giovedì 14 maggio 2026

Il fuoco che ti porti dentro / Antonio Franchini

Il fuoco che ti porti dentro / Antonio Franchini. Venezia: Marsilio, 2024.

Ricevo questo libro in regalo a Natale da S., un’amica dei cui gusti letterari mi fido molto. E dunque, nonostante ultimamente io legga pochissimi romanzi italiani, decido di fare una pausa dalle mie letture di autori provenienti da altri posti del mondo per dedicarmi a questo libro.

Non conoscevo Antonio Franchini e leggendo qua e là me ne faccio un’idea piuttosto composita, e probabilmente se ne avessi letto prima non mi sarei decisa a comprare un suo libro.

Il fuoco che ti porti dentro non è propriamente un romanzo, bensì un memoir che lo scrittore dedica alla figura di sua madre, Angela Izzo, una persona le cui caratteristiche e la cui storia ne fanno però un personaggio davvero romanzesco.

Franchini, fin dalle prime battute del libro, prende le distanze da sua madre, dicendo che “puzza”, concetto che sarà ribadito altre volte nelle pagine successive.

E questa è solo la premessa del ritratto di una persona strabordante, eccessiva e testarda, che è la madre dello scrittore. Una donna appartenente a una certa generazione e a una certa tipologia di donne del sud che chi proviene da quelle terre conosce molto bene: donne – di solito madri - che fanno della polemica e del conflitto col mondo la loro cifra distintiva, spesso altra metà di una coppia con mariti piuttosto miti o comunque mediamente molto silenziosi.

Angela Izzo ce l’ha con tutto e con tutti, è capace di profondissimi odii, ma anche di riprendere da un giorno all’altro i rapporti con persone che fino a poco prima ha ricoperto di insulti. È diffidente, sospettosa, pensa sempre che il mondo la voglia fregare, si sente vittima del tradimento di tutti, anche di quello dei suoi figli, che non sono autorizzati a fare scelte che lei non condivida.

Non ho potuto fare a meno di riconoscere in questa donna tanti tratti di mia madre, per quanto forse meno eclatanti e probabilmente meno pubblici, e mentre leggevo mi confermavo nell’idea, che in parte avevo già maturato nel corso degli anni, che probabilmente alcune caratteristiche, oltre e più che caratteriali, sono espressione di una mentalità, di una provenienza, di una generazione.

E come lo scrittore, anche io nel tempo, soprattutto dopo che sono andata a studiare fuori di casa e a poco a poco ho costruito la mia vita al di fuori della famiglia di origine, mi sono resa conto che molto di quello che avevo dato per scontato e che pensavo fosse inevitabile era solo una dei mille modi possibili di essere e che avevo la possibilità di cercare il mio modo di essere, forse per certi versi poco meridionale, e anche un po’ refrattario a una certa forma di meridionalità.

E non a caso il memoir di Franchini non è solo il racconto di una madre e del rapporto tra una madre e un figlio, ma anche del rapporto tra Sud e Nord, in senso non esclusivamente geografico, ma anche concettuale e culturale.

Cosicché quando Angela si trasferisce a vivere a Milano, dove il figlio vive da tempo (e anche sua sorella con famiglia), le parti si invertono e si capovolge il rapporto tra normalità e deviazione dalla normalità, che è poi sempre e soltanto culturale e soggettiva.

In definitiva, non mi aspettavo molto e invece l’ho trovato un gran libro, innanzitutto per una scrittura di alto profilo, in secondo luogo perché è riuscito ad entusiasmarmi senza farmi empatizzare del tutto né con la protagonista né con la voce narrante, in terzo luogo perché è riuscito a far passare il concetto che il rapporto con le nostre madri è imprescindibile e un legame profondo è inevitabile anche se si nasconde nelle pieghe del disprezzo e talvolta dell’odio.

Voto: 3,5/5

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