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mercoledì 13 ottobre 2021

Sardegna luminosa e crepuscolare (II parte)

Sant'Antioco
A questo link la prima parte del racconto di viaggio.

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Sant'Antioco

Di Sant'Antioco abbiamo sentito tutto e il contrario di tutto. Qualcuno ci dice che non è niente di che, qualcun altro che è troppo turistica, qualcun altro ancora che è molto bella. Insomma, non sappiamo davvero cosa aspettarci. Addirittura troviamo su un blog di viaggi il resoconto di una coppia che avendola visitata poco fuori stagione si lamenta dei ristoranti chiusi e dell'eccesso di tranquillità.

Noi ne usciamo entusiaste e quanto avremmo desiderato una presenza un po' meno massiccia, che ci avrebbe probabilmente consentito di godere appieno della bellezza dell'isola.

Sant'Antioco, Cala della Signora
        Le spiagge

Anche in questo caso adottiamo la strategia di fare un giro per tutta l'isola già il giorno in cui arriviamo per renderci conto delle spiagge, della loro conformazione e del loro grado di affollamento. Decidiamo per esempio che alla spiaggia di Maladroxia non ci andremo, perché c'è davvero troppa gente.

Alla fine le spiagge dove staremo nei giorni sull'isola e che ameremo di più sono le seguenti:

Cala della Signora: si tratta di una delle cale che si trovano sul lato ovest dell'isola, a metà strada circa tra Cala Sapone e Cala Lunga (quest'ultima una specie di fiordo con un arenile molto profondo). Di Cala della Signora ci innamoriamo quando dopo aver parcheggiato con l'idea di andare a Cala Sapone ci inerpichiamo in cima a una collinetta e davanti a noi si apre lo spettacolo di un'insenatura di rocce a picco sul mare e scogli piatti che incorniciano un'acqua verde smeraldo. Capito qual è il punto di accesso alla cala, trascorreremo l'intera giornata lì, anche approfittando di una giornata in cui le nuvole regalano ogni tanto un po' di tregua dal sole e dal caldo. Qui non c'è sabbia, e l'ingresso al mare è dagli scogli (il fondale è costellato di ricci), ma con delle comode scarpette da scoglio non c'è alcun problema ed è pieno di signore di una certa età che fanno il bagno.

Sant'Antioco, Turri
Turri: le calette che si aprono invece dopo Turri (una torre che domina un piccolo promontorio a sud est dell'isola) e prima di capo Sperone le scopriamo il primo giorno, quando percorriamo in macchina la strada litoranea e a un certo punto ci si apre davanti lo spettacolo di un mare dalle mille sfumature di azzurro e spiaggette poco affollate. Durante la nostra permanenza nell'isola torneremo dunque in questa zona e sceglieremo di trascorrere una mattinata nell'ultima delle spiagge che si incontrano dopo Turri, la meno agevole da raggiungere, nonché quella coperta di posidonia. Quando ci arriviamo, la mattina (non prestissimo), sulla spiaggia ci siamo solo noi (a parte alcune barche ormeggiate poco lontano dalla costa). Certo la luce e il caldo non sono di quelli che ci permettono di apprezzare il contesto al massimo grado, ma godiamo della solitudine e di un'acqua pulitissima. Poi qualcuno comincia ad arrivare, ma i metri che ci dividono dagli altri abitanti della spiaggia restano tanti.

Sant'Antioco, Coaquaddus
Coaquaddus: a dire la verità quella dove andiamo noi non è la parte più conosciuta e frequentata della spiaggia (ossia quella il cui ingresso sta di fronte a un grande parcheggio), ma l'estremità più a sud dove la costa si chiude in un'insenatura e dove si arriva o camminando per un po' lungo la spiaggia o scendendo per un piccolo sentiero, cui veniamo inconsapevolmente indirizzati da due locali. La giornata in questa spiaggia sarà la nostra ultima giornata di vacanza e vi assicuro che non ci sono parole per descrivere la bellezza di questo posto e i colori del mare. Quando andiamo via gettare l'ultimo sguardo su questa spiaggia e questo mare è al contempo doloroso e commovente.

Delle altre spiagge che abbiamo visto solo di sfuggita (Maladroxia, Spiaggia Grande, Le Saline) non possiamo dire molto. Sono certamente bellissime, ma ad agosto quasi impraticabili.

        Cosa vedere

Sant'Antioco, Museo etnografico
L'isola di Sant'Antioco pare sia il più antico insediamento della Sardegna e uno dei più grandi e più importanti siti fenici sul territorio italiano, chiamato Sulki. La storia dell'isola è molto affascinante, soprattutto per l'alternarsi di periodi di grande importanza e centralità e altri di sostanziale abbandono.

Le tracce di questa lunga storia sono sparse su tutta la sua superficie e per quanto ci riguarda se avessimo avuto più tempo avremmo voluto fare un salto anche alle tombe dei giganti e al pozzo nuragico.

Dedichiamo però un paio di tardi pomeriggi alla visita della chiesa di Sant'Antioco con le sue catacombe, al museo etnografico, al villaggio ipogeo (le tombe fenicie riutilizzate come case fino agli anni Sessanta), al forte sabaudo de su pisu, all'acropoli della città antica e alla grande necropoli fenicia e poi punica e romana che copre una superficie ampia del Comune di Sant'Antioco e oltre.

Sant'Antioco, Faro mangiabarche
Per chi non è appassionato di archeologia e dintorni, l'isola offre anche altre attrazioni: noi abbiamo apprezzato molto l'arco dei baci a Is Praneddas, cui si arriva dopo una piccola passeggiata e che consente di gettare lo sguardo sulla costa rocciosa occidentale con le sue alte e spettacolari falesie, e il faro mangiabarche, che si trova al largo della costa occidentale, poco prima di arrivare a Calasetta. Al faro siamo tornate due volte, la seconda armate di birra e stuzzichini per goderci un tramonto memorabile, in compagnia (invero lasca) di un certo numero di altre persone. 

Sant'Antioco, ex Semaforo
Un pomeriggio tardo facciamo un'escursione in un posto di cui ho letto e che mi affascina molto, un edificio semidiroccato, collocato su uno dei punti più alti dell'isola, nato come semaforo navale e poi utilizzato come stazione di comunicazione. Costruito nel 1887, fu abbandonato definitivamente nel 1952 e attualmente la struttura esterna è interamente in piedi, mentre all'interno molte mura sono crollate e prevalgono le macerie. Ma - come sa chi ha letto miei altri resoconti di viaggio - a me questi posti abbandonati e un po' diroccati piacciono tantissimo, e non manco mai di trovare l'occasione per andare a fotografarli. In questo caso la luce calda del tramonto contribuisce alla bellezza e alla magia del luogo.

Calasetta pure è molto carino, con le sue strade regolari e le case colorate. Noi lo visitiamo un pomeriggio afoso, in cui le strade sono quasi deserte perché probabilmente sono tutti o in spiaggia o a fare la pennichella.

Sant'Antioco, tramonto su Calasetta
    
    Dove mangiare

Anche in questo caso non possiamo dare molti suggerimenti. Siamo andate a mangiare fuori solo una sera, da Acqua Sale, una pizzeria molto ben recensita che ci dà l'occasione di goderci un bel tramonto su Calasetta e di apprezzare il piccolo borgo di pescatori dove si trova, oltre a farci gustare due ottime pizze (che però a S. risultano un po' pesanti).

Per il resto compriamo e prepariamo in autonomia le nostre cene, anche perché in alcuni posti è quasi impossibile prenotare. Mangiamo una strepitosa fregola con le arselle, poi un'altra sera un ottimo polpo con patate e olive, e persino un fantastico filetto alla brace di fassona sarda. 

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Isola di San Pietro, Carloforte
Isola di San Pietro

Dell'isola di San Pietro, che molti chiamano Carloforte, dal nome dell'unico comune dell'isola, ci hanno tutti parlato benissimo e molti ci hanno caldamente consigliato di fermarci più di un giorno.

Noi decidiamo però di andare e tornare in giornata, prendendo il traghetto che parte da Calasetta e arriva a Carloforte in circa mezz'ora. Prendiamo (e facciamo benissimo) il primo traghetto della mattina (alle 7.35) e questo ci dà la possibilità di godere di una splendida alba sul porto, resa più scintillante da un cielo in parte nuvoloso.

Arrivate a Carloforte facciamo colazione dal bar Cipollina, dove io faccio il bis del bombolone (troppo piccolo per esserne soddisfatta). Facciamo una bella passeggiata per il paese dove intorno a noi tutti parlano con accento ligure, cosa che sapevamo ma ci destabilizza e meraviglia comunque. Saliamo ai resti del forte, giriamo in lungo e in largo le stradine e poi facciamo un giro al mercato, che capiamo essere gettonatissimo tanto che c'è gente che prende apposta il traghetto da Sant'Antioco o da Portovesme.

Isola di San Pietro, Cala Fico
Le cose memorabili di Carloforte per noi sono:

- Cala Fico (dove si trova l'oasi della Lipu), un fiordo incastonato tra le rocce, dove seguiamo il sentiero che ci porta in cima alla scogliera e ci permette di ammirare un paesaggio strepitoso; 

- Capo Sandalo, a nord ovest dell'isola, dove un faro domina l'alta scogliera che si apre sul mare aperto;

- le casette bianche dell'interno dell'isola, tutte costruite con un lato piatto e quasi senza finestre, che è quello che si oppone al maestrale e che protegge i patii che si aprono sull'altro lato;

Isola di San Pietro, Capo Sandalo
- la spiaggia del Girin, non tanto perché sia la più bella dell'isola ma perché dove aver deciso di fermarci qui ad un'estremità poco affollata, nel giro di mezz'ora arrivano tipo 30 signore che attendono la loro insegnante per fare acqua gym in mare. S. che si è addormentata sulla spiaggia quando ancora non c'era nessuno si risveglia che è circondata da signore vocianti e motivatissime.

Peccato invece per i molti orrori edilizi che punteggiano l'isola soprattutto in prossimità di alcuni luoghi molto belli: ce n'è uno in prossimità della Caletta, l'unica spiaggia di sabbia del lato ovest, e uno persino a Cala Fico, edificio che tra l'altro quando siamo andate noi sembrava in fase di ristrutturazione e che io avrei preferito fosse abbattuto per non rovinare la meraviglia di questo posto la cui bellezza è legata alla sua anima selvaggia.

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Isola di Sant'Antioco
Per finire

Anche questa volta la Sardegna ci è entrata nel cuore, per le tante cose che ha da offrire, anche al di là dei posti più famosi e rinomati. A noi piace la Sardegna dei sardi, anche se mi rendo conto che per loro siamo turisti scocciatori come gli altri, e che ci sopportano solo perché il turismo è una risorsa fondamentale per l'isola. Spero di poter dire che la nostra vacanza di quest'anno, trascorsa a fuggire da posti troppo affollati e turistici e a cercare angoli apparentemente meno belli e rinomati ma ricchi di altrettanto fascino, ci abbia consentito di essere un po' più vicine allo spirito di questa terra bellissima. Il fatto poi che S. dimentichi il suo smartphone in aeroporto prima di partire e lo lasci di nuovo all'autonoleggio al ritorno dopo la consegna della macchina la dice lunga sul nostro desiderio di tagliare i ponti con tutto (non preoccupatevi però: entrambe le volte il telefono è stato recuperato!).

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Chi volesse un racconto fotografico completo di questo viaggio lo troverà a questo link su Behance.

giovedì 7 ottobre 2021

Sardegna luminosa e crepuscolare (I parte)

Agriturismo Sa Reina, Masainas
Dopo qualche anno di assenza, io e S. decidiamo di tornare per le vacanze estive in Sardegna. Abbiamo riflettuto sul fatto che quest'estate 2021 sarebbe stata affollatissima in qualunque parte dell'Italia. Dopo un anno e mezzo di ripetuti lockdown e di vita casalinga, gli italiani (e non solo) sono affamati di viaggi e vita fuori dalle mura domestiche. E dunque ci siamo dette: in quale posto di mare le spiagge sono così tante che un buchetto per noi lo riusciamo a trovare? E la risposta è stata ovviamente la Sardegna, e per essere precisi la costa ovest, che abbiamo capito essere (relativamente) meno gettonata.

La nostra destinazione è quella parte della costa ovest che era rimasta fuori dal viaggio del 2018, cioè in realtà la parte sud-ovest del'isola compresa Sant'Antioco. Prenotiamo così cinque giorni in zona Porto Pino, precisamente in una piccola frazione che si chiama Cannigonis, e cinque giorni sull'isola di Sant'Antioco, precisamente a metà strada tra il paese di Sant'Antioco e la spiaggia di Maladroxia.

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Dentro la cattedrale di Cagliari

Cagliari


Le prime 24 ore, compresa la prima notte, la trascorriamo a Cagliari, una città dove si rischia colpevolmente di essere sempre di passaggio, senza mai visitarla. In realtà 24 ore non sono sufficienti per esplorare la città e soprattutto per guardarla da diverse angolazioni, ma intanto per noi è stato un primo assaggio.

        Cosa abbiamo visto/visitato

La prima sera abbiamo risalito a piedi il Bastione Saint Remy e fatto lì una passeggiata: è stato bello stare a guardare un gruppo di persone che ballava il tango.

Cagliari, Torre dell'elefante
Abbiamo poi scoperto e usato gli ascensori per andare al quartiere Castello e lì abbiamo passeggiato in lungo e in largo: siamo andate a visitare la cattedrale con le sue cripte, e la torre dell'elefante. 
Purtroppo non abbiamo avuto tempo di fare molto altro che pure ci eravamo segnate, e dunque toccherà tornare ;-)

        Dove abbiamo mangiato

Ci siamo fidate - e abbiamo fatto bene - del consiglio di un'amica e abbiamo mangiato al Cerchio rosso, che ha dalla sua anche una splendida location, con i tavoli al centro di una tranquilla piazzetta. Il cibo è all'altezza della location: cucina sarda rivisitata in chiave contemporanea. Tutto buono, alcune cose veramente squisite come il gazpacho con fregola e bottarga, o anche il polpo con salsa teriyaki. Selezione di vini di gran livello.

Il giorno dopo abbiamo pranzato a uno dei chioschi del Poetto, il Twist (sempre consigliato da un'amica), dove abbiamo gustato un'ottima frittura di mare.

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Is arenas biancas
La costa da Chia a Porto Pino


        Le spiagge

Arrivando in macchina da Cagliari, la costa che si incontra è ricchissima di spiagge, alcune famosissime, ad esempio Chia, Su Giudeu, Cala Cipolla, Tuerredda. Mentre andiamo verso la nostra casetta a Cannigonis ci affacciamo a quasi tutte, ma la quantità di macchine e persone è tale da convincerci a lasciar perdere. Prendiamo invece nota di alcune calette un po' meno affollate. 

Nei giorni successivi esploriamo tutte le possibilità, e alla fine le spiagge che promuoviamo in questa settimana di metà agosto sono le seguenti:  

Is arenas biancas
Is arenas biancas: è la spiaggia delle famosissime dune di Porto Pino, che si vedono anche dall'isola di fronte, quella di Sant'Antioco. Si tratta di una spiaggia molto lunga e dalla sabbia bianchissima, dove delle bellissime dune rendono il contesto molto scenografico. Ovviamente la parte della spiaggia più vicina a Porto Pino è molto affollata.
Noi entriamo tutt'e due le volte che ci andiamo dalla base NATO che d'estate consente il passaggio. Con la macchina si fanno circa 5 km di sterrato, poi c'è un parcheggio dal quale in 5-10 minuti si arriva a piedi in spiaggia. La prima volta la spiaggia è quasi deserta perché c'è un vento fortissimo ed è praticamente impossibile stare sulla battigia senza essere sommersi dalla sabbia.La seconda volta le condizioni sono molto più favorevoli, e di conseguenza c'è molta più gente. Ma quando si ha davanti una spiaggia così lunga il segreto è allontanarsi il più possibile dai punti di accesso, camminare, camminare, camminare fino a quando si trova una zona con poca gente. Noi abbiamo fatto così e abbiamo goduto di una giornata di mare meravigliosa, in uno scenario incantevole e con un'acqua commovente. 

Is Solinas

Is Solinas: anche in questa spiaggia (molto più vicina alla nostra casetta di Cannigonis) ci torniamo due volte. La prima volta è quasi ora del tramonto, e ci andiamo solo in esplorazione. Al bivio imbocchiamo il ponticello e andiamo nella zona del porticciolo, a un'estremità dell'arenile. Anche in questo caso c'è un vento pazzesco, ma facciamo una bella passeggiata sulla spiaggia vuota, poi torniamo indietro a guardare e fotografare un bellissimo tramonto.

La seconda volta prendiamo la strada che porta al Jamaican Bar. Sulla spiaggia c'è gente, ma non si può dire che sia affollata. Troviamo un nostro angolino riparato e anche in questo caso possiamo goderci una bella giornata di mare. La spiaggia offre anche lo spettacolo dei windsurf e dei kitesurf, sebbene a volte si avvicinino un po' troppo alla riva. 

Piscinnì
Piscinnì: è una delle calette che si incontrano andando verso Tuerredda, come anche quella di Porto Larboi. Ci fermiamo qui un giorno che non riusciamo a trovare un posto sufficientemente tranquillo. Questa spiaggia, dove effettivamente c'è una specie di piscinetta (da cui il nome), non sarà probabilmente la più bella di questa zona, ma offre mare pulito e tranquillità, esattamente quello che cerchiamo noi.

 Su Port'e su Trigu: qui ci andiamo su suggerimento del barista di Cannigonis ed effettivamente il posto merita. Si tratta di un'insenatura che ha alle spalle una grande pineta (dove c'è anche un chiosco) e che si articola in una serie di calette molto belle. Noi ci posizioniamo in una piccolissima, dove rimaniamo tutto il giorno. Il mare è un'incredibile piscina.

        Mangiare e bere

Cannigonis
Quest'abitudine sarda degli agriturismi a menu fisso se da un lato permette di assaggiare molte specialità, dall'altro fa sì che le serate diventino una maratona culinaria. Noi per esempio dopo due serate in agriturismo, decidiamo di preparare la cena a casa.

I due agriturismi sperimentati sono Is Concais, in zona Tratalias, dove tra le altre cose mangiamo uno splendido porcetto e dei buonissimi ravioli fritti, e l'agriturismo Sa Reina, dove gustiamo una cena tutta a base dei prodotti della fattoria, tra cui spiccano i malloreddus con la salsiccia, la pecora in umido, lo spezzato di manzo e un'ottima cheesecake. Il posto è molto bello, in una campagna autentica e poco addomesticata, dove possiamo godere del tramonto del sole e del sorgere della luna.

Porto Botte

Un giorno andiamo a dare un'occhiata alla spiaggia dei francesi a Porto Pinetto (anche questa parecchio affollata), e ci fermiamo a prendere un aperitivo al chiosco che si trova sulla strada per arrivarci. Un'altra sera invece compriamo l'occorrente e andiamo a fare aperitivo sulla spiaggia di Porto Botte, da dove si può ammirare uno splendido tramonto e le atmosfere misteriose del crepuscolo sulla laguna sono molto affascinanti. La spiaggia qui è scenografica per la laguna alle spalle ma di per sé non è la più bella della zona (viene frequentata soprattutto da locali); però è certamente un posto fantastico per un aperitivo all'ora blu. Accanto a noi un gruppo di locali si è attrezzato molto meglio di noi, con accampamento e luci, per una vera e propria cena in spiaggia.

In generale, non facile trovare un ristorante di pesce come lo vogliamo noi, e così un po' di volte lo prepariamo a casa: una sera facciamo sauté di cozze e frittura mista, accompagnati da un ottimo rosato sardo.

Laguna tra Porto Pino e Sant'Anna Arresi

        E per finire

Un giorno andiamo a Porto Pino e attraversiamo la pineta Candiani fino al belvedere della grotta dei baci, dove arriviamo quando il sole sta calando.

Sempre lo stesso giorno ammiriamo lo spettacolo della luna piena che si specchia all'ora blu sulla laguna di Porto Pino. Spettacolo incredibile. Io non smetto di fotografare, anche se ci siamo accostate lungo lo stradone affollatissimo che da Porto Pino conduce a Sant'Anna Arresi e le altre macchine ci suonano dietro. 

A seguire la seconda puntata del racconto di viaggio.

venerdì 14 settembre 2018

La scoperta della costa ovest della Sardegna - Seconda parte

Falesie di Su Tingiosu
Qui la prima parte del racconto di viaggio.

La successiva destinazione è Macomer, o meglio l'area archeologica di Tamuli, dove ci sono le cosiddette tombe dei giganti, un insediamento preistorico che comprende tre tombe comuni, un nuraghe e un villaggio. Ma soprattutto io sono conquistata dai betili, una specie di piccoli menhir, che fanno da guardiani alle tombe, tre femmine (identificati dalle mammelle) e tre maschi.

Betili del complesso di Tamuli
Da qui abbiamo un paio di alternative; alla fine decidiamo di saltare un sito archeologico che pure ci hanno detto essere molto bello, il pozzo di Santa Cristina, per andare a vedere le falesie di Su Tingiosu, che si sviluppano a nord della spiaggia di Mari Ermi (siamo di nuovo verso la penisola del Sinis, perché è il giorno del nostro trasferimento verso sud Ovest).

Giganti di Mont'e Prama
Qui siamo vittime della stupidità del navigatore, che si somma probabilmente alla nostra, cosicché mentre percorriamo la strada asfaltata che porta a Mari Ermi il navigatore ci fa girare in quella che sembra una stradina di campagna ma che presto si trasforma in un Camel Trophy. Alla fine molliamo la macchina e decidiamo di proseguire a piedi, ma quando guardiamo la cartina ci rendiamo conto che c'è una comoda strada che porta alle falesie e che il navigatore ci ha fatto fare questa assurda strada nella presunzione di risparmiare un minuto di tragitto!!!! Così rifatto il Camel Trophy al contrario siamo finalmente sulla strada giusta che ci porta poi con uno sterrato all'inizio delle falesie. Qui facciamo una bella passeggiata che ci offre scorsi meravigliosi sulle rocce altissime e bianchissime a picco sul mare e su un mare dai colori strepitosi. Ne è valsa la pena.

Processione a Cabras
La giornata di giri si conclude a Cabras dove andiamo al museo archeologico Marongiu a vedere i giganti di Mont'e Prama di cui sentiamo parlare dal primo giorno, questi guerrieri di età preistorica di cui ancora non si sa moltissimo, e poi facciamo un giro in centro, incappando in una bellissima processione che sicuramente fa sempre parte della novena a San Salvatore e che ci permette di ammirare abiti tradizionali e abitudini locali (non molto diverse da quelle del sud a cui sono abituata io, a dire la verità).

Poi facciamo una volata verso il nostro ultimo alloggio, la casetta in località Marcarius, nella zona di Fluminimaggiore. Si tratta di una casa rustica e spartana, ma molto accogliente e confortevole, che sta in cima a una collina e dalla cui terrazza bellissima si domina il panorama su montagne verdissime e si gode di una vista su un cielo stellato fantastico. Sarà il nostro piccolo paradiso per tre giorni (a parte un po' di cagnara notturna).

Ingurtosu
Gli ultimi giorni saranno equamente suddivisi tra il mare e le visite alle aree della civiltà mineraria, molto fiorente in questa zona fino alla prima metà del Novecento. Il primo giorno andiamo alla ricerca di quella che ci è stata definita come la "strada vecchia da Ingurtosu a Piscinas", che ci dovrebbe consentire di passare attraverso il villaggio minerario abbandonato di Ingurtosu. A un certo punto ci viene il dubbio di non essere sulla strada giusta e che forse lo sterrato che dovremmo fare è inagibile per il maltempo, ma quando andiamo più avanti ci rendiamo conto che la strada è proprio questa.

Incontriamo infatti un numero crescente di case abbandonate e diroccate fino alla laveria Brassey, un enorme monumento di archeologia industriale che dà il senso quasi fisico di cosa deve aver significato la civiltà mineraria in termini di impatto ambientale, sociale ed economico per queste terre.

Spiaggia di Piscinas
A questo punto la strada diventa sterrata e poi sabbiosa e ci porta direttamente in mezzo alle enormi dune che ci annunciano l'arrivo alla spiaggia di Piscinas, una spiaggia grande e bellissima, con un mare cristallino e inserita in un contesto naturalistico molto bello. Sembra quasi una spiaggia atlantica, ma con il mare meraviglioso della Sardegna. Qui trascorriamo il resto della giornata. Per la cena decidiamo di approfittare dell'enorme caminetto esterno che c'è sulla nostra terrazza e ci facciamo un ottimo barbecue circondate da 7 gatti affamati, ma molto carini :-)

Pan di Zucchero
L'altra tappa del nostro giro minerario sarà il giorno dopo la visita guidata a Porto Flavia; ci arriviamo per le strade tortuose ma bellissime che caratterizzano questo tratto di Sardegna, e che ci aprono degli scorsi di volta in volta sull'insenatura con la spiaggia di Portixeddu, sulle falesie e sul Pan di Zucchero, l'enorme scoglio che sta di fronte a Masua. Porto Flavia - come ci dice la nostra brava guida - è un'infrastruttura dell'attività mineraria, in quanto fu progettata dall'ingegnere Cesare Vecelli per consentire il trasporto dei minerali in una galleria attraverso la montagna fino all'apertura sul mare (una specie di porto sospeso), dove attraccavano le navi su cui i minerali venivano caricati. La passeggiata nella galleria è l'occasione per un viaggio nel tempo in un mondo che oggi ci risulta quasi impossibile immaginare.

Cala Domestica
Dopo la visita, visto che la bella spiaggia di Masua è un po' affollata, ci fermiamo alla spiaggetta sotto la pinetina accanto a Porto Flavia, ma fa troppo caldo e così trascorriamo qualche ora in pineta a leggere rinfrescate dalla brezza. Poi ci spostiamo a Cala Domestica, una spiaggia profonda incuneata tra due falesie, quasi un piccolo fiordo del mediterraneo. Il mare è piuttosto agitato e la spiaggia non è ancora vuota, ma camminando sugli scogli a destra della spiaggia e passando nel foro della galleria preesistente tra le rocce arriviamo alla caletta che sta a fianco della spiaggia principale, dove il mare è più calmo e c'è pochissima gente. La nostra idea era quella di vedere il tramonto da qui, ma ci rendiamo conto che da qui è impossibile assistere allo spettacolo del sole che si tuffa nel mare, così ci spostiamo alla spiaggia di Portixeddu, praticamente deserta. Il sole è nascosto dietro le nuvole, ma man mano che cala si fa strada producendo colori impensabili nel cielo e nel mare. Restiamo a bocca aperta ad ammirare questo spettacolo straordinario, fino a quando l'ultimo spicchietto di sole si tuffa completamente nel mare.

Tramonto a Portixeddu
La sera concludiamo in bellezza andando a mangiare all'agriturismo Majori, che sta sempre nella zona del nostro alloggio, quella della strada vicinale Su Sizzimurreddu Fighezia (nome che ci mettiamo tre giorni a imparare!), ma che gode di una posizione ancora più straordinaria, in cima a una collina da cui si domina tutta la valle fino al mare. Il posto è molto carino e mangiamo benissimo, cucina tradizionale ma rivisitata in chiave moderna e cucinata con grande cura; menzione speciale per la ricotta autoprodotta con zucchina marinata e pancetta croccante, per i salumi e i formaggi, e per la pancetta di maiale cotta a bassa temperatura. Ottimo anche il Carignano del Sulcis con cui accompagniamo il pasto.

Verso Scivu
La nostra vacanza sarda si conclude in bellezza con un'ultima giornata in quella che a nostro avviso è forse la spiaggia più bella che abbiamo visto in questi giorni, la spiaggia di Scivu, un po' più a sud di Piscinas. Bello il percorso che attraverso la località di Fighezia ci consente di arrivare alla spiaggia, e poi meravigliosa l'acqua e l'atmosfera complessiva.

Direi che la Sardegna ci ha conquistato e mentre andiamo via pensiamo già agli innumerevoli altri posti che vorremmo vedere e dove vorremmo andare, molti dei quali suggeriti anche dai tanti sardi che abbiamo incontrato sul nostro cammino e che sono sempre stati disponibili a uno scambio e a una comunicazione piacevole e fin quasi affettuosa.

Arriverderci, Sardegna.

[Qui la mia selezione fotografica sul viaggio!]

mercoledì 12 settembre 2018

La scoperta della costa ovest della Sardegna - Prima parte

La campagna di Milis
Adoro le isole, si sa. Le piccolissime, gli scogli disabitati o quasi disabitati in mezzo al mare, ma anche le isole grandi e quelle molto grandi, quelle dove non sembra di stare su di un'isola perché il mare è lontano ma la luce e l'aria sanno di isola.

Ecco perché dovevo assolutamente colmare una grave lacuna, e dunque quest'anno mi sono finalmente decisa a mettere piede in terra sarda. Finora ne ero stata tenuta lontana dalla paura di trovare troppo affollamento, e per me - si sa - l'isola ha senso solo se ci si trova un po' di pace e poca gente, altrimenti è come stare a piazza del Pantheon a maggio durante il picco turistico.

Andando da Cagliari a Barumini
Così, scegliendo la fine di agosto, quando un po' di persone sono già tornate al lavoro, e una parte dell'isola un po' meno gettonata, eccomi finalmente in terra sarda. Dopo una serie di valutazioni economiche, decidiamo che la cosa più conveniente è volare su Cagliari con Alitalia e prendere un'auto a noleggio in aeroporto. WOWrent ci assegna una bella Citroen C3 diesel, che ci accompagnerà nei nostri su e giù per la costa ovest della Sardegna, che è la meta del nostro viaggio.

Verso Barumini
La prima giornata, dopo una breve sosta mangereccia alla spiaggia del Poetto, ci porta in visita al sito archeologico di Barumini, un complesso nuragico tra i più importanti della Sardegna dove una brava guida ci fa comprendere le fasi di sviluppo del nuraghe e del villaggio che gli è poi cresciuto intorno. Poiché alle spalle di Barumini si sviluppa la Giara di Gesturi, il famoso altopiano dei cavallini selvatici, decidiamo di salirci in macchina; quando però siamo al parcheggio da cui partono i percorsi a piedi e in bicicletta, ci rendiamo conto che è tardi e non ce la faremmo ad arrivare in tempo utile al nostro primo alloggio.

San Salvatore di Sinis
La nostra prima sistemazione è a Baratili San Pietro, un paesino a nord di Cabras, a casa Elvira, una vera casetta sarda a piano terra, con tanto di giardino dove faremo le nostre colazioni per questi giorni. La nostra ospite, Monica, nonché tutta la sua famiglia, si rivelano di una gentilezza squisita, e ci invitano per una degustazione di Vernaccia di Oristano da loro prodotta e per una superlativa cena a casa loro (menzione speciale per gli gnocchetti sardi con pomodorini e pecorino, veramente eccezionali nella loro semplicità!).

San Salvatore di Sinis
Durante la permanenza a Baratili, la nostra meta principale sarà l'esplorazione della penisola del Sinis. Prima però facciamo una breve puntatina a Milis, il paese degli agrumeti, perché la nonna di S. era originaria di qui.
La giornata al Sinis inizia con una sosta a San Salvatore di Sinis, il paesino fantasma dove sono stati girati molti film western e che sembra davvero un pueblo messicano. Il fatto è che noi lo vediamo tutt'altro che deserto; siamo infatti in piena novena della festa di San Salvatore che prevede la famigerata corsa degli scalzi. E così, le case sono tutte aperte e c'è un sacco di gente che anima le stradine e le piazz, conferendo al luogo un'atmosfera davvero particolare.

Chiesetta di San Giovanni di Sinis
A seguire andiamo verso San Giovanni di Sinis, dove c'è una bellissima chiesetta di origine bizantina. Dal centro del paese e dopo una breve passeggiata sulle falesie, ci dirigiamo verso il sito archeologico di Tharros, l'insediamento prima preistorico, poi fenicio, infine romano. Il sito è piuttosto affascinante, anche se le uniche due colonne in piedi (quelle che identificano Tharros in qualunque foto e cartolina) sono in realtà delle ricostruzioni. Il posto è comunque molto bello anche perché consente di gettare uno sguardo sulla laguna di Mistras (che si sviluppa sotto Cabras) e sull'insenatura interna della penisola, che è l'unica zona di mare calmo oggi che tira un gran maestrale.

Tharros
Decidiamo poi di fare l'intera passeggiata lungo la penisola fino al faro militare in fondo, invero deludente rispetto a tutto il resto; lungo la passeggiata si aprono davanti ai nostri occhi panorami meravigliosi che a tratti - anche grazie al mare agitato e alle falesie ricoperte di verde - ci fanno pensare all'Irlanda e non alla Sardegna. Saliamo poi alla Torre Spagnola dove il vento letteralmente ci porta via, prima di ritornare alla macchina.

Penisola del Sinis
La nostra tappa di mare di oggi è Is Arutas, la famosa spiaggia in cui la sabbia è fatta di chicchi di quarzo che si illuminano al sole, ma fare il bagno è praticamente impossibile per il mare grosso.
La sera ci concediamo una bella cena di pesce a Sa Pischera e' Mar e Pontis, un ittiturismo nel territorio lacustre che si sviluppa sotto Cabras nell'area di una delle più antiche peschiere della zona. Ci arriviamo all'ora del tramonto e la luce e l'atmosfera ci danno la sensazione di essere sospesi nel tempo e nello spazio. La cena è ottima, soprattutto l'insalata di polpo, la fregola ai frutti di mare e la grigliata mista di pesce.

Sa Pischera
Il giorno dopo è giornata dedicata al mare. Prima andiamo a Is Arenas, la spiaggia lunga 6 km cui si arriva attraverso una estesissima pineta che è stata piantata per evitare il processo di desertificazione che si stava verificando; poi, dopo bagni e sole a volontà in una spiaggia semideserta, andiamo verso S'Archittu, l'arco naturale di circa 7 metri di altezza che si apre nella roccia sedimentaria da dove si tuffano i più temerari (mi ha fatto pensare al libro della De Kerangal, Corniche Kennedy, che ho letto da poco). La giornata di mare si conclude con un aperitivo birra, olive e carasau sulla baia di S'Archittu.

Is Arenas
Ci spostiamo dunque verso il nostro secondo alloggio, un piccolo monolocale di una bella casa piena di cani che sorge su una collina alle spalle di Bosa. Qui - complice forse anche la stanchezza e lo stordimento da sole, che si aggiunge al nostro naturale stordimento - facciamo una cena che rimarrà nello stupidario vacanziero. Compriamo dei grossi ravioli ripieni di ricotta e limone: c'è scritto seadas ma né io né S. ci facciamo venire il dubbio che non si tratta di pasta ripiena da bollire in acqua e condire a piacimento, ma del dolce sardo che si fa fritto. E così noi ci prepariamo delle seadas bollite con sugo di pomodorini che S. schifa quasi subito e io mangio integralmente, con qualche difficoltà digestiva che si prolunga per diverse ore!

Bosa all'alba
Visto che nel frattempo il maestrale si è calmato, abbiamo deciso che il giorno dopo sarà dedicato alla gita all'isola di Mal di Ventre (che poi ci dicono essere un'errata dicitura, perché sarebbe l'isola de Malu Entu). Quando ci alziamo, all'alba, dalla terrazza del nostro monolocale davanti ai nostri occhi si apre uno spettacolo meraviglioso, con il sole che sorge alle nostre spalle e progressivamente illumina il castello Malaspina che domina il paese di Bosa e le case incuneate nella valle, lungo il fiume Temo, mentre la luna è ancora alta nel cielo che acquista colorazioni che progressivamente sfumano dall'arancio al rosa al violaceo al blu.

Mal di Ventre
La gita all'isola parte da Putzu Idu con un grosso gommone che ci scarica come dei naufraghi sulla spiaggia che a quest'ora è ancora deserta. Decidiamo di fare il giro dell'isola disabitata, raggiungendo il faro e le calette più sperdute, per poi tornare indietro dall'altro lato. In realtà non ci sono veri e propri sentieri e a un certo punto noi abbandoniamo quello incerto che stiamo percorrendo per inoltrarci nella bassa vegetazione.

Putzu Idu
Peccato che si tratti in buona parte di cardi e arbusti spinosi e che faccia un caldo notevole, cosicché quando arriviamo piuttosto graffiate su una bella spiaggetta nascosta facciamo giusto in tempo a toglierci la maglietta e a buttarci nell'acqua limpidissima (dove però di tanto in tanto si nasconde l'insidia di qualche medusa). Verso la tarda mattinata ritorniamo alla spiaggia di approdo che nel frattempo si è affollata, ma dove in questo momento c'è una luce e un mare da fare invidia ai Caraibi, cosicché prima del rientro un bagno non ce lo toglie nessuno.

Bosa
Ripeteremo l'esperienza anche alla spiaggia di Putzu Idu, dove però per noi c'è un po' troppa gente.

Nel tardo pomeriggio visitiamo Bosa, prima prendendo un aperitivo sul lungoTemo all'altezza delle concerie, poi inerpicandoci per le sue stradine fino al castello Malaspina e fermandoci a fotografare le case colorate di colori pastello illuminate dalla luce del tramonto. La cena di questa sera è alla trattoria slow food Borgo Sant'Ignazio, dove mangiamo molto bene, con una menzione speciale in questo caso per i ravioli dolci ripieni di ricotta, straordinari e perfetti con il mirto.

Sas Covas - Verso Cane Malu
Il giorno dopo, prima di abbandonare la zona di Bosa, decidiamo di fare una puntatina a Cane Malu, una piscina naturale che sta nella zona di Sas Covas e che si trova dopo aver attraversato un paesaggio di scogli piatti e grigi, che veramente sembra di stare sulla luna. Bellissimo.

Dopo vari errori di percorso finalmente siamo nel posto giusto, dove bambini, giovani e adulti si tuffano da tutte le altezze disponibili. C'è anche un gruppetto che fa i tuffi sincronizzati con le capriole. Io riesco a buttarmi da un'altezza massima di 2 metri, S. ha il coraggio di tuffarsi da circa 3 metri :-)

Qui la seconda parte del racconto di viaggio.