La chiamata. Storia di una donna argentina / Leila Guerriero; trad. di Maria Nicola. Roma: Edizioni SUR, 2025.
La chiamata di Leila Guerriero ha vinto il Premio Strega europeo nel 2026, ma aveva attirato la mia attenzione ben prima e già mi attendeva sullo scaffale per la lettura.
La Guerriero è una giornalista e questo libro è il ritratto di Silvia Labayrú, una donna argentina che durante il periodo della dittatura fu sequestrata e tenuta per oltre due anni nei seminterrati dell'ESMA (Escuela de Mecánica de la Armada) dove molti oppositori e dissidenti furono imprigionati e moltissimi trovarono la morte nei modi terribili venuti a galla nel tempo, come i voli della morte.
Silvia Labayrú è dunque una sopravvissuta, che dopo essere stata liberata ha subìto - come e più di altri sopravvissuti - l'ostracismo e lo stigma da parte dei suoi connazionali e non solo. Ma Silvia è anche tra i tanti sopravvissuti grazie alle cui testimonianze in tribunale molti militari sono stati condannati.
Il ritratto di Silvia Labayrú che ci viene proposto dalla Guerriero è il frutto delle tante interviste e chiacchierate che le due hanno condiviso tra il 2020 e il 2022, in piena pandemia, a cavallo tra la Spagna e l'Argentina. La Guerriero ha anche incontrato e intervistato molte delle persone che hanno condiviso periodi e momenti di vita con Silvia, prima, durante e dopo la sua incarcerazione all'ESMA.
La forza di questo libro però non sta tanto nella ricostruzione storica, quanto nel racconto di questa donna e delle sue complessità, facendone emergere il maggior numero di sfumature possibili e l'impossibilità di afferrarne pienamente la personalità e di sondarne i recessi.
Non c'è giudizio in questo libro, bensì disposizione all'ascolto, desiderio di capire, ma anche rispetto per l'insondabilità altrui.
Sicuramente ne viene fuori l'immagine di una donna dotata di una straordinaria vitalità e di una energia dirompente, che sono state probabilmente causa e soluzione delle vicende che hanno caratterizzato la sua esistenza. Però sembra alla fine chiaro - e anche pacifico - alla stessa Guerriero che Silvia Labayrú è inconoscibile pienamente, forse anche a sé stessa, e certamente agli altri, in conseguenza dell'enormità del vissuto, ma forse anche più semplicemente per effetto della nostra natura umana e per i doppi fondi di cui è fatta la nostra interiorità.
Per me è stato un modo per accostarmi a una vicenda di proporzioni enormi che conoscevo molto superficialmente e che mi piacerebbe approfondire (mentre leggevo il libro ho anche visto Ritorno a Buenos Aires, il film di Marco Bechis), ma soprattutto l'occasione di un incontro in cui non tutto può essere spiegato e capito, e va bene così.
Mi affascina moltissimo - o forse dovrei dire "mi scuote moltissimo emotivamente" - la condizione dei sopravvissuti a eventi di questa portata e quello che tale stato porta con sé sul piano psicologico ed emotivo. Mi pare qualcosa di inevitabile, di enorme, forse troppo grande per poterlo anche solo non dico comprenderlo o accoglierlo, ma anche solo riceverlo.
Ma sono quelle cose con cui è importante entrare in contatto e imparare a farsene attraversare anche senza pretendere di capire.
Voto: 4/5
domenica 4 ottobre 2026
La chiamata. Storia di una donna argentina / Leila Guerriero
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