Un'Odissea. Un padre, un figlio e un'epopea / Daniel Mendelsohn; trad. di Norman Gobetti. Torino: Einaudi, 2018.
Il libro di Mendelsohn è uno di quelli che non so bene come sono entrati nella mia lista di letture e che affronto – come sempre faccio con i libri – a testa bassa, ma che poi si rivelano molto più faticosi di quanto pensassi, magari perché è un periodo in cui leggo poco o perché i libri che leggo non riescono a conquistarmi totalmente.
Così è successo che la mia lettura di Un’Odissea è diventata un’odissea a sua volta; il libro è venuto con me in diversi viaggi, mi ha guardato mille volte dal comodino, e diverse volte ho pensato di abbandonare l’impresa. Ma alla fine Itaca è arrivata e sono stata molto contenta di aver completato la lettura di questo “non romanzo”, ma nemmeno saggio, una specie di racconto autobiografico, mescolato alla rilettura e interpretazione dell’Odissea. E in un momento in cui tutti parlano di Odissea in conseguenza dell’uscita del film di Nolan, non mi dispiace parlare per il momento di quest’altra odissea.
In questo libro Mendelsohn racconta il rapporto tra lui e suo padre, Jay, soffermandosi su due momenti che lo hanno caratterizzato negli ultimi anni di vita di quest’ultimo: ossia la partecipazione di Jay al seminario sull’Odissea tenuto da Daniel nell’università dove insegna, e la crociera sulle tracce dell’Odissea che hanno fatto insieme l’estate successiva.
La storia di questo rapporto e il tentativo di Daniel di gettare luce su aspetti della vita del padre che non conosce si intrecciano con la lettura dell’Odissea e l’interpretazione del personaggio di Odisseo, in particolare attraverso la relazione con suo figlio Telemaco.
Devo dire che dell’Odissea ricordavo l’essenza della storia, e grazie alla visione qualche tempo fa del film Il ritorno di Uberto Pasolini avevo una idea più chiara e dettagliata della parte del libro in cui si parla dell’arrivo di Odisseo a Itaca e delle vicende che porteranno al massacro dei Proci e al ricongiungimento con moglie, figlio e padre.
È stato dunque per me interessante ripercorrere l’intero poema omerico attraverso i capitoli del libro di Mendelsohn, e insieme allo scrittore andare alla scoperta non solo del senso profondo dell’Odissea, ma anche della identità più vera del padre Jay.
Sicuramente sono stata maggiormente catturata dall’ultima parte del libro, quella nella quale il rapporto tra Daniel e Jay viene più allo scoperto, e dunque entrambi i protagonisti si espongono maggiormente nei loro sentimenti e nella loro umanità. Alcune pagine e passaggi li ho trovati davvero illuminanti e memorabili – per esempio lì dove si parla del mestiere di insegnante e dell’incertezza che porta con sé rispetto all’impatto che può avere –, altre pagine invece le ho trovate più faticose e meno significative, in alcuni casi un po’ ridondanti.
Nel complesso una lettura di cui sicuramente mi porterò dietro qualcosa, ma - proprio come accade con gli insegnanti – non so ancora bene cosa. Solo il tempo potrà dirlo.
Voto: 3,5/5
giovedì 23 luglio 2026
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)


Nessun commento:
Posta un commento
Lascia qui un tuo commento... Se non hai un account Google o non sei iscritto al blog, lascialo come Anonimo (e se vuoi metti il tuo nome)!