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mercoledì 18 settembre 2024

Limonov / Emmanuel Carrère

Limonov / Emmanuel Carrère; trad. di Francesco Bergamasco. Milano: Adelphi, 2012.

E niente. Sono finita nelle maglie di Carrère e non so quando e se riuscirò a uscirne! ;-)

Dopo aver letto con grande soddisfazione V13, gironzolavo attorno a Limonov da un po' e non mi decidevo a iniziarlo, preoccupata di rimanerne delusa. E invece quando poi ho iniziato l'ho praticamente divorato, entusiasmandomi come ormai mi capita davvero molto raramente.

Il merito è sicuramente della figura incredibile del protagonista, Eduard Savenko, che a un certo punto cambia il suo cognome in Limonov, originario di un paesino russo, cresciuto a Kharkiv, un paese della provincia ucraina facente parte dell'allora URSS, e determinato fin dall'adolescenza a sfuggire alla mediocrità e alla noia del luogo dal quale proviene e al destino da operaio in fabbrica.

Eduard vuole lasciare il segno: vuole essere riconosciuto per la sua arte (prima scrive poesie, poi quando si trasferisce in America comincia a scrivere romanzi autobiografici), ma soprattutto vuole che la sua arte vada di pari passo con una vita vissuta sempre affrontando il rischio e il nuovo.

Limonov, dopo la giovinezza negli ambienti artistici underground russi e la storia con Anna, viene esiliato in America dove si innamora di Elena e vive in povertà senza riuscire a farsi pubblicare e infine abbandonato anche dalla donna amata. Dopo una discesa negli abissi, Eduard riparte dalla casa del ricco Stephen dove si ritrova, per una serie di circostanze, a fare il maggiordomo. Finalmente i suoi libri incontrano l'interesse di un editore francese e vengono pubblicati in Francia riscuotendo un grande successo. Inizia così la vita parigina che terminerà quando, con il crollo dell'URSS, Limonov decide di tornare in Russia. Il suo attivismo politico si fa sempre più intenso e difficile da catalogare: non manca il fiancheggiamento dei serbi nella guerra civile yugoslava, l'esperienza in Uzbekistan, la fondazione del partito nazionalbolscevico, la prigionia, e gli ultimi - ancora più confusi - anni dell'ascesa putiniana rispetto a cui Limonov ha una posizione che rispecchia alcune sue ambigue linee ideologiche già sostenute in passato.

Un personaggio come Limonov è praticamente impossibile da classificare e anche da giudicare: un artista, un pazzo, un eroe, un invasato, un genio. O forse tutto questo insieme e mescolato.

Certo è che, grazie alla sua storia personale, si attraversa un pezzo importante della storia e della letteratura (ma anche l'arte) novecentesca e soprattutto, più o meno direttamente, delle vicende che la parte orientale del territorio europeo.

La complessità del pensiero di Limonov e il suo non essere mai allineato e sempre controcorrente, ma in fondo coerente con un pensiero di fondo, per quanto a volte ottuso, ci aiuta a vedere - da un punto di vista diverso e certamente meno scontato - parti di storia che conosciamo solo attraverso la narrazione occidentale. E a mettere in dubbio alcune convinzioni ideologiche a volte acritiche o a senso unico, cosa che lo stesso Carrère fa a più riprese.

E fin qui il personaggio, di cui ovviamente si potrebbe dire molto altro, perché è stato incredibilmente al centro di una rete di relazioni e di una serie di vicende che rendono la sua vita una vera e propria lente attraverso cui guardare non solo a lui ma a un mondo e a una realtà ben più ampie.

Poi c'è Carrère. E chi non vorrebbe un biografo come lui? Perché sì, la vita di Limonov è eccezionale di per sé, ma la narrazione di Carrère la rende straordinaria, utilizzando non solo interviste e fatti storici, ma anche le opere dello stesso Limonov. È vero che Carrère non perde occasione per aprire digressioni personali e di fatto parlare di sé attraverso il suo protagonista (ricordiamo che la madre di Carrère è di origine russa e lo stesso scrittore francese ha spesso frequentato l'ambiente russo), ma - a parte quando si lascia andare alle proprie memorie - l'autore consente a Limonov di occupare tutta la scena, tra l'altro sfuggendo al rischio - inevitabile con un tale personaggio - di farne un eroe ovvero un pazzo, bensì restituendone la complessità e stratificazione, nonché l'ambiguità, che però in molti casi è riflesso dell'ambiguità di una storia molto meno lineare di quello che vogliamo e ci vogliono far credere.

Si arriva all'ultima pagina quasi sfiniti ma anche gioiosi per aver partecipato a un racconto così incredibile che davvero ci mette sotto gli occhi il potere sovrumano della letteratura.

Quasi stento a credere che Limonov sia morto a 77 anni, di malattia, dopo cotanta vita, e forse lui stesso non sarà stato contento di aver avuto una morte così banale a dispetto di una vita così poco regolare.

Non posso esimermi a questo punto dal leggere L'avversario, il libro che ha reso famoso Carrère.

Voto: 4,5/5

lunedì 2 settembre 2024

V13. Cronaca giudiziaria / Emmanuel Carrère

V13. Cronaca giudiziaria / Emmanuel Carrère; postfazione di Grégoire Leménager; trad. di Francesco Bergamasco. Milano: Adelphi, 2023.

V13 è il primo libro di Emmanuel Carrère che leggo. Ne ho alcuni altri, ma non mi ero mai decisa, anche perché ne ho sempre sentito parlare in maniera ambivalente. Molti mi dicevano delle sue grandi qualità sul piano della scrittura, ma qualcuno lamentava il suo narcisismo, molto evidente quando parla di storie che lo riguardano in prima persona. Ebbene, penso che cominciare con V13 sia stata una scelta azzeccata, sebbene sostanzialmente fortuita.

Come dice il sottotitolo, V13 è una cronaca giudiziaria, quella del processo per gli attentati terroristici compiuti a Parigi venerdì 13 novembre 2015, per l'esattezza quello in parte fallito allo Stade de France, le uccisioni ai tavolini dei due ristoranti Le Carillon, in Rue Alibert, e Le Petit Cambodge, in Rue Bichat, e la strage al Bataclan dove era in corso il concerto degli Eagles of Death Metal. Per quasi un anno Emmanuel Carrère ha seguito il processo per conto del giornale L’Obs insieme ad altri giornalisti della stessa testata. I resoconti sono stati pubblicati settimanalmente sul giornale, poi Carrère li ha riordinati, parzialmente risistemati e organizzati nelle tre parti, Le vittime, Gli imputati, La corte, che compongono questo libro, pubblicato in Italia da Adelphi.

Quello di Carrère è al contempo un racconto fedele e attento delle fasi del processo, con un'attenzione non solo e non tanto ai fatti che emergono, ma anche alla ratio delle procedure, nonché un'occasione di conoscenza dei suoi protagonisti, vittime, familiari delle vittime, imputati, avvocati, giudici.

Se l'ondata emotiva è attesa e inevitabile quando si parla delle vittime e dei familiari delle vittime, e l'empatia per il loro dolore e l'orrore per quanto subito sono massime e immediate, colpisce ancora di più la capacità di Carrère di raccontare gli imputati, tra l'altro tutti pesci piccoli, a parte Salah Abdeslam che faceva parte del commando suicida e che non è chiaro perché non sia morto insieme agli altri. È evidente che in questo caso i sentimenti suscitati sono molto più ambivalenti, e l'empatia non solo non è scontata ma può risultare persino inopportuna; Carrère però non si sottrae al tentativo di comprendere, e anche in questo caso - sebbene sia necessario un salto razionale, nonché culturale - riusciamo se non a entrare nella testa di alcuni degli imputati, almeno a cogliere alcune storture e anomalie del procedimento, nonché a evitare l'approccio "noi/loro" che non è certamente la strada giusta da percorrere.

Nella terza parte, quella dedicata alle varie figure del processo, giudici, avvocati, pubblici ministeri ecc., Carrère fa un'operazione se vogliamo persino più ardita. Oltre a mostrarci le capacità e la bravura di alcuni di loro, ci aiuta a comprendere i meccanismi processuali e dunque il senso del lavoro di tutti coloro che sono coinvolti nel dibattimento, anche di quelli che difendono gli imputati, persino quelli apparentemente più indifendibili, nel presupposto che un processo - soprattutto uno di questa portata - ha anche un valore politico ed esemplare, e dunque la sentenza non è il risultato di un'operazione matematica, perché su di essa agiscono molti fattori sottili e immateriali.

Se dunque - come mi dicono - il difetto principale di Carrère è quello di rubare la scena agli altri personaggi delle sue storie con il suo essere ingombrante, in questo caso non si può dire altrettanto. Carrère quasi scompare a tutto vantaggio dei protagonisti della storia, soprattutto alcuni che nella sua esperienza sono risultati particolarmente determinanti, ad esempio tra i familiari delle vittime Georges Salines e Nadia Mondeguer, tra gli avvocati Negar Haeri e Xavier Nogueras.

V13 è una lettura al contempo devastante ed entusiasmante, per la maniera straordinaria in cui ci accompagna nei meandri della giustizia e delle sue imperfezioni (dovute al fatto che la passione riesce sempre a intrufolarsi nelle maglie del diritto), nonché nei misteri della mente umana, capace di profondissimi abissi e altissime vette, entrambi difficili da comprendere.

Voto: 4/5