venerdì 20 marzo 2026

Orlando / regia di Andrea De Rosa. Teatro Vascello, 7 marzo 2026

Nel fine settimana in cui quest’anno cade la Giornata internazionale della donna, me ne vado al teatro in solitudine (ma la cosa mi disturba poco, essendo io una che quando vuole fare una cosa la fa a prescindere dalla compagnia) a vedere lo spettacolo Orlando, per la regia di Andrea De Rosa, interpretato da Anna Della Rosa.

Lo spettacolo è tratto dal capolavoro di Virginia Woolf, anche se la scelta drammaturgica di Fabrizio Sinisi è quella di interpolare il testo del romanzo con il testo di alcune delle lettere della Woolf a Vita Sackville-West (a partire dalla traduzione di Nadia Fusini che di queste è stata pubblicata nella raccolta Scrivi sempre a mezzanotte). Ne viene fuori un monologo che mette chiaramente in evidenza il rapporto tra vita e letteratura e che svela la natura di Orlando come straordinaria e modernissima lettera d’amore a Vita, e certamente anche alla vita.

Quando entro in sala, Anna Della Rosa è già sul palcoscenico, seduta sotto un grande tronco di quercia, su un prato verde. Di lì a qualche minuto saremo trascinati dalla sua voce e dalla sua fisicità nel mondo di Orlando, il protagonista del romanzo omonimo, vissuto quattrocento anni, prima come uomo e poi come donna, ma entreremo anche nella pelle di Virginia, nei suoi desideri e nei suoi stati d’animo, di esaltazione e di disperazione, mentre dall’alto cadono non foglie, ma pagine bianche tutte da scrivere.

Perché la scrittura è l’antidoto al tempo che passa, è il veicolo dei sentimenti, è la sublimazione della condizione umana, quello che ci fa vivere e ci sopravvive.

Sono catturata dalle parole di Virginia Woolf e dalla bella interpretazione di Anna Della Rosa, e ogni volta sono colpita dalla modernità della sua scrittura e delle emozioni che trasuda e che comunica a distanza di ormai cento anni.

E ogni volta penso alla sua morte e mi chiedo se la letteratura compensi l’infelicità della vita, ovvero nei sia la sua naturale conseguenza.

Voto: 3,5/5

3 commenti:

  1. Ciao Anna.
    Ho visto diversi spettacoli con la regia di Andrea De Rosa.
    Ma non ho visto lo spettacolo di cui tu hai parlato. L'altro ieri sono andato al teatro Mercadante di Napoli per assistere allo spettacolo IL BERRETTO A SONAGLI con Silvio Orlando, regia di Andrea Baracco. La spiegazione del titolo (se mai ce ne fosse bisogno) ci ricorda che “berretto a sonagli” è il cappello del buffone di corte e che l’oggetto assume qui una funzione di metafora. Se la verità venisse detta, tutti dovrebbero indossare questo berretto, perché la società vive di ipocrisie condivise.
    La vicenda ruota attorno a Ciampa, interpretato da Silvio Orlando, uno scrivano onesto e apparentemente dimesso. L’uomo lavora per il Cavalier Fiorica, marito di Beatrice, una donna convinta che il consorte la tradisca proprio con la moglie di Ciampa. Accecata dalla gelosia e dal desiderio di smascherare l’inganno, Beatrice organizza una trappola per sorprendere i due amanti. Quando lo scandalo diventa pubblico, Ciampa si trova al centro della vicenda. Giunti a questo punto
    tutti si aspettano una reazione violenta o vendicativa. Invece l’uomo sorprende tutti con un ragionamento lucido e spiazzante. Spiega che nella vita ogni individuo indossa tre “corde”: quella seria, quella civile e quella pazza. Se la società lo costringesse a togliersi il suo “berretto a sonagli”, cioè la maschera dell’uomo che accetta l’umiliazione pur di mantenere l’equilibrio sociale, allora sarebbe costretto a reagire davvero, con conseguenze imprevedibili. La soluzione che propone è crudele ma logica: per salvare l’apparenza e la pace collettiva, sarà Beatrice a essere dichiarata pazza. Così la verità resta nascosta e l’ordine sociale può continuare a esistere.
    La compagnia funziona come un ingranaggio preciso. Gli attori costruiscono un equilibrio credibile tra ironia e tensione. I dialoghi scorrono con ritmo e naturalezza, lasciando emergere l’ambiguità e il sarcasmo del testo. Alla fine lo spettacolo si chiude tra applausi prolungati. Un successo meritato che dimostra ancora una volta quanto il teatro di Pirandello sappia parlare al presente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ho visto lo spettacolo di cui parli. Grazie della tua recensione. Carmine, credo che sei pronto a mettere su un tuo blog di recensioni teatrali!! 😊

      Elimina
    2. Grazie per le belle parole.

      Elimina

Lascia qui un tuo commento... Se non hai un account Google o non sei iscritto al blog, lascialo come Anonimo (e se vuoi metti il tuo nome)!