Per chi ha amato Viaggio a Tokyo e in generale la filmografia del grande maestro giapponese Yasujiro Ozu questo è il film di Hirokazu Kore’Eda che forse più di tutti gli altri sembra ispirarsi esplicitamente a quella cinematografia e a quel modo di narrare.
Anche in questo caso parliamo di dinamiche familiari e di rapporti genitori-figli e l’occasione è un viaggio, in direzione opposta, da Tokyo a un paesino dove, in una casa tradizionale giapponese, vivono i genitori ormai anziani di Ryota Yokohama. La famiglia è stata segnata 10 anni prima dalla morte del figlio maggiore Junpei, che ha perso la vita salvando un ragazzino dall’annegamento, e tutti gli anni la famiglia al completo si riunisce per l’anniversario della morte.
In questa casa convergono dunque Ryota con la moglie, vedova, che ha già un figlio del primo marito, Atsushi, e la sorella Chinami con il marito e i due figli. Arriverà a un certo punto il ragazzino, ormai adulto, che Junpei aveva salvato, invitato dai genitori ogni anno per questo anniversario.
Chiunque – indipendentemente dal contesto geografico e culturale dal quale proviene – potrà riconoscersi nelle dinamiche sottili, ma al contempo evidenti, che man mano Kore’Eda fa emergere. Per la famiglia Yokohama tali dinamiche sono ovviamente aggravate e rese se vogliamo più evidenti dalla tragedia che hanno vissuto: il primogenito morto, pur assente, è una presenza costante nei discorsi di tutti, in particolare dei genitori, che non hanno mai fatto pace con questa perdita ed inevitabilmente hanno idealizzato questa figura a scapito degli altri figli.
Se Chinami, in quanto figlia femmina e non direttamente in competizione con Junpei viene in parte risparmiata, Ryota deve fare continuamente i conti con questo confronto, e la sua vita – fatta di scelte, di compromessi e di difficoltà come quella di tutti – è sotto il costante giudizio dei genitori e viene vissuta da Ryota in parte come un fallimento rispetto alle loro aspettative, ovviamente irraggiungibili.
Ma non è solo il lutto che pesa sulle vite di tutti a caratterizzare le relazioni tra i membri della famiglia e le figure aggiunte (mariti, mogli, figli): c’è soprattutto una difficoltà quasi insuperabile, che è inevitabile in ogni famiglia, a trovare equilibri nuovi quando i figli escono dal nucleo familiare e si costruiscono la propria vita.
L’affezione rassicurante dei genitori per quello che i figli erano quando li conoscevano meglio (o almeno così ritenevano) fa fatica ad aprirsi a un rapporto adulto, tra persone che in qualche modo sono uscite dai binari che erano stati scavati per loro, e la difficoltà è in primis dei genitori (per i quali significa perdere un ruolo di guida), ma è anche dei figli che tendono a non voler mai smontare l’immaginario, costrittivo ma anche rassicurante, dei genitori, e che inevitabilmente – come tutti noi sperimentiamo ogni giorno – si insinua anche nella vita adulta nella ripetizione di alcuni gesti e, giocoforza, di alcuni modi di essere.
Quel mix inscindibile che nelle riunioni familiari è fatto di affetto, ma anche di tensione e di sotterranea violenza reciproca, e che invade anche i rapporti con il mondo circostante, è qualcosa che tutti noi abbiamo vissuto e riconosciamo, se siamo sufficientemente sinceri con noi stessi. D’altra parte, lo sguardo di Kore’Eda non è giudicante, ma trova nella compassione reciproca, e forse soprattutto dei figli nei confronti dei genitori, la chiave se non di una soluzione, quanto meno di una necessaria comprensione.
La famiglia – si sa – è al cuore del cinema di Kore’Eda, come lo era del cinema di Ozu, e certamente la cultura giapponese, fatta tantissimo di apparenza, di maniera e inevitabilmente di ipocrisia anche rispetto ai rapporti che potrebbero/dovrebbero essere più intimi, esaspera le dinamiche un po’ patologiche e un po’ normali prima descritte. Ma chi può dire di riuscire a essere pienamente sé stesso e di essere completamente a proprio agio, una volta adulto, con la sua famiglia di origine?
Kore’Eda continuerà a indagare i legami di sangue, e non solo di sangue, per tutta la filmografia successiva, senza forse riuscire mai a dare una risposta, ma sicuramente gettando luce in maniera sopraffina su sentimenti complessi e ambigui, con una precisione e una delicatezza davvero straordinari.
Voto: 4/5
domenica 26 luglio 2026
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