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lunedì 28 febbraio 2022

La metamorfosi / di Franz Kafka. Teatro Argentina, 12 febbraio 2022

Giorgio Barberio Corsetti, ex direttore del Teatro di Roma e ora consulente artistico, porta in scena La metamorfosi di Franz Kafka al Teatro Argentina.

La storia è ben nota: Gregor Samsa un mattino si sveglia trasformato in uno scarafaggio e da quel momento vive nella sua stanza come in una tana, mentre la sua famiglia fa i conti con i sentimenti ambivalenti che questa trasformazione produce in loro, fino al sollievo finale offerto dalla morte di Gregor.

Lo spettacolo di Corsetti vede protagonista, nei panni di Gregor, Michelangelo Dalisi, con il suo fisico ossuto e nervoso, mentre gli altri ruoli (i familiari, il procuratore, gli ospiti) sono interpretati da Roberto Rustioni, Sara Putignano, Anna Chiara Colombo, Giovanni Prosperi, Giulia Trippetta e Dario Caccuri.

La scena è allestita in due parti che sono divise da un muro girevole: da una parte del muro c'è la stanza di Gregor e dall'altra c'è il resto della casa (e del mondo) dove agiscono tutti gli altri personaggi. Facendo ruotare il muro, a volte vediamo esclusivamente la stanza da letto, altre volte invece vediamo contemporaneamente il dentro e il fuori.

La scelta però più dirompente del regista è quella di far recitare gli attori in buona parte in terza persona, ciascuno per le parti del testo che li riguardano e descrivono. Cosicché accade che gli attori prima dicano cosa faranno e subito dopo la facciano.

Tale scelta appare certamente destabilizzante e curiosa. Probabilmente il regista, creando in questo modo una distanza tra attori e spettatori, punta a evitare una rappresentazione "realistica" e ad accentuare il carattere del testo come racconto di finzione.

Allo stesso scopo, i protagonisti (ad eccezione di Gregor Samsa) propongono una recitazione un po' sopra le righe e decisamente poco mimetica rispetto al parlato, mentre canti eseguiti a cappella sottolineano alcuni momenti della narrazione.

Ne viene fuori una rappresentazione che oscilla tra il grottesco e il dolente, in cui l'opera di Kafka ci chiama ancora una volta a riflettere sul cambiamento e sul modo in cui ognuno di noi reagisce di fronte a ciò che trasformandosi fa fatica a essere compreso. I due oggetti principali della critica kafkiana, chiaramente stigmatizzati anche nella messa in scena di Barberio Corsetti, sono la famiglia, i cui membri non mostrano alcuna pietà per Gregor, ma solo disgusto e cinismo, e la burocrazia lavorativa, nella figura del procuratore totalmente disinteressato al benessere di Gregor, bensì preoccupato del ritardo e delle conseguenze sullo svolgimento del lavoro.

Si tratta ovviamente di tematiche universali e che si possono variamente declinare in infinite forme e contesti, cosa tipica dei capolavori; d'altra parte, l'inevitabile tentativo di alcuni critici di ricondurre anche questo spettacolo al presente contingente e volerci trovare un legame con quello che stiamo vivendo mi risulta piuttosto forzato e decisamente indigesto. Anche se, certo, i classici, per la loro stessa grandezza, riescono ad accogliere in pancia quasi tutto.

Voto: 3/5

domenica 17 novembre 2019

La rivolta degli oggetti / La Gaia Scienza. Teatro India, 2 novembre 2019

La Gaia Scienza è il nome di una compagnia di giovani artisti che nel 1976 si affacciò al teatro italiano a partire dal piccolo palco di un locale sotto il Tevere, Beat '72, portando in scena uno spettacolo a suo modo rivoluzionario ispirato alle poesie di Vladimir Majakovskij dal titolo La rivolta degli oggetti.

I tre fondatori della Gaia Scienza, Giorgio Barberio Corsetti (ora direttore del Teatro di Roma), Marco Solari e Alessandra Vanzi, si sono ritrovati per rimettere in scena, a distanza di oltre quarant’anni, quello spettacolo facendolo interpretare a tre giovani performer, che sono nello specifico Dario Caccuri, Carolina Ellero e Antonio Santelena.

A fronte di uno spettacolo che nasceva in un’epoca di grandi speranze e altrettanto grandi contraddizioni e che, a partire dalle poesie di Majakovskij, dava voce ai pensieri degli interpreti grazie all’improvvisazione e riscriveva il modo di fare teatro, la sua riproposizione in scena in un’epoca profondamente diversa e la sua interpretazione da parte di attori che non erano ancora nati in quel lontano 1976 sono l’ennesimo esperimento che La Gaia Scienza fa per sottoporre a verifica la capacità del teatro di reinventarsi e di mantenersi vitale.

Quest’operazione mi aveva intrigato sul piano intellettuale, pur sapendo di andare incontro a uno spettacolo che probabilmente non sarebbe stato del tutto nelle mie corde per stile e per riferimenti culturali.

Una volta a teatro ho deciso di lasciarmi andare e mi sono sforzata di non voler razionalizzare e capire tutto. Mi sono dunque completamente affidata alla performance degli attori sul palcoscenico, alle loro danze e interazioni, alle loro parole, alle poesie, al loro modo di utilizzare e dare senso agli oggetti. Non posso dire di aver capito veramente, anzi credo di aver capito molto poco, e a tratti non ho potuto fare a meno di combattere dei momenti di noia e di assenza mentale (evidentemente l’avanguardia russa è qualcosa di troppo ostico per me); però devo ammettere di aver subito una qualche forma di fascinazione prodotta soprattutto dalla danza dei corpi.

Qua e là ho percepito dei riferimenti al passato da cui lo spettacolo proviene e anche qualcuno al presente, ma sul piano razionale non sono andata molto oltre. Sul piano emotivo la conquista è stata più importante, sebbene a fasi alterne.

Un’esperienza decisamente originale che rimarrà parte del mio percorso di apertura e di curiosità verso mondi che sento lontani da me e poco comprensibili, ma che ogni tanto vale anche la pena di sperimentare e vivere in presa diretta.

Voto: 3/5