Dopo le prime due tappe della mostra dedicata a Robert Mapplethorpe, Le forme del desiderio a Milano e Le forme del classico a Venezia, la mostra con il titolo Le forme della bellezza arriva a Roma, al Museo dell’Ara Pacis, con la curatela di Denis Curti.
Si tratta di oltre 200 fotografie, e non solo – nella prima sala ci sono alcuni dei primi lavori materici di Mapplethorpe, collage e simili -, che raccontano il mondo di un fotografo che ha fatto del rapporto tra arte e vita un elemento centrale, e che nella vita come nell’arte ha cercato la bellezza delle forme, primariamente attraverso i corpi ma non esclusivamente.
Nel percorso della mostra, dopo un video introduttivo e la prima sala dedicata ai primi lavori non fotografici, si incontra una sala interamente dedicata a Patti Smith con cui Robert Mapplethorpe ebbe un rapporto di amicizia e amore per molti anni, poi una dedicata a Lisa Lyon, una culturista il cui corpo incarnava quella perfezione che il fotografo cercava al di là del sesso di appartenenza e che dal suo punto di vista era esaltata dalle situazioni di confine e di ambiguità.
Seguono gli autoritratti con cui Mapplethorpe si mette a nudo, non sottraendosi al giudizio di chi guarda, bensì mettendo in primo piano le sue molteplici nature e le tante componenti della sua personalità.
Molti poi i ritratti di personaggi famosi e meno famosi dell’epoca, attori, scultori, scrittori, artisti, registi, modelle ecc., che Mapplethorpe ha sempre raccontato in maniera originale e profonda, cercando sempre un contatto emotivo e intimo con ciascuno di loro.
Bellissima la sala in cui sono esposti dei veri e propri dittici che mettono in relazione la foto di una statua con la foto di un corpo: questo affiancamento conferisce alle statue qualcosa di vivo e, allo stesso tempo, rende eterno il corpo vivo. È in questa stanza che sono anche esposte due statue provenienti dal Museo della Centrale Montemartini, a completamente di questo dialogo tra scultura e fotografia.
Nell’ultima parte della mostra inizia invece la serie che mette in relazione foto di fiori, soprattutto orchidee, e foto di corpi: è fortissima in queste foto la componente erotica delle forme e dei rimandi, e Mapplethorpe spesso sfida la morale comune scegliendo di scattare immagini che sa che possono colpire la sensibilità o scandalizzare, ma lo fa con una naturalezza e quasi purezza davvero sorprendenti.
In questa mostra romana c’è anche una piccola sezione di foto provenienti da un viaggio in Italia, nella zona tra Napoli e Capri, dove il suo gallerista Lucio Amelio lo invitò dopo il terremoto del 1980.
Una galoppata nella vita e nell’opera di un artista che purtroppo è stato portato via troppo presto dall’AIDS, ma che a distanza di quasi quarant’anni dalla sua morte mantiene intatta la sua potenza comunicativa e la sua forza artistica dirompente.
Voto: 3,5/5
sabato 22 agosto 2026
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