lunedì 19 ottobre 2026

Non mi dimenticare / Alix Garin

Non mi dimenticare / Alix Garin. Milano: Bao Publishing, 2024.

Negli ultimi mesi la mia lettura di graphic novel è diminuita significativamente; come in tutto – almeno per me - quando frequento troppo qualcosa arriva un momento di stanchezza, che va attraversato per poter poi ritrovare un qualche entusiasmo.

Perché la miccia si riaccenda, è anche fondamentale che la ripresa sia fortunata. E questo è quanto mi è accaduto nel leggere Non mi dimenticare della fumettista belga Alix Garin.

Non mi dimenticare è la storia di Clémence e di sua nonna, che vive in una casa di riposo perché è malata di Alzheimer. Quando per l’ennesima volta la nonna si allontana dalla struttura per andare a casa dei suoi genitori e il personale informa i familiari che sarà necessario un trattamento farmacologico per impedire che situazioni come questa si ripetano, Clémence decide di fare una follia, ossia “rapire” la nonna e accompagnarla alla casa dei suoi genitori.

Il racconto di questo “on the road” è della stessa Clémence attraverso un lungo flashback che è di fatto la sua deposizione presso una stazione di polizia.

Quello di Clémence e di sua nonna è un viaggio sentimentale che cancella la memoria, ma a tratti anche la restituisce, ed è anche l’occasione per riflettere sul presente e sulle proprie scelte. Il confronto con questa donna tanto amata e che tanto si è presa cura di lei da bambina, nel momento in cui la sua mente vacilla ma ancora restituisce frammenti della propria vita è per Clémence uno straordinario momento di crescita, la possibilità di rileggere sé stessa, la propria identità, i rapporti con la propria madre, e infine di interrogarsi sul senso dell’esistenza di fronte al tempo che passa inesorabile.

Come sa chi legge questo blog, il mio rapporto con il tempo che passa è molto delicato, complesso, sfaccettato. In questa storia, tanto più avendo vissuto in prima persona con mia madre una situazione in parte simile a quella della nonna di Clémence, ho ritrovato tanti sentimenti vissuti, la tenerezza, la paura, la disperazione, la fatica, l’amore, e quell’inevitabile necessità - di fronte allo svanire di chi ci sta intorno - di fermarsi a riconoscere quello che ha valore, quello che sentiamo, e lasciargli spazio, il più possibile.

Disegni, stile e colori tipici della scuola del fumetto d’oltralpe (in questo caso belga) – mi ha ricordato un po’ il tratto di Lafebre – che per me risultano fortemente empatici e dunque mi arrivano dritti al cuore.

Consigliato.

Voto: 4/5

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