sabato 1 agosto 2026

Patrick Watson. Casa del jazz, 26 luglio 2026

L’ultimo disco di Patrick Watson, Uh Oh, è tra quelli che ho ascoltato di più tra il 2025 e il 2026. E dire che pur conoscendo già il musicista canadese e avendo qualche altro suo album non ne ero mai stata conquistata. In questo caso, già solo l’apertura del disco con la traccia Silencio cantata insieme a November Ultra mi ha catturata e mi ha fatto amare tutto il lavoro.

Non è mia abitudine leggere informazioni di contesto quando ascolto un disco: mi deve piacere musicalmente e non per gli eventi che lo hanno prodotto. Accade così che solo durante il concerto e leggiucchiando qualcosa a posteriori scopro che questo disco arriva per Patrick Watson dopo un evento che per un cantante deve essere devastante, ossia una paralisi delle corde vocali che gli ha tolto la voce che molto lentamente sta recuperando.

Da questa situazione viene fuori un disco che si arricchisce di molte collaborazioni, la già citata November Ultra, ma anche Charlotte Cardin, Martha Wainwright e molti altri, soprattutto voci femminili ma non solo.

Il disco è doloroso e carezzevole allo stesso tempo, minimale ma anche ricco dal punto di vista degli arrangiamenti, e il risultato secondo me è notevole.

Non posso dunque perdere il concerto dal vivo, anche perché Patrick Watson manca da tempo dall’Italia, e tra l’altro ha scelto una location che a me piace molto, il bellissimo giardino della Casa del Jazz su viale di Porta Ardeatina.

Il concerto inizia abbastanza puntuale: Patrick Watson sale su un palco in cui non solo ci sono molti strumenti, tra i quali spicca un grande pianoforte verticale che sarà suonato da lui stesso, ma c’è una scenografia molto curata con tre grandi luci sul fondo e una tenda su cui – come vedremo – saranno proiettate delle immagini e dei video. Sul palco insieme a lui la sua band, con cui ha condiviso la lavorazione dell’ultimo album, formata da Mishka Stein a chitarra e basso, Olivier Fairfield a chitarra e percussioni, e Ariel Engle (conosciuta anche con il nome del suo progetto musicale di La Force), chitarra e voce.

Sul palco poi saliranno anche November Ultra, un’altra cantante di cui non colgo il nome (forse Hohnen Ford?) e persino una violinista che Patrick dice di aver incontrato in Puglia per un altro concerto.

>A un certo punto le voci femminili, La Force, November Ultra e Hohnen Ford diventano addirittura protagoniste insieme di alcune esecuzioni, una da sole, e un’altra insieme a Watson – un omaggio all’Italia, e al salentino Luigi come ci dice Patrick, Amara terra mia di Domenico Modugno.

Il concerto alterna canzoni ed esecuzioni molto intime, e di molte di queste Patrick ci rivela l’ispirazione – come nel caso del brano ispirato alla storia e alle fotografie di Vivian Meier, o del brano con cui si chiude il concerto dedicato al fratello morto in un incidente all’inizio di quest’anno -, a brani con un impianto sonoro più complesso e potente. In entrambi i casi, il tessuto luminoso accompagna perfettamente le atmosfere così come le immagini che vengono proiettate sulla tenda in fondo al palco.

L’atmosfera è magica, ricca di emozioni, sospesa, a volte interrotta dalla risata di Patrick Watson, e il tutto crea l’effetto di una celebrazione profonda della vita, nonostante e forse anche in virtù di tutte i dolori e le difficoltà di cui è costellata.

Un paesaggio sonoro prezioso, in cui il pianoforte di Watson è protagonista, ma sono straordinari anche i contributi delle chitarre (a volte in acustica e in solitaria), delle percussioni e dei sintetizzatori, che incredibilmente riescono a non essere fuori contesto in un’atmosfera musicale così rarefatta.

Per me uno dei più bei concerti cui abbia assistito negli ultimi anni.

Voto: 4,5/5

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