venerdì 2 ottobre 2026

NAZA

Raggelante credo sia l’aggettivo che meglio descrive il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, che erano anche tra gli autori e i registi del bellissimo No other land. Ma qui siamo in un territorio narrativo molto diverso. Se No other land suscitava rabbia e forse anche tenerezza per l'amicizia tra i due protagonisti, in questo caso si fa fatica a chiamarsi fuori.

Mai mi era capitato che alla fine di un film tutto il pubblico rimanesse seduto e in silenzio fino all’ultima riga dei titoli di coda, e poi tutti lentamente e ordinatamente uscissero dalla sala, sempre in silenzio e senza un commento (e mi pare di capire da quello che leggo che sta succedendo così praticamente in tutte le sale).

Credo che il motivo sia che NAZA non ci parla di persone che riconosciamo lontane da noi e da quello che siamo: Yuval Abraham intervista di notte, sul tetto di una casa di Tel Aviv, 24 soldati dell’IDF che lavorano nell’intelligence. Si tratta di persone giovani, con alte competenze, di livello socio-culturale elevato, progressiste, come qualcuno di loro si autodefinisce. Nessuno di loro parla di religione, alcuni dicono che non odiano gli arabi: tutti sono accomunati dall’idea di stare svolgendo un compito importante e di essere titolati a farlo.

Se poi lo svolgimento di questo compito porta con sé un numero elevato di NAZA (acronimo militare che identifica i danni collaterali di un’azione, ossia i civili uccisi) si tratta di conseguenze inevitabili della guerra in corso.

Dentro queste interviste c’è un orrore indicibile raccontato a seconda dei casi con convinzione, con rassegnazione e solo molto limitatamente con qualche dubbio (perché forse parlare di rimorso sarebbe eccessivo).

In quello che ci viene raccontato non ci sono cose di cui non abbiamo mai sentito parlare, ma c’è la conferma di modi di agire e azioni che sembrano non tenere conto in alcun modo del valore di altre vite umane, a prescindere che siano miliziani di Hamas, ovvero le loro famiglie o altre persone, comprese donne e bambini.

I registi scelgono di alternare alle interviste con i soldati le immagini dei palazzi e delle strade di Tel Aviv di notte, dove le persone vivono le loro vite tranquillamente, mentre i mezzi di informazione danno notizie continue di quello che accade a Gaza.

Il processo di normalizzazione di azioni che, condotte da dietro uno schermo, producono la morte di centinaia, e a volte migliaia di persone, induce fenomeni di disumanizzazione e di parziale sgravio delle responsabilità: qualcuno rivendica la delicatezza del proprio ruolo, qualcun altro dice di essere un ingranaggio del sistema, qualcun altro ancora riconosce lo stato di esaltazione che azioni riuscite inducono, molti ribadiscono l’importanza di efficientare il sistema, di fronte al quale non c’è spazio per dubbi morali.

Mi sono chiesta per tutto il film – e devo dire che non ho trovato una risposta – perché queste 24 persone abbiano scelto di parteciparvi, di rispondere alle domande di un regista chiaramente schierato contro la linea politica di Israele: è forse un modo per lavarsi la coscienza? Un assurdo tentativo di spiegare le proprie ragioni? Un’ostentazione di potenza? Sinceramente non lo so.

Quello che so è che NAZA parla a tutti noi, perché ognuno nel proprio piccolo – anche quando si ritiene persona dotata di pensiero critico e di valori morali – facilmente può finire per trovarsi in meccanismi perversi arrivando a giustificarli con sé stessi e con gli altri.

P.S. Dopo l'ondata degli entusiasti, in un meccanismo tipico della nostra epoca e quasi sempre creato o pompato dai social network, è già cominciata l'ondata di chi delegittima il documentario e ci vuole spiegare perché non bisogna credergli. Come ho già scritto in un altro post, il documentario è per sua stessa natura il genere cinematografico più subdolo, perché si basa sul presupposto di raccontare cose vere, ma usa gli strumenti del cinema per presentare comunque un punto di vista. Questo lo sappiamo, ma - ancora una volta - le cose non sono sempre, anzi quasi mai, tutte nere o tutte bianche.

Voto: 3,5/5


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