Ho conosciuto Marco Castello grazie ai Kings of Convenience, il duo norvegese formato da Eirik Glambek Bøe ed Erlend Øye. Quest’ultimo si è trasferito da ormai quindici anni a Siracusa, dove si è inserito e ha conosciuto la scena musicale locale. Ebbene nel 2022 quando i Kings of Convenience hanno fatto un concerto estivo a Villa Ada si sono portati dietro Marco Castello e la sua band, che allora erano per me – e forse per molti – piuttosto sconosciuti. L’approccio orchestrale di Castello e la sua tromba jazz mi avevano conquistata, tanto che dopo quell’occasione avevo comprato i suoi primi dischi.
Non che poi lo abbia seguito stabilmente ma mi è rimasta l’idea di un musicista di grande qualità soprattutto nella esecuzione del vivo, cosa confermata in occasione del concerto al Monk del solo Erlend Øye con la Comitiva, formata da Marco Castello, Stefano Ortisi e Luigi Orofino.
Tutte queste premesse per dire che quando ho visto che Marco Castello era nel programma della Cavea dell’Auditorium, pur non amando molto la location, ho deciso di comprare il biglietto, e questa volta ho preferito prendere il parterre non per motivi economici, ma per capire se ascoltati e visti da lì i concerti della Cavea sono meglio che dalla gradinata.
Arrivo al concerto un po’ all’ultimo, dopo il lavoro, e mi ritrovo in mezzo a una quantità crescente di pubblico formato per il 90% di giovani, ragazzi e ragazze tra i 20 e i 30 anni. Era un sacco che non mi capitava di essere a un evento in cui la maggioranza delle persone è così giovane, il che per certi versi mi rincuora perché vuol dire che semplicemente ai giovani – com’è forse normale che sia – non piacciono di solito le stesse cose che piacciono a me e non vanno agli stessi eventi. Qui però convergiamo e, quando Marco Castello sale sul palco con la sua numerosa band (direi 7 persone oltre a lui, tra tastiere, batteria, basso, percussioni e strumenti a fiato), mi rendo conto di quanto questo cantautore e musicista sia amato dai giovani.
Castello imposta la sua scaletta dando soprattutto centralità al suo ultimo album, Quaglia sovversiva, che lui stesso ci presenta come la colonna sonora di un film (che non esiste), ma che racconta la storia di un luogo in un mondo post-apocalittico in cui un gruppo di ribelli tenta di contrastare l’appropriazione degli spazi.
Nel corso del concerto ci canterà tutte le canzoni del nuovo album, ma di tanto in tanto ci proporrà anche suoi vecchi pezzi, come Beddu, e alcune cover di canzoni brasiliane; in questo percorso, Castello canta e alterna – anche all’interno degli stessi pezzi – chitarra e tromba.
Intorno a me tutti cantano a squarciagola, e sono impressionata dalla quantità di ragazzi che conosce tutte le sue canzoni, anche quelle più recenti, parola per parola. Io riconosco qualche canzone che ho ascoltato di tanto in tanto, ma per il resto mi lascio trascinare dall’atmosfera, in cui – a dire la verità – mi sento un po’ vecchia e fuori posto, però alla fine ballo anche io insieme a loro al ritmo, a volte scatenato, a volte morbido, della musica di Castello.
I commenti di alcuni ragazzi all’uscita sono quasi commoventi (“è stata un’esperienza mistica”): io li ascolto con quel distacco che la vecchiaia inevitabilmente produce, ma sono contenta perché in questo parterre sotto il palco di Castello ho visto giovani non dissimili da come ero io alla loro età, ragazzi appassionati, giocosi, ma anche rispettosi, e ho pensato che tutto sommato c’è speranza in questo mondo, se ancora così tanti ragazzi possono amare una musica come quella di Castello che è musica di qualità e veicola anche messaggi positivi.
Voto: 3,5/5
martedì 14 luglio 2026
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