La biennale si articola in 11 mostre che si sviluppano su 11 luoghi della città, tutte gratuite per il pubblico. Alcune di esse sono anche l'occasione per scoprire angoli e architetture di Bologna poco conosciute. Nel mio weekend bolognese, in una giornata piovosissima e grigia, sono riuscita a vederne ben quattro. Eccole.
La nebbia di Bologna |
Favignana / Herbert List. Palazzo Fava
La prima delle due mostre ospitate a Palazzo Fava è quella di Herbert List intitolata Favignana, che è uno dei tanti lavori del fotografo tedesco per l'agenzia Magnum. List era innamorato dell'Italia e nel nostro paese produsse molti dei suoi reportage; quello in mostra venne realizzato nel 1951 durante uno dei viaggi a Sud e racconta attraverso 41 fotografie il rito della pesca del tonno e della mattanza intorno al famoso stabilimento Florio (ora in via di restauro e di trasformazione in centro culturale, come raccontato nel mio post sul viaggio a Favignana).
Le foto vengono presentate su un espositore disposto a ferro di cavallo in cui il visitatore segue il percorso immaginato da List in maniera lineare. In questo percorso ci sono immagini dei pescatori, delle barche, dei tonni, dello stabilimento, il prima, il durante e il dopo della pesca, un insieme coerente di immagini che inquadra l'evento in un più ampio contesto socio-industriale. A parte singole foto di grande impatto visivo, la cosa per me interessante del reportage di List è la varietà delle sue scelte, anche a livello compositivo e di formati, a conferma ulteriore - se mai ce ne fosse stato bisogno - che le regole in fotografia sono fatte per essere infrante e liberamente interpretate.
Padiglione dell'Esprit Nouveau |
Factory of original desires / Bernard Plossu. Palazzo Fava
Sempre a Palazzo Fava è ospitata anche la mostra di Bernard Plossu, fotografo francese vivente e attivo da più di 50 anni. A differenza della mostra di List, quella di Plossu, intitolata Factory of original desires, non è un lavoro specifico del fotografo, ma una "verticale" all'interno del suo archivio fotografico alla ricerca di quel fil rouge legato al tema della biennale, il cibo e quanto gli ruota intorno. In questo percorso, che dunque risulta meno coerente ma altrettanto interessante, ci sono fotografie scattate in luoghi molto diversi e lontani, e anche in momenti completamenti diversi, che possono andare dagli anni Settanta fino ai giorni nostri. Anche in questo caso ci sono fotografie molto interessanti o che suscitano curiosità, anche se la sezione che mi è parsa nel suo complesso più coerente e godibile, almeno per quanto mi riguarda, è quella dedicata ai diner americani.
Padiglione dell'Esprit Nouveau |
M + Trails / Takashi Homma. Padiglione dell'Esprit Nouveau
La mostra di Takashi Homma è la somma di due suoi progetti, M (dedicato ai McDonald fotografati in giro per il mondo) e Trails (che utilizza disegni, foto e video per parlare della caccia al cervo in Hokkaido attraverso le tracce di sangue lasciati dagli animali). Entrambi i progetti sono stati appositamente pensati per lo spazio espositivo del padiglione dell'Esprit Nouveau, un edificio pensato da Le Corbusier nel 1925, di cui quella bolognese è una replica fedele dell'originale realizzata nel 1977.
La progettazione dell'edificio nasceva all'interno della riflessione teorica di Le Corbusier finalizzata a trovare un equilibrio tra la densità abitativa delle grandi città e la qualità dell'unità abitativa. Si trattava di un modulo abitativo standardizzato a titolo appunto espositivo, all'interno del quale si possono ammirare anche due diorami che illustrano le proposte di Le Corbusier per lo sviluppo della città di Parigi.
Takeshi Homma, Videoinstallazione |
Tra l'altro si tratta di strutture estremamente fotogeniche: forse inabitabili ma certo bellissime da fotografare.
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Fototeca / Ando Gilardi. Fondazione MAST
L'ultima tappa del nostro percorso a Foto/Industria è la grande mostra ospitata dal MAST e dedicata ad Ando Gilardi, un intellettuale di grande eclettismo (per me sconosciuto) che ha realizzato la Fototeca Storica Nazionale, un archivio di oltre 500.000 immagini, una specie di tesoro cui attingere per documentare attraverso le immagini aspetti i più vari della storia e della società.
Fondazione MAST |
Una mostra affascinante e coinvolgente come spesso sono quelle del MAST. Peccato per le didascalie delle foto, davvero troppo piccole anche per persone con la vista perfetta (ho visto signore accostarsi al muro e stare piegate a metà per leggere, e starci un bel po' visto che le didascalie sono anche piuttosto lunghe).
Voto: 4/5
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