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sabato 24 gennaio 2015

Il male non dimentica / Roberto Costantini

Il male non dimentica / Roberto Costantini. Venezia: Marsilio, 2014.

Ed eccoci anche all'ultimo capitolo della cosiddetta Trilogia del male, quella scritta da Roberto Costantini e con protagonista il commissario Michele Balistreri.

Come in tutte le trilogie che si rispettino l'ultimo capitolo è quello in cui i fili si riannodano e tutte le domande aperte nel corso del tempo trovano risposta. Che è poi il motivo per cui di solito le ultime puntate, pur soddisfacendo la mia curiosità e in qualche modo dando un senso alle letture precedenti, non sono mai le mie preferite, in quanto si caratterizzano per una maggiore frammentarietà da un punto di vista narrativo.

In particolare nel caso della trilogia di Costantini, in virtù di una struttura narrativa tutta giocata sul rapporto tra presente e passato, anzi tra presente e diversi momenti del passato, lo scrittore quasi ci costringe a prendere in mano i due volumi precedenti per ricordare alcuni passaggi che qui trovano il loro definitivo scioglimento.

In pratica, Costantini ci mette nella stessa condizione di Mike Balistreri, quella di ricordare e di fare i conti con un passato che evidentemente era rimasto aperto e dunque sospeso.

In questo terzo capitolo ritroviamo il gioco di rimandi tra Roma e la Libia, quest'ultima colta nel momento della guerra della NATO contro Gheddafi finalizzata al rovesciamento del regime, che fa da pendant agli eventi di quel 1969 in cui il colpo di stato portò al potere il generale.

Mike Balistreri è ormai privo di qualunque motivazione a mettersi in gioco, ma l'intraprendenza di Linda Nardi finirà per riaprire le ferite aperte e lo costringerà a confrontarsi con il suo passato, in particolare con la morte della madre Italia, e di conseguenza anche con il suo futuro.

Tutti i personaggi che abbiamo conosciuto nei due volumi precedenti tornano in questo terzo con ruoli più o meno significativi e ad alcuni di essi viene addirittura data la parola per raccontare il proprio punto di vista soggettivo sugli eventi dell'agosto 1969, in particolare su quel giorno alla Moneta in cui perse la vita Italia.

In definitiva la lettura è gradevole e - come già nei romanzi precedenti - avvince fino all'ultima pagina. Ne Il male non dimentica risulta però più attenuato quell'intreccio tra vicenda personale e vicenda politica e sociale dell'Italia (a sua volta intrecciata con la storia degli italiani in Libia e della Libia stessa) che dal mio punto di vista era il punto di forza degli altri e l'aspetto in qualche modo più interessante della lettura.

Dunque, come già accennato in apertura, forse è proprio questo il volume che mi è piaciuto di meno, per quanto del tutto necessario all'economia narrativa dell'insieme.

Se posso darvi un consiglio, qualora non abbiate già letto i precedenti, leggeteli tutti e tre senza far passare troppo tempo tra l'uno e l'altro. Questo vi permetterà di seguire il filo dell'intreccio più agevolmente e di apprezzarne alcuni passaggi. Soprattutto vi permetterà di cogliere la distanza tra il primo e il secondo e in qualche modo la sintesi attuata nel terzo.

Cosa ci riserverà per il futuro il bravo Costantini? Intanto si parla di un film. Staremo a vedere.

Voto: 3,5/5

martedì 1 luglio 2014

Alle radici del male / Roberto Costantini

Alle radici del male / Roberto Costantini. Venezia: Marsilio, 2012.

Quando avevo letto qualche anno fa il primo volume della trilogia dedicata al commissario Michele Balistreri, Tu sei il male, ero rimasta folgorata non solo dalla scioltezza della scrittura di Roberto Costantini, ma anche dalla costruzione narrativa del romanzo, capace di unire passato e presente e di intrecciare la vicenda umana e personale del protagonista con quella della storia politica e sociale dell’Italia.

Ebbene, tutte queste caratteristiche della scrittura di Costantini si ritrovano anche nel secondo romanzo della trilogia, Alle radici del male, che – come ci suggerisce il titolo – risale indietro nel tempo e racconta eventi cronologicamente anteriori a quelli trattati nel primo volume.

In Alle radici del male la vicenda si snoda tra la Libia degli anni Sessanta, prima del colpo di stato di Gheddafi, e la Roma dei primi anni Ottanta, non molto dopo i fatti relativi all’assassinio di Elisa Sordi con cui inizia il primo volume.

Scopriamo così che Michele Balistreri ha trascorso tutta la sua infanzia, adolescenza e prima giovinezza a Tripoli, dove la famiglia di suo nonno materno si è trasferita nel dopoguerra. Potremo così scavare non solo nel passato di questo commissario così politicamente scorretto che abbiamo già avuto modo di conoscere con tutti i suoi pregi e difetti nel precedente volume, ma anche nelle trame oscure che la politica italiana ha intessuto negli anni Sessanta per assicurare al nostro paese quelle basi del boom economico che erano indispensabili per costruire il potere politico ed economico di un’intera classe politica e dirigente.

La prima parte del romanzo, quella appunto ambientata a Tripoli e che si conclude con il rientro forzato in Italia degli italiani che lì vivevano dopo il colpo di stato di Gheddafi, è davvero di grande intensità narrativa e ci trasporta potentemente in un paesaggio e in un’epoca lontani dai nostri, ma tratteggiati con grande vividezza. In questa prima parte il giallo è di fatto una scusa per parlare della storia dell’Italia e per far emergere quell’intreccio di potere politico ed economico che continua ad esserne la caratteristica prevalente.

Nella seconda parte, troviamo un Balistreri adulto e disilluso, che quasi suo malgrado deve occuparsi del caso di omicidio di una giovane donna e contemporaneamente proteggere la figlia un po’ scapestrata del suo capo gravemente malato. Mondi e situazioni così lontani si dimostreranno legate da un filo rosso che riporterà Balistreri indietro nel tempo a dipanare misteri rimasti insoluti.

Come il primo volume, anche questo secondo – che pure è ancora più lungo dell’altro – si legge tutto d’un fiato. La lettura è appassionante e ricca di colpi di scena, di intrecci costruiti con sapienza e acume da Costantini, fino al momento in cui tutti gli indizi e i pezzi mancanti si ricompongono dentro un quadro di insieme sorprendente, anche se forse un tantino forzato.

Non voglio dire che il risultato finale non tenga o non sia soddisfacente; registro solo il fatto che probabilmente Costantini di tanto in tanto si lasci prendere un po’ la mano e finisca un po’ per strafare. Al contempo, nonostante l’arguta composizione narrativa che nella seconda parte del volume dà compimento a tutte le premesse della prima metà e riacciuffa anche filoni sviluppati nel primo romanzo, le aspettative suscitate da una prima metà del volume di grande respiro e suggestione risultano in qualche modo tradite o quantomeno parzialmente deluse da una forma di ripiegamento sul personaggio di Balistreri.

La foga distruttiva del Balistreri adolescente che riempie la prima metà del libro allargando lo sguardo dall’intorno familiare alle vicende nazionali coinvolge il lettore in un gioco di identificazione e prese di distanza che resta la componente più appassionante di questo volume.

Voto: 4/5

venerdì 20 gennaio 2012

Tu sei il male / Roberto Costantini

Tu sei il male / Roberto Costantini. Venezia: Marsilio, 2011.

Roberto Costantini dimostra di conoscere molto bene la città di Roma, i suoi abitanti e i suoi modi di vivere, come solo chi ci è nato ovvero chi ci è vissuto sufficientemente a lungo possono realmente sapere.

Dimostra inoltre di conoscere i rapporti inestricabili che – con particolare evidenza nella città di Roma - legano la politica nazionale e locale, il Vaticano, i servizi segreti e le forze dell’ordine, come solo chi frequenta ambienti e contesti molto vicini alle dinamiche di potere che stanno dietro questi rapporti inestricabili può sapere.

Il tutto però rende il suo romanzo d’esordio, Tu sei il male (il primo di una trilogia), un racconto molto realistico e coinvolgente. Nonostante le sue dimensioni, è uno di quei gialli che si leggono tutto d’un fiato (e tutto sommato è meglio leggere tutto d’un fiato per evitare di perdersi nella selva dei personaggi e nella ricostruzione di tutti i vari filoni dell’indagine).

La storia si svolge su un arco temporale piuttosto lungo, quello che va dall’estate del 1982, in particolare dai giorni della vittoria dell’Italia al mondiale spagnolo, all’estate del 2006, quella della vittoria dell’Italia al mondiale tedesco. Questo arco temporale si apre con la scomparsa e l’omicidio della giovane Elisa Sordi e si chiude con il suicidio della madre che riaprirà il caso collegandolo ad altri omicidi di giovani donne avvenuti nel frattempo.

Protagonista è il commissario Michele Balistreri che nel 1983 era un giovane commissario di polizia con un passato di militanza politica nell’estrema destra, scapestrato, donnaiolo, gran fumatore e bevitore, eccessivo nei comportamenti e nelle reazioni, ma ritroviamo all’inizio del 2000 depresso, solo, lacerato dai rimorsi del passato, ma anche più saggio, più equilibrato, dotato di maggiore onestà intellettuale.

Un personaggio dolente quello di Balistreri, che a volte vorresti consolare, a volte prenderesti volentieri a schiaffi.
Intorno a lui si muovono i personaggi vividissimi dell’amico Angelo, dei collaboratori Giulia Piccolo e Graziano Corvu, del questore Floris, della giornalista Linda Nardi e di tutta quella congerie di figure che popolano una storia molto articolata com’è quella che Costantini ci racconta.

La soluzione del giallo è almeno altrettanto complessa, perché nel mondo difficile e sfaccettato disegnato dall’autore non c’è un solo colpevole, un’unica responsabilità, un capro espiatorio, ma tutti vengono chiamati a fare i conti con la loro coscienza, anche gli uomini di Chiesa e il Vaticano.

La lettura di questo romanzo non lascia scampo. Ci cattura con una scrittura fluida, ma rigorosa, con una "sceneggiatura" estremamente ben studiata. Alla fine, qualche ripetizione potrà infastidire un po’, così come alcune piste in qualche modo non del tutto risolte potranno risultare volontariamente fuorvianti o poco funzionali. Però, il puzzle alla fine si compone, i pezzi vanno al loro posto, la figura si forma in ogni suo dettaglio, nessun elemento rimane veramente inutilizzato. E questo è un gran merito.

Così come è un gran merito averci fatto fare la conoscenza di Michele Balistreri, un personaggio così complesso ma reale che difficilmente si dimentica e che in qualche modo rappresenta il fulcro della storia, il suo vero protagonista, il quale per primo dovrà mettersi di fronte alla propria coscienza e alle scelte della propria vita.

Bravo Costantini. Che sia nato un vero, nuovo giallista italiano?

Voto: 4,5/5