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lunedì 21 ottobre 2024

Iddu - L'ultimo padrino

Al Greenwich c’è l’anteprima del nuovo film di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, registi siciliani al loro terzo lungometraggio dopo Salvo e Sicilian ghost story. La loro cinematografia si conferma fortemente radicata nella loro terra di origine, e infatti anche in questo film i due portano sullo schermo una storia fortemente siciliana, che però ha avuto un’eco nazionale importante, ossia la storia di Matteo Messina Denaro.

Al termine del film, durante il Q&A a cui partecipano oltre ai due registi anche gli attori Toni Servillo, Barbora Bobulova, Daniela Marra, Betty Pedrazzi e Pino Tumino, nonché Colapesce che è autore della colonna sonora, Grassadonia e Piazza raccontano di aver iniziato a lavorare a questo film prima che Messina Denaro venisse arrestato, studiando la documentazione esistente e in particolare alcuni pizzini di cui si conosceva il contenuto, e cercando di ricostruire la personalità del boss. Fin da allora avevano deciso di calcare la mano sul ridicolo per evitare qualunque mitizzazione del protagonista e anche per mettere meglio in evidenza una serie di dinamiche che ruotavano intorno al boss e che più in generale sono tipiche della realtà siciliana e dell’Italia tutta. Quando poi Denaro è stato arrestato, dopo trent'anni di latitanza, e si è scoperto che per tutto il tempo o quasi il boss aveva vissuto a pochi metri da una caserma dei carabinieri, la storia ha in un certo senso dato ragione e confermato – qualora ce ne fosse stato bisogno – l’approccio scelto dai registi.

Iddu racconta la storia dell’ultimo padrino (interpretato da Elio Germano) in maniera parzialmente indiretta, ossia attraverso la figura di Catello Palumbo (Toni Servillo), ex preside, ma anche ex sindaco del paese, che è un maneggione locale, molto legato al sistema mafioso e in particolare al padre di Matteo e che si è fatto sei anni di carcere proprio per questo.

Dopo essere tornato a casa e aver preso consapevolezza che tutte le sue fortune sono sfumate, Catello accetta di collaborare con i servizi segreti e la polizia per arrivare al boss.

Ma in questo mondo nessuno è esattamente quello che sembra, e tutti in qualche modo giocano su più tavoli, tentando di ottenere un proprio tornaconto personale. Chi è troppo onesto, o troppo ingenuo, finisce per soccombere e avere la peggio.

Iddu è un film ben sceneggiato e ben fatto: si lascia seguire con interesse e attenzione e riesce ad alternare con grande naturalezza momenti di grande tensione e momenti di leggerezza, così come malvagità e umanità. La colonna sonora di Colapesce fa bene il suo dovere a supporto di questo impianto.

Gli attori si calano adeguatamente nei loro ruoli e tutti riescono a risultare credibili anche come siciliani trapanesi, aspetto al quale i registi tenevano moltissimo. Devo però dire che i singoli personaggi li ho trovati tutti un po’ monocordi, abbastanza riconoscibili nella loro macchietta, fors'anche perché - in quello che è rappresentato volutamente come un teatrino - inevitabilmente ci sono delle maschere, ma anche perché alcuni di loro (vedi Servillo, ma ormai sempre di più anche Germano) tendono a fare sempre lo stesso personaggio, e paiono portarselo dietro di film in film al punto che, persino quando sono sé stessi (vedi Servillo nel dibattito finale), sembrano i loro personaggi.

Comunque un film di tutto rispetto, e non si può che concludere dicendo "Ce ne fossero di film italiani così!".

Voto: 3/5


mercoledì 16 settembre 2015

La distanza / Colapesce e Baronciani

La distanza / Colapesce e Baronciani. Milano: Bao Publishing, 2015.

Il graphic novel dell'inedita coppia Colapesce (al secolo Lorenzo Urciullo) e Alessandro Baronciani è una storia fortemente caratterizzata sia sul piano geografico che su quello generazionale.

La distanza è, infatti, la storia di Nicola, un trentenne o poco meno, che vive in Sicilia e che alla Sicilia sente di appartenere fortemente. Il protagonista ha una storia a distanza con una ragazza che vive a Londra. È estate e Nicola si appresta a partire per raggiungere la sua fidanzata, ma decide di colmare la distanza tra lui, che sta nel sud della Sicilia, e l'aeroporto di Palermo facendo alcune tappe, tra cui quella all'Ypsigrock, un evento musicale a Castelbuono cui vorrebbe partecipare insieme all'amico Piero.

Il caso gli metterà davanti Francesca prima, e poi la sua amica francese Charlotte, e l'inedito trio inizierà un vero e proprio tour della Sicilia che li porterà a Marzamemi, a Pantalica, a Noto, poi a Catania. Durante questo viaggio le cose prenderanno pieghe inaspettate e confuse, e Nicola si ritroverà da solo al concerto di Castelbuono.

Arrivato a Punta Raisi, dovrà prendere delle decisioni e fare una scelta, percependo tutta la precarietà della propria esistenza, delle proprie emozioni e dunque della vita sentimentale (che si può sintetizzare in questa ironica riflessione: "Mia nonna ha aspettato sette anni mio nonno senza sapere se fosse morto in guerra; oggi un cellulare lasciato in bagno per mezza giornata può mettere in crisi una storia").

Da un punto di vista grafico, il segno di Alessandro Baronciani è elegante e preciso, dai colori pastellati e i contorni marcati. La composizione della pagina è originale, quasi cinematografica, sia perché in alcune vignette sembra di guardare delle riprese, sia perché l'impianto narrativo e la composizione in parti ricorda l'articolazione di un film.

Qua e là il racconto è punteggiato di citazioni più o meno famose che hanno a che fare con la Sicilia o con le donne, e in alcuni casi mettono insieme entrambi questi concetti.

In ogni pagina si respirano i profumi dell'estate e si ha la sensazione di sentire il sole sulla pelle. Né mancano frammenti di colonna sonora scelti accuratamente dai due autori, accomunati dalla stessa passione per la musica.

Nicola e anche le figure femminili che lo circondano sono dei credibilissimi testimoni non solo di un'età della vita, ma anche di un'epoca. Sono i trentenni di oggi, istruiti (e spesso andati via dall'Italia: ben due personaggi nell'albo), ironici e cinici al contempo, pieni di interessi e di passioni, legati alla loro terra e alle loro origini, ma anche capaci di vederne tutti i limiti, desiderosi di sentimenti stabili, ma anche alla ricerca continua di emozioni, intenti a riempirsi la vita di cose e di pensieri perché incapaci di gestire le pause, i vuoti, i momenti declinanti, resi insicuri dall'impossibilità di guardare con fiducia al futuro e non solo per limiti oggettivi e di contesto, ma anche per una soggettiva e generazionale adesione al "qui e ora".

Il risultato è un graphic novel caratterizzato da ironia, sensibilità e profondità, ma anche un po' ammiccante e piacione, due caratteristiche che forse sono anch'esse molto rappresentative di questa stessa generazione.

Voto: 3,5/5