
Sono passati ben sette anni dal
mitico concerto di
Fantastic Negrito (al secolo Xavier Amin Dphrepaulezz) al Largo Venue, che mi aveva fatto scoprire questo straordinario musicista e performer che dal vivo dà certamente il meglio di sé.
L’idea di tornare a vederlo cantare e suonare non era dunque nemmeno in discussione quando è stato annunciato – mesi fa – il suo concerto alla
Casa del jazz.
Ed eccoci al concerto, stessa formazione dell’altra volta, io e F., solo che tutti (noi e pure
Fantastic Negrito) siamo un po’ più vecchi.

L’
opening del concerto è affidato alla band italiana
Il muro del canto, “romani de Roma”, molto impegnati, che fanno una musica che si ispira a molte sonorità e generi diversi, il cui cantante
Daniele Coccia Paifelman ha una voce profonda e graffiata davvero interessante e poco presente nel nostro panorama musicale. Diciamo che non è il mio genere di musica, ma ho apprezzato l’esibizione.
Dopo un breve cambio di palco, ecco arrivare i musicisti di Fantastic Negrito, chitarra, basso, batteria e tastiere. Subito dopo compare lui, vestito con un kimono e delle buffe scarpe e calze colorate e un alto cappello dentro il quale è racchiusa la sua crocchia.

Fantastic Negrito si conferma “animale da palcoscenico”, in quanto sul palco non solo canta e suona (chitarra e tastiere) senza risparmiarsi, ma salta, balla e mentre canta parla anche con il pubblico, mettendoci a parte della sua conoscenza di qualche parola italiana e anche di qualche parola giapponese che, come il kimono, arriva dal suo tour in Giappone.
Non ho una conoscenza così approfondita della musica di Fantastic Negrito per poter fare un resoconto dettagliato del concerto e della scaletta, anche perché il musicista americano ama molto mescolare le carte, fare dei medley tra canzoni diverse, e cambiare completamente gli arrangiamenti dei brani.

Resta palese la cifra caratteristica della sua musica che si muove agevolmente tra rock, blues, soul, funk e gospel, e nelle sue canzoni racconta il suo punto di vista sul mondo e i suoi sentimenti di fronte agli eventi della vita, come ad esempio il rapporto con un padre evidentemente distante e con dei problemi (non a caso il suo ultimo album si intitola
Son of a broken man), cosa ha significato crescere in una famiglia con 15 figli, e in cui i genitori avevano oltre 30 di differenza tra loro, o ancora l’uccisione di suo fratello a 14 anni.
C’è tanto cuore nella musica di Fantastic Negrito, e anche grazie alla sua voce straordinaria e alle performance sua e dei suoi musicisti il risultato è sempre piuttosto entusiasmante. Tanto che il pubblico, prima seduto religiosamente sulle sedie (e quello in piedi raccolto nelle ali esterne del giardino della Casa del jazz) a un certo punto si alza tutto e invade la zona antistante il palco per ballare e cantare insieme a Fantastic Negrito.

Alla
reprise, alla band di Fantastic Negrito si unisce
Il muro del canto e questo assortito gruppo di musicisti ci delizia con un’ultima esecuzione fatta anche di tanta improvvisazione che rende ancora più calda questa caldissima serata romana.
Un bel concerto, sebbene quello del 2019 resta per me ineguagliabile, probabilmente perché in quel caso aveva giocato anche l’effetto sorpresa.
Voto: 3,5/5
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