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giovedì 14 agosto 2025

Da Orléans a Tours in bicicletta

Due pescatori nella Loira vicino a Beaugency
Ed eccomi al viaggio in bicicletta n. 24 da quando ho iniziato questa fausta tradizione nell'ormai lontano 2002!

Dopo l’esperienza dello scorso anno con le biciclette a pedalata assistita, S. insiste perché quest’anno torniamo alle biciclette normali, e per questo cerchiamo un viaggio relativamente breve e soprattutto affrontabile con scarsa preparazione atletica. La scelta ricade su un paese che in bicicletta abbiamo girato in lungo e in largo, la Francia, e in particolare su uno dei più classici percorsi in bicicletta, ossia i castelli della Loira.

Delle numerose varianti di questo viaggio, scegliamo il percorso da Orléans a Tours, e uno degli elementi per me più motivanti è il fatto che ricordo ancora le briochette che avevo comprato e mangiato in un panificio nella zona della stazione di Tours al termine del viaggio in bicicletta in Poitou-Charentes nel 2019!

Orléans, Place du Mortroi
Qui il mio racconto per tappe.

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Orléans

Dopo il lungo viaggio in treno che ci porta a Orléans, cambiando a Milano e poi a Parigi (con un trasbordo inatteso a Macone, in mezzo alle Alpi francesi, che determinerà più di 40 minuti di ritardo), dedichiamo la prima giornata a scoprire la città, prima di iniziare le nostre tappe in bici.

Partendo dal nostro albergo poco fuori il centro della città, l’hotel Escale Oceania, andiamo alla scoperta di Place du Mortroi e da lì della Cathédrale Sainte-Croix dove è in corso una funzione con tantissima gente, che scopriamo dopo essere le cresime. 
Dentro la Cathédrale Sainte-Croix, Orléans
In chiesa ci fermiamo un bel po’ a osservare e a fare fotografie, e al termine della funzione facciamo un giro sia all'interno della chiesa che fuori. Continuiamo quindi il giro del centro storico, alla ricerca dei tanti segni che ricordano a cittadini e visitatori il debito e la gratitudine della città nei confronti di Giovanna D’Arco, la pulzella di Orléans.

Dopo un pranzo buono, ma non indimenticabile a L'escalier, facciamo una passeggiata lungo la Loira, il fiume che ci farà compagnia per buona parte del nostro viaggio.

Un’altra passeggiata nel centro storico la facciamo prima di andare a cena da Le Brin de Zinc, dove ci sediamo ai tavoli esterni con il sole che sta calando proprio di fronte a noi. Qui mangiamo molto bene, prendendo due menu, sebbene non si possa dire che si tratti di piatti estivi.

Beaugency al tramonto
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1° tappa: Orleans - Beaugency (30 km)

Colazione, valigie, sistemazione biciclette e siamo in partenza lungo la Loira per una tappa piuttosto breve che ci porterà a Beaugency. Lungo il percorso facciamo una sosta a Saint Hilaire Saint-Mesmin, in una boulangerie per comprare qualcosa da mangiare per pranzo (quiche e brioche). Poi andiamo spedite fino a Meung sur Loire dove vorremmo vedere il nostro primo castello ma il lunedì e il martedì è chiuso, quindi ci accontentiamo della visita alla vicina chiesa.

Ripartiamo alla volta di Beaugency dove arriviamo all'ora di pranzo. Qui troviamo l’albergo dove alloggiamo chiuso e pure il castello. A quanto sembra entrambi aprono dopo pranzo, cosicché facciamo una pausa pranzo e un piccolo riposino su una panchina lungo il fiume, in compagnia di un gatto.

Dentro la chiesetta di Saint Hilaire Saint-Mesmin
Quando torniamo al castello lo troviamo chiuso e non è chiaro se è chiuso il lunedì, o è sempre chiuso. Cominciamo dunque a pensare a un posto dove cenare e scopriamo che la gran parte dei ristoranti del paese è chiuso il lunedì. Visto che a Beaugency c’è una delle numerose leggende che hanno a che fare con il ponte del diavolo, cominciamo a pensare di essere vittime di una qualche maledizione!

Andiamo dunque verso l’albergo, finalmente aperto e molto carino, anche se essenziale, il Relais des templaires, e la signora alla reception, che è molto gentile, ci dà un elenco di ristoranti aperti il lunedì tra cui scegliamo la Rotisserie des moines, collegato all'Hotel de l'Abbaye. Carni alla griglia e contorni, tutto molto buono, oltre che una magnifica vista sulla Loira, anche se la gestione è un po’ naif. Facciamo infine una bella passeggiata in paese mentre tramonta il sole, prima di tornarcene in albergo.

Il castello di Chambord
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2° tappa: Beaugency - Blois (50 km)

Dopo un’ottima colazione al nostro alberghetto di Beaugency, partiamo per la seconda tappa che ci porterà in circa una cinquantina di chilometri a Blois. I primi 15 km passano molto tranquilli lungo la Loira e anche la temperatura è ottimale.

Ci fermiamo a Saint Dyé sur Loire per comprare qualcosa per pranzo in una boulangerie e poi andiamo verso Chambord, per visitare il nostro primo vero castello. Qui lasciamo le bici e compriamo il biglietto per la visita. All’inizio del percorso ci fermiamo a vedere il video in una delle prime salette del castello e devo dire che si rivela essenziale per comprenderne genesi e struttura, e interpretare quello che vedremo. Dopo aver girato in lungo e in largo il castello, torniamo alle bici e mangiamo qualcosa in area picnic (con a fianco degli spagnoli rumorosissimi).

Blois
Quando riprendiamo il percorso è il primo pomeriggio e mancano ancora circa 16 km alla destinazione finale, mentre invece io pensavo che non fossero più di 10. C’è un caldo micidiale e il percorso è quasi completamente in pieno sole. Soffro dunque parecchio questo ultimo tratto e, quando arriviamo a Blois, vorremmo un po’ di riposo e refrigerio.

Peccato che, oltre a far fatica a trovarlo, l’albergo nel quale siamo, Anne de Bretagne, si rivela un’esperienza non esattamente positiva: siamo in piccionaia, in un’ala dell’albergo al terzo piano senza ascensore, la stanza è espostissima al sole, non c’è l’aria condizionata e l’unico ventilatore presente è rumorosissimo.

Lungo il percorso in bicicletta
A cena andiamo in un posto non lontano dall’albergo, l’Oratoire, un ristorante piuttosto chic che occupa l’antica orangerie del castello di Blois e si trova proprio di fronte a quest’ultimo. Dopo cena facciamo un lungo giro per la città seguendo le indicazioni di percorso che abbiamo sulla nostra app di viaggio. Tocchiamo cattedrale, altre chiese importanti, giardini, la zona medievale, i fossati del castello.

Sarà perché siamo stanchissime ma non riusciamo a entrare pienamente in sintonia con la città, e tra l’altro quando torniamo in albergo la nostra camera ha una temperatura folle che ci costringe ad aprire finestra e porta della camera contemporaneamente per provare a creare un po’ di corrente. Peccato che dopo un po’ passano i vicini della stanza accanto proprio mentre ci stiamo cambiando.

Il castello di Amboise
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3° tappa: Blois-Amboise (47 km)

Dopo una notte difficile a causa del caldo, ci alziamo presto e, fatta la colazione, cerchiamo di partire il prima possibile per sfruttare le ore più fresche. I primi 30 km scorrono via veloci lungo la Loira e in men che non si dica siamo a Chaumont, dove ovviamente c’è un castello. La nostra guida dice di fermarsi a visitarlo e di approfittare anche del Festival dei giardini in corso, ma pur arrivando fino all’ingresso, dopo una rapida valutazione dei tempi, decidiamo di non fermarci per non ritrovarci nella situazione del giorno precedente.

Arriviamo dunque al piccolo paese di Mosnes intorno all’ora di pranzo e qui c'è una piccola bottega che vende cose da mangiare e bere con dei tavolini all'ombra. Decidiamo dunque di fermarci per mangiare e riposarci un po’. Tra l’altro di lì a poco la bottega chiude per la pausa post-prandiale.

La Loira ad Amboise
Non sappiamo che ripartendo da Mosnes ci attende una lunga salita – che io mi faccio in buona parte a piedi spingendo la bicicletta – e questo ci fa capire che anche oggi gli ultimi 15 km saranno faticosi.

E infatti attraversiamo campagne, vigneti e paesini andando su e giù per le piccole colline che caratterizzano questo paesaggio, con la temperatura che va aumentando, e che ci impedisce di apprezzare completamente quello che abbiamo intorno. Comunque, teniamo duro e, nonostante il caldo, arriviamo infine ad Amboise dalla parte alta della città.

Il nostro alberghetto, Le blason, è un edificio storico a pochi passi dal centro, ma dentro c'è un bel fresco e le stanze sono ben ristrutturate! Evviva!

Amboise
Il pomeriggio lo dedichiamo alla visita del castello, davvero bello, esterni ed interni. Vorremo anche andare al Clos Lucé, la residenza francese di Da Vinci, ma arriviamo che sta chiudendo (sono le 18!). Devo dire che in un paese in cui l'estate il sole tramonta quasi alle 23, gli orari di apertura dei monumenti risultano davvero ridicoli e poco comprensibili.

Dopo un giro in centro, un aperitivo (finalmente il mio pastis!) e una passeggiata lungo la Loira – funestati da un caldo micidiale - scegliamo il posto dove andare a cena, ossia la Maison Restaurant Voltaire, dove mangiamo un tataki di tonno e un confit de canard con patatine fritte più 25 cl di un ottimo rosato locale. Consigliato.

Il castello di Chenonceaux
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4° tappa: Amboise - Tours (55 km)

Stamattina ci alziamo di buon’ora perché abbiamo deciso di fare il giro lungo, quello con la deviazione a Chenonceaux che tutti ci dicono essere il castello più bello della zona. Quando ci alziamo ci rendiamo conto che durante la notte ha piovuto e l'aria si è rinfrescata, anche se questo ha prodotto una grande umidità nell’aria! Mentre facciamo colazione comincia di nuovo a piovere e dunque aspettiamo un attimo prima di partire.

Appena smette andiamo a prendere le bici e, dopo una piccola disavventura con dei vecchietti che hanno fatto bloccare il cancello del garage, finalmente partiamo.

Dentro il castello di Chenonceaux
Il percorso inizia subito con una bella salita a metà della quale scendo. Sono già demoralizzata, ma in realtà a poco a poco prendo il ritmo dei saliscendi che in circa 15 chilometri ci portano a Chenonceaux. È piuttosto presto e al castello c'è ancora poca gente, così iniziamo la visita in santa pace. Peccato che man mano che procediamo il numero delle persone si fa sempre più alto e la visita sempre più stressante.

Il castello però è bellissimo, e il fatto che la sua struttura si sviluppi a cavallo del fiume Cher con le sale fatte costruire da Caterina de’ Medici direttamente sul ponte lo rende molto affascinante. L’area occupata è molto ampia e, oltre agli interni del castello vero e proprio, meritano una visita e suscitano emozioni anche i giardini, il gabinetto delle scienze, la cancelleria e la farmacia.

Verso Tours
Ripartendo da Chenonceaux dopo pranzo, ci attendono 36 km fino a Tours che ci spaventano non poco. In realtà dobbiamo ammettere che sono tra i chilometri più belli di questa vacanza in bici, tra vigneti, fiumi, castelli e dimore. Lungo la strada ci sarebbe la deviazione per il castello di Nitray ma non vogliamo allungare ulteriormente. Ci affacciamo invece al parco del castello della Bourdaisière e, dopo qualche foto, riprendiamo il percorso. Abbandonato lo Cher, siamo ora di nuovo sulla Loira e non manca tanto a Tours.

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Tours

Come per Orléans, dedichiamo alla città di Tour una intera giornata, dopo la conclusione del viaggio in bicicletta, per poter esplorare al meglio questa città.

Per le strade di Tours
A Tours dormiamo all’hotel Mirabeau subito fuori dal centro e non lontano dalla stazione.

Per il giro della città ci affidiamo all’app di viaggio che stiamo utilizzando.

Partiamo dalla zona più antica, l'insediamento che risale al periodo gallo-romano, poi andiamo verso la cattedrale di Saint Gatien, dove visitiamo anche il chiostro interno.

Da qui procediamo verso Rue Colbert, la strada dei ristoranti, quindi sbuchiamo su Rue National, dopo aver visto numerose case a graticcio e chiese, quindi ci affacciamo sulla Loira dove è stata allestita la guinguette estiva.

Nel chiostro della cattedrale di Tours
Da qui andiamo verso il centro storico vero e proprio facendo diverse stradine che ci permettono di vedere case antiche molto belle, la sede dell'Università, i resti romani, e la famosa piazza Plumereau piena di sedie dei ristoranti e cuore del centro storico. Da qui risaliamo verso le halles, quindi torniamo a place du Marché dove c'è la scultura del mostro-gorilla e ci fermiamo a un panificio per il pranzo con quiche. Dopo la pausa riprendiamo il percorso verso la zona della tour Charlemagne e della basilica di San Martino (patrono di Tours) e facciamo la bella via Scelleries con tutti i suoi negozietti.

Arriviamo dunque alla zona delle librerie antiquarie e poi al teatro dell'opera e infine al Musée des beaux arts dove visitiamo solo i giardini e salutiamo l'elefante impagliato Fritz che ha una storia molto triste alle spalle.

Rue Colbert, Tours
A Tours ceniamo la prima sera da Le chien jaune dove mangiamo un polpo con chimichurri e un pollo intero farcito con pane all'aglio. Ottimo! La sera successiva siamo a Les canailles in Rue Colbert, dove abbiamo avuto una disavventura con la prenotazione: prenoto con The Fork, salvo poi accorgermi che si tratta di un ristorante omonimo in un’altra città!. Alla fine riusciamo comunque a prenotare telefonicamente e per cena mangiamo polpo alla griglia con piselli, orata e costolette di agnello, poi brioche pain perdu con caramello. Tutto di grande soddisfazione!!

Ovviamente non possiamo (e nessuno può) perdere a Tours la Briocherie Lelong dove compro tutte le briochette che ragionevolmente posso portare in Italia, oltre a quelle da mangiare al momento.

Rue National, Tours
Sarà anche per la Briocherie Lelong ma la città di Tours mi è piaciuta molto: una città della giusta dimensione, accogliente, equilibrata tra l'essere tranquilla e attiva, esteticamente molto gradevole e con tanti angoli molto belli, nonché con un numero di turisti giusto per le sue dimensioni. Una di quelle città dove credo si viva bene. Davvero una scoperta!

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Per una selezione più ampia di foto del viaggio si veda qui sul mio profilo Behance.

giovedì 29 giugno 2023

Bretagna: sole in faccia e vento in poppa

Le case a graticcio di Vannes
In Bretagna ci ero stata per una delle mie prime vacanze in bicicletta, ma - come si sa - le vacanze in bicicletta hanno la caratteristica di consentire la visita - anzi direi meglio la perlustrazione - di territori piuttosto piccoli, in quanto il numero di chilometri che si possono macinare giornalmente non è - per noi non sportive - particolarmente alto. In quella stessa circostanza avevo visitato anche Mont Saint-Michel e Saint-Malo (dove ero ritornata anche in una successiva vacanza), però mi era rimasta la curiosità di vedere il resto del territorio bretone, in particolare la costa frastagliata che si protende nell'Atlantico, i famosi fari e il nord con la sua famosa costa del granito rosa. E così quest'anno è stata la volta buona per un vero tour bretone che ci ha visto percorrere oltre 2.000 km in macchina (abbiamo preso una Opel Corsa con cambio automatico all'aeroporto di Orly), di cui circa 1.200 in Bretagna. Erano i giorni del maltempo in Italia e della brutta alluvione in Romagna, e invece la Bretagna ci ha regalato giorni soleggiati e sereni, cosicché la visione del mare in tempesta che si infrange su fari e scogliere mentre le nubi si accumulano minacciose non è appartenuta alla nostra vacanza, e l'oceano - salvo pochissime eccezioni - è sembrato un tranquillo mare chiuso, sebbene le correnti visibili anche dalla superficie e il vento immancabile quando ci si avvicinava ad esso non hanno mancato di ricordarci dove ci trovavamo.

Locmariaquer
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Le tappe
  • Paris Orly - Locmariaquer (2 notti)
  • Locmariaquer - Concarneau (1 notte)
  • Concarneau - Crozon (1 notte)
  • Crozon - Lannéanou (1 notte)
  • Lannéanou - Paimpol (1 notte)
  • Paimpol - Nouvoitou (1 notte)
  • Nouvoitou - Paris Orly
Come si vede, il nostro è stato un vero e proprio viaggio on the road, in cui quello che ha contato di più non sono stati i luoghi di partenza e arrivo, ma quasi sempre quello che abbiamo visto e visitato nel mezzo. Si tratta di un tipo di viaggio non certo riposante, in cui la valigia viene disfatta ogni sera e rifatta ogni mattina, e che non sempre lascia tempo sufficiente per vedere tutto.

Case bretoni
Nel nostro caso, rispetto ai programmi su carta, sono rimaste fuori diverse cosine, tra cui la più importante è certamente l'area della foresta di Brocéliande che ci è dispiaciuto molto non visitare. Avevamo previsto una visita uno degli ultimissimi giorni, ma alla fine ci siamo rese conto che non era possibile e piuttosto che fare una toccata e fuga abbiamo deciso di lasciar perdere ed eventualmente rimandare a un futuro viaggio in zona. La Bretagna è anche un posto di isole, più o meno lontane dalla terraferma, ma noi a parte il giro nel golfo del Morbihan, con la sosta all'Ile aux Moines e l'escursione per mezza giornata all'Ile de Bréhat sopra Paimpol non abbiamo avuto tempo per altre gite verso le isole.

Verso il traghetto per l'Ile de Bréhat
In generale, se scegliete di fare questo tipo di viaggio fatelo avendo in mente due cose: 

- non bisogna per forza vedere tutto perché i viaggi non consistono nel mettere la propria bandierina su un luogo o nell'arrivarci per postare la foto sui social;

- la Bretagna non è un luogo di grandi monumenti e città imperdibili, bensì una terra di casette, paesaggi, maree infinite, cieli, profumi, flora, cosicché anche le mete più tradizionali (quelle che tutti i blog di viaggio citano) spesso valgono non solo e non tanto per la meta in sé, ma per la passeggiata che vi porta a essa e che va vissuta pienamente e senza troppa fretta. E se poi vi godete un po' di più il paesaggio e non riuscite a vedere tutto va benissimo anche così.

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Le cose belle che ci rimarranno nel cuore

Nel golfo del Morbihan
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Il golfo del Morbihan, Locmariaquer e Vannes

Questo era l'unico posto della Bretagna che avevo già visto, me lo ricordavo molto bello, e dunque non mi aspettavo da parte mia una reazione di meraviglia, invece devo dire che il "piccolo mare" (traduzione dal bretone Morbihan) si è rivelato un vero posto del cuore. Locmariaquer resta un paesino tranquillo e relativamente poco turistico, e l'hotel Neptune è un posto fuori dal tempo da cui si gode una spettacolare vista sulle profondissime maree che caratterizzano il golfo. Fate una passeggiata lungo il sentiero costiero che collega il centro del paese a Port Guilvin (dove si trova l'hotel Neptune) all'ora del tramonto: è una esperienza davvero indimenticabile.Nel territorio di Locmariaquer non perdete il sito megalitico dove c'è il menhir più grande del mondo, il Grand Menhir brisée, lungo più di 20 metri ma spezzato in 4 parti, un dolmen notevole detto Table des Merchand e il cairn (tumulo) di Er Grah. La cosa incredibile è che un altro pezzo della Table è presente nel tumulo dell'Ile de Gavrinis, e che la pietra del Grand Menhir è stata trasportata (in epoca neolitica) da grande distanza, e forse anche attraverso il mare.
Locmariaquer con la bassa marea

Da Port Guilvin parte il traghetto Angélus che effettua diversi tipi di tour all'interno del golfo alla scoperta delle tantissime isole, un tempo colline e in parte collegate tra di loro. Noi facciamo il tour da 32 km con scalo di un'ora circa all'Ile-aux-Moines, dove ci fermiamo a mangiare qualcosa per pranzo. Quando arriviamo sta per iniziare la "semaine du golfe", una manifestazione biennale che consiste in una grande regata con navi storiche e velieri, che abbiamo modo in parte di ammirare durante la nostra traversata. 
Vale la pena fare un salto anche alla Pointe de Kerpenhir, l'estremità est che chiude il golfo (dall'altro lato c'è Port Navalo con il suo faro): qui ci sono spiagge, rocce e pinete molto belle. Vannes, la cittadina più grande tra quelle che si affacciano sul golfo, merita certamente una visita, grazie alla concentrazione di case con le strutture a graticci di legno colorato, nonché le mura, i giardini, i lavatoi e il fossato. Da Vannes ci allunghiamo anche alla penisola di Conleau, la penisola che si protende nel golfo dove troviamo tanta vita (è domenica pomeriggio)

Côte sauvage
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La côte sauvage nel Quiberon
Dedichiamo a questa bellissima penisola solo un tardo pomeriggio e una serata, ma consiglio vivamente di esplorarla più lentamente e più a lungo. Noi ci andiamo a cena e poi facciamo una passeggiata sulle falesie mentre il sole sta tramontando. Una seconda passeggiata la facciamo all'Arche de Pont Blanc e infine sosta alla grande spiaggia che si sviluppa lungo l'istmo di Quiberon in piena ora blu (sono le 21,30).

Nichtarguer
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Ile Saint-Cado e Barre d'Etel 
Nel proseguire la nostra esplorazione del sud della Bretagna due tappe che apprezziamo molto sono quelle all'Ile Saint-Cado e alla Barre d'Etel, cioè la foce del fiume Etel. All'Ile St Cado c'è un paesino che occupa l'intera piccolissima isoletta collegata alla terraferma da un ponte, e poco lontano la fotografatissima casetta con le persiane azzurre che è l'unica abitazione sull'isolotto di Nichtarguer. La Barre d'Etel è un posto bellissimo con le dune e le spiagge chilometriche e correnti fortissime tra il fiume e l'oceano. Intanto il cielo è diventato molto bretone e ci permette di godere ancora di più di questo paesaggio.

Port Belon
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Port Bélon, Pont-Aven e Concarneau
Il primo è un piccolo aggregato di case che si affaccia sul fiume Belon poco prima che questo si getti nel mare e che è famoso soprattutto per l'ostricoltura, in particolare di un tipo di ostrica particolare, quella piatta (o appunto del Bélon), che è particolarmente saporita. In generale Port Bélon e Rosbras, poco più a sud, sono posti pieni di verde e con case bretoni belle e curatissime. Pont-Aven è il luogo reso famoso dagli impressionisti, che di questo paese fecero il loro luogo di elezione: canali, mulini, fiori, vegetazione, case di pietra rendono ogni scorcio di questo paese un piccolo quadro che non a caso ci sembra di aver già visto. Bella la chapelle de Tremalo, una chiesetta rurale sulle colline sopra Pont-Aven da cui parte un bellissimo viale alberato verso la campagna. 
Concarneau, Plage des sables blancs
Concarneau è una gradevole cittadina grande e moderna, della quale noi abbiamo visto solo la "ville close", ossia la città medievale racchiusa nelle mura e circondata dal fossato e dal mare. Un po' troppo turistica per i nostri gusti, ma molto bella e merita una passeggiata sia nelle stradine che sui bastioni. Arrivando a Concarneau da est merita una sosta la spiaggia des sables blancs (dove io mi tolgo pure le scarpe per bagnarmi i piedi). A sud ovest di Concarneau vale la pena fare un giro a Beg-meil, zona di spiagge bianche e case di lusso, da dove partono i traghetti per le isole Glenant.
Plage de Veryac'h
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La costa occidentale e le sue innumerevoli penisole che si protendono nell'oceano

Che dire di questa parte della Bretagna? Per me probabilmente una delle più affascinanti: scogliere a picco sul mare, spiagge infinite e altrettanto infinite maree, piccoli paesi di pietra, fattorie in mezzo al nulla. In quest'area della regione facciamo un giro a Pointe du Raz a Cap Sizun, che è la prima delle penisole che si incontrano risalendo da sud. Bella la passeggiata sulle falesie fino alla punta che permette di ammirare in un unico colpo d'occhio i due fari in mare davanti alla costa, l'Ile de Sein con il suo faro e il più lontano faro Ar-Men
Il cimitero di navi a Camaret sur mer
Nella zona siamo a dormire nella penisola di Crozon, che qualcuno ha descritto come una croce che si allunga nel mare; in particolare alloggiamo in una fattoria da cui si gode di una splendida vista sulle falesie (e sul tramonto) di Pointe de Dinan e che sta a due passi da un bellissimo paesino tutto in pietra, Kergonan. L'intera penisola con le sue innumerevoli punte è bellissima; a noi è rimasta nel cuore la Pointe de Pen Hir e la spiaggia di Veryac'h, che abbiamo ammirato in tutta la sua bellezza durante una cena all'aperto. Bella anche la passeggiata a Camaret-sur-Mer, con il cimitero delle navi sul porto e la chiesetta di Notre Dame de Rocamadur. Ci affacciamo anche al Cap de la chevre, da cui si gode la vista sulla Pointe de Pen Hir e sui suoi scogli (Les tas de Pois).

Eckmuhl
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I fari e il loro inesauribile fascino
Non si può andare in Bretagna senza fare anche un tour dei fari, ma bisogna anche essere consapevoli che i fari sono talmente tanti - e talvolta in luoghi non facilmente raggiungibili - che non è possibile vederli tutti. Ecco quelli che abbiamo visto noi. 
Nel sud del Finistère il faro di Eckmühl, che si trova in fondo in fondo a un paesino un po' sgarrupato. Qui per la prima volta scopriamo che i fari vanno spesso a coppia (spesso ce n'è uno grande e uno piccolo, oppure uno storico e uno moderno), che le aree dei fari funzionanti sono aree militari, e che spesso nella zona dei fari ci sono anche cappelle e chiesette. Ho già citato i fari visibili a distanze diverse dalla Pointe du Raz, luogo interessante più che per i fari in sé per il paesaggio e per il panorama. 
Petit Minou
Molto bello invece il faro di Pointe du Petit Minou, cui si arriva con una breve passeggiata dal parcheggio e che ha molto vicino un grande bunker (ce ne sono numerosissimi in questa zona). Qui la vista è splendida e il mare cristallino, e anche noi, come altre persone, ci fermiamo a mangiare su un tavolo da picnic vista mare. 
Il più affascinante forse dei fari visitati è quello di Saint Mathieu (rosso e bianco, con la scritta), che si trova vicinissimo ad un'abbazia diroccata, su un'alta falesia. Da vicino e da lontano uno spettacolo da non perdere. Nella stessa zona merita una visita il faro di Kermorvan, che è anche l'unico sul quale decidiamo di salire (è uno dei più bassi! ;-) ) e a cui arriviamo dopo aver fatto una tappa a Le Conquet e aver buttato un occhio alla plage des Blancs Sablons. 
Saint Mathieu
Al nord della Bretagna vedremo anche il famosissimo faro di Ploumanac'h (Phare de Min Ruz), uno dei simboli della costa di granito rosa, nonché i due fari dell'Ile de Brehat, il phare du Paon e il phare de Rosedo, e viste le condizioni in cui visitiamo l'isola ci godiamo di più il secondo, che pure è il meno famoso dei due.

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La costa di granito rosa e l'ile de Brehat
Questa è la zona più turistica che abbiamo visitato durante il nostro viaggio, complice anche il fatto che giovedì 18 maggio è l'Ascensione e in Francia (ma non solo) è festa nazionale e dunque anche un ponte per i francesi, che ne approfittano per viaggetti e gite fuori porta. Noi ci arriviamo dalla fattoria Le Favet, a Lanneanou, e - su suggerimento della nostra host Anne - prima facciamo un giro sulla costa tra Locquirec e St. Michel en Greve, lungo la quale ci imbattiamo nella enorme e bella spiaggia di marea di Saint-Efflam, dove facciamo una breve passeggiata. 
Costa del granito rosa e Ploumanac'h
A Trebeurden comincia la vera e propria costa di granito rosa, spiagge dal colore rosato punteggiate di scogli dove la bassa marea crea un panorama spettacolare. Bellissima la passeggiata nella penisola di Renote (partendo da Tregastel), dove alla sabbia si alternano i caratteristici e maestosi massi rosa levigati dal vento e dal mare. È in questa giornata che andiamo anche al faro di Ploumanac'h. Bella anche la tappa a Gouffre, una costa frastagliata con mille scogli in riva al mare, dove c'è anche la fotografatissima casa in mezzo alle rocce. 

Paimpol
Nella costa nord soggiorneremo a Paimpol, cittadina che - fors'anche perché vi facciamo una lunga passeggiata al tramonto (tra i docks e il centro storico) - ci è piaciuta molto per l'atmosfera e la luce. Il giorno dopo, partendo dall'imbarcadero Arcouest prendiamo il traghetto che in dieci minuti ci porta all'Ile de Bréhat. L'isola è molto bella, ma davvero affollatissima, tipo Capri in alta stagione. Noleggiamo due biciclette a pedalata assistita per fare il giro dell'isola ma tra le truppe di pedoni che affollano tutte le strade e le altre biciclette è davvero un'impresa muoversi. Arriviamo al faro all'estremità nord (Phare du Paon) insieme a un milione di altre persone, e siccome ne abbiamo visti di più belli evitiamo di intrupparci nella visita e percorriamo invece dei sentieri secondari molto belli. C'è sempre gente ma molta meno. Andiamo anche all'altro faro, Rosedo, e siccome la zona è decisamente meno affollata della media ci fermiamo su uno scoglio ventosissimo (ma molto bello) a mangiare, sperando che i gabbiani non reclamino il nostro pranzo.

Ile de Brehat
Sulla strada del ritorno facciamo una visita - invero un po' rapida - di Dinan, che meriterebbe forse un po' di tempo in più per le belle case coi tralicci colorati che caratterizzano il suo centro storico, e il giorno dopo, mentre andiamo all'aeroporto riusciamo anche a visitare un po' Le Mans, che noi conosciamo solo per la 24 ore di Le Mans (che peraltro sarà poco più avanti), ma che è una città di dimensioni medie con un centro storico di viuzze e case a graticcio (la cité Plantagenet) e delle mura gallo-romane molto ben conservate.

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Le cose da mangiare di cui sentiremo la mancanza

Creperie!
Per il mio personale gusto, in Francia si mangia benissimo, e quindi ogni volta che ci vado questo è un aspetto che cerco di non trascurare. Della cucina bretone avevo già avuto un assaggio quando ci ero stata quasi venti anni fa, e ne avevo un ricordo molto positivo, confermato da questa seconda volta.

Se vi fidate, la mia personale classifica delle cose imperdibili in Bretagna è la seguente:

- la boulangerie e i kouign amman: baguette croccantissime, pani di vario genere, croissant e il dolce di burro tipico bretone che si chiama kouign amman sono imperdibili. E se passate alla bottega dell'Artisan Boulanger Le Bachi appena fuori Crozon (miglior baguette tradition del Finistére 2022 e premio Gault Millau) fate il pieno e non ve ne pentirete

Ostriche del Belon (plats)
- galettes e crepes: la mia cena (e non solo) preferita in Bretagna è con la galette complète (crepe di farina di grano saraceno, prosciutto, formaggio e uovo) e un'altra galette variabile a seconda dell'ispirazione del momento, per poi finire con crepe al burro e zucchero o al caramello salato (qualunque cosa al caramello salato in Bretagna è da provare!). Ne abbiamo mangiate di ottime alla creperie Le Vahine a Locmariaquer e da Chez Germaine, un bistrot gestito da giovani sulla grandiosa spiaggia di Veryah'c in zona Point de Pen Hir

- ostriche e frutti di mare in generale: scordatevi le ostriche che avete mangiato in Italia o in altri posti, qui le ostriche sono di un livello superiore. Provatene vari tipi dovunque capitate (noi abbiamo fatto un aperitivo con le ottime ostriche piatte del Belon, pane e burro e mezzo litro di vino bianco allo Chateau de Belon), e una volta prendete un piatto di frutti di mare, come quello - impegnativo ma ottimo - che abbiamo mangiato da Le Vivier, un posto sulla Côte sauvage un po' prima del paese di Quiberon

Famigliola di lumache
- biscotti al burro e burro salato: la Bretagna è piena zeppa di biscuiterie dove si vendono biscotti al burro di tutti i tipi (palet, sablés, galette, ecc.) che danno dipendenza e che se viaggiate in aereo sono una delle poche cose che potrete portarvi a casa. Noi abbiamo fatto il pieno uno dei primi giorni del viaggio a La Trinitaine in zona Saint Philibert (Golfe du Morbihan). Inoltre, ogni volta che abbiamo fatto spesa al supermercato mi sarei portata a casa l'intero scaffale dei burri salati, per provarli tutti, ma questa è una mia fissazione, che non so se è da tutti condivisa.

Comunque, in Bretagna si mangia e si beve benissimo, quindi non dimenticatevi di curare questo aspetto!

Arrivederci, Bretagna!
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Per una selezione più ampia di foto del viaggio in Bretagna si veda qui sul mio profilo Behance.

mercoledì 24 luglio 2019

Dalla terra al mare e ritorno: la Poitou Charentes in bicicletta

Nella campagna francese sotto la canicola
Come chi legge questo blog sa già da tempo, sono un'appassionata di viaggi in bicicletta; ne faccio almeno uno all'anno da ormai molti anni e finché le forze e la forma fisica me lo consentiranno conto di continuare a farne (magari a un certo punto si passerà a una bici elettrica ;-) ).

La Francia è una delle mete che io e S. più amiamo per i nostri viaggi in bicicletta, perché è un piacevolissimo compromesso tra molte esigenze: territorio non troppo impervio e dunque per noi affrontabile (almeno in certe regioni), varietà di paesaggi, eccellenza del cibo e dei prodotti locali, lingua comprensibile e in parte per noi parlabile. È per questo che in Francia abbiamo fatto moltissimi viaggi in bicicletta. Però la zona della Poitou-Charentes ci mancava e l'occasione ce l'hanno offerta quest'anno i nostri amici A. e D. che vivono proprio in questa regione della Francia, in un borghetto piccolissimo in campagna che si chiama Puy Doré dove loro hanno un casale (con i vari annessi, stalla, porcilaia, pollaio ecc.).

Il vagone letto a Puy Doré
Nel prato davanti alla stalla, che ora è un garage e un magazzino degli attrezzi, i nostri amici hanno parcheggiato un vecchio vagone di treno che è stato attrezzato per renderlo un'abitazione autonoma, con cucina, letto, divano e bagno (con doccia e water secco, cioè che utilizza della segatura al posto dell'acqua). E questo vagone è diventato la nostra sistemazione per i primi due giorni.

Si tratta di giorni di festa familiare: ci sono figli, nipoti, fratelli e relative famiglie, provenienti da ogni parte della Francia e dall'estero per festeggiare i compleanni di due dei bambini che compiono entrambi dieci anni. Ci aspettano mangiate e bevute come non ci fosse un domani.

Puy Doré
Durante questi due giorni, per provare le biciclette, insieme al nostro amico A. facciamo un giretto (alla fine del quale conteremo circa 26 km) che ci porta prima a Pescalis, un'area attrezzata per la pesca dove si tiene un bel mercato domenicale, e poi a Moncoutant, dove compriamo un numero imprecisato di baguette al forno. Per smaltire le mangiate e le bevute del pranzo e della cena, in serata facciamo una passeggiata verso il vicino paesino di Courlay e godiamo di un tardo tramonto spettacolare.

1° tappa: Puy Doré - Parthenay (48 km)

La voie verte
La mattina della nostra partenza per il viaggio in bicicletta tuona e piove e, nell'incertezza se partire o meno, quando alla fine decidiamo di andare partiamo senza praticamente salutare nessuno. A. ci accompagna per il primo tratto, fino a prendere la voie verte, la pista ciclabile realizzata sul tracciato di una ferrovia dismessa. Proprio in questo tratto si rompe il pedale della bici di S. cosicché A. torna a casa a prenderne un altro (per fortuna ha una bici elettrica!).

Chateau de Tenessus
Con la bici risistemata, ripartiamo da Chapelle Saint Jacques e percorriamo un lungo tratto di voie verte fino alla deviazione per il castello di Tenessus, mentre nel frattempo il cielo si è aperto e comincia a fare caldo. Arrivate a Tenessus facciamo una sosta per vedere il castello dall'esterno e anche per rifocillarci.

Stradine di Parthenay
Da qui, dopo una decina di chilometri, siamo a Parthenay, al Grand Logis, il nostro hotel ospitato da un edificio del Seicento molto bello e con un giardino che affaccia sul quartiere medievale della città, dove prendiamo posto in una stanza enorme (50 mq) dove c'è addirittura un piccolo oratorio per pregare!

Stradine di Parthenay
Parthenay ha una cittadella fortificata il cui ingresso è la porte St Jacques: la città era una tappa importante per i pellegrini durante il cammino verso Santiago e per questo il simbolo della conchiglia è praticamente onnipresente.

Lungo la via principale che sale dalla porta verso il centro si possono ammirare molte case medievali "a colombage", ossia con i tralicci in legno a vista. Per la cena a Parthenay fatichiamo un po' a trovare un ristorante aperto e alla fine optiamo per Les sentiers des saveurs, che - come ci dirà il proprietario del logis - è uno dei migliori della città.

2° tappa: Parthenay-Coulon (56 km) 

Dopo le chiacchiere del gestore del Logis a colazione e un po' di spesa per il nostro pranzo, partiamo un po' tardi da Parthenay e andiamo a prendere la pista ciclabile che parte dall'Eglise Saint Pierre, La Francette, e per un po' la seguiamo anche se è un continuo saliscendi che, combinato con il caldo sempre più intenso, è piuttosto mortale. L'idea è di seguire la pista fino a Champdeniers, poi ci accorgiamo che allungheremmo parecchio e allora ci affidiamo a Google Maps.

Lungo la vélo Francette
Il percorso indicato è certamente più breve, anche se il saliscendi non ci viene risparmiato e di tanto in tanto finiamo in strade sterrate e con la ghiaia non proprio semplicissime da percorrere e un po' pericolose (come può ben testimoniare S. che si è salvata per un pelo dalla caduta!). Il caldo aumenta e non troviamo un posto all'ombra dove fermarci a mangiare; la nostra pausa sarà dunque sul gradino di una casa a La Vergiere per poi ripartire subito e fare il più rapidamente possibile gli ultimi 25 km che ci porteranno a Coulon (non senza prima aver attraversato anche delle strade chiuse a causa dei lavori dove oltre a mettere i piedi e le ruote nel catrame fresco veniamo rimproverate dagli operai!).

Coulon
L'albergo di Coulon, Au Marais, si trova direttamente su uno dei canali che caratterizzano questa zona chiamata Marais Poitevin (detta anche la Venise verte), un'area bonificata in cui è stata realizzata una rete di canali navigabili molto suggestivi. Ci piacerebbe fare la gita in barca sui canali, ma l'ultima è appena partita, cosicché restiamo in stanza al fresco a vedere la partita della nazionale femminile italiana di calcio. A cena andiamo al ristorante accanto all'albergo, la Pigouille, che offre anche rane e anguille (piatti tipici del luogo), ma noi optiamo per le più classiche moules marinieres e per del pesce al forno con contorni di verdure. Durante la passeggiata post-cena abbiamo modo di verificare che il paese di Coulon, pur essendo molto piccolo, è molto gradevole e offre scorci serali sul canale molto suggestivi.

3° tappa: Coulon-La Rochelle (in realtà ci fermiamo a Marans) (42 km)

Marais Poitevin
Nella tappa di oggi attraverseremo la riserva naturale del Marais Poitevin prima di deviare verso la nostra destinazione finale che è La Rochelle. Il percorso è molto bello e rilassante (con paesaggi gradevoli e nessun saliscendi, perché costeggiamo un canale), ma fin dal principio si capisce che oggi è una giornata strana.

Fermandomi su un ponticello per fare una fotografia, il tappo dell'obiettivo si stacca e cade nello spazio tra due assi finendo in acqua. Tra tanti posti dove poteva capitare e dove sarebbe stato recuperabile, accade proprio nel posto peggiore! Ma l'episodio, poco importante, viene rapidamente dimenticato.

Marais Poitevin
Solo che a circa un chilometro da Marans, da dove prenderemo la deviazione per La Rochelle, io foro. Una scocciatura che fa perdere tempo ma che di solito gestiamo agevolmente. Peccato che ci accorgiamo che la pompa che abbiamo dietro - in teoria universale - non è adatta a gonfiare la camera d'aria della mia bici e quindi non sappiamo come fare. Finalmente passano due signori in bicicletta cui chiediamo aiuto. Loro hanno la pompa adatta e così completiamo l'operazione di sostituzione della camera d'aria. Si riparte! Dopo pochi metri però la ruota è di nuovo a terra e noi non abbiamo altre camere d'aria e soprattutto siamo un po' disperate. A quel punto accettiamo volentieri l'offerta di A. di anticipare la loro partenza verso La Rochelle e fare una deviazione a Marans per recuperarci.

Verso Marans prima di forare
Ci avviamo a piedi verso Marans dove ci consoliamo con una bibita fresca e uno spuntino. Intanto arrivano A. e D. con il camper, carichiamo tutto e in breve siamo a La Rochelle, dove siamo alloggiate per la notte in una barca a vela ormeggiata al porto. In attesa del proprietario che ci deve dare le chiavi e spiegare tutto, A. fa un primo tentativo di riparare la camera d'aria, ma ben presto si accorge che è crivellata di buchi a causa di un chiodo da tappezziere che si è infilato nella ruota. Toccherà comprare un'altra camera d'aria e cambiarla dopo aver tolto il chiodo.

Intanto noi abbiamo preso possesso della barca (piccolina ma confortevole) dove decidiamo di portare le biciclette per non rischiare il furto. Però subito dopo aver fatto una sudata clamorosa per caricarle a bordo, veniamo avvisate che le bici non si possono portare sulla barca e che eventuali segni di pneumatici determineranno una multa. E così eccoci di nuovo a tirare giù le bici e portarle fuori dal porto, e poi a pulire tutta la barca per non lasciar nemmeno un segno di pneumatico. Alla fine siamo distrutte. Doccia negli spazi comuni del porto e poi ci dirigiamo al centro storico di La Rochelle con il suo ingresso fortificato dal mare.

La Rochelle
La città è molto bella e offre moltissime cose da vedere e visitare, ma con la "canicule" che ancora si fa sentire nel tardo pomeriggio è difficile stare in giro tranquille. La sera andiamo a mangiare nel posto che ci ha consigliato il proprietario della barca, La Marée, dove effettivamente mangiamo un'ottima cena di pesce. Al ritorno la vista al tramonto e notturna sulla città è molto suggestiva, e non ci lasciamo sfuggire la possibilità di fare qualche foto. Arrivate alla nostra barchetta, c'è ancora un caldo assurdo, soprattutto dentro, così per addormentarmi mi metto fuori e solo a un certo punto della notte mi sposto sottocoperta.

4° tappa: La Rochelle - La Flotte en Ré (21 km)


Plage de l'Arnérault, La Flotte en Ré
Si riparte da La Rochelle nella direzione dell'Ile de Ré. Oggi la tappa è molto breve, nondimeno il caldo che fa e  l'attraversamento del lungo ponte che collega l'isola alla terraferma fanno sì che non si tratti di una passeggiata di relax. In ogni caso, e nonostante la partenza tarda, in tempi piuttosto brevi siamo al nostro albergo, Le Francais, nel paese di La Flotte en Ré, che si rivelerà essere uno dei paesi più carini dell'isola.

Nel pomeriggio c'è anche il tempo di un bagno alla spiaggia del paese, l'Arnerault, dove la marea si sta abbassando a vista d'occhio e ben presto la gente smetterà di fare bagni per raccogliere i frutti di mare che restano scoperti dall'acqua che si ritira. La sera abbiamo appuntamento con i nostri amici A. e D. insieme al loro ospite per un aperitivo nella piazzetta del paese e poi cena al ristorante di pesce del nostro albergo dove per la prima volta nella mia vita assaggio le ostriche (prima non ne avevo avuto il coraggio!) e.... mi piacciono!!!!

Il nebbione sull'Ile de Ré
5° tappa: tour circolare all'Ile de Ré fino al Phare des Baleines e ritorno (52 km)

La mattina quando ci alziamo il cielo è azzurro e il sole splende, quindi temiamo che ci attenda un'altra giornata di "canicule". Però nel tempo che facciamo colazione e siamo pronte a partire, si è alzato dall'oceano un nebbione pazzesco e un vento fresco, quasi freddo, al punto che ci vuole la giacca a vento in bicicletta. La destinazione è il Phare des baleines; di percorsi ciclabili per arrivarci ce ne sono diversi (l'isola è totalmente ciclabile), noi decidiamo di fare quello che costeggia a ovest l'oceano, nonostante il vento contrario che sappiamo attenderci.

La scala a chiocciola del Phare des baleines
Passiamo per il capoluogo dell'isola, St Martin de Ré, con i suoi bastioni e le sue fortificazioni, e poi per altri paesini come Ars en Ré e St Clement des Baleines. Durante il percorso attraversiamo un paesaggio lagunare dove non mancano le saline e i venditori di sale (persino dei punti vendita autogestiti) e gli uccelli tipici di questi ambienti. Arriviamo al faro all'ora di pranzo, compriamo qualche souvenir e mangiamo qualcosa, poi facciamo una passeggiata sulla spiaggia e saliamo sul faro, da dove si gode una vista molto bella sull'isola e si possono abbracciare in un solo sguardo le due coste, nonché l'infinità dell'oceano. Il tempo di un caffè e ripartiamo per rientrare a La Flotte.

La torre dietro il phare des baleines
Alla fine percorriamo 52 km senza neanche accorgercene. Prima di cena facciamo una passeggiata nel nostro paesino e un giro al supermercato locale (cosa che nei miei viaggi all'estero è una tappa obbligata! Questa volta riuscirò anche a rompere un barattolo di marmellata di lamponi), poi ceniamo alla Poissonnerie du Port, dove riprendiamo ostriche e coquillage ora che ci ho preso gusto. Qui riassaggeremo un piatto tipico della zona, che avevamo mangiato già a La Rochelle, la brandade de morue, una specie di pasticcio di baccalà e patate che ha la consistenza del baccalà mantecato veneto.

6° tappa: La Flotte en Ré- Puy du Fou-Mortagne sur Sevre (primo tratto in macchina, poi in bicicletta 17,5 km)

Le saline sull'Ile de Ré
Dovete sapere che quando A. ci ha proposto questo viaggio in bicicletta ha sempre incluso nella nostra settimana come una tappa obbligata un giorno a Puy du Fou. Già prima di partire, cercando su Internet il Grand Parc per fare il biglietto ci eravamo chieste come mai ritenesse questa una destinazione così importante, ma ci siamo fidate. E oggi è il gran giorno! A. e D. ci vengono a prendere col camper e ci portano a Puy du Fou, dove mentre scarichiamo le biciclette e loro vanno via verso casa, noi vediamo decine e decine di pulmann da cui scendono migliaia di persone.

Dopo aver legato per bene le biciclette, aver fatto la fila per entrare e aver lasciato le borse al deposito, iniziamo il nostro giro sotto una calura inverosimile e in mezzo a una folla spaventosa che aumenta sempre di più di minuto in minuto. Praticamente Puy du Fou è un parco divertimenti in cui ci sono attrazioni e spettacoli ispirati alla storia francese e non solo. Alcune attrazioni sono visitabili sempre, altri spettacoli sono a orari fissi. Tentiamo inizialmente di andare a vedere quello sui vikinghi ma quando arriviamo è già al completo.

Per le strade dell'Ile de Ré

Capiamo che di questi spettacoli riusciremo a vederne al massimo uno e scegliamo di andare a Le Bal des Oiseaux Fantômes: attesa sotto il sole in fila per entrare, attesa sotto il sole nel grande stadio dove si tiene lo spettacolo, ma alla fine riusciamo a vedere questa rappresentazione che, sulla base di una storia di cavalieri, è soprattutto un'esibizione di grandi uccelli (falchi, aquile, cicogne ecc.) e dei falconieri che ne governano i percorsi. Affascinante e anche un po' inquietante, perché questi grandi uccelli spesso passano radenti sulla folla.
Delle attrazioni visitabili a ciclo continuo vediamo Le Mystère de La Pérouse, ispirato alla storia di un esploratore e ai suoi viaggi in mare (molto bello!), Les amoureaux de Verdun (la storia di due innamorati, uno dei quali combatte in trincea durante la prima guerra mondiale), e Le Premier Royaume (che racconta la storia del primo re cattolico francese, Clovis). A questo punto però non ne possiamo veramente più, tra caldo e mandrie di persone sudate che sciamano da una parte all'altra del parco e invadono qualunque spazio. Cosicché cerchiamo un posto sul prato all'ombra e ci sdraiamo lì prima per riposarci e poi per vedere la partita della nazionale femminile di calcio (purtroppo sconfitta dall'Olanda!).

Pecore "nere"
Al termine della partita siamo pronte a riprendere le biciclette e a dirigerci al Logis des Treize Vents, che si trova a Mortagne sur Sevre. Mentre ci muoviamo in quella direzione ci rendiamo conto che ci stiamo allontanando dalla nostra meta di domani e ci chiediamo come mai A. abbia prenotato questo albergo. Ci confesserà il giorno dopo che la sua intenzione era di farci dormire al paese di Treize Vents, e che trovando questo logis aveva pensato che fosse appunto nel paese, salvo poi scoprire che era da tutt'altra parte.

I diciassette chilometri che ci separano dal Logis sono impegnativi per i saliscendi e il caldo e quando arriviamo a quello che si presenta come un castelletto senza alcuna insegna non c'è nessuno a cui chiedere la chiave. Dovremo urlare da dietro un cancello oltre il quale si sentono voci di persone che giocano in piscina per attirare l'attenzione di qualcuno e finalmente farci aprire. Il posto è bello, ma è davvero sperduto nel nulla. Per la sera andiamo verso Mortagne a cercare un posto dove mangiare e alla fine ci fermiamo da A comme Alex, un ristorante con un bel patio esterno che alla fine si rivela come il migliore dell'intera vacanza: carpaccio di capesante, pesce spada alla griglia con salsa di melanzane e verdure, formaggi e un dolce di pasta sfoglia e crema al caramello e cioccolato. Tutto ottimo!!

Tornando a Puy Doré
7° tappa: Mortagne sur Sevre-Puy Doré (48 km)

La mattina mi sveglio a causa di un prurito fortissimo sulla schiena e mi accorgo di essere piena di bollicine! Non riesco a capire di cosa si tratti, se punture di insetti oppure una reazione allergica, comunque a parte il prurito per il resto sto bene. Così dopo una bella e abbondante colazione ci mettiamo in sella per tornare verso Puy Doré. Visto che la tappa non è breve e non è in piano, decidiamo di evitare tutte le deviazioni e le stradine secondarie e scegliamo di fare la strada principale, anche perché è domenica e c'è pochissimo traffico. Dopo 3 ore e mezzo di pedalata siamo a Courlay, quindi a soli 3 km da Puy Doré. Qui ci fermiamo al laghetto artificiale per uno spuntino e un riposino, poi ripartiamo. Arriviamo a casa di A. e D. giusto in tempo per aperitivo e cena, entrambi come sempre da loro molto abbondanti. Poi prepariamo le valigie perché è arrivato il momento di partire.

A Puy Doré
La mattina seguente la situazione delle mie bolle non pare migliorata, anzi! E per di più ho uno dei miei attacchi fulminanti di colite. S. è un è po' preoccupata perché oggi ci aspettano due treni, un autobus navetta e un aereo e se continuo ad andare in bagno ogni 5 minuti può essere un problema. Per fortuna l'attacco si risolve nel giro di mezz'ora e quindi posso affrontare il mio viaggio prima un po' rintronata ma col passare delle ore sempre più in forma. Le bollicine invece, quelle me le porterò dietro per settimane, e richiederanno antistaminico e cortisone per attenuarsi. Poi quale sia stata la causa, se l'erba su cui mi sono stesa, i frutti di mare, il caldo e il sudore o altro forse non lo sapremo mai.

Ma intanto anche questa vacanza in bicicletta (in cui i nostri circa 320 km li abbiamo fatti!) è finita e - sono sicura - passerà pure questa agli annali.

Qui altre foto della vacanza su Behance.