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venerdì 1 aprile 2022

Joan as Police Woman. Auditorium Parco della Musica, 19 marzo 2022

Finalmente! Sono due anni che inseguo questo concerto: doveva tenersi nel maggio del 2020, poi nel maggio del 2021, e ora - arrivati a marzo 2021 - possiamo incontrare di nuovo la cara Joan, che ormai ho visto talmente tante volte in concerto che la sento quasi come una di famiglia.

In questo tour Joan è accompagnata da tre musicisti che sono ormai suoi storici collaboratori: il batterista Parker Kindred, il bassista Benjamin Lazar Davis (con cui ha anche realizzato un album a quattro mani, Let it be you¸e che sfoggia look sempre molto estrosi) e il tastierista Eric Lane. In questi anni di buio della musica dal vivo sono uscite diverse cose di Joan, che dal palco lei man mano cita: si tratta del secondo volume del disco di cover (che si chiama appunto Cover two), della Joanthology (una specie di best of) e dell'ultimo lavoro (di cui tra l'altro mi era sfuggita l'uscita), The solution is restless, realizzato insieme a Tony Allen e Dave Okumu

Probabilmente l'idea iniziale era proprio quella di portare in giro dal vivo quest'ultimo lavoro in trio, ma la morte di Tony Allen nel 2021 ha cambiato prospettive e programmi, e ha spinto la musicista newyorkese a ripensare il tour.

La scelta è stata quella di tornare un po' alle origini, affidandosi a musicisti con i quali collabora da anni per portare al pubblico non solo i suoi successi del passato ma anche molti dei brani di questo ultimo lavoro. Il concerto inizia infatti con alcuni brani tratti da The solution is restless, su cui si percepisce ancora un po' di rigidità da parte di Joan e dei musicisti, e forse un po' di freddezza da parte del pubblico che probabilmente è un po' spiazzato da sonorità un po' diverse da quelle a cui Joan ci ha abituati.

Quando poi si passa ad alcuni brani più classici del suo repertorio, dagli album To survive e Real life, il quartetto ritrova verve e affiatamento e anche Joan si scioglie, cominciando quel dialogo col pubblico che è una delle caratteristiche più tipiche dei suoi concerti.

Viene fuori subito che la cantante è al contempo molto felice e molto emozionata per questo ritorno al contatto col pubblico, in particolare quello di una città e di un Paese che non ha mai nascosto di amare particolarmente.

E così da qui in poi il concerto cresce nel livello di coinvolgimento emotivo e nella qualità ed entusiasmo con cui i brani che seguono vengono interpretati e portati al pubblico. Oltre a brani dell'ultimo lavoro, tra cui ad esempio Dinner date, si alternano alcuni dei brani con cui Joan è diventata famosa, ad esempio The magic, e successi più recenti come Tell me o Let it be you.

Quando dunque Joan e il suo trio di musicisti lasciano il palco, il pubblico è ormai conquistato e non tarda a far sentire la propria richiesta di un bis, che Joan concede, prima "in solo" con una bellissima versione al pianoforte di Real life e poi con il gruppo in una reinterpretazione di Why can't we live together di Timmy Thomas (canzone-inno contro la guerra in Vietnam il cui interprete è morto il 15 marzo di quest'anno).

Al termine di quest'ultima esecuzione il pubblico non solo applaude convinto, ma si alza tutto in piedi per questa artista capace di conquistare tutti i sensi con la sua musica sempre diversa e al contempo sempre inconfondibile.

Forse il nostro applauso è anche una forma di liberazione dal lungo periodo di astinenza dalla musica dal vivo, di cui solo di fronte a un concerto vero e bello come questo realizziamo pienamente quanto ci sia mancata.

Voto: 4/5

lunedì 9 aprile 2018

Joan as Police Woman. Auditorium Parco della Musica, 28 marzo 2018

Joan ormai è un' habitué dei palchi romani e io sono ormai una veterana dei suoi concerti, visto che questo è il settimo concerto che seguo dall'ormai lontano 2010.

Quest'anno, in occasione dell'uscita del suo nuovo album, Damned devotion, Joan as Police Woman, nome d'arte di Joan Wasser, torna a Roma in una delle sue location più classiche, l'Auditorium Parco della Musica. Il suo tour italiano era stato anticipato dalla partecipazione alla trasmissione Ossigeno in cui oltre a cantare qualche brano del suo nuovo album aveva rilasciato una bella intervista a Manuel Agnelli.

Questa sera Joan si presenta sul palco con una band formata dallo storico batterista e vocalist Parker Kindred (il che testimonia come questo album - dopo gli ultimi esperimenti - rappresenti un po' un ritorno alle origini), un bassista, e due tastieristi, uno dei quali suona anche la chitarra.

Joan - come sempre - alterna canzoni in cui suona la tastiera a canzoni in cui suona la chitarra.

Tutti i membri della band hanno una giacca tipo quelle da baseball, realizzata in occasione del tour, anche se Joan non rinuncia a indossare pantaloni e stivaloni rossi in pelle.

Il concerto si apre con Wonderful e prosegue con molte delle canzoni dell'ultimo album, che a un certo punto Joan ci dice di voler suonare e cantare per intero. Di tanto in tanto Joan ci ripropone canzoni del passato, in parte parecchio note, in parte quasi dimenticate: tra queste Eternal flame dall'album Real life, Honor wishes dall'album To survive, Human condition dall'album The deep field.

Il concerto inizia un po' in sordina ma a poco a poco la voce di Joan prende quota, i musicisti ci prendono gusto e il pubblico si scalda. A questo processo si accompagna una interazione crescente di Joan con il pubblico e la cantautrice ci regala sorrisi e piccoli momenti divertenti, in cui fa emergere la sua componente buffa, parte del mix irripetibile che è lei come persona e come cantante.

Il concerto si chiude con l'esecuzione di Silence, l'ultima canzone dell'album Damned devotion che non era ancora stata cantata. Joan abbandona il palco e sul beat di Parker Kindred a uno a uno tutti i musicisti lasciano il palcoscenico, fino a quando anche il batterista poggia le bacchette e va via.

Il pubblico però non è ancora pronto ad andare a casa e chiede a gran voce il rientro di Joan sul palco che non si fa attendere. Joan torna da sola e ci esegue con la chitarra una versione molto intima e quasi commovente di Forever and a year, la mia canzone preferita del suo ormai ampio repertorio. E - visto che questa canzone l'avevo ascoltata l'ultima volta dal vivo nel 2012 e l'aspettavo già negli ultimi concerti - lo considero un regalo quasi personale che Joan mi fa.

Segue la classica The magic e infine una bella cover della canzone di Prince Kiss. A questo punto la band può salutare un pubblico soddisfatto e affettuoso.

L'esperienza di un concerto di Joan è sempre bella e soddisfacente. Tra l'altro questo ultimo album dal mio punto di vista meglio si addice alla voce e alla personalità di Joan rispetto ad alcuni degli ultimi esperimenti - mi riferisco in particolare a quello realizzato con Benjamin Lazar Davis - e dunque questo concerto mi fa lo stesso effetto che mi farebbe vedere una vecchia amica, che periodicamente incontro e seguo in tutte le sue evoluzioni.

Resta un po' di perplessità da parte mia per la location. Perché è vero che le sale dell'auditorium sono grandi e belle e certamente, da un punto di vista sonoro, sono il massimo (o quasi),  ma non c'è dubbio che un pubblico tutto seduto in poltrona e piuttosto distante dal palco è quanto di più lontano ci possa essere da quell'atmosfera di condivisione musicale e di co-creazione che per me è un concerto dal vivo, e che si realizza decisamente meglio quando i cantanti e le band - soprattutto quelle che molto puntano sui live - possono respirare da vicino le sensazioni del pubblico e viceversa. Pazienza. Però Joan è sempre Joan, e ormai le voglio quasi bene.

Voto: 3,5/5

domenica 27 luglio 2014

Femminile plurale: Joan as Police Woman, Suzanne Vega e Cat Power. Roma, Auditorium Parco della Musica, 20 luglio 2014

Il secondo appuntamento musicale della mia estate romana - dopo quello con i Nouvelle Vague - è con tre straordinarie musiciste e interpreti della musica internazionale che si alternano sul palco della cavea dell'Auditorium nella stessa sera: Joan as Police Woman, Suzanne Vega e Cat Power.

Della prima - come sa chi segue il mio blog - sono praticamente innamorata. L'ho vista dal vivo numerose volte e non sono mai stanca. Joan è un personaggio incredibile, dotato di una carica straordinaria, capace di alternarsi a diversi strumenti (tastiere, chitarra e violino, il suo primo amore!). Una che è un tutt'uno con la musica.

Qui si presenta con la formazione dell'ultimo concerto in cui l'avevo vista (sempre all'Auditorium ma al chiuso): il suo fido batterista Parker Kindred e i nuovi acquisti al basso e alle tastiere.

Il concerto inizia puntualissimo, mentre c'è ancora la luce e moltissima gente deve ancora prendere posto, il che rende l'atmosfera un po' sgradevole.

Joan ci propone in buona parte le canzoni del suo ultimo lavoro, The classic, in parte ispirato alle atmosfere motown. Ma non mancano alcuni classici, come The magic. Stasera ha la voce un po' meno calda e pulita del solito, ma le sue interpretazioni si fanno comunque apprezzare.

In questo appuntamento estivo, Joan sfoggia una salopette in jeans con i pantaloni tirati su che scoprono in parte le gambe e mettono in mostra una delle sue tante paia di stivaletti bianchi.

L'atmosfera si scalda, anche se la costrizione del posto a sedere non permette al pubblico di lasciarsi andare alla musica.

Dopo 50 minuti di Joan Wasser e un rapido cambio di composizione e organizzazione del palco, ecco Suzanne Vega accompagnata da chitarrista e batterista, piuttosto attempati ma dotati di una straordinaria energia.

Con Suzanne Vega si compie un vero e proprio balzo temporale all'indietro e così dalle atmosfere musicali di Joan - che anche quando si ispirano al passato sono molto contemporanee - si passa a una musica molto più incentrata sull'armonia e sulla melodia. Non che la Vega non trasmetta potenza con la sua musica, ma lo fa certamente in un modo che definirei più classico, fors'anche perché ha fatto scuola ed è diventata espressione di un'intera era musicale. In questi secondi 50 minuti ci vengono proposte alcune pietre miliari del repertorio di Suzanne Vega e diversi brani tratti dal suo ultimo album, Tales from the realm of the queen of pentacles.

Il pubblico apprezza e si ha netta la sensazione che la musica di Suzanne sia più diffusamente conosciuta, anche perché la Vega appartiene ormai a buon diritto alla storia della musica.

Dopo una pausa e un terzo cambio di allestimento sul palco, ecco comparire Cat Power, accompagnata da una band quasi tutta al femminile (una chitarrista, una batterista, una bassista e un polistrumentista). La Power appare piuttosto disfatta (!) e abbastanza piena di tic, ma quando apre bocca rimaniamo tutti estasiati. Dopo pochissime canzoni, durante le quali si aggira come un animale in gabbia sul palco e se la prende più volte con il fonico, invita il pubblico ad alzarsi e dopo pochi minuti sotto il palco si raduna una folla che balla, fa fotografie e video (nonostante tutti gli assurdi divieti dell'Auditorium) e canta insieme a Cat.

Anche in questo caso il concerto dura circa 50 minuti e così in un lampo - accompagnati da queste tre splendide cantanti - si è fatta mezzanotte.

È ora di andare a dormire. Domani inizia una nuova settimana di lavoro.

Voto: 4/5

martedì 6 maggio 2014

Joan as Police Woman, Roma, Auditorium Parco della Musica, 13 aprile 2014

Sono una fan di Joan. Lo sapete.

Ed è ormai da qualche anno che non perdo praticamente nessuno dei suoi concerti a Roma. L'ho vista nel 2010 al Circolo degli Artisti, nel 2012 a Villa Ada e quest'anno l'appuntamento si è ripetuto all'Auditorium Parco della musica.

Da circa un mese è uscito il suo ultimo album, The classic, che ho prontamente acquistato su CD e ascoltato più e più volte per arrivare preparata al concerto. Devo dire che, pur apprezzando alcuni brani e riconoscendone alcune forme di continuità con le sonorità dell'album precedente, The deep field, ho trovato The classic meno riuscito nel suo complesso, forse perché nel suo insieme un po' troppo uniforme rispetto al precedente.

Ciò premesso, vedere Joan dal vivo è sempre un'esperienza che vale la pena, grazie all'energia che questa straordinaria musicista porta sul palco. E la sua performance all'Auditorium non è stata da meno.

A questo concerto Joan si presenta con una formazione rinnovata. Non c'è il suo fidato Tyler Woods (compagno di tanti concerti!), c'è invece alla batteria l'altro suo musicista di fiducia, Parker Kindred. Sul palco ci sono poi anche un nuovo chitarrista e un tastierista. Parte del concerto vede la partecipazione anche di un buffo bassista (Benjamin Lazar Davis, da Joan presentato come guest star), che veste una tuta da meccanico e dei grandi occhiali da sole, ma che effettivamente si rivela molto bravo.

Joan sfoggia - come sempre - una mise che non lascia indifferenti: stivali imbottiti blu con tacco alto, pantaloni neri attillati a vita alta, scintillante camicia morbida senza maniche. Stasera appare in forma e soprattutto intenzionata a dimostrarci le sue doti di musicista, visto che oltre alle tastiere e alla chitarra, ci ricorda le sue origini di violinista proponendoci alcuni arrangiamenti al violino.

Lei e il suo gruppo ci suonano quasi tutto l'ultimo album, inframmezzandolo con qualcuno dei suoi pezzi più famosi (tra cui The ride e Magic)dagli album precedenti, in particolare Real life e The deep field. Avvalendosi del contributo del bassista ospite suona anche due canzoni inedite che - ci dice - fanno parte di un progetto che non ha ancora trovato la via della sala di registrazione.


Il pubblico si anima e nonostante la forzatura delle poltrone in cui tutti siamo seduti l'atmosfera si riscalda. Qualcuno addirittura si alza e si fa più vicino al palco nonostante gli interventi del personale di sala.

Dopo un'ora e mezza di concerto intenso, durante il quale Joan parla molto meno del solito con il pubblico, lei e la sua band escono, ma il pubblico li richiama a gran voce, cosicché i quattro rientrano per cantare ancora tre canzoni, la prima, The witness, con l'accompagnamento di tutti gli strumenti, la seconda è The classic (quella che dà il nome all'album) cantata a cappella, infine la terza, Your song, la canta Joan da sola alle tastiere per chiudere in bellezza.

I concerti precedenti si erano probabilmente avvantaggiati di un maggiore contatto fisico con il pubblico che creava naturalmente una forma di empatia; questo ha sofferto un pochino di una distanza maggiore e forse anche di un repertorio un pochino meno entusiasmante, compensato però da una Joan in grande forma, capace di sprigionare attraverso la sua voce e il suo rapporto con gli strumenti un'energia trascinante e inesauribile.

Voto: 3,5/5

mercoledì 25 luglio 2012

Joan As Police Woman a Villa Ada

Villa Ada, 22 luglio 2012, ore 22,40 circa. Torna a Roma - e direi sempre con piacere reciproco - Joan as Police Woman. Avevo già avuto modo di ascoltarla dal vivo due anni fa al Circolo degli Artisti e avevo già raccontato di lei, chi è e da dove viene.

Dopo quel concerto ho continuato a seguirla con soddisfazione e con il suo ultimo album, The deep field, mi ha definitivamente conquistata, tanto che ho contagiato anche C. e l'ho trascinata al concerto.

Ovviamente non ci siamo fatte mancare una cenetta etnica prima del concerto a base di riso byriani con gamberetti, kofte vegetali in salsa di pomodoro con riso in bianco, taboulé e felafel con salsa di yoghurt, accompagnati da un bel bicchiere di aglianico. Né abbiamo potuto sottrarci al fascino del biliardino, dove ho mostrato ancora una volta la mia naturale propensione che ha fatto tanto arrabbiare C. ;-)

Il tempo di mangiare un dolcino arabo ed ecco Joan sul palco. Con la mia fidata Nikon D80 riesco a piazzarmi (come per il concerto di Fink) proprio sotto le transenne (del resto a Villa Ada non è così difficile) e così posso non solo godermi appieno Joan e la sua musica, ma anche scattare fotografie in libertà.


Questa volta Joan è vestita molto casual e molto estiva rispetto a come ha abituato il suo pubblico, probabilmente ha anche tagliato i capelli: pantaloni leggerissimi con una fantasia tipo "militare", una canotta nera con una stampa fucsia, un cappellino traforato piantato sulla testa. Non manca però il particolare che la caratterizza: degli scarponcini bianchi che sembrano delle scarpe da ginnastica, ma invece hanno un tacco 12 che lei mostra volentieri quando dal pubblico arriva la richiesta.

Joan è sempre accompagnata dai fidati Tyler Wood e Parker Kindred (non so se è un'impressione, ma mi pare che i loro tic si siano accentuati dall'ultima volta che li ho visti!) e soprattutto dalla sua tastiera e dalla sua chitarra.

Apre il concerto con un brano nuovo (probabilmente destinato al suo prossimo lavoro), poi seguono alcuni dei suoi più grandi successi, tra cui Magic, The ride, Real Life, Save me, Flash, To be loved, I defy, The deep field (quello che lei annuncia canticchiando "du du du, du du du du, du du du").

Durante tutto il concerto scherza con il pubblico, accorda la chitarra, beve il thè bollente dal suo thermos, esprime il piacere di stare a Villa Ada, un'ambientazione meravigliosa in una notte incredibile.

Il pubblico risponde con affetto e simpatia. C'è feeling tra Joan e questa città, che lei ringrazia in continuazione e lo fa con una straordinaria versione di quella che seconda me è la sua canzone più bella e più toccante: Forever and a year, con cui si chiude il concerto.

Eccola:



I found my dream tonight
But it's not you
You're my fantasy
I've always known
I would die alone
So here I go
I like to stay right here
Forever and a year

Don't you be scared
‘Cause I'm in it, I mean it, admit it
I'm into love

 
I've never dreamed a dream
That feels like you, romancing me
I long to hear you whisper in my ear
Come on let's go
Give in to the night
The legs of afterglow
The last leap open
I'll breathe your atmosphere
Forever and a year

Don't you be scared
‘Cause I'm in it, I mean it, admit it
I'm into love


I've been in love before
And it's been true
Both the love and me
And memory sends
Forward history
That I could go
As soon as now
So I am telling you
I love you forever
And this is always sealed
Within the deep, deep field
I like to stay right here

Forever and a year

La canta in piedi, imbracciando la sua chitarra, chiusa in un'emozione che arriva certamente al pubblico.


Ed è così che dopo essere uscita dal palco tutti la invocano a gran voce battendo le mani e i piedi a ritmo, e fischiando di soddisfazione (anch'io!) a più non posso.

Non può che tornare e dopo aver attaccato con lo scotch le parole della sua nuova canzone, ci si butta a capofitto, iniziando in maniera soft per poi procedere in un crescendo che finisce in un vero e proprio trionfo di chitarra e batteria.

Un unico appunto: magari un po’ di movimento con le luci avrebbe un po’ movimentato la scena e migliorato la resa fotografica della serata! ;-))

Mi convinco ancora una volta che Joan e la sua musica si assomigliano moltissimo: alternano una dolcezza insospettabile a una forza - e talvolta una durezza - che plasmano sia la sua espressività fisica, sia i movimenti del suo corpo, sia le note dei suoi strumenti, sia il timbro e la potenza della sua voce. In Joan e nella sua musica ci sono tante anime, tutte da scoprire.

Joan, ti aspettiamo presto di nuovo a Roma.

mercoledì 3 febbraio 2010

Joan as police woman

Circolo degli artisti, 2 febbraio 2010, ore 22. C'è Joan as police woman. È la compagna del compianto Jeff Buckley, ma sarebbe un delitto ricordarla solo per questo, visto che Joan Wasser è un'artista completa: compone, canta, suona (chitarra e tastiere) e ha personalità da vendere. E poi, come lei stessa tiene a sottolineare, Joan as police woman non è solo Joan Wasser, ma anche gli straordinari musicisti Parker Kindred (batteria e voce) e Tyler Woods (tastiere e voce).

No, non pensate a una sofisticata newyorkese (ci tiene però a sottolineare di Brooklyn) con la puzza sotto il naso. Joan si è presentata come una donna dai modi spicci e decisi: pronta a rimboccarsi le maniche quando alla sua chitarra non arriva corrente, a sorridere di se stessa quando a un certo punto non ricorda le parole di una canzone, a scherzare su Britney Spears di cui ha cantato una cover, a tornare sul palco con un cucchiaino di miele in bocca perché le sta andando via la voce...

Pantalone di pelle nera, stivaletti spaziali, giacca di pelle - volata via appena l'atmosfera si è scaldata - e attillato top con gli strass. Ma soprattutto una grande voce e una grande artista, che ha spaziato dalle sue canzoni più intime e dalle sonorità jazz (in particolare quelle dello straordinario CD Real life, decisamente il mio preferito) a quelle malinconiche e drammatiche del suo secondo CD To survive, infine a quelle decisamente più rock dell'ultimo CD Cover, da cui ha cantato David Bowie, Public Enemy e, appunto, Britney Spears.

La sua forza, secondo me, è nella capacità di fondere e alternare una straordinaria dolcezza (grazie a una voce suadente, piena e musicale come poche) e una positiva ed energetica rabbia, entrambe espressione del tentativo di rielaborare un profondo dolore. A questo si aggiunge la magia di un'eccellente sintonia con i suoi musicisti.

E poi - lasciatemelo dire - non c'è niente di più straordinario di poter assistere a un concerto in un ambiente raccolto, stando sotto il palco e potendo ascoltare e fotografare in libertà.

Una piccola annotazione per l'artista che ha aperto il concerto di Joan: Thony, giovane cantautrice italo-polacca (ma canta in inglese), che da sola sul palco con la sua chitarra e con la sua semplicità credo che abbia conquistato buona parte del pubblico. Echi di Regina Spektor e di Feist, ma voce, sonorità e melodie assolutamente personali fanno scommettere sul futuro di questa ragazza, di cui a questo punto aspettiamo il primo CD. La scena indie-acustica italiana si arricchisce di una nuova protagonista.

Voto: 4/5