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venerdì 5 aprile 2019

Misantropo / con Giulio Scarpati e Valeria Solarino. Teatro Ambra Jovinelli, 24 marzo 2019

Quando all'inizio dell'anno teatrale abbiamo studiato i cartelloni dei teatri romani, il Misantropo non era contemplato tra gli spettacoli da andare a vedere. Era ancora troppo fresca la sostanziale delusione di quando avevo visto gli stessi attori, Giulio Scarpati e Valeria Solarino, ormai coppia fissa a teatro, interpretare Una giornata particolare. E certo non mi aspettavo che sarebbe stato meglio vederli impegnati nella famosa opera di Molière.

Poi, su sollecitazione di alcune amiche, mi sono lasciata convincere a prendere i biglietti. Sono andata a teatro senza aspettarmi niente, che di solito è la condizione migliore per apprezzare quello che si vede, ma purtroppo in questo caso lo spettacolo ha rispettato pienamente le mie aspettative.

Gradevole, ma niente di più.

Il Misantropo di Molière, portato in scena con la traduzione di Cesare Garboli (anche se dubito che alcune scelte lessicali e modernizzazioni del testo recitato vengano da Garboli) e con la regia di Nora Venturini, è la storia di Alceste (interpretato da Giulio Scarpati), un uomo che punta alla massima trasparenza delle relazioni sociali e non ama l'ipocrisia che la vita di corte impone, e di conseguenza si autocondanna all'isolamento sociale.

Il paradosso di Alceste consiste nel fatto ch'egli è innamorato di Celimene (Valeria Solarino), una donna bella e mondana, che è il suo esatto opposto in quanto ama circondarsi di adulatori e spasimanti, pur apprezzando la devozione esclusiva di Alceste.

Tra confronti talvolta aspri, talvolta buffi, di cui oltre ad Alceste e a Celimene sono protagonisti Filinte (Blas Roca Rey), amico di vecchia data di Alceste che prova ad ammorbidirne il carattere e a convincerlo a una maggiore diplomazia sociale, Clitandro e Acaste, i marchesi innamorati di Celimene, Oronte, cortigiano appassionato di poesia, nonché Arsinoè, amica di Celimene e innamorata di Alceste, ed Eliante, cugina di Celimene.

La narrazione si compie nell'arco di una giornata, durante la quale i personaggi si alternano sul palco in conversazioni uno a uno, oppure in duelli verbali con veri e propri arbitri, mentre Alceste insegue vanamente la possibilità di un confronto con Celimene che spinga quest'ultima a prendere una posizione chiara. Il momento della resa dei conti arriverà dopo che Alceste avrà avuto la prova del fatto che Celimene ama flirtare e circondarsi di uomini, e non desidera un rapporto di tipo esclusivo.

Non posso dire che lo spettacolo non sia ben costruito e ben recitato, nonostante il suo impianto piuttosto convenzionale da diversi punti di vista. Così come non si può dire che nel testo di Molière non ci siano elementi di modernità che possono parlare ancora all'uomo contemporaneo.

Resta il fatto che a me la commedia settecentesca resta inevitabilmente distante e datata, sia dal punto di vista dei temi che del modo un po' farsesco e macchiettistico con cui questi temi vengono messi in scena, riducendo spesso i protagonisti a personaggi monodimensionali o comunque molto caratterizzati.

Solo una messa in scena con forti elementi di originalità e magari un tema maggiormente vicino ai miei interessi (come era stato nel caso de La scuola delle mogli portato in scena da Arturo Cirillo) può rendermi uno spettacolo di questo tipo un po' più stimolante. E purtroppo questo non mi è accaduto nella visione del Misantropo.

Voto: 2,5/5

martedì 12 aprile 2016

Una giornata particolare / con Giulio Scarpati e Valeria Solarino

Una giornata particolare / con Giulio Scarpati e Valeria Solarino. Ambra Jovinelli, 7 aprile 2016

Un biglietto comprato talmente tanto tempo fa che quasi mi ero dimenticata di questo appuntamento. E come sempre accade in questi casi, lo spettacolo è in una settimana pienissima di impegni e la stessa sera c’è anche un concerto che avrei voluto seguire.

A suo tempo mi aveva incuriosita questa riproposizione in chiave teatrale del film famosissimo di Ettore Scola, Una giornata particolare, interpretato da una Sofia Loren e un Marcello Mastroianni in stato di grazia. Mi incuriosisce il fatto che all’adattamento teatrale abbia collaborato lo stesso Scola prima di morire, nonché il fatto che a interpretarlo ci siano due attori molto conosciuti e popolari in ambito televisivo e cinematografico come Giulio Scarpati e Valeria Solarino, che però hanno un’attenzione particolare per il linguaggio teatrale.

Non ho visto il film. Ne conosco la storia e alcune scene che sono entrate nell’immaginario collettivo, come quella sulla terrazza dove ci sono le lenzuola stese.

So dunque che la storia si presta perfettamente a un adattamento teatrale ed è quasi strano che non sia nata a teatro. Una giornata particolare rispetta infatti quell’unità di tempo e di luogo che è tipica del teatro. Siamo a Roma, precisamente in un condominio dove vivono sia Antonietta con la sua famiglia numerosa (il marito fascistissimo e i sei figli), sia Gabriele, un ex radiocronista, epurato perché omosessuale. È il 6 maggio 1938, la data della visita di Hitler a Roma e dell’incontro con Mussolini. La città è interamente mobilitata per la grande parata, cui parteciperanno anche il marito e i figli di Antonietta, che si trova dunque sola a casa. All’inseguimento di un pappagallino fuggito dalla gabbia la donna si accorge del suo dirimpettaio e gli chiede aiuto. Da qui l’inizio di un dialogo e poi di un rapporto che si fa via via più intimo, fino a far emergere non solo il dolore e l’inevitabile destino di Gabriele ma anche l’insoddisfazione di Antonietta.

Tutto ciò avviene nella stessa giornata e i due protagonisti si muovono tra i due appartamenti e il terrazzo condominiale.

Questo adattamento teatrale, che dura un’ora e mezza (poco meno del film), mi dicono sia estremamente fedele alla versione cinematografica, e a me che non ho visto l’originale viene a questo punto voglia di fare il confronto, anche per apprezzare le differenze delle interpretazioni.

Non avendo la possibilità di una comparazione con le interpretazioni di Mastroianni e della Loren, i due interpreti non mi sono dispiaciuti. La Solarino mi pare cresca sempre di più a teatro, e in questo ruolo di donna schiva e ignorante che a poco a poco tira fuori la ricchezza e la complessità del suo mondo interiore, nonché l’infelicità della solitudine sembra particolarmente a suo agio. Di Giulio Scarpati, pur bravo, non ho amato la recitazione molto teatrale, che - come spesso accade - mi toglie un po’ di empatia e di partecipazione ai sentimenti dei protagonisti.

Bella anche la scenografia, con i due appartamenti ricostruiti uno sopra l’altro e illuminati, ovvero oscurati, a seconda del momento narrativo, ma nella scena finale trasformati in due lati dello stesso livello del palcoscenico a rappresentare – secondo me – l’avvicinamento di questi due mondi prima totalmente paralleli e ora in qualche modo connessi.

Chi ha visto il film fa notare che la riproposizione teatrale non aggiunge molto e non ha né un legame specifico con il presente, né risponde alla necessità di riportare l’attenzione su un capolavoro dimenticato, visto che Una giornata particolare è ancora ben presente nella memoria di chi c’era quando il film è uscito e anche nell’immaginario di chi è venuto dopo. E probabilmente è vero, però tutto sommato a me che il film non l’ho visto ha fatto venire voglia di vederlo, per contestualizzare le poche scene famose in una narrazione certamente più articolata. E questo è già un senso.

Voto: 3/5