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venerdì 30 novembre 2018

Anna Calvi. Largo Venue, 23 novembre 2018

Avevo già avuto modo di ascoltare Anna Calvi dal vivo nell'ormai lontano 2012: allora ero arrivata al concerto senza grandi aspettative (anche perché, dopo aver ascoltato il suo primo album, ne avevo concluso che, a parte alcune canzoni, non è musica perfettamente nelle mie corde); però poi al concerto ero rimasta quasi folgorata dall'energia di questa musicista.

Questa volta - all'uscita del nuovo lavoro Hunter e all'annuncio del nuovo tour - compro subito l'album e il biglietto del concerto previsto a Roma per il 23 novembre e trascino anche un po' di amici - alcuni un po' titubanti - a fare lo stesso.

E così, dopo tanta attesa, il 23 novembre arriva e, nonostante le defezioni di alcuni dei miei compagni di avventura (peccato per loro!), eccoci puntualissime - dopo esserci rifocillate con un ottimo ramen da Waraku - all'ingresso di Largo Venue.

Il tempo di entrare e di posizionarci in un buchetto libero a sinistra del palco (per darmi la possibilità di fare qualche foto) e alle 22.30 Anna Calvi sale sul palco. La sala rapidamente si riempie in ogni centimetro e mi colpisce vedere un pubblico in cui l'età media si aggira tra i 35 e i 45 anni, a testimonianza del fatto che quella di Anna Calvi è una musica per palati non troppo giovani.

Come è nel suo stile, Anna ha un trucco piuttosto marcato, e veste di rosso e nero. Le luci sul palco sono gestite in modo tale che si alternino momenti in cui la musicista è illuminata da una luce chiara mentre il resto del palco sprofonda nell'oscurità e momenti in cui tutto si tinge di rosso.

Senza preliminari e senza chiacchiere, accompagnata dalla polistrumentista Mally Harpaz e dal batterista Alex Thomas, Anna Calvi scalda subito l'atmosfera con As a man, brano tratto dall'ultimo album, e da qui in poi inanella, senza soluzione di continuità e per circa un'ora di fila, canzoni tratte da tutti e tre i suoi lavori (con una prevalenza dell'ultimo ovviamente). Tra una canzone e l'altra soltanto qualche timido grazie e la presentazione dei suoi musicisti; ma la timidezza scompare non appena Anna inizia a cantare, guardando dritto davanti a sé, ipnotica e ipnotizzante, conturbante nel modo in cui si fa tutt'uno con la sua chitarra, quasi un'estensione del suo corpo, coccolata e maltrattata al contempo.

Le canzoni sono state riarrangiate per l'esecuzione dal vivo e in alcuni casi si fa quasi fatica a riconoscerle, ma in questa operazione Anna Calvi e i suoi musicisti trasformano il concerto in un'esperienza unica, che niente ha a che vedere con l'ascolto in cuffia e che si trasforma in puro e vibrante godimento musicale.

La potenza di Anna aumenta di canzone in canzone e la cantante sembra quasi giocare con il lato luciferino di sé e della sua musica, al punto tale che ci si aspetta da un momento all'altro di vedere saettare una coda dietro di lei e che il palco venga avvolto da infernali fiamme.

In realtà, sarà solo la sua chitarra a fare le spese dell'energia dirompente della musicista fino all'epilogo in cui la Telecaster viene prima sollevata e poi messa a terra e "soggiogata" con un piede.

Quando la Calvi e i suoi musicisti escono dal palco, è evidente che il pubblico non è ancora sazio; cosicché dopo un po' di urli e applausi, la band torna per regalarci ancora tre canzoni e concludere questo strepitoso live con la cover di Ghost Writer dei Suicide.

Anna Calvi appartiene a quella categoria di musicisti per i quali un live vale sempre la pena, qualunque cosa si pensi della sua musica, perché ti mette addosso energia pura e ti lascia un'eredità che ti porti dietro a lungo.

Per altre foto del concerto vedi qui

Voto: 4/5

lunedì 30 luglio 2012

Anna Calvi al Circolo degli Artisti

Compro due biglietti per il concerto di Anna Calvi al Roma Vintage perché sono curiosa di ascoltare dal vivo questa cantante per la quale le lodi si sprecano e perché sono ormai alcuni anni che si tiene la manifestazione Roma Vintage ma io non sono mai riuscita ad andarci.


Sì, peccato però che da lunedì a Roma piove e martedì mattina, 24 luglio, il cielo non prometta certo bel tempo. Vado così a guardare il sito di Roma Vintage e scopro che il concerto è spostato al Circolo degli Artisti. Intendiamoci, è una location che io adoro, ma la piccola sala che ospita i concerti durante l'inverno può anche essere vagamente piacevole quando fuori ci sono 4-5 gradi, ma non quando fuori ce ne sono 30 e dentro sono stipate centinaia e centinaia di persone.

Trascino V. nella bolgia infernale del Circolo e - dopo una sambuca e un amaro - riusciamo a piazzarci in buona posizione, diciamo in seconda fila. Sono le 22 circa, ma di Anna Calvi nessuna traccia mentre la temperatura sale. Ci annunciano che c'è il concerto di apertura di Vera, la cantante dei Nidi d'Arac che sta tentando la carriera da solista. Ammirevole il coraggio e la forza di volontà, ma allo stato attuale ci sono ampi margini di miglioramento, almeno dal vivo.

A questo punto, mentre qualunque parte del corpo gronda sudore, siamo pronti all'ingresso della star, ma niente. Sono le 23. Comincio ad innervosirmi e a pensare a quello che scriverò nel mio post, che non sarà certo simpatico nei confronti della Calvi.

Quando dopo le 23 Anna Calvi sale sul palco con dei pantaloni neri dalla foggia estremamente originale, una camicia rosso fuoco, un rossetto se possibile ancora più rosso e la capigliatura bionda e boccolosa, penso che abbiamo dovuto aspettare che la cantante sistemasse i boccoli uno ad uno. Insomma, ho la sensazione che mi stia già antipatica.

Ma nel momento in cui imbraccia la sua chitarra e tira fuori le prime note e la potenza della sua voce sono costretta a ricredermi. Anzi devo riconoscere che Anna Calvi è una di quelle cantanti per le quali il live garantisce ancora uno straordinario valore aggiunto, che l'ascolto della musica registrata non rende appieno.

Anna, accompagnata da Mally Harpaz alla chitarra, armonium e percussioni e da Daniel Maiden alla batteria, crea un'atmosfera che è a metà strada - come dice V. - tra un film di David Linch e uno di Tim Burton. Anna con la sua camicetta rossa con i fiocchi è una giovane fanciulla indifesa (in realtà ha 30 anni, anche se in questi momenti sembra molto più giovane) e dalla voce esile quando si rivolge al pubblico per chiedere in un italiano stentato "Come stai?" o quando le scappa da ridere perché tutti cantano con lei il ritornello di Suzanne and I, un po' una piccola Cappuccetto rosso che si è persa nel bosco, ma quando canta Desire, The devil, I'll be your man, Morning light, si trasforma, sembra più alta sulle sue scarpe nere col tacco altissimo, il suo viso si contorce in un orgasmo quasi doloroso che è infine liberatorio, e la sua chitarra suonata in modo estremamente potente ed erotico ci trascina nel suo mondo tragico e carico di passione.

Persino la cover di Surrender acquista qualcosa di inquietante nella sua dolcezza e non può sottrarsi a quei cambi di ritmo e di tono che ad Anna Calvi sembrano piacere moltissimo. La chiusura delle sue canzoni è spiazzante, castrante, lascia assetati e satolli al contempo.

Quando saluta tutti ed esce dal palco, il pubblico - com'è ormai quasi abitudine - ne chiede il rientro ed Anna - con il suo gruppo - ci regala altre due canzoni straordinarie in un crescendo potente che finisce con un assolo virtuosistico alla chitarra sulle note di Jezebel e per un attimo mi sembra quasi di vederle spuntare dei canini troppo lunghi dalla grande bocca e accendersi una fiammella negli occhi. Ma il silenzio che segue riporta la piccola Cappuccetto Rosso in sé e il tutto si chiude con Anna che saluta con dolcezza il pubblico romano.

Qualcuno dice "la cosa migliore accaduta al rock dopo Patti Smith", qualcun altro che è la nuova P J Harvey: ovviamente toccherà aspettarla al varco del secondo album, dopo il successo straordinario ottenuto con il primo.

Certamente Anna Calvi è il migliore risultato musicale in epoca Twilight ;-)

Certo, dentro la sua musica c'è tanta tradizione musicale che io - ignorante come sono - non sono in grado di riconoscere e ricostruire. Sono però sicuramente in grado di apprezzarne la qualità e l'eccezionalità. Musicisti così non nascono tutti i giorni.