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domenica 4 ottobre 2026

La chiamata. Storia di una donna argentina / Leila Guerriero

La chiamata. Storia di una donna argentina / Leila Guerriero; trad. di Maria Nicola. Roma: Edizioni SUR, 2025.

La chiamata di Leila Guerriero ha vinto il Premio Strega europeo nel 2026, ma aveva attirato la mia attenzione ben prima e già mi attendeva sullo scaffale per la lettura.

La Guerriero è una giornalista e questo libro è il ritratto di Silvia Labayrú, una donna argentina che durante il periodo della dittatura fu sequestrata e tenuta per oltre due anni nei seminterrati dell'ESMA (Escuela de Mecánica de la Armada) dove molti oppositori e dissidenti furono imprigionati e moltissimi trovarono la morte nei modi terribili venuti a galla nel tempo, come i voli della morte.

Silvia Labayrú è dunque una sopravvissuta, che dopo essere stata liberata ha subìto - come e più di altri sopravvissuti - l'ostracismo e lo stigma da parte dei suoi connazionali e non solo. Ma Silvia è anche tra i tanti sopravvissuti grazie alle cui testimonianze in tribunale molti militari sono stati condannati.

Il ritratto di Silvia Labayrú che ci viene proposto dalla Guerriero è il frutto delle tante interviste e chiacchierate che le due hanno condiviso tra il 2020 e il 2022, in piena pandemia, a cavallo tra la Spagna e l'Argentina. La Guerriero ha anche incontrato e intervistato molte delle persone che hanno condiviso periodi e momenti di vita con Silvia, prima, durante e dopo la sua incarcerazione all'ESMA.

La forza di questo libro però non sta tanto nella ricostruzione storica, quanto nel racconto di questa donna e delle sue complessità, facendone emergere il maggior numero di sfumature possibili e l'impossibilità di afferrarne pienamente la personalità e di sondarne i recessi.

Non c'è giudizio in questo libro, bensì disposizione all'ascolto, desiderio di capire, ma anche rispetto per l'insondabilità altrui.

Sicuramente ne viene fuori l'immagine di una donna dotata di una straordinaria vitalità e di una energia dirompente, che sono state probabilmente causa e soluzione delle vicende che hanno caratterizzato la sua esistenza. Però sembra alla fine chiaro - e anche pacifico - alla stessa Guerriero che Silvia Labayrú è inconoscibile pienamente, forse anche a sé stessa, e certamente agli altri, in conseguenza dell'enormità del vissuto, ma forse anche più semplicemente per effetto della nostra natura umana e per i doppi fondi di cui è fatta la nostra interiorità.

Per me è stato un modo per accostarmi a una vicenda di proporzioni enormi che conoscevo molto superficialmente e che mi piacerebbe approfondire (mentre leggevo il libro ho anche visto Ritorno a Buenos Aires, il film di Marco Bechis), ma soprattutto l'occasione di un incontro in cui non tutto può essere spiegato e capito, e va bene così.

Mi affascina moltissimo - o forse dovrei dire "mi scuote moltissimo emotivamente" - la condizione dei sopravvissuti a eventi di questa portata e quello che tale stato porta con sé sul piano psicologico ed emotivo. Mi pare qualcosa di inevitabile, di enorme, forse troppo grande per poterlo anche solo non dico comprenderlo o accoglierlo, ma anche solo riceverlo.

Ma sono quelle cose con cui è importante entrare in contatto e imparare a farsene attraversare anche senza pretendere di capire.

Voto: 4/5

venerdì 22 marzo 2024

La presidente / Alicia Giménez-Bartlett

La presidente / Alicia Giménez-Bartlett; trad. di Maria Nicola. Palermo: Sellerio, 2023.

Per alleggerire un po' la mia sequenza di letture emotivamente impegnative decido di dedicarmi a questo giallo - in realtà forse sarebbe più corretto definirlo poliziesco - di Alicia Giménez-Bartlett che mi è stato regalato qualche tempo fa dalla mia amica G.

Della Giménez-Bartlett avevo letto a suo tempo sia un giallo della serie dedicata all'ispettrice Petra Delicado, Riti di morte, sia il romanzo Uomini nudi, non un giallo, ma una "commedia umana".

La reazione era stata diversa per questi due libri: non avevo amato particolarmente il giallo, mentre ero stata conquistata dalla "commedia umana". Con La presidente in un certo senso si è trattato della prova del nove per capire se la scrittrice spagnola sia nelle mie corde oppure no.

In questo caso si torna al giallo/poliziesco, ma le protagoniste sono le sorelle Berta e Marta Miralles, appena uscite dall'Accademia di polizia, cui viene affidato l'incarico di investigare sulla morte della presidente della Comunità Valenciana, Vita Castellà. L'intento dei vertici della polizia, a loro volta imbeccati dalla politica, è quello di far fallire le indagini e di conseguenza insabbiare il caso, per evitare di far emergere situazioni che potrebbero seriamente mettere in difficoltà il partito cui la Castellà apparteneva.

Le due giovani poliziotte però sono fermamente determinate a risolvere il caso e, nel momento in cui capiscono di non essere sostenute, anzi di essere persino ostacolate dai loro capi, procedono in maniera astuta e avventurosa, con la collaborazione di Salvador Badìa, ex assistente della Castellà.

Ovviamente Berta e Marta risolveranno il caso, dimostrando le loro capacità investigative, ma mettendosi anche personalmente a rischio.

Il romanzo della Giménez-Bartlett scorre via rapido, conquistando il lettore su diversi piani: innanzitutto sul piano della descrizione d'ambiente, che riguarda in questo caso Valencia e la sua provincia (con tutti i cambiamenti che le hanno caratterizzate), in secondo luogo sul piano dei personaggi (le due protagoniste sono molto intriganti sia quando battibeccano tra loro sia quando sono impegnate nel loro lavoro), infine sul piano della narrazione, che tiene viva l'attenzione e l'interesse fino allo scioglimento finale.

In definitiva, ho letto con molto piacere questo romanzo e mi è venuta la curiosità di conoscere Valencia e i suoi dintorni, luoghi che ancora mancano alle mie esplorazioni spagnole. Mi sono anche affezionata Berta e a Marta, e spero dunque che la Giménez-Bartlett non smetterà di scrivere storie che le vedono protagoniste.

Voto: 3,5/5