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sabato 13 gennaio 2018

Le colline incantate del Senese

E, per concludere un anno - il 2017 - tutto all'insegna della Toscana, anche per l'ultimo dell'anno scelgo - su iniziativa di alcune amiche - questa splendida regione come mia meta.

Dopo la solita procedura per il noleggio auto a stazione Termini e un viaggio tranquillo con autostrade piuttosto sgombre, arrivo alla stazione di Chiusi-Chianciano dove recupero S. che sarà mia compagna di viaggio per questi giorni, oltre alle altre amiche che incontreremo direttamente a Montepulciano.

Il nostro agriturismo, Le Rondinelle, è stato scelto perché molto vicino a quello dove alloggia un'altra parte del gruppo, in zona Acquaviva, una frazione di Montepulciano. Il nostro agriturismo sta su una strada piuttosto trafficata a fondo valle, ma le stanze sono sul retro della casa principale quindi sono piuttosto silenziose, nonostante le Frecce che passano tutto il giorno lungo la non lontana ferrovia. I proprietari, una coppia in pensione, sono accoglienti e molto prodighi, anche di consigli, come spesso accade in queste situazioni.

La nostra prima passeggiata (la prima di numerose) la facciamo a Montepulciano, dove giriamo in lungo e in largo per le stradine in salita del centro storico e facciamo un giro al mercatino natalizio che si svolge nella piazza principale. Saliamo anche sulla torre del palazzo municipale, da dove si gode una vista sul paese e sulla Val di Chiana davvero spettacolare, e resa ancora più magica dalla nebbiolina che avvolge tutto fino al tramonto. Poi passiamo a casa di L. che ospita un'altra parte del gruppo.

Il nostro cenone si svolge al B&B La casa di Assunta, dove convergiamo tutte dalle nostre sistemazioni, per mangiare gli splendidi piatti che la padrona di casa, una cuoca bravissima, nonché una persona davvero gradevole, ci prepara. Dopo una cena tutta a base di pesce, si chiacchiera amabilmente, si brinda all'arrivo del nuovo anno e poi si spostano i tavoli e si comincia a ballare fino a quando il sonno prende il sopravvento.

Il giorno dopo è d'obbligo alzarsi con calma ed è altresì inevitabile la lunga trattativa per decidere che cosa fare. Dopo estenuanti confronti di punti di vista, intanto decidiamo di andare tutte insieme alla chiesa di San Biagio, ai piedi di Montepulciano. Da lì una parte del gruppo si avvia a piedi verso Montefollonico, nonostante il tempo non sia granché e ci sia il serio rischio di pioggia, e un'altra parte (in cui ci sono io) si dirige in macchina verso Monticchiello, un altro paese arroccato in cima a una collinetta che sta esattamente a metà strada tra la Val d'Orcia e la Val di Chiana. Già per strada dunque ci godiamo panorami splendidi, resi speciali da un cielo minaccioso, in cui ogni tanto si aprono squarci di azzurro e di sole.

A Monticchiello, paese del "teatro povero", facciamo un giro in centro e poi cerchiamo un punto panoramico da cui si possa ammirare la Val d'Orcia. Quando stiamo per rinunciare perché i punti migliori sono tutti privati, una signora dal balcone - vedendoci vagare - ci chiede cosa stiamo cercando e ci consente di entrare in un giardino privato da cui si apre una vista spettacolare sulla valle.

Prima di andar via dal paese, facciamo poi una sosta alla Guardiola, un posticino dove beviamo un buon rosso Orcia e facciamo uno spuntino.

A Montefollonico raggiungiamo il resto del gruppo e poi tutte facciamo ritorno alle rispettive sistemazioni.

La sera siamo a cena alla Trattoria di Cagnano, dove apprezziamo gli antipasti, la minestra di castagne, il vino delle cantine Dei e poco altro.

Il giorno successivo le nubi hanno lasciato il posto a un cielo azzurro molto bello. Io sono decisa a fare un giro in Val d'Orcia, perché mi è rimasto il desiderio di vedere alcuni luoghi che la prima volta che ci ero stata non avevo visto. Così in macchina puntiamo alla Cappella della Madonna di Vitaleta, uno dei luoghi iconici della Val d'Orcia. Da qui facciamo una piccola passeggiata tra i campi, senza calcolare che la pioggia dei giorni precedenti ci riempirà le scarpe di fango.

Dopo questa suggestiva passeggiata, riprendiamo la macchina e percorriamo una strada sterrata dove ci sarebbe da fermarsi a fare foto ogni 2 minuti... Il percorso verso San Quirico d'Orcia diventa dunque incredibilmente lungo. A San Quirico facciamo un giro nel centro storico e uno spuntino in enoteca, poi sulla strada verso l'azienda di Pianporcino che ci è stata consigliata per il pecorino, ci fermiamo alla quercia delle checche, un altro punto topico della valle.

Il nostro giro in Val d'Orcia termina a Pienza, con la magnifica vista al tramonto sulla valle e la sosta alla suggestiva pieve di Corsignano.

Raggiungiamo poi il resto del gruppo a San Casciano dei Bagni, dove loro stanno facendo il bagno termale all'aperto sotto la luce della luna, ma noi non ci pensiamo nemmeno.

Le cena da Assunta (a ranghi ridotti perché qualcuno è già rientrato) sarà memorabile: oltre a preparare insieme a lei i pici, potremo mangiare fegatini di pollo e salsicce fatti in casa, due varianti dei pici, con carciofi e con mollica, il fagiano con giardiniera e verdure varie di contorno, nonché il panettone con la panna. D'altra parte, oggi è il compleanno di C., quindi l'occasione è buona per l'ennesimo brindisi.

La mattina dopo siamo ormai solo in quattro e decidiamo di andare a visitare le cantine Dei, che stanno in un bellissimo tratto di campagna vicino Montepulciano. La nostra guida per la visita è molto attenta e preparata e ci illustra storia e filosofia della cantina, oltre a farci vedere gli spazi della cantina sotterranea in travertino e l'anfiteatro all'aperto realizzato dal fondatore. Ne usciamo con diverse bottiglie di vino (e io anche una scatola di legno che desideravo da tanto!).

Da qui ci muoviamo verso il lago di Montepulciano, dove facciamo una passeggiata lungo il sentiero in questa mattinata un po' coperta. La nostra vacanza si conclude con un ultimo, memorabile pranzo al ristorante, la Botte Piena, a Montefollonico che avevo puntato fin dal primo giorno. Prendiamo due menu tradizione che comprendono salumi di cinta senese con giardiniera, crostini di fegatini con cantucci salati, ribollita, tagliatelle con sugo finto, tagliata di chianina, e cantucci con vin santo.

Non possiamo che dirci ampiamente soddisfatte di questa vacanzina sia a livello di paesaggi, sia a livello enogastronomico.

Sulla strada del ritorno - sarà stato anche il vino - mi sento un po' filosofa e penso che l'autostrada in un giorno feriale è come la vita: non importa quanti camion hai già superato ne incontrerai sempre un altro da superare!

Per qualche altra foto del viaggio vi rimando al mio progettino "Hanging around Val di Chiana and Val d'Orcia" su Behance.

mercoledì 27 settembre 2017

Un salto all'Isola d'Elba

Su iniziativa della mia amica R., che in questo momento vive in Toscana per lavoro, organizziamo all'ultimo minuto 48 ore all'Isola d'Elba, dove né io né lei (né il suo cane!! ;-) ) siamo mai state.

E così in men che non si dica prenotiamo una stanza all'Hotel La Feluca, una delle sistemazioni più economiche che troviamo per quei giorni sull'isola, in località Bagnaia, e prendiamo i biglietti per il traghetto di andata e ritorno da Piombino a Portoferraio con trasporto macchina, perché alla fine ci siamo fatte due conti e ci conviene così.

Domenica pomeriggio eccoci al porto di Piombino sotto un sole cocente nella fila di macchine in attesa di imbarcarci mentre tutt'intorno si muove varia umanità che come noi si sta imbarcando: rimarrà storica (e praticamente un leitmotiv di tutta la breve vacanza) l'espressione di una signora del nord, che dopo un po' (ma non tantissimo) che aspettiamo se ne esce con: "Mai più all'Isola d'Elba". E da quel momento tutte le volte che vediamo una cosa bella sull'isola in coro io e R. diciamo: "Mai più all'isola d'Elba".

Arriviamo a Portoferraio un pochino in ritardo, ma appena imbocchiamo la strada verso il nostro albergo siamo felici di essere qui. Il nostro hotel - molto semplice, ma rispondente alle nostre aspettative - si trova in una posizione tranquilla in mezzo al verde e dalla nostra camera si vede anche il mare.

Dopo un rapido check in, ci rimettiamo subito in macchina e raggiungiamo la cosiddetta Aia di Cacio, uno spiazzo dopo l'eremo di Santa Caterina da cui si dipartono tre sentieri per mountain bike. È ormai quasi ora di tramonto e dunque imbocchiamo il sentiero che guarda verso il mare e da cui non solo potremo ammirare un panorama mozzafiato ma anche uno dei tramonti più belli che abbiamo mai visto. Non smettiamo di fare foto e di restare a bocca aperta fino a quando l'ultimo pezzettino di sole non affonda nel mare in un tripudio di caldi colori.

A quel punto riprendiamo la macchina perché è ora di cena e, dopo una rapida occhiata a TripAdvisor, optiamo per un ristorante-pizzeria in località Bagnaia, a due passi dalla spiaggia di Punta Pina (una baia molto bella tra l'altro), La rustica. A una prima occhiata al menu capiamo che ci deve essere qualche ascendenza pugliese in questo posto che infatti propone i panzerotti come antipasto. R. non crede ai suoi occhi perché sono mesi che non li mangia. E così si cena con panzerotti e poi un primo con vongole e polpa di granchio a metà.

Dopo un sonno ristoratore, il nostro programma per l'indomani è di andare a vedere la spiaggia di Sansone. Per fortuna la colazione chiude alle 9,30 sennò in spiaggia saremmo arrivate alle tre, e invece - dopo qualche peripezia per parcheggiare la macchina - più o meno verso mezzogiorno stiamo percorrendo la strada per arrivare in spiaggia, che ci offre degli scorci sull'acqua e sulla costa veramente spettacolari.

La spiaggia - stretta e di ghiaia, con una ripida scogliera alle spalle - è parecchio affollata e così quando scopriamo che via terra (anche se entrando in acqua) si può arrivare alla spiaggia vicina, molto più libera, ci spostiamo. Peccato che R. - iperprotettiva verso il suo cane - debba caricarselo addosso e camminare scalza (perché non ha portato scarpe da mare!) sui ciottoli. Comunque la spiaggia e il mare sono bellissimi ed entusiasmanti.

Dopo aver fatto il pieno di bagni e di sole, torniamo verso la macchina dopo un piccolo spuntino, e poi in albergo.

Il pomeriggio andiamo in visita a Portoferraio, dove R. vuole assolutamente vedere le fortezze medicee perché ha letto che da lì si gode uno dei più bei panorami della città. Ed effettivamente ha ragione. Peccato che non ci accorgiamo di una parte del percorso, né troviamo la scala che ci avrebbe portate direttamente al porto; in ogni caso, con gli occhi pieni di sole, di mare e di paesaggi, scendiamo verso piazza Cavour e il lungomare. Qui facciamo un pochino di shopping e mangiamo un gelato, poi ce ne torniamo verso l'albergo.

Per la cena abbiamo adocchiato un posto che sta abbastanza vicino al nostro albergo, un agriristoro con i tavoloni comuni in legno e la cucina a vista a mò di sagra, dove mangiamo sgombro, caponata, pesce spada e polpo. Tutto buono!

Sono le 20,30. Mica possiamo andarcene a letto!!! E così eccoci di nuovo in macchina verso il centro di Rio nell'Elba, dove andiamo a vedere le fontane e il lavatoio pubblico restaurato e poi ci fermiamo a un bar in piazza. Un posto stupendo per le mie foto serali tra bambini che giocano e adulti che chiacchierano o si rilassano.

Per l'indomani, nostro ultimo giorno sull'isola, decidiamo di andare dall'altra parte, al mare. Scegliamo la spiaggia di Laconella, nel golfo di Lacona, nel territorio di Capoliveri. Anche in questo caso ci fermiamo più volte ad ammirare i paesaggi fino all'arrivo in spiaggia e all'immancabile bagno, questa volta anche del cane di R.

Poi ci spostiamo verso le miniere abbandonate e andiamo a visitare Rio Marina. Bello il porticciolo con le case colorate affacciate sul piccolo golfo, belli i localini che circondano il porto. Ottimo il pranzo da Il bar sotto il mare, un posticino delizioso che sta lì in zona, ma un po' più defilato.

Infine, ci rimettiamo in macchina e andiamo alla spiaggia di Cala Seregola, che sta proprio sotto l'impianto minerario abbandonato. La sabbia è infatti rossiccia e nerastra, e luccica di residui ferrosi, cosa che di per sé potrebbe essere inquietante ma sotto il mare produce uno spettacolo davvero strabiliante. C'è poca gente e l'acqua è bellissima e trasparente. Per cui non mi faccio sfuggire un ultimo bagno prima di ripartire.

Ma eccoci di nuovo in macchina verso Portoferraio giusto in tempo per salire sul nostro traghetto che in 40 minuti ci porterà a Piombino. È finita la vacanzina elbana, e al grido di "Mai più" io e R. ci guardiamo negli occhi comunicandoci senza parlare che se potessimo ci torneremmo prestissimo (magari imparando a relazionarci con gli isolani con cui abbiamo avuto un rapporto non proprio semplice!).

sabato 18 febbraio 2017

Maremma!!!

Il titolo di questo post non è solo un'esclamazione di stupore che potrebbe anche diventare più colorita, bensì anche il luogo dove quest'anno ho trascorso una parte delle vacanze natalizie. Tutto comincia il 31 gennaio, quando andiamo a ritirare l'auto a noleggio e, anche questa volta, per qualche motivo che non ci è ben chiaro allo stesso prezzo ci viene data un'auto di categoria superiore, ossia una fichissima Golf diesel.

Partiamo così alla volta dell'Aurelia (strada che alla fine del viaggio avremo percorso in su e in giù non si sa quante volte!) e in poco più di due ore arriviamo al nostro agriturismo, San Giusto, per il quale non abbiamo trovato indicazioni e che ha solo un cartello pochissimo visibile davanti alla stradina da cui ci sia arriva (cosicché senza il navigatore mi sa che non ci saremmo arrivati!). Siamo tra Montiano e Magliano in Toscana, dove andiamo la sera stessa per un primo, ottimo e abbondante aperitivo con Morellino di Scansano alla Cantina di Cecco. La sera ci attende il cenone alla tavolata unica con tutti gli ospiti, cucinato dalla signora che gestisce l’agriturismo e che è una vera forza della natura.

Il primo giorno è dedicato a una passeggiata alla Feniglia, la riserva naturale che occupa uno dei rami della laguna di Orbetello. Durante questa lunga passeggiata gli episodi memorabili saranno l’incontro con i daini (ne vediamo uno tra gli alberi e pensiamo che sia finto, imbalsamato, poi ci accorgiamo che si muove e si sprecano espressioni di meraviglia, salvo accorgersi poi che il parco ne è pieno e che si avvicinano tranquillamente alle persone per mangiare) e le sabbie mobili in cui finisco io per fare una foto bellissima (!) alla laguna (e mi dovranno tirare fuori a forza). In serata facciamo un giro a Montemerano, un caratteristico paesino medievale dove ci concediamo il secondo aperitivo della vacanza in un posticino gestito da una famiglia italo-tedesca.

La sera ceniamo al ristorante da Aurora, dove più di tutto apprezziamo una crema di burrata con alici di antipasto e una carne che chiamano “peposa” e che non è uno stracotto, ma un filetto alla griglia ricoperto di pepe: buonissimo!

Il 2 gennaio prima di accompagnare S. a Grosseto a prendere l’autobus per tornare a casa, facciamo un giro al parco della Maremma, nella zona di Marina di Alberese. È pieno di cavalli e di mucche con le cornone, nonché di alte pale a vento, che in certi momenti sembra davvero di stare in Texas. Al mare c’è una facciona fatta di sabbia lungo la riva e tantissimi rami sulla sabbia, alcuni dei quali sono stati usati per fare dei piccoli ripari. Ma eccoci a Grosseto dove, dopo un rapido giro in centro e un’occhiata alla bella cattedrale, siamo in stazione per la partenza di S.

Nel pomeriggio ci dirigiamo verso Roccatederighi. Ci fermiamo qualche chilometro prima del paese e imbocchiamo il sentiero per il castello di Sassoforte. La giornata è un po’ coperta, ma il bosco è molto bello soprattutto quando qualche raggio di sole sfuggito alle nuvole lo illumina di una luce dorata. Non arriviamo alle rovine del castello perché dopo un po’ che camminiamo sono stanca e, prima che io cominci a dare i numeri, decidiamo di tornare indietro. A Roccatederighi arriviamo esattamente all’ora del tramonto cosicché possiamo ammirare il sole che cala dietro l’orizzonte tra le nuvole, sedute sullo sperone di roccia che sta in fondo al centro storico, proprio dietro la chiesa e dove si è raccolto un piccolo gruppo di persone che, come noi, è venuto ad ammirare lo spettacolo.

La serata si conclude a Massa Marittima, dove sono abbacinata dalla bellezza della cattedrale e del centro storico e sarò conquistata dalla cucina dell’osteria slow food La tana dei brilli, un posto piccolissimo dove però mangiamo davvero molto bene.

Il giorno seguente il cielo è coperto, ma noi siamo decise ad andare alle terme di Petriolo, dove ci sono delle vasche di acqua sulfurea libere vicino al fiume. Superando la resistenza a togliersi cappotto e vestiti, ci mettiamo a mollo e la sensazione è così piacevole che non vorremmo più uscire. Per me era la prima volta di un’esperienza di questo tipo e sono rimasta davvero estasiata!

Una volta rivestite e rifocillate ci dirigiamo verso l’Abbazia di San Galgano (quella di cui sono rimaste le mura ma non il tetto) e l’Eremo di Montesiepi (dove c’è la spada piantata nella roccia da San Galgano appunto). Un posto magico e bellissimo dove faccio tantissime foto e dove passeggiamo a lungo nonostante l’aria gelida.

All’ora del tramonto torniamo a Massa Marittima a vedere la cattedrale illuminata dalla luce del sole, poi – distrutte – torniamo a cena al nostro agriturismo, dove la cucina della signora non ci fa rimpiangere osterie slow food e ristoranti Michelin.

Ed eccoci purtroppo già al penultimo giorno di vacanza. Siamo decise a portare a casa un po’ di vino, ma la Fattoria di Magliano di cui abbiamo assaggiato un ottimo rosso è chiusa! Per fortuna che negli scorsi giorni avevamo già comprato un po’ di formaggi e salumi a Massa Marittima!

In questa giornata decidiamo di esplorare meglio la zona di Orbetello, innanzitutto l’oasi del Lago di Burano che nel tardo pomeriggio si accende di una luce speciale ed è popolata da tantissimi uccelli, poi la laguna di Orbetello passandoci in mezzo attraverso il paese di Orbetello, infine Porto Ercole e Capalbio, dove però non c’è praticamente nessuno (evidentemente posto gettonato solo d’estate).

La sera facciamo la nostra cena di pesce al ristorante Il cavaliere ad Orbetello scalo dove mangiamo tanto e bene spendendo il giusto e, al ritorno, i due carabinieri che ci fermano molto opportunamente ci lasciano andare senza farci l’alcol-test ;-)

L’ultimo giorno prima di partire riusciamo finalmente a fare scorta di vino a Magliano, dove un alimentari ha una buona selezione di vini locali (compresi quelli della Fattoria di Magliano), poi dopo aver fatto ancora su e giù per queste magnifiche colline dai colori sorprendenti salutiamo i nostri ospiti (non senza aver comprato dell’olio e delle marmellate) e ci dirigiamo verso casa.

Anche la vacanzina invernale di quest’anno è finita.