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mercoledì 20 settembre 2023

A caro prezzo (Bella ciao) / Baru

A caro prezzo (Bella ciao) / Baru. 3 voll. Quartu Sant'Elena: Oblomov, 2021-2023.

Conoscevo già il fumettista francese Baru e avevo già letto alcune sue cose, con interesse alterno. Non sapevo però che Hervé Barulea (il vero nome di Baru) fosse di origine italiana.

Lo scopro attraverso questi tre volumi pubblicati da Oblomov, A caro prezzo (Bella ciao).

I tre volumi prendono spunto da storie familiari - parenti vicini e meno vicini, ma in alcuni casi anche persone al di fuori della cerchia familiare - per raccontare la presenza degli italiani nella storia francese nel corso del Novecento, presenza importante per l'economia del paese, talvolta eroica (per la partecipazione degli Italiani alla guerra accanto ai francesi), ma non sempre ben accetta e tollerata, come accade purtroppo in ogni fase della storia e in ogni luogo quando arrivano persone di diversa provenienza.

Le storie raccontate da Baru scaturiscono in un contesto conviviale di famiglia, nel quale i giovani presenti ascoltano i racconti dei più anziani, racconti che li riguardano direttamente o indirettamente. Di tanto in tanto la narrazione viene interrotta da intermezzi in cui compare lo stesso Baru a raccontare retroscena e modalità di acquisizione di quelle informazioni ed è in questo contesto che talvolta vengono anche riportate e illustrate ricette familiari.

Il volume fa un uso raffinato del colore, dando allo stesso un ruolo preciso nella narrazione, e non a caso gli intermezzi in cui compare l'autore sono in bianco e nero a segnare lo stacco.

Nonostante questo, devo ammettere che ho fatto un po' fatica a seguire tutti i vari elementi narrativi, e talvolta mi trovavo a chiedermi chi fosse il personaggio e se si trattasse di qualcuno già incontrato o di qualcuno di nuovo. Quando al termine del terzo volume compare una specie di albero genealogico illustrato della famiglia di origine di Baru, con molti dei personaggi raccontati nei tre volumi, devo ammettere che ho pensato che avrei preferito avere questo aiuto fin dal principio per non perdermi nella narrazione.

Va detto però che questa è una caratteristica tipica di Baru che normalmente nei suoi fumetti sceglie una strada narrativamente non del tutto lineare e soprattutto poco didascalica, lasciando quasi sempre un ruolo anche al lettore nel riempire i vuoti e nel dare un senso alla narrazione. Ed è, tra l'altro, uno dei motivi per cui la lettura dei suoi fumetti mi risulta in parte faticosa, costringendomi in alcuni casi a effettuare una rilettura.

Sul piano dei contenuti la storia dei rapporti tra francesi e italiani in terra di Francia è di grandissimo interesse e ripropone all'attenzione collettiva temi di stringente attualità, come le migrazioni e il razzismo, che nel tempo cambiano solo protagonisti e destinatari, ma sono sempre presenti. È solo quando una popolazione arrivata dall'esterno diventa "trasparente" (ossia si confonde con quella locale e non viene più notata) che l'integrazione si può dire conclusa, ma di solito questo avviene appunto "a caro prezzo", e tra l'altro per popolazioni che hanno caratteristiche fisiche nettamente differenti spesso non avviene mai.

Sul medesimo tema è uscito un film di animazione, realizzato in stop-motion, dal titolo Manodopera, sul quale a questo punto mi è venuta una certa curiosità.

Voto: 3/5

giovedì 21 gennaio 2016

Povere nullità / Baru; Pierre Pélot

Povere nullità / Baru; Pierre Pélot. Bologna: Coconino Press, 2010.

Sono un'estimatrice di Baru (al secolo Hervé Barulea) e mi sono molto piaciuti alcuni suoi lavori precedenti, come ad esempio Pompa i bassi, Bruno! e Gli anni dello Sputnik.

Trovo affascinanti la sintesi e nello stesso tempo la forza del tratto di Baru, così come apprezzo la sua capacità di raccontare storie scavando nei ricordi ovvero osservando l'universo circostante.

Così quando ho visto in libreria questo albo, non ho esitato ad acquistarlo. In questo caso Baru presta i suoi disegni alla sceneggiatura scritta da un famoso romanziere francese Pierre Pélot.

Ne viene fuori una storia nerissima, al centro della quale c'è un imprecisato paesino di periferia che diventa un vero e proprio teatro degli orrori e palcoscenico delle pulsioni più basse e terribili dell'animo umano.

Il protagonista è Anastase Brémont, una povera nullità, con un'esistenza squallida che si sostanzia di cattive amicizie e di espedienti, fino a quando la sparizione di un bambino down durante una gita non sembrerà aprirgli l'occasione di un riscatto.

Ma in questa storia non c'è catarsi, non c'è spiraglio di speranza e di bellezza.

C'è invece una condanna definitiva per un'umanità che è capace di indicibili brutture per cattiveria o stupidità.

Sappiate che non si esce dalla lettura di questo albo con l'animo sollevato. Anzi il carico emotivo resta per un po' pesante sul cuore.

La vena affettuosa che Baru mostrava negli albi precedenti verso l'umanità risulta schiacciata e annullata dall'incontro con la scrittura di Pélot. E la cosa sinceramente mi è dispiaciuta.

Voto: 2,5/5

giovedì 24 febbraio 2011

Pompa i bassi, Bruno! / Baru

Pompa i bassi, Bruno! / Baru. Bologna: Coconino Press, 2011.

Ultimamente mi sto appassionando alle graphic novels d'autore. Dopo essermi fatta una cultura su Guy Delisle (a proposito, Cronache birmane è esaurito, mi toccherà prenderlo in prestito da qualcuno o in biblioteca), grazie alla generosità di C. entro in contatto con il mondo di Baru.

Baru è lo pseudonimo del fumettista Hervé Barulea, che viene da una terra, la Francia (ma vale lo stesso per il vicino Belgio), in cui il fumetto ha conservato una grande dignità letteraria e i negozi specializzati in fumetti sono ancora molto diffusi.
Qui da noi dobbiamo accontarci di un'offerta risicata che per fortuna viene in parte compensata dalle opportunità di acquistare fumetti in lingua originale su Internet. Perciò, vorrei innanzitutto rendere merito alla Coconino Press, casa editrice specializzata in graphic novels, che si è data l'arduo compito di far conoscere al pubblico italiano il mondo del fumetto di qualità e i lavori dei più importanti autori italiani e stranieri.

E così, in una serata in cui non ho voglia di guardare la tv né di leggere un libro né di vedere un film al computer, inizio a leggere e a divorare con gli occhi Pompa i bassi, Bruno e non vado a dormire prima di averlo finito.

È la storia di Slimane, un ragazzino africano che sogna di fare il calciatore e che - all'inseguimento di questo sogno - arriva come clandestino in Francia. Si imbatterà in una maldestra banda di rapinatori che vorrebbe assicurarsi una vecchiaia felice grazie ad un ultimo, sostanzioso colpo. Ma le cose non andranno esattamente come sperato per tutti.

Di Baru mi piace molto il disegno e soprattutto il colore acquerellato. Mi piace anche il ritmo narrativo e la sintesi visiva con cui si permette veri e propri salti di sceneggiatura, consentendo comunque al lettore di intuire e completare mentalmente quello che non è esplicito e non è disegnato.

A volte può essere difficile stargli dietro... Ma, in fondo, questa scelta rende la lettura meno passiva e routinaria e ci costringe a un ruolo attivo, ad essere parte integrante della narrazione.

Alla fine della lettura la sensazione è simile a quella che provo di fronte a un corto cinematografico fatto bene. In cui - a causa del limitato tempo a disposizione - non tutto può essere detto e spiegato, ma la forza espressiva e simbolica è altissima proprio per effetto della condensazione temporale.

Baru ci parla di grossi problemi sociali del nostro tempo, ma lo fa con la leggerezza del tratto disegnato e con un originale e dinamico uso del colore. Niente è statico nelle sue tavole. Neanche la nostra mente mentre le scorriamo.

Voto: 3,5/5