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giovedì 26 marzo 2026

People, places and things / di Duncan McMillan; regia di Pierfrancesco Favino. Teatro Ambra Jovinelli, 12 marzo 2026

Duncan McMillan è il drammaturgo inglese autore del libro Ogni bellissima cosa, da cui è stato realizzato un adattamento teatrale che avevo visto messo in scena a Palazzo Merulana un po’ di anni fa con l'interpretazione di Carlo De Ruggieri e che avevo amato molto.

Così, quando ho visto nel cartellone dell’Ambra Jovinelli un altro lavoro di McMillan non ci ho pensato due volte e ho preso i biglietti. Il fatto che la regia fosse di Pierfrancesco Favino e che lo spettacolo fosse interpretato dalla moglie Anna Ferzetti (recentemente apprezzata ne La grazia di Sorrentino) non è stato dunque per me l’elemento determinante della scelta, ma solo un rafforzativo.

People, places and things racconta di una giovane donna, un’attrice di teatro, che ha grossi problemi con alcol e droga, e che dopo l’ennesima amnesia durante le prove di uno spettacolo (per l’esattezza Il gabbiano di Čechov) decide di andare in un centro di riabilitazione per farsi aiutare ad uscirne.

Per Emma, che all’inizio si fa chiamare Nina e che forse in realtà non si chiama nemmeno Emma, è l’inizio di un percorso difficile e doloroso, che la mette di fronte a sé stessa e alle sue fragilità e che la costringe a fare i conti con la sua identità. Ammettere di avere un problema, accettare di intraprendere un percorso e di farsi aiutare, smettere di interpretare una parte e confrontarsi con la realtà delle cose, saranno le tappe dell’accettazione di sé e della realtà. Intorno a lei, nel centro riabilitativo, molte altre persone che combattono fantasmi simili e che la aiuteranno a portare avanti questo percorso e anche ad accettare le ricadute e gli errori.

Detto così sembrerebbe trattarsi di un mattone esistenziale indigeribile, ma questo registro non è mai nelle corde di McMillan i cui testi, sebbene affrontino temi soggettivamente e/o socialmente molto pesanti, lo fanno sempre con un tono che a più riprese si fa leggero e ironico.

Anna Ferzetti è molto brava a concentrare nel suo personaggio, attraverso la sua interpretazione, una molteplicità di sentimenti e toni anche contraddittori, e riesce a conferire a Emma uno spessore e una rotondità non scontati. Intorno a lei molti attori navigati, non ultima Betti Pedrazzi che interpreta la dottoressa del centro e anche la terapeuta. Tutti immersi in una scenografia al contempo semplice ma anche molto articolata, in cui attraverso il movimento di alcuni pilastri e l’apertura o la chiusura di alcune porte gli ambienti si trasformano. La regia è essa stessa al contempo essenziale ma ambiziosa.

Ci sarebbero tutte le premesse per parlarne più che bene, eppure a me lo spettacolo non ha convinto. Pur apprezzando e decisamente salvando l’interpretazione della Ferzetti, tutto il resto intorno mi è sembrato un po’ troppo e, dal mio punto di vista, ha perso verosimiglianza e credibilità. Non posso dire che lo spettacolo non mi abbia in qualche modo catturato, ma l’ho sentito quasi sempre non empatico, fors’anche per quella componente tra lo spirituale e l’approccio un po’ new age da “costellazioni familiari” che risulta per me estremamente respingente.

Non so se attribuire la maggiore responsabilità al testo originale oppure alle scelte drammaturgiche e di messa in scena dello specifico spettacolo.

Tutto ciò premesso, Ferzetti si conferma attrice versatile e di alto livello, capace di mille sfumature e con molte frecce al suo arco. E questo non è poco.

Voto: 3/5

lunedì 7 marzo 2022

Ogni bellissima cosa. Palazzo Merulana, 20 febbraio 2022

Ogni bellissima cosa è uno spettacolo che io e F. abbiamo inseguito e mancato nei lunghi mesi della pandemia e che finalmente siamo riuscite a vedere grazie alla rassegna Prossime visioni. Cinema-teatro a Palazzo organizzata appunto da Palazzo Merulana.

Lo spettacolo è tratto dal libro omonimo di Duncan McMillan, poi adattato per il teatro da lui stesso insieme a Jonny Donahoe. In Italia ce lo porta la bravissima Monica Nappo, qui in veste di regista e traduttrice anziché di attrice; sul palco Carlo De Ruggieri, certamente noto a tutti i fan di Boris e a tutti i nostalgici di Mattia Torre che lo ha spesso voluto a recitare i suoi testi.

Palazzo Merulana non è un teatro e non ha un auditorium in senso stresso. Lo spettacolo si svolge nella sala dell’ultimo piano, dove di solito ci sono le esposizioni temporanee e si tengono gli eventi. Lo spettacolo si presta certamente a un ambiente più informale e meno caratterizzato dalla divisione tra attori e spettatori.

Le sedie sono tutte disposte in cerchio, in varie file, intorno a Carlo De Ruggieri, che prima che lo spettacolo inizi ci fa pescare da un contenitore trasparente un bigliettino in cui c’è scritto un numero e una frase. Ci dice che possiamo vederla e che dovremo leggerla ad alta voce a un certo punto dello spettacolo.

Ogni bellissima cosa racconta la storia di un uomo che da bambino ha dovuto fare troppo presto i conti con la morte di fronte al primo tentativo di suicidio della madre depressa. Questo bambino, che all’inizio è troppo piccolo per comprendere e non riesce nemmeno a fare delle domande al padre, che a sua volta non sembra animato da un grande desiderio di spiegare, diventa ben presto adolescente, mentre sua madre continua a combattere con questo male oscuro che fa seguire a momenti di euforia cadute rovinose nel baratro del nonsenso. È in questa fase che il protagonista comincia a stilare la lista di “ogni bellissima cosa” per cui vale la pena vivere, con l’intento di invadere di questi pensieri “positivi” la vita della madre e con la speranza di salvarla. La depressione però non ha molto a che fare con la volontà e il nostro protagonista dovrà dolorosamente prenderne coscienza, al punto da abbandonare la lista. Questa lista però ritornerà a essere protagonista in molti momenti importanti della sua vita e si allungherà fino a raggiungere numeri parecchio elevati.

In questa rievocazione della memoria il pubblico è parte integrante dello spettacolo e protagonista: non solo è chiamato a recitare alcune delle bellissime cose della lista, ma ad alcune persone del pubblico viene chiesto di interpretare alcuni personaggi di questa storia. Carlo De Ruggieri è bravissimo nell’esprimere le tante sfumature di questa storia e del suo protagonista: non mancano i momenti divertenti, quasi comici, ma dietro questa apparente leggerezza scorre una storia molto forte, che fa riflettere ed emozionare profondamente.

Io non riesco a trattenere una lacrimuccia al termine dello spettacolo, e devo dire che è qualcosa per me di molto raro a teatro. Sarà che questo modo di fare teatro, il clima informale, l’assenza di distanza tra attore e spettatori, il coinvolgimento del pubblico sono per me un modo davvero bello di assistere a uno spettacolo, e trasformano il semplice ascolto in partecipazione attiva e stratificata. Se a questo si aggiunge un testo così diretto, delicato e potente la magia è compiuta.

Voto: 4,5/5