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lunedì 10 luglio 2023

Padovaland / Miguel Vila

Padovaland / Miguel Vila. Bologna: Canicola, 2020.

Di Miguel Vila avevo letto poco più di un anno fa Fiordilatte ed ero stata piacevolmente colpita da questo fumettista padovano, tanto che subito dopo aver terminato la lettura mi ero procurata il suo primo graphic novel, Padovaland.

Padovaland è il nome di un parco acquatico di divertimenti che si trova appunto a Padova e che nelle prime pagine dell'albo è fedelmente riprodotto da Vila attraverso una serie di vedute aeree che via via si allargano e si spostano sul territorio circostante, fatto di campagna fortemente urbanizzata e capannoni industriali.

Protagonisti di questo racconto sono alcuni giovani, tra cui Irene, che lavora in un centro commerciale ed è oggetto delle dicerie e delle malignità delle sue colleghe, Fabio, il fratello di Irene che ha un interesse non ricambiato per Catia e si consola guardando i suoi selfie pubblicati sui social, Andrea che va ancora a scuola ed è trattato come uno zerbino dalla sua fidanzata, Giulia che è appassionata di fotografia, ma non riesce a laurearsi perché il suo relatore non è mai contento del suo lavoro, Catia che riceve attenzioni indesiderate e spesso interessate o superficiali, Nicola che fa il piacione e si finge meridionale per essere più affascinante ed esotico.

Ne viene fuori il quadro di un piccolo mondo fatto di infelicità e meschinità piccole e grandi, in cui i personaggi risultano soffocati e continuamente frustrati da una routine in cui anche lo svago fatto di aperitivi, feste, socialità fisica e virtuale finisce per aumentare il senso di impotenza e spaesamento.

Miguel Vila conferma (per me che ho letto prima Fiordilatte) la sua grandissima capacità di raccontare, con straordinaria libertà di segno e di pensiero e una sorta di ironia triste, il mondo della provincia veneta, mettendo a nudo il nesso profondo esistente tra lo squallore ambientale e quello esistenziale, e trasformandolo in immagini capaci di essere al contempo realistiche (soprattutto in riferimento all'ambiente) e grottesche (in riferimento invece alle persone).

Per quanto mi riguarda uno degli autori italiani di fumetto da osservare con maggiore attenzione per capire in che direzioni si svilupperà il suo racconto.

Voto: 3,5/5

venerdì 29 aprile 2022

Fiordilatte / Miguel Vila

Fiordilatte / Miguel Vila. Bologna: Canicola, 2021.

La casa editrice Canicola di Bologna è forse una delle più originali e capaci di osare tra quelle attualmente presenti nel panorama italiano in riferimento al mondo dei graphic novel.

Le sue scelte, sia rispetto alla produzione del panorama italiano che di quello internazionale, sono spesso coraggiose e non hanno paura di portare all'attenzione del pubblico temi scomodi o che potrebbero urtare il falso moralismo di qualcuno.

È questo il caso di Fiordilatte, l'ultimo lavoro di Miguel Vila di cui da tempo avevo letto benissimo. Trovandomi nella "mia libreria del cuore" di Conversano, Skribi, l'ho visto su uno scaffale e il mio occhio è andato alla quarta di copertina dove campeggia l'"endorsement" incondizionato di Manuele Fior.

È stata questa la spinta definitiva ad acquistarlo e a leggerlo.

In Fiordilatte, ambientato nella profonda provincia veneta, come già il precedente Padovaland, protagonisti sono Marco e Ludovica, le cui storie individuali sono fatalmente destinate a incontrarsi.

Marco è un ragazzo condiscendente e gentile, di bassa estrazione sociale che vive da solo con il padre; è fidanzato con Stella, una ragazza esuberante e di buona famiglia, con cui c'è un legame forte ma con problematiche sul piano sessuale, che Marco cerca di risolvere guardando video porno.

Ludovica è una donna maggiorata e piuttosto greve che vive sola con un figlio piccolo e lavora in una gelateria: per poter lavorare chiede a Stella di fare da baby sitter al bambino. Diversi flashback ci aprono delle finestre sul suo passato: una relazione apparentemente tossica, una gravidanza, il rifiuto della famiglia.

Quando Marco e Ludovica si incontrano sembrerebbe trattarsi di mondi lontani e senza elementi di contatto: in realtà, tra i due inizia una relazione sessuale basata sulla complementarietà dei bisogni. Marco finalmente può esprimere e soddisfare i suoi desideri più nascosti, e Ludovica interrompe il suo digiuno sessuale e la sua solitudine.

Questo incontro innescherà una serie di conseguenze: la relazione di Marco e Stella entrerà in crisi e Marco ritroverà fiducia in sé stesso fino quasi a una forma di aggressività, mentre Ludovica tornerà alla ricerca dell'uomo con cui ha una relazione intermittente e socialmente deprecabile fin da quando era molto giovane.

Fiordilatte è la storia di due vuoti affettivi, di due dipendenze, di relazioni insoddisfacenti e/o tossiche, ma anche dell'importanza di liberare i propri desideri sessuali che sono legittimi fintanto che producono rapporti consensuali e basati sulla libertà di scelta.

In un certo senso Fiordilatte mi ha fatto tornare in mente il film Secretary, anche quello basato su una relazione sessuale in cui si incontravano i desideri opposti e complementari di due persone all'interno di una dinamica sadomaso. Possiamo interrogarci - e Miguel Vila non si sottrae a questo compito - sulle tare affettive e le problematiche psicologiche da cui originano alcuni bisogni sessuali un po' estremi o di nicchia. E non v'è dubbio che esse sono spesso il frutto di dinamiche familiari disfunzionali o malate che producono sofferenze e che dunque andrebbero anche affrontate con un supporto psicologico. Però è anche vero che sappiamo - fin dai tempi degli studi di Kinsey - che i comportamenti sessuali degli esseri umani (e non solo) sono enormemente vari, molto di più di quello che pensiamo, e i desideri possono essere incomprensibili se guardati dall'esterno, ma non per questo devono essere considerati illegittimi, se dietro non ci sono costrizioni o violenze esterne, ma solo l'esito della propria storia individuale.

Un graphic novel maturo nella costruzione narrativa, nel disegno e nei temi trattati, e soprattutto da affrontare con la mente aperta e sgombra di pregiudizi.

Consigliato.

Voto: 3,5/5

giovedì 4 maggio 2017

Quaderni giapponesi / Igort - Viaggio a Tokyo / Vincenzo Filosa

Quaderni giapponesi / Igort. Roma: Coconino Press, 2015.

Viaggio a Tokyo / Vincenzo Filosa. Bologna: Canicola, 2015.

La società giapponese mi ha sempre incuriosita, ma non ho mai avuto la spinta - a parte gli incontri più o meno casuali con questa cultura (soprattutto attraverso il cinema) - ad approfondirne seriamente la conoscenza.

Fino a quando qualche mese fa sono venute a trovarci in biblioteca due funzionarie giapponesi, e l'incontro con loro, sia in presenza, sia poi per i contatti a distanza, mi ha offerto l'occasione di toccare con mano alcune caratteristiche di tale cultura e ha sollevato tanti interrogativi senza risposta rispetto a usi e abitudini per me quasi incomprensibili.

Da quel momento il mio interesse per il Giappone è molto cresciuto, tanto da essere diventato anche un'idea possibile di viaggio, e nel frattempo oggetto di letture e approfondimenti di vario genere. Come spesso mi accade, ho cominciato dai graphic novel.

Avevo a casa i lavori di Igort, Quaderni giapponesi, e di Vincenzo Filosa, Viaggio a Tokyo.

In entrambi i casi si tratta sostanzialmente di racconti di viaggio relativi a periodi di permanenza più o meno lunghi in terra giapponese. Igort, dopo essere stato una prima volta in Giappone negli anni Ottanta, ci è tornato nel 1994 per iniziare una lunga collaborazione con una casa editrice di manga, Kodansha, che gli ha pubblicato la serie Yuri.

Nei suoi Quaderni Igort (o Igoruto San come lo chiamano in Giappone) ci racconta la sua esperienza di contatto con il mondo giapponese, innanzitutto con la sua casa editrice, poi con i grandi maestri giapponesi di manga e anime che ha avuto l'occasione di incontrare o di conoscere meglio, Jiro Taniguchi, Hayao Miyazaki, Yoshiharu Tsuge. Ma l'albo è anche l'occasione per parlare di tanti aspetti della cultura giapponese più o meno noti, tra cui la storia dei bumrakin, l'antica casta dei reietti, la vera storia di Sada Abe, la geisha resa celebre dal film L'impero dei sensi, il rapporto del Giappone con la guerra e il coinvolgimento dei bambini, il teatro kabuki.

La lettura di Quaderni giapponesi è una miniera di stimoli per chi come me è partito alla scoperta di un mondo affascinante e inafferrabile come quello giapponese, e di cui oggettivamente continuo a capire molto poco. È Igort per esempio che mi fa scoprire il libro Il crisantemo e la spada che fu commissionato a Ruth Benedict dall'Office of War Information degli Stati Uniti e pubblicato all’indomani di Hiroshima, e che poi divenne il manuale-breviario delle forze americane di occupazione in Giappone. L'ho prontamente acquistato online e certamente costituirà una delle mie prossime letture.

Da un punto di vista grafico, poi, il fumetto a colori di Igort è un bellissimo viaggio visivo in Giappone, grazie alla riproduzione non solo degli ambienti (il suo appartamento, i templi, le strade), ma anche delle stampe, della grafica, del design propriamente giapponese che l'autore disegna con una precisione e una bravura straordinarie.

Dall'altro lato il libro di Vincenzo Filosa racconta del viaggio da lui fatto in Giappone, anche in questo caso all'inseguimento dei suoi miti, in particolare Tadao Tsuge, scoperto per caso mentre andava alla ricerca dei lavori di Yoshiharu Tsuge. Il viaggio di Filosa è però molto meno calligrafico di quello di Igort, più espressionistico, direi, allucinato, come riporta la quarta di copertina.

L'albo - in bianco e nero - conferma l'impianto espressionistico anche nel tratto e nell'organizzazione delle tavole, spesso una vera e propria sfida visiva per il lettore.

Il volume è strutturato come un manga e dunque si legge al contrario, a partire da quella che per noi sarebbe la quarta di copertina, e anche l'organizzazione interna delle tavole va da destra verso sinistra, cosa che richiede un attimo di tempo di ambientazione. Il fumetto è organizzato per momenti o suggestioni del viaggio. Anche in questo caso vengono raccontate molte particolarità e soprattutto stranezze della società giapponese, però la narrazione di Filosa è a tratti ben poco realistica e più immaginifica, ispirata appunto ai personaggi e al mondo visivo dei mangaka, anche approfittando del fatto che il suo "io" protagonista ha sempre pasticche a portata di mano.

Non tutto è dunque comprensibile per i neofiti della cultura giapponese e del mondo dei manga come me, eppure l'albo trasmette comunque un'atmosfera che paradossalmente nella sua stranezza appare in qualche modo quasi realistica.

Insomma Igort e Filosa mi hanno incuriosito. E state certi che la mia ricerca non finirà qui.

Voto: 3,5/5