martedì 28 luglio 2026

The Odissey = L’Odissea

Come sempre accade per i filmoni molto attesi, si arriva a vedere il film che è già stato detto tutto e il contrario di tutto: ogni interpretazione, sfumatura, lettura è già stata proposta, e – com’è tipico dell’epoca dei social – il mondo si è diviso in due, entusiasti che gridano al capolavoro da una parte e detrattori che gridano allo scandalo dall’altra.

La mia esperienza con il nuovo film di Christopher Nolan è iniziata con un episodio non proprio piacevole, dovuto alla mia sbadataggine: mi presento con il mio biglietto elettronico al cinema 4 Fontane (uno dei pochi in Italia che permette la visione in 70 mm) alle 15 di una domenica pomeriggio e scopro in quel momento che ho sbagliato il giorno (ho fatto il biglietto per il lunedì, giorno in cui non potrò andare). Ovviamente tutti gli spettacoli in questo cinema sono sold out, e ormai io mi sono mentalizzata sul dedicare tre ore a Nolan, così appena trovo posto in uno spettacolo in VOS (tra l’altro lo trovo in zona casa) compro un altro biglietto.

Ed eccomi così al Lux (non esattamente il mio cinema preferito, ma tant’è), pronta per questa nuova esperienza con Nolan, che ovviamente sarà disturbata da vicini americani molto rumorosi e chiacchieroni.

Ma parliamo del film: devo innanzitutto dire che vedendo il film di Nolan non ho potuto fare a meno di tornare con la mente ad un altro recente adattamento (non di tutta l’Odissea ma di una sua parte significativa), quello di Uberto Pasolini, Il ritorno, con Ralph Fiennes nel ruolo di Ulisse e Juliette Binoche in quello di Penelope, che non mi pare abbia avuto grande successo in sala. Con gli adattamenti di questi classiconi ambientati in un passato così remoto il rischio dell’effetto giocattolone indigeribile è altissimo. E devo dire che a tratti nemmeno l’Odissea di Nolan riesce a sfuggirvi.

Però Nolan è un secchione e fa le cose in grande e con grandissima meticolosità, e questo ovviamente aiuta molto nel risultato finale. Il risultato dunque è godibile e secondo me (che non sono una grecista né un'esperta dell'Odissea) rispettoso dell'opera, seppure non fedele alla stessa, gli attori sono tutti ben compresi nel loro ruolo (mi è risultata stonata solo Charlize Theron nei panni di Calipso), e la lettura che Nolan dà dell’Odissea – pare tra l’altro suffragata da molte fonti e sostenuta da molti studiosi – riesce a conferire al racconto un significato che va al di là di un interesse puramente storico e letterario: un mondo globalizzato e retto dalla legge di Zeus, che è fondamentalmente una legge dell’ospitalità, che collassa nel baratro della guerra e dell’involuzione, la memoria del passato affidata alle storie raccontate oralmente, la figura dell’eroe che si rivela un personaggio tormentato dal senso di colpa e perseguitato dai suoi fantasmi.

Il meccanismo funziona perfettamente, nelle immagini, nella musica, nella costruzione narrativa. Però – e questo per me è il limite maggiore del film – qui ancora di più che in altri suoi film, l’operazione appare prevalentemente cerebrale e intellettualistica, ma manca di emozione. Nessuno dei personaggi riesce davvero a conquistare il cuore dello spettatore perché tutti sono funzionali alla grande costruzione del regista.

Così, negli occhi restano le immagini, ma non arriva la forza dei sentimenti, e questo per me resta un limite.

Ma alla fine il cinema di Nolan è così, e bisogna prenderne atto.

Voto: 3,5/5


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