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venerdì 14 gennaio 2022

In giro per mostre. Roma, 26 dicembre 2021-6 gennaio 2022 (II parte)

Per la prima parte del post si veda qui.

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Inferno. Scuderie del Quirinale

La mostra Inferno alle Scuderie del Quirinale l'avevo un po' sottovalutata. In realtà me ne avevano parlato bene in molti ma io non ero particolarmente attirata. Ci vado perché S. vuole vederla e mi aggrego.

In realtà si tratta di una mostra estremamente originale, non incentrata su un artista, o un periodo, o uno stile, bensì su un tema che è appunto quello dell'inferno. Le origini del concetto, la sua concezione, la rappresentazione, la sua struttura, i suoi abitanti, il diavolo, i peccatori, la visione dantesca, e le molteplici letture che le varie arti ne hanno dato, dalla pittura alla scultura, dal cinema al teatro delle marionette, fino ad arrivare all'inferno in terra, la follia, le fabbriche e soprattutto la guerra con i suoi orrori. Questa discesa agli inferi termina come il viaggio di Dante, ossia con l'uscita "a riveder le stelle".

A settecento anni dalla morte di Dante, un viaggio emozionante meravigliosamente curato da Jean Clair e splendidamente ospitato dalle sale delle Scuderie del Quirinale. Consigliata.

Voto: 4/5

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Jacques Henri Lartigue. L'invenzione della felicità. Fotografie. WeGil

Delle mostre di fotografie attualmente in corso a Roma mi mancava solo questa dedicata a Jacques Henri Lartigue, un fotografo francese che non conoscevo. Per la mia esperienza, la WeGil non brilla per la qualità degli allestimenti, fors'anche per lo spazio a disposizione che non è particolarmente grande né flessibile, però gli si deve riconoscere il merito di portare a Roma mostre di grande interesse.

L'invenzione della felicità, mostra curata da Marion Perceval e Charles-Antoine Revol, rispettivamente direttrice e project manager della Donation Jacques Henri Lartigue, e da Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci, è una retrospettiva sul fotografo francese composta da 120 immagini, di cui una parte significativa inedite.

Si va dai primi scatti del giovanissimo Jacques, fatti intorno ai 10 anni quando il padre gli regalò la prima macchina fotografica, per arrivare al momento d'auge della sua carriera quando il fotografo fu tardivamente scoperto come narratore per immagini della Belle Epoque, fino agli ultimi decenni della sua carriera nei quali nuove strade fotografiche si affiancano allo stile e alle passioni fotografiche iniziali di Lartigue.

Personalmente ho trovato sorprendenti soprattutto le foto fatte nei primi decenni, quelle fatte per diletto e riscoperte solo molto più avanti, che mostrano un fotografo con il gusto dell'osservazione e il desiderio di cercare e fermare nel tempo e nella memoria bellezza e gioia. Caratteristica che poi resta nella sua attività fotografica successiva, persino nelle fotografie fatte su commissione.

Una mostra che sul piano dell'allestimento e dell'apparato paratestuale ho trovato non eccelsa, ma che mi ha fatto scoprire un fotografo molto interessante.

Voto: 3/5

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Klimt. La Secessione e l'Italia. Museo di Roma, Palazzo Braschi

Il giro delle mostre romane si completa con la visita a quella dedicata a Klimt e al rapporto degli artisti della Secessione viennese con l'Italia.

La mostra, a cura di Franz Smola, curatore del Belvedere, Maria Vittoria Marini Clarelli, Sovrintendente Capitolina ai Beni Culturali, e Sandra Tretter, vicedirettore della Klimt Foundation di Vienna, ospita oltre 200 opere, tra cui numerose di Gustav Klimt, ma anche molte degli altri artisti, pittori, scultori e designer, che parteciparono al movimento secessionista, nonché opere di artisti italiani influenzati da Klimt e dal suo movimento artistico.

Tra le chicche della mostra la possibilità di vedere a colori tre opere di Klimt andate perse e note solo attraverso foto in bianco e nero (quelle da lui realizzate per rappresentare la Filosofia, la Giurisprudenza e la Medicina), il tutto grazie a un lavoro di ricerca realizzato anche con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Inoltre un'intera sala ricostruisce il fregio di 34 metri di lunghezza realizzato da Klimt come omaggio alla Nona sinfonia di Beethoven nell'ambito della XIV mostra dei Secessionisti.

Oltre a numerosissimi disegni preparatori, in mostra è anche possibile ammirare alcune tra le opere più importanti e interessanti di Klimt come Giuditta, Ritratto di signora e La Sposa.

E con questa mostra piena di colori e di informazioni si conclude questo mio tour natalizio nei musei della città. Nonostante tutto, a volte benedico di vivere a Roma, dove davvero c'è sempre qualcosa da fare.

Voto: 3,5/5

venerdì 22 marzo 2019

L'aria del tempo / Massimo Sestini. WeGIL, 10 marzo 2019

Nell'ultimo giorno utile riesco finalmente a fare una scappata a vedere la mostra di Massimo Sestini L'aria del tempo, al palazzo WeGIL di Trastevere.

Si tratta di una mostra tutto sommato piccola e senza troppi fronzoli, come è abbastanza tipico delle mostre organizzate in questo spazio, ma dal sicuro impatto visivo ed emotivo.

Massimo Sestini è un fotoreporter italiano, classe 1963, che ha lavorato per numerose testate giornalistiche fin dagli anni Ottanta, accaparrandosi molti scoop (come la cattura di Licio Gelli e il bikini di Lady D).
La mostra L'aria del tempo (che è diventata anche un libro per la casa editrice Contrasto) dimostra che Sestini - oltre ai lavori su commissione e all'attività da fotoreporter - ha anche una sua specificità e coerenza fotografica, che conferisce ai suoi lavori un valore artistico al di là e al di sopra di quello cronachistico.

In questa raccolta di foto Sestini ci mostra il mondo dall'alto, raccontandolo attraverso una visione zenitale che trasforma scene di vita quotidiana, luoghi e vicende di cronaca in visioni astratte e pattern capaci di attirare l'attenzione e di condurre al significato profondo nascosto nella ripetizione del segno.

Così si va dalla spiaggia di Ostia il giorno di ferragosto all'ILVA di Taranto, dalla raccolta dei pomodori in Puglia alla gara di sci, dai funerali di Giovanni Paolo II alla Costa Concordia rovesciata in mare, dalla spiaggia punteggiata di ombrelloni chiusi tranne uno (una delle mie preferite!) al barcone dei migranti al largo di Lampedusa (la foto con cui ha vinto il 2° premio al World Press Photo 2015 nella sezione "Foto singole").

La visita della mostra è dunque una passeggiata attraverso la storia recente del nostro paese e i fatti che l'hanno caratterizzato - con tutte le amare riflessioni che essi portano con sé - ma anche l'occasione di una meraviglia visiva che cattura lo sguardo e rimane impressa sulla retina.

La mostra propone due soli pannelli esplicativi che presentano il lavoro di Sestini e la selezione di questa mostra, e semplici didascalie a corredo delle foto; ma va detto che probabilmente le foto di Sestini non hanno bisogno di molte spiegazioni, perché arrivano - con la sola forza dell'immagine - esattamente dove vogliono arrivare.

Oggi forse l'utilizzo dei droni rende la realizzazione di foto di questo genere più comune e in parte più scontata, ma forse meno affascinante, se si pensa che invece Sestini ha volato con tutti i mezzi possibili e spesso anche non autorizzato per realizzare queste immagini, dimostrando una passione e una creatività notevoli.

Una bella scoperta.

Voto: 3,5/5

venerdì 2 febbraio 2018

Leggere / Steve McCurry. Mostra fotografica a cura di Biba Giacchetti. WEGIL, 21 gennaio 2018

La mostra di Steve McCurry dedicata al tema della lettura è l'occasione non solo per ammirare le foto del grande fotografo, ma anche per scoprire gli spazi da poco ristrutturati dell'ex-GIL (Gioventù Italiana del Littorio), l'edificio destinato durante gli anni del fascismo all'educazione fisica dei giovani.

Si tratta di un edificio dell'architettura razionalista disegnato e realizzato nel 1933 dall'architetto Luigi Moretti, che è stato recuperato anche grazie all'Art Bonus rispettandone le forme e le intenzioni originali, per farne uno spazio polifunzionale a disposizione della città. Peccato non poterlo visitare interamente, ma già gli spazi attualmente visitabili e percorribili danno l'idea di un edificio essenziale, funzionale e pieno di luce.

Al piano terra dell'edificio è stata allestita fino al 28 gennaio la mostra Leggere, curata da Biba Giacchetti, che presenta al pubblico romano una selezione di una quarantina di fotografie di McCurry realizzate in diverse parti del mondo durante la sua lunga carriera.

L'allestimento è piuttosto scenografico in quanto le foto sono fissate su dei pannelli organizzati secondo la logica del castello di carte da gioco, creando dunque un movimento e una visione filtrante su fotografie e persone piuttosto originale.

Certamente questo è uno degli aspetti migliori della mostra, insieme ovviamente alle fotografie di McCurry a cui forse abbiamo fatto l'abitudine, ma che - se ci soffermiamo ad osservarle attentamente - si rivelano in tutta la loro eccezionalità.

Per il resto, la mostra appare il risultato di un esercizio quasi semplificato. Le foto sono infatti banalmente accompagnate da citazioni sul libro e la lettura, scelte da Roberto Cotroneo, ma che io personalmente ho trovato piuttosto banali e per gran parte già ampiamente note.

Tra l'altro, sono personalmente piuttosto allergica alla roboante retorica sul libro e la lettura di cui questo Paese continua a fare sfoggio senza poi mettere in atto politiche a sostegno e in un contesto sociale in cui i livelli di lettura sono piuttosto bassi. Oltre al fatto che la premessa per cui leggere migliori le persone è un assunto ormai dato per scontato nella nostra cultura basata sulla parola scritta, ma in realtà tutto da verificare.

In conclusione, pur apprezzando la passeggiata attraverso le foto, ho trovato la mostra molto, forse troppo divulgativa, ai limiti della banalità, sostanzialmente priva di spunti veri di riflessione che possano in qualche modo stimolare pensieri nuovi e autonomi da parte del visitatore. Un'occasione dunque parzialmente sprecata.

Voto: 3/5