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mercoledì 1 novembre 2023

Vivian Maier Anthology. Bologna, Palazzo Pallavicini, 7 ottobre 2023

Colgo l'occasione di un weekend bolognese per andare a vedere la mostra Vivian Maier Anthology, in programma a Palazzo Pallavicini.

Prima di scrivere queste brevi note, sono andata a rivedere quello che avevo scritto sei anni fa quando ero andata a visitare una delle prime grandi mostre romane dedicata alla fotografa misteriosa, dopo che John Maloof aveva portato all'attenzione del mondo il suo lavoro ignoto, facendo sviluppare i rullini trovati in una valigia comprata all'asta.

Rileggendo quel post, mi rendo conto che la mostra bolognese non è molto diversa da quella che avevo visitato a suo tempo: anche in questo caso in mostra circa 150 fotografie della Maier (la maggior parte in bianco e nero e scattate con la sua Rolleiflex - identificabili dal formato quadrato - e una parte scattate con la Leica, parte delle quali a colori) e alcuni filmini in Super8, oltre ad alcuni provini a contatto che - come dicevo nell'altro post - sono molto utili per capire il modo di scattare della Maier, che talvolta fa un'unica o poche foto della situazione che attira il suo occhio fotografico, forse perché non ha la possibilità di scattare più volte ovvero perché è molto decisa sul soggetto e sul tipo di inquadratura.

In generale passeggiando per le sale di Palazzo Pallavicini ho la sensazione di aver già visto molte delle foto in mostra - del resto la Maier è una delle fotografe più presenti nell'immaginario collettivo degli ultimi anni - però sicuramente ci sono anche fotografie che non ho mai visto e che aggiungono ulteriori elementi alla conoscenza di questa fotografa sconosciuta fino a non moltissimo tempo fa.

La mostra dunque per me non è stata una novità assoluta e non ha suscitato, per quanto mi riguarda, sorprese particolari; ciò detto, resta un percorso di scoperta e di approfondimento assolutamente gradevole e interessante.

Se posso fare un appunto, devo dire che il prezzo di ingresso è un pochino alto (probabilmente perché si tratta di una struttura privata) e che per un biglietto di ingresso così ci si aspetterebbe probabilmente un allestimento più originale e curato. Non che la mostra non sia ben organizzata, ma mi è sembrato un allestimento fin troppo semplice e senza aspetti memorabili.

Ciò detto, se non avete mai visto una mostra delle foto di Vivian Maier vi consiglio caldamente di andare a vederla.

Voto: 3/5

sabato 1 aprile 2017

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata. Museo di Roma in Trastevere, 28 marzo 2017

Al Museo di Roma in Trastevere, nel cuore di uno dei quartieri più caratteristici della Capitale, sono in mostra oltre 120 fotografie in bianco e nero, una selezione di scatti a colori, alcuni filmini in Super 8 e alcuni provini di Vivian Maier.

La storia di questa fotografa ha davvero del misterioso e dell'incredibile. A chi vuole approfondire suggerisco la visione del bel documentario Alla ricerca di Vivian Maier. La tata con la Rolleiflex.

In pratica, l'attività fotografica di Vivian Maier è stata scoperta in tempi recentissimi dopo che l'agente immobiliare e collezionista John Maloof ha comprato a un'asta una scatola piena di rullini non sviluppati, contenenti le foto incredibili di una fotografa sconosciuta e di cui nessuno sapeva assolutamente nulla. Maloof ha poi scoperto che Vivian Maier faceva la governante e la baby sitter e che la sua produzione fotografica estesissima (oltre 100.000 immagini) non era mai stata mostrata in pubblico e in buona parte mai sviluppata.

Ebbene, la mostra attualmente in corso al Museo di Roma in Trastevere è un'occasione per avvicinarsi a questo misterioso personaggio e per provare a capirne la "poetica" senza poter sapere quasi nulla di lei come persona.

Innanzitutto, la fotografia di Vivian Maier è street photography in tutte le sue declinazioni. La maggior parte delle sue foto sono scattate nelle strade di New York e di Chicago, le due città dove ha vissuto e dove ha svolto il suo lavoro di bambinaia. Oggetto delle sue foto sono principalmente le persone, che ne sono protagoniste in tanti modi diversi: in veri e propri ritratti, in situazioni quotidiane e/o buffe, guardate attraverso un vetro o da dietro una finestra, ritratte alle spalle, rappresentate in dettagli (gambe, schiene, accessori...). Oltre alle persone ci sono anche i paesaggi urbani, talvolta protagonisti delle foto, altre volte cornici rispetto ai protagonisti umani. Infine Vivian Maier ha una vera e propria passione per gli autoritratti, attraverso specchi e superfici riflettenti di ogni tipo, ma anche indirettamente, ossia mediante la propria ombra o addirittura i propri vestiti posati per terra.

Il tutto fotografato con la mitica Rolleiflex, una macchina fotografica con inquadratura a pozzetto e pellicola con fotogrammi quadrati, le cui stampe sono quelle che per la maggior parte vediamo esposte in questa mostra. Il formato quadrato - oggi pochissimo utilizzato - è una vera sfida compositiva per il fotografo rispetto al formato rettangolare cui siamo abituati, ma sembra essere perfettamente padroneggiato - forse anche per l'abitudine ad utilizzarlo - dalla Maier. Di fronte alle sue foto quadrate non rimpiangiamo mai il formato rettangolare, anzi paradossalmente quando ci troviamo di fronte alle foto a colori degli anni Settanta realizzate in formato rettangolare con un'altra macchina fotografica abbiamo la sensazione che l'occhio fotografico della Maier sia rimasto ancora legato al formato quadrato e fatichi ad adattarsi.

Molto interessanti anche i filmini in Super 8 che in qualche modo riproducono, mediante le immagini in movimento, le stesse modalità con cui la fotografa sembra stare in mezzo alla gente quando fa le fotografie, ossia quel misto di curiosità, interesse, ma anche morbosità di una persona che sembra quasi nascondersi dietro la macchina fotografica o la videocamera, o avere questa come unica modalità partecipativa alla vita sociale che le scorre intorno.

Interessante dare un'occhiata ai provini presenti nell'ultima sala, dove viene anche proiettato un piccolo documentario realizzato da John Maloof. La visione dei provini riserva qualche ulteriore sorpresa. Sarà che il rullino della Rolleiflex conteneva solo 12 o al massimo 24 fotogrammi, però è molto interessante osservare che la Maier non scatta molte varianti della stessa situazione, anche quando la situazione lo consentirebbe. Il che ci fa ancora più pensare sul modo di fotografare di questa donna, ossia sull'attenzione e la sicurezza con cui sceglie il suo soggetto o la situazione di suo interesse e riesce a comporla già correttamente e ad esserne sicura al primo tentativo.

Insomma Vivian Maier è un mistero che però parla attraverso le sue fotografie e lo fa con il linguaggio dell'ironia, dell'austerità, della bellezza, della morbosità, della tenerezza e in modi in cui forse neppure chi l'ha conosciuta ha veramente potuto apprezzare, mentre invece traspaiono potentemente dalla sua arte.

Adoro la fotografia. Anche per questo.

Voto: 4/5