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mercoledì 27 luglio 2022

Quaderni ucraini e Quaderni russi / Igort

Quaderni ucraini. Le radici del conflitto. Un reportage disegnato / Igort. Nuova edizione. Bologna: Oblomov, 2022.

Quaderni russi. Sulle tracce di Anna Politkovskaja. Un reportage disegnato / Igort. Quartu Sant'Elena: Oblomov, 2021.

Gli eventi contemporanei mi hanno spinto ad accelerare l’acquisto e la lettura di due albi di Igort che erano nel mio carrello già da parecchio tempo, ossia i Quaderni ucraini e i Quaderni russi. Si tratta dei due reportage disegnati che Igort ha realizzato durante e dopo i quasi due anni da lui trascorsi tra Ucraina, Russia e Siberia nei primi anni Duemila.

Lo stile di racconto di Igort lo avevo conosciuto attraverso i reportage disegnati dedicati al Giappone, terra d’elezione del fumettista, che erano usciti nelle tre successive puntate dei Quaderni giapponesi. Igort ama molto procedere in maniera non lineare, inseguendo ispirazioni varie, spostandosi avanti e indietro nel tempo, aprendo di tanto in tanto digressioni di vario genere per affrontare temi collaterali o soddisfare curiosità.

Ebbene, nel caso dei Quaderni ucraini e russi mi pare che l’autore scelga una narrazione molto più asciutta e lineare, intervenendo poco in prima persona e lasciando invece molto spazio alle testimonianze individuali delle persone da lui direttamente incontrate e intervistate e ai documenti ufficiali, questo probabilmente per limitare l’interferenza del suo punto di vista personale rispetto alla complessa storia di questi paesi. Ne viene fuori un lavoro che è difficile confinare in un genere, e d’altra parte è lo stesso Igort a rifuggire qualunque tipo di classificazione.

Nel primo dei due albi, Quaderni ucraini, Igort ci aiuta, attraverso i resoconti dei testimoni e le memorie dei singoli, a ricostruire la difficile storia ucraina, senza pretendere di raccontare delle verità assolute, bensì soffermandosi sulle storie individuali e sulle prospettive che ne emergono.

In particolare da queste testimonianze è chiara la centralità di alcuni eventi che hanno segnato questo paese e il suo popolo: la terribile carestia degli anni Venti-Trenta e il genocidio dei kulaki, i piccoli e piccolissimi proprietari ucraini, in funzione della realizzazione dei kolchoz e dei piani quinquennali voluti dal regime sovietico. Se è vero che il socialismo reale in qualche modo avrebbe garantito alle persone di che mangiare e vivere, l’intervento sovietico ebbe un impatto pesantissimo sugli equilibri economici e sociali di un paese che in precedenza aveva potuto godere di un relativo benessere e di un contesto sociale piuttosto articolato e tutto sommato equilibrato. Il lungo periodo di supremazia sovietica, le ben note vicende di Chernobyl e le conseguenze del crollo dell’impero sovietico sono tutte situazioni con cui l’Ucraina ancora oggi fa i conti e che sono alla base di molte delle situazioni a cui oggi assistiamo.

L’indagine condotta da Igort sull’Ucraina prosegue nei Quaderni russi, seguendo le tracce di Anna Politkovskaja e le testimonianze sull’orribile guerra cecena, di cui la giornalista russa si era occupata da vicino.

Ne viene fuori da un lato il ritratto di una donna dal grandissimo senso etico del proprio lavoro di giornalista, ma forse più in generale dal grande senso di responsabilità individuale anche a costo del rischio e del sacrificio personale, dall’altro l’orrore del conflitto in Cecenia, in particolare i crimini e le atrocità, del tutto ingiustificabili, dei soldati russi.

Non si esce indenni dalla lettura dei Quaderni ucraini e dei Quaderni russi di Igort: se ne esce turbati, certamente con qualche piccolo elemento conoscitivo in più che sicuramente apre a dei necessari percorsi di approfondimento e comprensione, ma anche con la consapevolezza della propria fatale ignoranza di fronte alle storie di popoli che pure ci sono geograficamente piuttosto vicini.

Voto: 4/5

martedì 27 aprile 2021

L'infanzia giapponese di Miyo-Chan / Midori Yamane

L'infanzia giapponese di Miyo-Chan / Midori Yamane. Quartu Sant'Elena: Oblomov Edizioni, 2021.

Chi ama i racconti a fumetti e ha un interesse specifico nei confronti del Giappone troverà certamente nella casa editrice Oblomov, fondata da Igort, un punto di riferimento ineliminabile.

Nella produzione di questa casa editrice sono infatti numerose le opere dedicate al paese del Sol Levante, diverse delle quali realizzate dallo stesso Igort (penso ai Quaderni giapponesi e a Kokoro), ma - anche grazie alla conoscenza che il fumettista ha del mondo giapponese e ai suoi contatti - le uscite dedicate al Giappone e alla sua cultura sono in crescita.

L'ultimo nato è questo piccolo albo di Midori Yamane, L'infanzia giapponese di Miyo-Chan, che ci racconta alcune curiosità su usanze, tradizioni e doveri dei piccoli giapponesi, in relazione a specifiche ricorrenze o periodi dell'anno.

Il volumetto è diviso in 12 capitoli, uno per ogni mese dell'anno, e per ogni capitolo Miyo-Chan, una timida bambina di 7 anni, ci racconta un'usanza o un gioco, descrivendo in alcuni casi - anche grazie a disegni molto dettagliati nonché estremamente aggraziati - come realizzare ad esempio un elmo di guerriero, oppure la maschera del leone, o ancora le polpette di riso.

Grazie a Miyo-Chan scopriamo così che la vita dei bambini giapponesi per certi versi non è molto diversa da quella dei bambini occidentali (alcuni dei giochi mi hanno ricordato quelli che facevo io stessa da bambina), mentre per altri è lontana anni luce. Entriamo dunque in contatto con rituali e feste di cui noi conoscitori superficiali del Giappone non sospettiamo nemmeno l'esistenza.

L'albo di Midori Yamane è una lettura delicata, che da un lato accende curiosità e stimola ad approfondire, dall'altro fa venire il desiderio di seguire le istruzioni fornite per produrre gli oggetti e i giochi di cui Miyo-Chan ci parla.

Una lettura imprescindibile per amanti e curiosi del Giappone in tutte le sue forme.

E grazie ancora una volta a Igort per aiutarci a conoscere i tanti volti e le mille sfaccettature di questo affascinante paese.

Voto: 3,5/5

mercoledì 3 febbraio 2021

Quaderni giapponesi. Moga, Mobo, Mostri / Igort

Quaderni giapponesi. Moga, Mobo, Mostri / Igort. Quartu Sant'Elena: Oblomov Edizioni, 2020.

Con questo terzo volume della serie dei Quaderni giapponesi (di cui erano già usciti il primo volume con Coconino Press e il secondo con Oblomov, la casa editrice fondata dallo stesso Igort), l'autore cagliaritano continua a farci scoprire i recessi meno noti della cultura giapponese, andando ben al di là dell'immagine stereotipata del Giappone che molte altre fonti occidentali privilegiano e ci propongono.

Come sa chi legge questo blog, il Giappone mi affascina particolarmente e buona parte del fascino risiede nelle sue profonde contraddizioni e soprattutto in una cultura e una società che solo apparentemente assomigliano a quelle occidentali, ma che invece hanno caratteristiche profondamente diverse al punto da risultare quasi incomprensibili a chi non vi appartiene.

Igort deve alla lunga frequentazione con il Giappone e con i giapponesi - e ad una passione smodata per questa cultura - una conoscenza non solo ampia e approfondita, ma anche ricca di sfaccettature e di contenuti.

In questo terzo volume, Moga, Mobo, Mostri, il fumettista si addentra nei meandri più oscuri di questa cultura, facendoci conoscere alcuni fumettisti e artisti giapponesi affascinati dal mondo del macabro e dell'osceno, e per questo da un lato tenuti ai margini della scena mainstream che spesso li ha disconosciuti e censurati, dall'altro lato diventati dei veri e propri cult all'interno di alcune nicchie sia all'interno del proprio paese che all'estero. Si tratta di nomi per me sconosciuti, alcuni appartenenti al passato, altri contemporanei (e incontrati dallo stesso Igort), di cui l'autore ci svela storia, aneddoti, complessità, e ci fa conoscere l'arte offrendoci anche dei saggi visivi, ossia delle sue reintepretazioni di loro opere o dei disegni ispirati al loro stile.

E, man mano che si procede in questa carrellata nel tempo, Igort ci rivela connessioni tra passato e presente, tra Oriente e Occidente, ed emerge prepotentemente la tensione sempre presente nella cultura giapponese tra un'apparenza molto pudica e puritana e un movimento più o meno sotterraneo di esplorazione delle perversioni e del limite, frutto di un rimosso collettivo che pesa come un macigno sui giapponesi, ma che trova - forse proprio per questo - strade e forme impensabili per il mondo occidentale.

Nel racconto Igort è attento però anche a mostrarci come in tutti gli aspetti della cultura giapponese, anche quelli underground e più ai margini, il legame con la tradizione resti forte, aiutandoci così a comprendere e a interpretare meglio cose che altrimenti valuteremmo - sbagliando - solo con i nostri parametri occidentali.

Mi pare che con questo terzo albo della serie, che conferma la scelta di uno stile originale fatto di una mescolanza di contenuti diversi (disegni raffinatissimi, schizzi, appunti, fotografie e materiali i più vari) - stile che si ritrova anche nel recente Kokoro -, l'autore dimostri - una volta di più se ce ne fosse stato bisogno - di essere una delle voci (e delle matite e penne) più interessanti per tutti coloro che vogliano addentrarsi in maniera consapevole nella complessità del mondo giapponese.

Voto: 3/5

mercoledì 1 aprile 2020

Kokoro. Il suono nascosto delle cose / Igort

Kokoro. Il suono nascosto delle cose / Igort. Quartu Sant’Elena: Oblomov Edizioni, 2019.

Quando Igort si mette al lavoro vale sempre la pena di seguirlo, in modo particolare quando l’oggetto del suo lavoro è l’amatissimo Giappone. Per questo motivo ero stata una dei sottoscrittori di questo albo quando ancora non era uscito e ho avuto il privilegio di riceverne una copia a casa personalizzata con un disegno dello stesso Igort.

Kokoro si può considerare una specie di fratello maggiore dei Quaderni giapponesi già pubblicati, il primo volume con Coconino press e il secondo con la casa editrice fondata dallo stesso Igort, Oblomov. Parlo di fratello maggiore perché da un lato questo albo si pone in continuità con i precedenti: anche in questo caso la narrazione riguarda infatti il Giappone e, com’è tipico del fumettista sardo, si tratta di un’originale “racconto di viaggio” in cui non si segue un ordine cronologico, bensì le suggestioni che l’autore fissa nei suoi disegni e accompagna con i suoi appunti. Dall’altro lato, però, in questo lavoro Igort sceglie una strada al contempo più rarefatta e ambiziosa: l’albo si presenta in un formato orizzontale con copertina rigida ed è impostato in modo da avere quasi sempre sulla pagina di destra disegni e acquerelli a piena pagina, mentre nella pagina di sinistra trovano spazio le note scritte a mano dall’autore accompagnate da disegni più piccoli e schizzi. La scelta del formato, come ci dice lo stesso Igort, è finalizzata a proporre i disegni nelle dimensioni originali, senza tagli e adattamenti.

Se l’ambizione dell’opera è chiara, non è invece ancora evidente in cosa consista quella che ho chiamato “rarefazione”. Se già negli albi precedenti dedicati al Giappone la narrazione non era quasi mai lineare, in questo caso l’autore segue un filo narrativo del tutto interiore, in cui disegni e scrittura sembrano inseguirsi, rendendo difficile stabilire cosa venga prima o dopo.

Potremmo dire che l’albo si strutturi intorno ad alcune rilevanti figure della cultura giapponese che hanno rivestito e rivestono per Igort un particolare significato e che spesso – più o meno casualmente – ne hanno incrociato il percorso. Si va dal regista Yasujiro Ozu (mi è venuta voglia di vedere il suo film Viaggio a Tokyo) al musicista Ryuichi Sakamoto, dal fumettista Tadao Tsuge, uno dei massimi rappresentanti insieme a suo fratello Yoshiharu del genere gekiga, allo scrittore Osamu Dazai, dalla regina del manga Rumiko Takahashi, creatrice di Ranma ½ e Lamu, al fumettista Katsuhiro Otomo.

Tra un ricordo e l’altro, Igort si sofferma a spiegare il suo incontro con alcuni fenomeni tipicamente giapponesi, come il kawaii e il ganguro, nonché il complesso mondo degli spiriti e dei mostri giapponesi, gli Yōkai.

Insieme all’autore, ci addentriamo in un universo culturale affascinante e contraddittorio, in cui è sempre in atto il conflitto tra matrice orientale e influenza occidentale, nonché tra rispetto delle regole e necessità di contravvenirle.

Nessuno come Igort è in grado di raccontarci il Giappone con tale passione e umile disponibilità a immergersi e a comprendere un sistema culturale così particolare e lontano dal nostro. Nessuno come Igort sa trasmetterci un interesse così puro e attento verso questa società e cultura, suscitando nel lettore una corrispondente curiosità e volontà di approfondire.

Difficile a volte seguire il percorso mentale dell’autore e i suoi voli pindarici, meglio abbandonarsi al flusso dei pensieri e dei ricordi e provare ad avvicinarsi per questa via meno razionale all’essenza nascosta delle cose, quella che i giapponesi chiamano appunto Kokoro e che lo scrittore irlandese Lafcadio Hearn, naturalizzato con il nome giapponese di Koizumi Yakumo, aveva tradotto come “ il cuore delle cose”.

Voto: 3,5/5

lunedì 9 luglio 2018

Quaderni giapponesi. Il vagabondo del manga / Igort

Quaderni giapponesi. Il vagabondo del manga / Igort. Quartu Sant’Elena: Oblomov Edizioni, 2017.

Il Giappone resta uno dei paesi che maggiormente mi affascinano ed esercitano un’attrazione intellettuale ed emotiva su di me. Così, in attesa di riuscire a visitarlo, mi accontento di fare delle piccole immersioni nella cultura giapponese grazie ai pallidi riflessi che ne arrivano in Occidente attraverso mostre, libri e film.

Da questo punto di vista uno degli autori che più mi aiutano a capire questo mondo con parole e immagini, nonché numerosi suggerimenti di lettura, è Igort, il grande fumettista italiano (che da poco ha realizzato una propria casa editrice di fumetti, la Oblomov), il quale con la cultura giapponese ha un rapporto molto stretto, avendo vissuto a lungo in Giappone, come racconta nel primo volume dei Quaderni giapponesi che avevo letto a suo tempo.

In questo secondo volume, Il vagabondo del manga, Igort ci propone un nuovo racconto, quello relativo al viaggio da lui compiuto nel 2015 per incontrare Jiro Taniguchi, il grande maestro morto nel 2017 a cui questo albo è dedicato.

L’albo – com’è tipico di Igort – è un articolato mix di scrittura, disegni, fotografie, che in parte raccontano i luoghi e le persone incontrate con grande realismo e producendo un effetto fortemente immersivo, in parte costituiscono divagazioni più o meno lunghe su aspetti o personaggi della cultura giapponese che le esperienze di viaggio suggeriscono all’autore o ch'egli ritiene essenziale approfondire per comprendere questa cultura.

In questo viaggio, il primo – ci dice Igort – senza avere scadenze e veri appuntamenti e dunque caratterizzato da un vagare senza una meta precisa insieme a un amico fotografo paesaggistico, egli pone una particolare attenzione alla contraddizione e nello stesso tempo alla complementarità delle due anime del Giappone, quella caotica e in continuo cambiamento delle metropoli, in particolare di Tokyo, e quella silenziosa e immutabile dei posti lontani dalle città, dove basta allontanarsi poco dai flussi turistici per avere la sensazione che il tempo si sia fermato.

La profonda conoscenza che Igort ha della cultura giapponese – e che si vede anche dal modo incredibile con cui ne disegna tutte le componenti, dai paesaggi ai volti ai mostri – gli consente una immersione vera in questo mondo.

Del resto, nel caso del Giappone la caratteristica propriamente umana di trasformare dolore e tragedie in racconto per esorcizzarli e dargli un senso trova proprio nelle forme espressive composte di parole e immagini disegnate la sua massima rappresentazione (non a caso la scrittura giapponese è anche disegno), e in qualche modo Igort ce ne dà una dimostrazione pratica.

Non si può chiudere questo albo senza pensare di voler immediatamente partire e ripercorrere le tappe che Igort ci ha raccontato, ben sapendo che il viaggio è sempre un percorso interiore e dunque ognuno deve trovare il modo, i tempi e le tappe che più rispecchiano la propria ricerca intima.

E questo lo si può fare a volte solo perdendosi o lasciandosi guidare dal proprio istinto, senza avere fretta e senza forzare le tappe.

Voto: 4/5

giovedì 4 maggio 2017

Quaderni giapponesi / Igort - Viaggio a Tokyo / Vincenzo Filosa

Quaderni giapponesi / Igort. Roma: Coconino Press, 2015.

Viaggio a Tokyo / Vincenzo Filosa. Bologna: Canicola, 2015.

La società giapponese mi ha sempre incuriosita, ma non ho mai avuto la spinta - a parte gli incontri più o meno casuali con questa cultura (soprattutto attraverso il cinema) - ad approfondirne seriamente la conoscenza.

Fino a quando qualche mese fa sono venute a trovarci in biblioteca due funzionarie giapponesi, e l'incontro con loro, sia in presenza, sia poi per i contatti a distanza, mi ha offerto l'occasione di toccare con mano alcune caratteristiche di tale cultura e ha sollevato tanti interrogativi senza risposta rispetto a usi e abitudini per me quasi incomprensibili.

Da quel momento il mio interesse per il Giappone è molto cresciuto, tanto da essere diventato anche un'idea possibile di viaggio, e nel frattempo oggetto di letture e approfondimenti di vario genere. Come spesso mi accade, ho cominciato dai graphic novel.

Avevo a casa i lavori di Igort, Quaderni giapponesi, e di Vincenzo Filosa, Viaggio a Tokyo.

In entrambi i casi si tratta sostanzialmente di racconti di viaggio relativi a periodi di permanenza più o meno lunghi in terra giapponese. Igort, dopo essere stato una prima volta in Giappone negli anni Ottanta, ci è tornato nel 1994 per iniziare una lunga collaborazione con una casa editrice di manga, Kodansha, che gli ha pubblicato la serie Yuri.

Nei suoi Quaderni Igort (o Igoruto San come lo chiamano in Giappone) ci racconta la sua esperienza di contatto con il mondo giapponese, innanzitutto con la sua casa editrice, poi con i grandi maestri giapponesi di manga e anime che ha avuto l'occasione di incontrare o di conoscere meglio, Jiro Taniguchi, Hayao Miyazaki, Yoshiharu Tsuge. Ma l'albo è anche l'occasione per parlare di tanti aspetti della cultura giapponese più o meno noti, tra cui la storia dei bumrakin, l'antica casta dei reietti, la vera storia di Sada Abe, la geisha resa celebre dal film L'impero dei sensi, il rapporto del Giappone con la guerra e il coinvolgimento dei bambini, il teatro kabuki.

La lettura di Quaderni giapponesi è una miniera di stimoli per chi come me è partito alla scoperta di un mondo affascinante e inafferrabile come quello giapponese, e di cui oggettivamente continuo a capire molto poco. È Igort per esempio che mi fa scoprire il libro Il crisantemo e la spada che fu commissionato a Ruth Benedict dall'Office of War Information degli Stati Uniti e pubblicato all’indomani di Hiroshima, e che poi divenne il manuale-breviario delle forze americane di occupazione in Giappone. L'ho prontamente acquistato online e certamente costituirà una delle mie prossime letture.

Da un punto di vista grafico, poi, il fumetto a colori di Igort è un bellissimo viaggio visivo in Giappone, grazie alla riproduzione non solo degli ambienti (il suo appartamento, i templi, le strade), ma anche delle stampe, della grafica, del design propriamente giapponese che l'autore disegna con una precisione e una bravura straordinarie.

Dall'altro lato il libro di Vincenzo Filosa racconta del viaggio da lui fatto in Giappone, anche in questo caso all'inseguimento dei suoi miti, in particolare Tadao Tsuge, scoperto per caso mentre andava alla ricerca dei lavori di Yoshiharu Tsuge. Il viaggio di Filosa è però molto meno calligrafico di quello di Igort, più espressionistico, direi, allucinato, come riporta la quarta di copertina.

L'albo - in bianco e nero - conferma l'impianto espressionistico anche nel tratto e nell'organizzazione delle tavole, spesso una vera e propria sfida visiva per il lettore.

Il volume è strutturato come un manga e dunque si legge al contrario, a partire da quella che per noi sarebbe la quarta di copertina, e anche l'organizzazione interna delle tavole va da destra verso sinistra, cosa che richiede un attimo di tempo di ambientazione. Il fumetto è organizzato per momenti o suggestioni del viaggio. Anche in questo caso vengono raccontate molte particolarità e soprattutto stranezze della società giapponese, però la narrazione di Filosa è a tratti ben poco realistica e più immaginifica, ispirata appunto ai personaggi e al mondo visivo dei mangaka, anche approfittando del fatto che il suo "io" protagonista ha sempre pasticche a portata di mano.

Non tutto è dunque comprensibile per i neofiti della cultura giapponese e del mondo dei manga come me, eppure l'albo trasmette comunque un'atmosfera che paradossalmente nella sua stranezza appare in qualche modo quasi realistica.

Insomma Igort e Filosa mi hanno incuriosito. E state certi che la mia ricerca non finirà qui.

Voto: 3,5/5