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mercoledì 4 novembre 2015

La fiera delle parole, Padova, 6 - 11 ottobre 2015

Anche se è passato un po' di tempo da quel weekend, non voglio perdere l'occasione di parlare della mia prima volta alla Fiera delle parole.

Visto che ero a Padova in quei giorni, mi ero studiata un po' il programma e, compatibilmente con la necessità di dormire e fare con calma la mattina e anche di non fare code chilometriche a rischio di non entrare, avevo individuato 4-5 appuntamenti possibili. Alla fine io e C. abbiamo seguito 3 incontri che in modi diversi sono stati tutti di grande soddisfazione e ci hanno fatto apprezzare l'iniziativa nel suo complesso.

Il primo appuntamento al quale abbiamo partecipato è stato quello con Fabio Genovesi, sabato 10 ottobre, alla Libreria Feltrinelli, presentato dalla giovane Vania Trolese. La scelta nasceva dal fatto che proprio in quei giorni stavo leggendo Chi manda le onde (prossimamente la mia recensione su questo blog), al quale mi ero incuriosita perché un'amica di C. ce ne aveva parlato molto bene. Ero solo a un terzo del libro ma il tono frizzante del romanzo e i suoi bellissimi personaggi mi avevano già incuriosito. L'affollato incontro è stato molto partecipato, anche grazie alla simpatia di Fabio Genovesi, un vero toscanaccio politicamente scorretto che ci ha raccontato un sacco di aneddoti della sua famiglia e della terra dalla quale viene, rivelando l'ispirazione di alcuni contenuti di Chi manda le onde e del libro che verrà, ma anche permettendoci di capire i meccanismi creativi e le motivazioni di alcune scelte (ad esempio l'uso nello stesso romanzo della prima, della seconda e della terza persona singolare per personaggi diversi). La giovane Vania Trolese è stata non solo simpatica ma anche attenta ai dettagli del libro e capace di stimolare le risposte di Genovesi, che comunque da buon toscano non si è fatto certo pregare.

A seguire le domande del pubblico, anch'esse interessanti e attente (se Genovesi si sente più uno scrittore di romanzi o di racconti, se il fatto di essere nato sul Tirreno e non sull'Adriatico ha inciso sul suo carattere, etc.). Infine lo scrittore ha firmato le copie del libro (anche la mia in lettura!) scambiando due chiacchiere con un pubblico molto variegato, fatto di persone di mezza età ma anche molti giovani.

Il secondo appuntamento è stato quello a Palazzo della Ragione, domenica 11, con Maurizio Maggiani che presentava Il romanzo della nazione. Qui ci è toccata un po' di fila, ma solo nell'attesa che la sala si svuotasse dell'evento che l'aveva preceduto. Maggiani l'avevo scelto dopo aver letto una straordinaria intervista non solo sul suo libro ma anche sul mercato editoriale, dalla quale veniva fuori il ritratto di un ribelle senza peli sulla lingua. L'introduzione era affidata a un Alessandro Mari in versione hipster che sinceramente ho trovato troppo snob per i miei gusti. Maggiani è partito per il suo monologo in cui ci ha raccontato il perché del suo libro e il legame tra la storia della sua famiglia e il Risorgimento italiano. Si è soffermato sui temi della memoria e della nazione, lui dichiaratamente anarchico ma ormai sufficientemente invecchiato da cercare nelle storie un collante della nazione. Il pubblico - in buona parte formato da gente di mezza età - ha ascoltato attento, ma sarà stato per le luci soffuse nella grande sala ovvero per l'orario a un certo punto abbiamo deciso di uscire per fare un piccolo spuntino prima dell'ultimo incontro della nostra Fiera delle parole.

Eccoci dunque a Palazzo Moroni per la presentazione del libro di Chiara Valerio, Almanacco del giorno prima. Chiara era lì fuori che aspettava e siccome abbiamo un'amica in comune e abbiamo preso una volta un aperitivo insieme ho deciso di salutarla, salvo poi lasciarla alle sue pubbliche relazioni. La presentazione del romanzo è stata affidata a Enza Del Tedesco, docente padovana di letteratura italiana all'università. L'interazione tra le due si è rivelata strepitosa: la Del Tedesco parla lentamente, riflette su ogni parola, e fa analisi precise e puntuali, che in molti casi colgono nel segno in modo quasi inaspettato, la Valerio dà un saggio delle sue sinapsi velocissime, è mirabolante nei suoi salti da un autore all'altro, da una citazione all'altra, da un pensiero a un altro; la Del Tedesco è serissima e composta nel suo ruolo, la Valerio è ironica e scoppiettante e - alla fine dell'incontro - travolge in un abbraccio anche la sua presentatrice. Nel mezzo abbiamo capito di più del suo libro - che io avevo letto con piacere a suo tempo - e siamo entrate in contatto con due belle personalità.

Non poteva esserci modo migliore per finire questa maratona letteraria.

mercoledì 28 maggio 2014

Almanacco del giorno prima / Chiara Valerio

Almanacco del giorno prima / Chiara Valerio. Torino: Einaudi, 2014.

Trovo strano leggere e recensire il romanzo scritto da una persona che conosco. Certo, una persona che ho visto una sola volta e che conosco in maniera indiretta, ma che in qualche modo appartiene al mio orizzonte reale. Perché questo significa inevitabilmente riconoscere in quello che si legge delle tracce vere o presunte (forse più le seconde) della vita reale…

Il romanzo di Chiara Valerio, Almanacco del giorno prima, è quanto di più originale io abbia letto da parecchio tempo a questa parte, e lo è da molteplici punti di vista. Innanzitutto dal punto di vista linguistico, per effetto della scelta di una scrittura molto colta, ma a tratti quasi parlata, di una punteggiatura non convenzionale e a volte spiazzante (come si vede dalle citazioni in fondo al post). Lo è poi sicuramente sul piano della struttura che si articola in 5 capitoli, Zero, Infanzia, Presente, Imperfetto e Domani accadrà, nel quale il capitolo centrale, quello dedicato al presente, non ha un andamento narrativo, ma si compone di tanti flash: momenti, sentimenti, situazioni identificati da un titolo e risolti in poche righe, a dire forse quanto il presente sia frammentario e molto meno comprensibile in fondo sia del passato che del futuro.

La storia è narrativamente piuttosto semplice; il protagonista, Alessio Medrano, è uno che per lavoro si occupa di assicurazioni sulla vita, in particolare compra le assicurazioni di chi non ha più i soldi per pagarle per farne prodotti finanziari derivati, basati sull’aspettativa di vita delle persone. Alessio, che è figlio di due matematici, è ossessionato dalla matematica e in particolare dai calcoli probabilistici fin dall’infanzia. I numeri sono il linguaggio con cui è abituato a leggere il mondo e i sentimenti. La variabile indipendente della sua esistenza è Elena, una donna molto più grande di lui, di cui è innamorato ma che non lo ricambia, pur essendo in qualche modo presente quasi come una costante per la sua esistenza (o almeno questo è quello che sembra ad Alessio).

Il romanzo è infarcito di matematica e di sentimenti, un’accoppiata improbabile e capace di produrre effetti imprevedibili. Lo stile di Chiara Valerio è espressione di una mente dalle sinapsi veloci, che talvolta si fa persino fatica a seguire. Certamente è un libro sorprendente, anche quando ci si perde nelle similitudini matematiche e non si sta dietro alla mente scoppiettante dell’autrice.

Almanacco del giorno prima è, alla fine, un libro che parla del tempo, in fondo del bisogno e dell’impossibilità di controllarlo, della costante proiezione verso il futuro e della continua nostalgia del passato. Della difficoltà di riconoscere quel presente schiacciato tra questi due ingombranti vicini.

Ogni pagina di questo libro è una sorpresa e può nascondere riflessioni fulminanti, tali da riempire un intero quaderno di appunti per la vita. Di seguito ne condivido alcune, quelle che ho sentito più mie e che più mi hanno colpito.

Volevo che mi amasse, ho sempre desiderato che le persone mi amassero per quello che ero in grado di fare, non per quello che ero, non mi sono mai fidato una sola volta di ciò che sono. (p. 10)

inversione a U. Da quando m’interrogo sull’opportunità o meno di mandarti un messaggio a una certa ora, mi sono accorto che è finita l’adolescenza del nostro rapporto. Menomale, che età terribile l’adolescenza. (p.168)

amen 1. C’è qualcosa di peggio nella vita che lasciarsi guidare dall’intelligenza, E che cos’è?, Lasciarsi guidare dalla fretta, tu ti lasci guidare in alternativa dall’intelligenza e dalla fretta. (p. 168)

quindi?, Non puoi amare nessuno se nessuno ti ha amato. (p. 172)

amen 4. Discutere è inutile. Dopo dieci minuti di discussione nessuno pensa più quello che sta sostenendo. (p. 178)

mi è già capitato di fare questo discorso tanti anni fa. Ci sono rapporti che non possono essere nominati ma nemmeno possono essere negati. (p. 196)

nel bosco 6. Stanotte riflettevo su quanto è strano che io sia così preso da una donna che pensa tutto il contrario di quello che per me è sensato, Ci pensavo anche io. (p. 204)

solo i sentimenti che non si nominano possono essere vissuti. (p. 209)

sono tuo?, Anche. (p. 210)

la separazione è più durevole esperienza che lo stare insieme, l’ho letto in Brodskij, Sta pure su Wikipedia, e poi è un’ovvietà, l’incontro è un punto, la separazione un intervallo, c’è una infinità continua di differenza, è lo stesso motivo per cui, quando arrivi alla fermata dell’autobus, è più probabile che l’autobus sia già passato, l’incontro tra te e l’autobus è un punto, la tua attesa dell’autobus è un intervallo, anche qui, una infinità continua di differenza, Vedo che oggi, tanto per cambiare sei di umore splendido. (p. 226)

saggezza. È difficile trasformare una storia d’amore in un’amicizia, così come il modo per rovinare le amicizie è il sesso, Invece noi che siamo qui a lasciare le cose coi nomi indefiniti siamo tranquilli perché non cambierà niente. (p. 230)

nel bosco 8. Mentre passeggiamo verso il tramonto, il tuo telefono non fa che emettere suoni e tu non fai che rispondere a quei messaggi. Sto zitto. Una volta lasciavi il telefono a casa, Una volta eri nuovo. (p. 231)

sono debole, perché ti desidero. (p. 258)

ti ho preso la cioccolata da Gay Odin, Grazie, per quando sto bene, Preferisci mangiare sola o con un bel ragazzo molto simpatico?, Sono stanca, preferirei stare sola. La mattina dopo lascio la cioccolata in portineria, mi scrivi Grazie ma come ti ho detto non sto bene e non posso mangiare cioccolata per un bel po’, Era per il biglietto, per farti ridere, Grazie, non ce n’era bisogno, Mi andava, l’ho fatto, So che vuoi fare delle cose carine ma mi fai sentire sotto assedio, Addirittura, scusami, che brutto sms, in ogni modo buona giornata, Non ti rendi conto che da quando ieri ti ho detto che ero stanca e volevo stare da sola non mi hai dato tregua? Io non rispondo. Il giorno dopo mi scrivi Ci vediamo quando torno. Io non rispondo. (p. 259)

Non devi mai più scrivermi una cosa del genere, solo una stronza scrive una cosa del genere, io devo smetterla di pensare che tu sia una faccenda che mi riguarda ma tu non devi scrivermi cose da stronza, E tu non dire che sono una faccenda che non ti riguarda, Possiamo dire che abbiamo esagerato?, Possiamo dirlo, adesso devi annoiarci ancora per molto?, Pensavo di dover mantenere il punto, Perché non pensi invece che stiamo facendo una bella passeggiata e che Roma con questa luce è fantastica? (p. 260)

si era convinto che le imperfezioni tengono il mondo in equilibrio e impediscono che tutto frani. (p. 283)

Forse, invece, bisognerebbe avere il coraggio di non allontanarsi mai dalle cose che rendono felici. Anche se sono scomode. Ma non era coraggioso. (p. 289)

non mi dici di restare ma non vuoi che mi allontani (p. 294)

il mio modello, il modello mio e di Janak, aveva come unica ipotesi l’evidenza che l’amore, in ciascuna delle sue minute declinazioni, allunga la vita. (p. 325)

Mi manchi tu, e mi manca la parte di me che sei tu. (p. 348)

Voto: 3,5/5