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sabato 14 novembre 2020

Omar Sosa. Bari in jazz, Il Minareto, Selva di Fasano, 12 agosto 2020

È passato un po' troppo tempo, ma siccome avevo un po' di nostalgia dei concerti ho pensato di pubblicare lo stesso questa recensione dell'ultimo concerto dal vivo che ho visto/ascoltato.

Dopo la piacevolissima esperienza dello scorso anno, anche quest’anno approfitto della mia presenza in Puglia per andare a vedere almeno un concerto della rassegna Bari in jazz nella splendida cornice del Minareto sulla Selva di Fasano.

Scelgo il concerto di Omar Sosa, non perché conosca direttamente l’artista ma perché vedo che si tratta di un pianista cubano che ha fatto spesso coppia sul palco con il nostro Paolo Fresu. Ascolto qualcosina online faccio il biglietto già quando sono a Roma.

Quando poi sono in Puglia coinvolgo altri amici e alla fine al concerto saremo in cinque.

Il Minareto è sempre un posto magnifico, soprattutto quando il sole è appena tramontano dietro le colline e la campagna sottostante fino al mare si colorano di blu e poi di nero.

Omar Sosa sale sul palco alle 21,30 in versione solo: è circondato da un pianoforte a coda, tastiera elettronica, computer e altri piccoli strumenti che utilizzerà alla bisogna e secondo l’estro del momento.

Come ci spiega, in questo tipo di concerti non ha una scaletta né degli spartiti: è tutto frutto di improvvisazione, anche grazie al feeling che si crea con il pubblico e alle vibrazioni che gli arrivano. E questo fa già impressione di per sé.

 Quando inizia a suonare resto piuttosto spiazzata: mi aspettavo sonorità latino-americane, quelle della tradizione cubana a cui appartiene e che anche in Europa conosciamo molto bene, e invece la musica di Omar Sosa è l’espressione di un sincretismo musicale che copre tutte le aree geografiche e culturali e che spazia nel tempo. Nelle sue composizioni si alternano e si fondono sonorità che spaziano dalla musica classica a quella contemporanea, dalla musica occidentale a quella latina fino ad arrivare a quella africana, le cui radici affondano saldamente nel background di Sosa. Il suono pulito e “acustico” del pianoforte a coda si alterna a sonorità elettroniche, ed è inframmezzato da voci registrate, ovvero da performance del musicista che suona le corde del pianoforte con spazzole più grandi di quelle che si utilizzano nella batteria jazz. 

Nel flusso d’improvvisazione di Sosa qua e là sembra di riconoscere motivi che si conoscono, o comunque che innescano ricordi e sensazioni di musiche conosciute e conoscibili, ma alla fine il risultato è sempre originale e inaspettato, mai pienamente conforme e appiattito su un unico genere.

Le singole composizioni possono risuonare più o meno con il gusto individuale e le proprie aspettative, ma non possono non colpire per la perizia del pianista e l’originalità dei cambi di ritmo e dei contenuti sonori.

Il pubblico è via via conquistato dall’energia di Omar Sosa, fino a essere coinvolto attivamente nelle improvvisazioni con il battito delle mani. Cosicché quando dopo circa un’ora e mezza il concerto è finito il pubblico chiede il bis a gran voce e il pianista non si sottrae e ci regala un’ultima composizione di grande intensità emotiva.

Bari in Jazz si conferma anche quest’anno e nonostante tutte le limitazioni e le difficoltà dovute al COVID una delle manifestazioni più vitali – insieme al Locus Festival – dell’estate pugliese.

Voto: 3,5/5

mercoledì 4 settembre 2019

Aziza Brahim con Guillermo Aguilar e Ignasi Cussò. Bari in jazz, Il Minareto, Selva di Fasano, 18 agosto 2019

Nei miei giorni di permanenza nel paesello natìo e grazie all’ottimo suggerimento della mia amica M., approfitto della rassegna Bari in jazz per andare ad ascoltare il concerto della cantante Sahrawi Aziza Brahim. In realtà non conosco la sua musica (ho solo ascoltato qualcosa su YouTube e ne ho riconosciuto le assonanze con altri musicisti di quell’area geografica come ad esempio i Tinariwen), però sono particolarmente attirata dalla location, ossia il minareto della Selva di Fasano.

Ero stata alla Selva di Fasano due estati fa con S., ma il minareto ci era sfuggito e invece scopro che è una delle principali attrazioni del luogo, una villa dei primi del Novecento realizzata da Damaso Bianchi in stile eclettico ispirandosi in particolare allo stile moresco (cosa che mi è ricordato un pochino la Rocchetta Mattei di Grizzana Morandi che però è di diversi decenni prima).

La villa, nata con funzioni residenziali, è stata poi donata allo Stato e oggi è di proprietà della Regione Puglia e in concessione al Comune di Fasano che la utilizza per eventi e concerti, come appunto quello che mi appresto a seguire.

Arrivo a ridosso delle 21, orario di inizio previsto per il concerto, ma ancora non c’è tanta folla e riesco a sedermi in prima fila con la mia fidata macchina fotografica. Il concerto inizia quasi alle 22, quando il cortile è praticamente strapieno di gente e l’aria fresca della selva suggerisce di indossare una giacchetta o un maglioncino.

Aziza Brahim, che viene dal Sahara occidentale, regione da cui è dovuta fuggire molto presto rifugiandosi prima a Cuba e poi a Barcellona, si presenta stasera insieme a due musicisti che avremo modo di apprezzare nel corso della serata, il bassista Guillermo Aguilar e il chitarrista Ignasi Cussò.

La sua musica ci propone le sonorità tipiche del Sahara, sottolineate anche dalle percussioni suonate dalla stessa Aziza, però queste sonorità sono impacchettate dentro arrangiamenti che mescolano Occidente e Oriente, Nord e Sud del mondo, grazie alle abilità tecniche davvero notevoli dei due musicisti.

Con questo linguaggio musicale multiculturale Aziza Brahim nelle sue canzoni affronta tutti i più importanti temi della contemporaneità, dalle migrazioni al cambiamento climatico, dai diritti delle donne alla pace nel mondo, fino alla resistenza dei popoli per la loro autodeterminazione.

I contenuti delle canzoni non sono meno importanti della loro musicalità e per questo Aziza ce le introduce a una a una in uno spagnolo chiaro e comprensibile.

Dopo un’ora di concerto, Aziza e i suoi lasciano il palco, ma il pubblico li reclama a gran voce, cosicché i tre tornano regalandoci un’altra canzone che contiene anche assoli al basso e alla chitarra (come del resto diverse delle precedenti) e un canto di Aziza senza accompagnamenti musicali, che manda in visibilio il ragazzo disabile che sulla sua carrozzina ha seguito con entusiasmo il concerto dalla prima fila.

Bellissima esperienza.

Peccato che il giorno seguente scopriamo che qualcuno ha rigato con una chiave la macchina di mio padre, con cui sono andata al concerto, cosa di cui la sera prima non mi ero accorta e non so se è accaduto mentre l’auto era parcheggiata – in modo del tutto regolare – alla Selva oppure durante la notte sotto casa dei miei.

Voto: 4/5