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lunedì 17 marzo 2025

Toccando il vuoto / di David Greig. Argot Studio, 21 febbraio 2025

Per la mia prima volta ad Argot Studio, un piccolo teatro nel cuore di Trastevere che ha una programmazione piuttosto interessante, scelgo questo spettacolo suggerito da un’amica.

Toccando il vuoto è tratto dal testo del drammaturgo scozzese David Greig, portato per la prima volta sui palchi italiani con la regia di Silvio Peroni che ha lavorato sulla traduzione di Monica Capuani.

Lo spettacolo racconta la storia vera di due alpinisti, Joe Simpson e Simon Yates (interpretati rispettivamente da Lodo Guenzi e Giovanni Anzaldo) che, durante un’escursione sulle Ande peruviane, in fase di discesa si trovano in una situazione critica: Joe cade in un dirupo e Simon a un certo punto non può che tagliare la corda.

Il testo di Greig è a sua volta l’adattamento teatrale del libro omonimo (Touching the void) scritto da Joe Simpson, da cui è stato tratto un film di Kevin McDonald che in Italia è stato distribuito con il titolo La morte sospesa.

Tutte queste cose in realtà le realizzo dopo la visione dello spettacolo, a cui arrivo completamente impreparata, tanto che per tutta la sua durata resto convinta che lo sfortunato protagonista, Joe, sia morto nell’incidente, che è quasi certamente l’effetto voluto dal testo di Greig e dalla messinscena di Silvio Peroni.

Quindi, tutto sommato, meno male che non sapevo del libro e non ricordavo di aver visto il film (cosa che mi ha ricordato il giorno dopo la mia amica S.) perché questa mia dimenticanza mi ha consentito di vivere lo spettacolo nel modo giusto, inseguendo le tracce narrative per cercare di capire cosa fosse realmente avvenuto e cosa invece sogno e/o allucinazione.

Rispetto a quanto mi aspettavo leggendo la presentazione, lo spettacolo mi è parso molto meno incentrato sul tema etico – che è ovviamente presente, ma secondo me non così centrale – e molto più sull’approfondimento della psicologia degli alpinisti e dell’insieme di relazioni che ruotano intorno a questa storia.

Gli attori sono tutti molto bravi, con una menzione particolare per Eleonora Giovanardi che interpreta la sorella di Joe e per Matteo Gatta che è il giovane viaggiatore un po’ naif a cui Joe e Simon affidano la custodia del campo base durante la loro escursione.

Interessantissima la messa in scena complessiva che, con una scenografia piuttosto minimale (una struttura in ferro che rappresenta la montagna da scalare e poco altro) e un uso appropriato di luci e suoni, riesce a rendere tutta la complessità di una vicenda che si svolge in parte sulla montagna e in parte nella mente del protagonista.

Sebbene a un certo punto non ne potessi più di questa specie di lotta estenuante per la sopravvivenza che vede protagonista Joe, devo dire che lo spettacolo è molto ben fatto e riesce ad essere molto efficace sia sul piano narrativo sia su quello emotivo.

Voto: 3,5/5

martedì 3 gennaio 2023

La California

Nel non tantissimo che offre il cinema nella prima metà di dicembre io e S. decidiamo di andare a vedere questo - tutto sommato piccolo - film italiano, anzi sarebbe meglio dire modenese, visto che La California del titolo è una frazione del comune modenese di Castelfranco Emilia.

Il film di Cinzia Bomoll è un piccolo thriller: racconta la storia di due sorelle gemelle, Ester e Alice (Silvia e Giulia Provvedi, per me sconosciute, ma che ho scoperto avere vari trascorsi musicali e soprattutto televisivi), figlie avute da una madre troppo giovane e destinata alla depressione (Eleonora Giovanardi) e da un padre eterno punk adolescente (Lodo Guenzi). Le due bambine, poi ragazze si muovono all'interno di questo piccolissimo paese di provincia con quei sentimenti contraddittori che tipicamente caratterizzano le persone che abitano quei posti che sono al contempo molto protettivi ma anche molto chiusi, e da cui si vuole scappare, ma a cui si è anche visceralmente legati. L'arrivo in paese di un cileno fuggito dalla dittatura e del suo giovane figlio innesca una catena di eventi che non potrà che avere un esito tragico, come del resto non era difficile prevedere fin dalle prime battute della voce narrante (Piera Degli Esposti), figura fantasmatica coperta di nero che compare nei momenti cruciali della narrazione.

Il film ha un sicuro merito: quello di riuscire a rendere perfettamente l'atmosfera immobile della provincia e l'inquietudine della comunità che la abita. In provincia esiste la stessa varietà di situazioni che abita altri luoghi, ma con la differenza che qui è sotto gli occhi di tutti e viene masticata collettivamente fino a risultare componente non anomala del tessuto sociale, anche lì dove venga sbeffeggiata o stigmatizzata.

Da questo punto di vista molti elementi del film sono credibili e colpiscono nel segno.

Narrativamente però il film risulta un po' debole, e alcune trovate registiche appaiono quasi scolastiche, così come la recitazione di alcuni degli attori, ad esempio le due ragazze, risulta davvero legnosa e a tratti fastidiosa.

Un film che certamente non ha grandi ambizioni e non vuole essere pretenzioso, ma che fa egregiamente il suo, pur con qualche riconoscibile e forse inevitabile limite.

Voto: 3/5