martedì 10 marzo 2026

Dead man’s wire = Il filo del ricatto

Arrivo al cinema per vedere il film di Loznitsa Due procuratori in lingua originale; chiedo il biglietto, scelgo il posto, chiedo in che sala è e, dopo una breve pausa, mi siedo in una sala semivuota che rapidamente si riempie. Iniziano i trailer pubblicitari e poi parte un film in inglese che evidentemente non è Due procuratori ma Dead man’s wire.

Sinceramente, ad oggi non so bene cosa sia successo: al botteghino hanno capito male? Ho fatto io casino con la sala (ma sul mio biglietto ho visto poi che c’era scritto proprio Dead man’s wire)? Resta la stranezza del fatto che nella programmazione non c’era la proiezione di questo film in VOS alle 19,25, ma solo alle 21,30, e dunque davvero boh!

Comunque, visto che il film di Gus Van Sant era l’altro in lizza per la mia serata cinematografica in solitudine, dopo un primo momento di sconcerto mi metto comoda a seguire la storia – vera – di Tony Kiritsis (interpretato da un magnifico Bill Skarsgård).

Siamo nel 1977. Tony vive da solo, pur provenendo da una famiglia numerosa, e si diletta di investimenti immobiliari, per i quali si appoggia ad una società che si occupa di mutui, la Meridian Mortgage Company.

Peccato che il terreno che ha comprato e che si presentava come un ottimo investimento, in quanto potenzialmente perfetto per la costruzione di un centro commerciale, non solo non gli garantisce il guadagno sperato, ma gli causa un enorme debito nei confronti della società che gli ha concesso il mutuo.

Tony è convinto che il capo di questa società, M.L. Hall (un insopportabile Al Pacino), sia responsabile dell’infausto esito, e che abbia fatto affari a sue spese. Per questo motivo, Tony ha studiato nei minimi particolari la sua vendetta, e quando arriva alla sede della società, non trovando M.L. Hall, decide di prendere in ostaggio suo figlio Richard (Dacre Montgomery). Lo fa collegando il grilletto di un fucile a un filo che è attaccato al collo di Richard, cosicché qualunque movimento inconsulto ne provocherebbe la morte.

Con questo stratagemma, Tony non solo tiene in ostaggio Richard, ma impedisce alla polizia di intervenire e riesce a barricarsi in casa per molte ore e a dettare una serie di condizioni, che vanno dal risarcimento del danno ricevuto alle scuse pubbliche di M.L. Hall che dovrà ammettere di aver agito nel proprio interesse e non in quello del cliente.

Sarà una delle prime vicende di cronaca negli Stati Uniti ad essere totalmente mediatizzata, come lo stesso Tony desidera, affinché tutti sappiano il torto che gli è stato fatto, e le televisioni colgono al balzo l’occasione per fare audience spettacolarizzando l’evento. Intorno alla storia principale si muovono così una serie di storie parallele e secondarie, tra cui quella del conduttore radiofonico Frank Temple che è l’unico con cui Tony accetta di parlare, in quanto lo considera dalla parte del popolo.

Mentre assistiamo a questa vicenda incredibile, non può non venire alla mente la vicenda ben più recente di Luigi Mangione, che ha sparato a Brian Thompson, CEO di una società di assicurazione sanitaria, come parte di un’azione di accusa nei confronti delle società di assicurazione e delle loro pratiche scorrette.

Così come nei confronti di Mangione l’opinione pubblica si è divisa, nel raccontare la storia di Kiritsis, Van Sant favorisce l’empatia verso il protagonista, che oscilla tra una lucidità estrema e l’emergere di tratti da paziente psichiatrico, ma che per tutto il film risulta più umano e a suo modo più simpatico di gran parte degli altri personaggi. Lo stesso Richard Hall verso cui non possiamo non provare compassione – in fondo vittima al posto di suo padre – si rivelerà più avanti parte integrante di quello stesso sistema di sfruttamento capitalistico che Kiritsis intendeva denunciare.

Un film che certamente non annoia, e che punta a parlarci del nostro presente sia rispetto a un capitalismo che si è fatto ben più spietato e aggressivo nei confronti dei più deboli, sia rispetto a una mediatizzazione che a causa dei social media ha raggiunto livelli inimmaginabili nel 1977.

Film ben fatto e ben recitato che però ho trovato poco incisivo, di quelli che tendo a dimenticare piuttosto rapidamente.

Voto: 3/5


2 commenti:

  1. Io l'ho adorato, l'ho trovato uno dei migliori titoli dell'ultima Mostra di Venezia. Non solo dal punto di vista stilistico ma, come dici te, anche per il modo in cui profetizza la futura "mediatizzazione" del mondo... Al Pacino insopportabile ;) ma strepitoso in quei pochi minuti in cui si vede. Skarsgard anche lui bravissimo. Va detto che non solo Van Sant "simpatizza" per Kiritsis: le didascalie finali lasciano intuire che anche la giustizia americana si rese conto che era rimasto vittima di un ricatto da parte della banca. Kiritsis fu assolto per infermità mentale e nessuno potette più togliergli la casa (dove rimase fino alla morte), ma in molti ritennero che questa fu una sentenza costruita "ad hoc" per, in qualche modo, dargli ragione.

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    1. Avevo letto la tua recensione quindi sapevo del tuo apprezzamento. A me è piaciuto da diversi punti di vista ma mi è un po' scivolato addosso... grazie delle informazioni. Non avevo approfondito tutto

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