Su proposta e stimolo della mia amica G. torno dopo molti anni al Giardini della Filarmonica a vedere lo spettacolo musicale dei Munedaiko, inserito nel programma del Festival che quest’anno è dedicato al tema Radici.
I Munedaiko sono un gruppo che si esibisce con i taiko, i cosiddetti “tamburi giapponesi”, una percussione tradizionale utilizzata soprattutto in contesti marziali, oppure religiosi e spirituali, in particolare in cerimonie buddiste e shintoiste.
Spesso gli spettacoli che hanno protagonisti i tamburi giapponesi prevedono la presenza di molti tamburi in scena e di molti musicisti creando un impatto sonoro importante (io non ho mai visto uno di questi spettacoli, ma così mi vengono raccontati); in questo caso invece i Munedaiko, che sono un trio, propongono una versione se vogliamo più intima, ma comunque affascinante, dell’arte del taiko.
I Munedaiko sono tutti e tre marchigiani, della zona di Pesaro, ma con lunga esperienza nella pratica del taiko e anche in altre arti provenienti dal mondo giapponese. Il fondatore del gruppo è Mugen Yahiro, che ha anche suonato per un periodo con il gruppo Ondekoza dell’isola di Sado, coloro che hanno fanno conoscere la pratica del taiko in tutto il mondo. Accanto a lui Naomitsu Yahiro, esperto anche in arti marziali, e Tokinari Yahiro che, oltre al taiko, si esibisce anche con gli strumenti a fiato tradizionali giapponesi, shakuhachi e shinobue.
I Munedaiko durante il loro spettacolo combinano tutte queste qualità e competenze, mescolando le sonorità dei tamburi, il cui dialogo è a tratti sorprendente, con alcune coreografie marziali, con le sonorità degli strumenti a fiato e alfine persino con il canto.
Loro sono molto bravi – oltre che di un’eleganza che dai corpi e dai vestiti arriva alla performance – e lo spettacolo nel complesso risulta affascinante.
Voto: 3,5/5
mercoledì 8 luglio 2026
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