daniel Cuello e già pianificavo di comprarla. Poi per il mio compleanno me l'hanno regalata i miei amici A. e I. e non ho resistito nemmeno una settimana prima di affrontarne la lettura.

Residenza Arcadia è un condominio abitato in prevalenza da anziani. Di per sé si tratta di un condominio come molti altri, i cui abitanti hanno ciascuno le proprie ossessioni e frustrazioni che sfogano, a seconda dei casi, nei confronti dell'amministratore o degli altri condomini. I dispetti tra condomini e le piccole meschinità sono all'ordine del giorno, ma tutti gli abitanti del condominio sono uniti nel loro rifiuto verso estranei o diversi che arrivino a turbare la folle quiete della loro casa.

Cuello ambienta la storia in uno spazio e un tempo indefiniti. Potrebbe trattarsi dell'Italia e potrebbe essere il presente (tutti dispongono di smartphone e altre tecnologie) ma del mondo esterno non sappiamo né vediamo quasi niente. Sappiamo solo che nel mondo di residenza Arcadia vige una sorta di totalitarismo che non tollera opposizioni e ha ridotto alcune libertà dei suoi cittadini, come quella di acquistare quanti libri si vogliono.

La storia degli abitanti del condominio procede quasi per sketch ciascuno dei quali getta luce sulle caratteristiche di ognuno portando all'evidenza la meschinità diffusa che sa fare fronte comune solo contro i diversi.

In realtà il prologo - definendo fin da subito il tono tra il grottesco e il drammatico che caratterizza l'intero albo - rivela immediatamente che anche all'interno dei singoli nuclei familiari e delle singole abitazioni le situazioni non sono meno tese e conflittuali, e a poco a poco si scopre che ognuno si porta dietro dal passato dolori e sofferenze con cui in molti casi non è riuscito a scendere a patti o che hanno condizionato l'intera sua esistenza.

Ne viene fuori un affresco sicuramente un po' parodistico e grottesco, come rivela anche lo stile dei disegni con cui Cuello rappresenta i personaggi, ma anche ricco di pietas e in fondo di comprensione umana verso queste persone che forse in un mondo diverso avrebbero potuto sviluppare la versione migliore di loro stessi e invece vivono nella solitudine e nella incomunicabilità e si alimentano solo della propria cattiveria, perpetuandola nel tempo.

Un albo di grande impatto.

Voto: 4/5

mercoledì 8 luglio 2020

Mercedes / Daniel Cuello

Mercedes / Daniel Cuello. Milano: Bao Publishing, 2019.

Mercedes è una donna molto potente e molto appariscente, anche grazie alla sua fluente chioma rossa che la sua assistente le sistema prima di ogni uscita pubblica.

La donna, che pure ha tutto il mondo ai suoi piedi, si trova però a un bivio della sua esistenza; i suoi potenti amici l’hanno abbandonata al suo destino e a Mercedes mancano poche ore prima di essere raggiunta da un mandato di cattura per tutti gli orribili crimini verso l’ecosistema e gli esseri umani che ha commesso e su cui ha costruito – senza alcuno scrupolo – il suo impero.

Per questo Mercedes, con il suo pesante e ingombrante carico di valigie, è in fuga verso il confine in tempo utile per sfuggire alle autorità giudiziarie. In questa fuga è aiutata e sostenuta dal suo manipolo di assistenti, che tratta praticamente come schiavi e per i quali non ha alcun riguardo.

Il cinismo e la cattiveria di Mercedes si dimostrano senza confini anche nei confronti di quelle persone verso le quali sembrerebbe manifestare inizialmente una certa affezione.

Man mano che il viaggio prosegue i bagagli diminuiscono e anche le persone che l’accompagnano, gli uni e gli altri abbandonati “lungo la strada” (talvolta persino letteralmente) per alleggerire il carico e correre più velocemente verso la salvezza.

Mentre la narrazione prosegue, Daniel Cuello ci porta avanti e indietro nel tempo, aprendo dei flashback che a poco a poco gettano luce sull’infanzia di Mercedes e sulle radici del suo modo di essere e dei flashforward che disseminano alcuni indizi su quello che accadrà, suscitando curiosità nel lettore.

Non conoscevo Daniel Cuello; poi qualche tempo fa ho sentito parlare benissimo di questo albo, e pochi giorni fa L. mi ha decantato Residenza Arcadia. Quindi a casa dei miei amici A. e I. ho trovato tutti i suoi graphic novel e ho iniziato da qui.

Questo primo incontro con Cuello mi ha incuriosita e sicuramente mi ha predisposta a leggere altro. Mi sono piaciuti molto i disegni con il loro tratto nervoso ma definito, e le inquadrature originali e talvolta persino ardite, nonché i colori in questo caso accesi come la chioma di Mercedes, che però virano altrove quando si racconta il passato o il futuro.

Cuello ci parla di un futuro distopico in cui corruzione e disastro ambientale sono ormai arrivati al punto di non ritorno. Tutte le colpe sembrano concentrarsi nella perfida figura di Mercedes, ma in realtà l’autore non vuole fare la morale, non dà giudizi e introduce qua e là indizi che permettono anche di comprendere, senza giustificarli, i comportamenti della donna. Mercedes è in fondo solo la front-woman di un sistema che è molto più pervasivo e diffuso, e rispetto al quale la base sociale ha pochi strumenti di difesa.

Sono pronta ora a leggere gli altri suoi albi.

Voto: 3,5/5