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lunedì 18 ottobre 2021

Compleanno / di e con Enzo Moscato. Teatro India, 30 settembre 2021

Da quando anni fa io e F. abbiamo scoperto Annibale Ruccello e la nuova drammaturgia napoletana, abbiamo cercato di recuperare quanto più ci è stato possibile, compatibilmente con l'offerta teatrale romana.

La conoscenza di Ruccello e delle sue opere ci ha portate dritte dritte a un altro grande autore, anzi il capofila del nuovo teatro napoletano, Enzo Moscato.

Grazie a questi due mostri sacri, il primo morto troppo giovane, in un incidente stradale a 30 anni, il secondo ancora in attività, abbiamo imparato a esplorare e apprezzare il teatro napoletano contemporaneo nelle sue diverse declinazioni, passando per alcune opere di Giuseppe Patroni Griffi fino ad arrivare a Manlio Santanelli.

E così ora come ora non appena leggiamo uno di questi nomi nei cartelloni dei teatri romani cerchiamo di non mancare all'appuntamento. Come potevamo dunque perdere Compleanno, il testo scritto da Enzo Moscato pochi mesi dopo la morte di Ruccello, e messo in scena la prima volta nel 1992?

La presenza nel pubblico di Giorgio Barberio Corsetti, già direttore del Teatro di Roma, è un'ulteriore conferma del fatto che Compleanno è uno spettacolo da non perdere.

Si tratta sostanzialmente di un monologo, preceduto però da una breve introduzione recitata da un giovane - forse il fantasma di Ruccello? - che riflette sulla morte e su cosa significa morire giovani.

La scenografia è fatta di una sedia vuota ricoperta di veli rossi e di un banchetto decorato in maniera kitsch. Il giovane che introduce la pièce lascia sparse sul palco cinque rose, che richiamano immediatamente una delle opere più famose di Ruccello (Le cinque rose di Jennifer). Da dietro le quinte arriva Moscato, con una maglietta con la scritta "Life's a bitch and then you die" e una torta con le candeline in mano.

Siamo - come spesso nella nuova drammaturgia partenopea - in un qualche basso napoletano, tra trans e femminielli, quel mondo dolente ed emarginato, ma anche ricco di umanità e ironia, tanto amato da Ruccello e Moscato. Si prepara una festa di compleanno in absentia e questi preparativi sono accompagnati da un flusso di parole, in lingue diverse, inframmezzate da spezzoni di canzoni (Suzanne Vega, i Gipsy King, Donatella Rettore), e tutto questo si trasforma a tratti in cantilena o in filastrocca, attraverso la ripetizione quasi ossessiva.

Dietro queste parole e la loro solo apparente leggerezza in alcuni passaggi si percepisce dal principio alla fine un dolore con cui non si riesce a fare i conti e che solo per poco non si trasforma in dramma autoinflitto. Un dolore che alla fine si trasforma in commozione, non solo per l'artista sul palco ma anche per un pubblico che sente una presenza forte anche lì dove la persona non c'è fisicamente.

Il lungo applauso finale è liberatorio, e non è solo un riconoscimento della bravura di Moscato, ma anche un rito collettivo di elaborazione di un lutto che si fa fatica ad accettare e anche di una vita che - come dice il giovane nel prologo - più è lunga e più ti mette di fronte alla perdita e all'inevitabile declino, in un paradosso insolubile proprio dell'essere umano in quanto essere cosciente di sé stesso.

Voto: 4/5

mercoledì 4 novembre 2020

Scannasurice / Enzo Moscato. Teatro Vascello, 22 ottobre 2020

Dopo aver visto Regina Madre al Piccolo Eliseo, cercando in rete notizie sull'inteprete Imma Villa e sul regista Carlo Cerciello, io e F. ci eravamo imbattute in un altro spettacolo che riproponeva la medesima coppia di regia e protagonista. Si trattava appunto di Scannasurice. Da quel momento avevamo cominciato a cercarlo nelle programmazioni romane fino a quando non lo abbiamo individuato nel calendario del Teatro Vascello a marzo 2020. 

Abbiamo preso subito il biglietto ma poi è successo quel che è successo (e che ancora sta succedendo) e tutto è saltato.

In questa breve finestra temporale in cui i teatri avevano iniziato a riavviare la programmazione (prima del nuovo DPCM che li ha nuovamente obbligati alla chiusura) Scannasurice è ricomparso al Vascello e sono riuscita a vederlo nell'ultima settimana prima delle chiusure.

Scannasurice appartiene a quel momento d'oro del teatro napoletano che sono stati gli anni Ottanta (è infatti un testo del 1982) ed è opera di Enzo Moscato, un drammaturgo vivente che proprio negli anni Ottanta andò a popolare la vivace scena teatrale napoletana.

Protagonista di questo monologo è un travestito che abita nei bassifondi dei quartieri spagnoli, popolati di topi, e vive prostituendosi. A questo personaggio Enzo Moscato regala un monologo che alterna trivialità e lirismo, concretezza e magia, e che la straordinaria Imma Villa interpreta con grande maestria, non solo attraverso le parole, ma con una fisicità perfettamente coerente.
Verso il suo personaggio lo spettatore prova a seconda dei momenti ribrezzo, compassione, affetto, partecipazione. 

Scannasurice racconta lo stato di paura e di incertezza determinato da un terremoto reale, quello di Napoli del 1980, ma anche da un terremoto interiore che di fronte alla ricerca di un'identità e di una via di uscita vede il protagonista soccombere a un destino che sembra già scritto.

Voto: 3,5/5