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giovedì 23 novembre 2023

Foto/Industria. VI biennale di fotografia dell’industria e del lavoro. Bologna, Fondazione MAST, 4 novembre 2023

La rassegna di Foto/Industria, la biennale di fotografia dell'industria e del lavoro che la Fondazione MAST organizza a novembre nella città di Bologna, è dedicata quest'anno al tema del Game, ossia all'industria del gioco in fotografia.

Come due anni fa, approfitto di un weekend bolognese per visitare alcune delle mostre, dopo essermi studiata il programma. Quest'anno la mia selezione ha seguito due criteri primari, vedere mostre classiche di fotografia saltando la videoarte e le installazioni, e scegliere mostre in luoghi che non conosco in modo da scoprire anche qualcosa di nuovo.

Alla fine vedo al Museo Archeologico le mostre Las Vegas di Daniel Faust e Flippers di Olivo Barbieri, a Palazzo Boncompagni la mostra Playgrounds di Linda Fregni Nagler, a Casa Saraceni la mostra Berlin Funfair di Heinrich Zille e infine a San Giorgio in Poggiale alla biblioteca d'arte e di storia la mostra La salle de classe di Hicham Benohoud.

Las Vegas è un assemblaggio di foto che documentano gli elementi più bizzarri e incredibili della città, producendo un caleidoscopio che rappresenta una realtà che sembra artefatta ma non lo è, mentre in Flippers Barbieri racconta in immagini - d'insieme e di dettaglio - un deposito abbandonato di flippers da lui trovato nel 1977 non lontano da casa sua. Un po' come in Las Vegas, con cui questa mostra condivide la sede (e le due mostre sono tenute insieme da un documentario video realizzato da Barbieri a Las Vegas con un elicottero), anche in Flippers realtà e "finzione" si mescolano inestricabilmente (non a caso il progetto di Barbieri era piaciuto molto a Luigi Ghirri).

Playgrounds mette insieme fotografie in grande formato di parchi giochi ripresi in notturna e in bianco e nero: l'effetto è spiazzante e straniante, in quanto questi luoghi normalmente pieni di vita, di suoni e di colori, si trasformano in ambienti sospesi nel tempo e nello spazio, a tratti quasi inquietanti.

Berlin Funfair raccoglie le fotografie che Heinrich Zille scattò alle fiere berlinesi tenutesi a cavallo dell'Ottocento. Si tratta di fotografie che sono innanzitutto una testimonianza storica sia per quanto riguarda la tecnica fotografica che per quanto riguarda i soggetti; in alcuni casi anche le inquadrature, i soggetti e le scelte di questo fotografo riscoperto risultano interessanti e originali.

Infine, La salle de classe è forse la mostra - tra quelle viste - più sorprendente. Si tratta delle foto in bianco e nero che Hicham Benohoud ha scattato ai suoi studenti in classe, elaborando di volta in volta delle "scenografie" con semplici oggetti e delle pose dei ragazzi, che insieme creano situazioni surreali o che suggeriscono letture e interpretazioni del tutto personali. Molto bella anche grazie alla bellezza del contesto della sala della Biblioteca d'arte e di storia che la ospita.

Insomma, la biennale Foto/Industria si conferma una bellissima opportunità e un'occasione da non perdere per bolognesi e turisti di passaggio nella città.

Voto: 3,5/5

giovedì 9 dicembre 2021

Foto/Industria. V biennale di fotografia dell’industria e del lavoro. Bologna, Fondazione MAST, 14 novembre 2021

Foto/Industria è una biennale di fotografia sui temi dell'industria e del lavoro, promossa dalla Fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) di Bologna. L'edizione di quest'anno, curata da Francesco Zanot, è dedicata al tema Food, un argomento che - come dice lo stesso curatore - ne contiene moltissimi altri e che, attraverso la fotografia, è in grado di sollevare questioni centrali per la contemporaneità: il lavoro, l'ambiente, la sostenibilità, le tradizioni, la globalizzazione ecc.

La biennale si articola in 11 mostre che si sviluppano su 11 luoghi della città, tutte gratuite per il pubblico. Alcune di esse sono anche l'occasione per scoprire angoli e architetture di Bologna poco conosciute. Nel mio weekend bolognese, in una giornata piovosissima e grigia, sono riuscita a vederne ben quattro. Eccole.

La nebbia di Bologna
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Favignana / Herbert List. Palazzo Fava


La prima delle due mostre ospitate a Palazzo Fava è quella di Herbert List intitolata Favignana, che è uno dei tanti lavori del fotografo tedesco per l'agenzia Magnum. List era innamorato dell'Italia e nel nostro paese produsse molti dei suoi reportage; quello in mostra venne realizzato nel 1951 durante uno dei viaggi a Sud e racconta attraverso 41 fotografie il rito della pesca del tonno e della mattanza intorno al famoso stabilimento Florio (ora in via di restauro e di trasformazione in centro culturale, come raccontato nel mio post sul viaggio a Favignana).

Le foto vengono presentate su un espositore disposto a ferro di cavallo in cui il visitatore segue il percorso immaginato da List in maniera lineare. In questo percorso ci sono immagini dei pescatori, delle barche, dei tonni, dello stabilimento, il prima, il durante e il dopo della pesca, un insieme coerente di immagini che inquadra l'evento in un più ampio contesto socio-industriale. A parte singole foto di grande impatto visivo, la cosa per me interessante del reportage di List è la varietà delle sue scelte, anche a livello compositivo e di formati, a conferma ulteriore - se mai ce ne fosse stato bisogno - che le regole in fotografia sono fatte per essere infrante e liberamente interpretate.

Padiglione dell'Esprit Nouveau
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Factory of original desires / Bernard Plossu. Palazzo Fava

Sempre a Palazzo Fava è ospitata anche la mostra di Bernard Plossu, fotografo francese vivente e attivo da più di 50 anni. A differenza della mostra di List, quella di Plossu, intitolata Factory of original desires, non è un lavoro specifico del fotografo, ma una "verticale" all'interno del suo archivio fotografico alla ricerca di quel fil rouge legato al tema della biennale, il cibo e quanto gli ruota intorno. In questo percorso, che dunque risulta meno coerente ma altrettanto interessante, ci sono fotografie scattate in luoghi molto diversi e lontani, e anche in momenti completamenti diversi, che possono andare dagli anni Settanta fino ai giorni nostri. Anche in questo caso ci sono fotografie molto interessanti o che suscitano curiosità, anche se la sezione che mi è parsa nel suo complesso più coerente e godibile, almeno per quanto mi riguarda, è quella dedicata ai diner americani.

Padiglione dell'Esprit Nouveau
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M + Trails / Takashi Homma. Padiglione dell'Esprit Nouveau

La mostra di Takashi Homma è la somma di due suoi progetti, M (dedicato ai McDonald fotografati in giro per il mondo) e Trails (che utilizza disegni, foto e video per parlare della caccia al cervo in Hokkaido attraverso le tracce di sangue lasciati dagli animali). Entrambi i progetti sono stati appositamente pensati per lo spazio espositivo del padiglione dell'Esprit Nouveau, un edificio pensato da Le Corbusier nel 1925, di cui quella bolognese è una replica fedele dell'originale realizzata nel 1977.

La progettazione dell'edificio nasceva all'interno della riflessione teorica di Le Corbusier finalizzata a trovare un equilibrio tra la densità abitativa delle grandi città e la qualità dell'unità abitativa. Si trattava di un modulo abitativo standardizzato a titolo appunto espositivo, all'interno del quale si possono ammirare anche due diorami che illustrano le proposte di Le Corbusier per lo sviluppo della città di Parigi.

Takeshi Homma, Videoinstallazione
Sappiamo che i progetti abitativi di Le Corbusier, pur ammirati ancora oggi, non hanno avuto un esito felice, ma le sue realizzazioni e le sue idee sono sempre affascinanti, e la mostra di Takashi Homma in un certo senso accentua l'effetto di straniamento, piacevole e inquietante al contempo, che l'edificio suggerisce.

Tra l'altro si tratta di strutture estremamente fotogeniche: forse inabitabili ma certo bellissime da fotografare.

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Fototeca / Ando Gilardi. Fondazione MAST

L'ultima tappa del nostro percorso a Foto/Industria è la grande mostra ospitata dal MAST e dedicata ad Ando Gilardi, un intellettuale di grande eclettismo (per me sconosciuto) che ha realizzato la Fototeca Storica Nazionale, un archivio di oltre 500.000 immagini, una specie di tesoro cui attingere per documentare attraverso le immagini aspetti i più vari della storia e della società.

Fondazione MAST
La mostra si articola in due parti: nella prima parte la Fototeca diventa la fonte di oggetti e immagini di oggetti che hanno a che fare con il cibo e che digitalizzati diventano a loro volta immagini (in un processo infinito di riproduzione e circolazione): le cartine delle arance, le etichette delle bottiglie, i tappi a corona, figurine varie, ecc.; la seconda parte è invece un percorso attraverso le foto di Gilardi, organizzate in tre insiemi che ruotano intorno a tre momenti fondamentali che hanno a che fare con il cibo: produzione, distribuzione, consumo. Le foto sono tratte da importanti lavori di reportage di Gilardi, spesso realizzati per documentare ambienti di lavoro e lotte dei lavoratori.

Una mostra affascinante e coinvolgente come spesso sono quelle del MAST. Peccato per le didascalie delle foto, davvero troppo piccole anche per persone con la vista perfetta (ho visto signore accostarsi al muro e stare piegate a metà per leggere, e starci un bel po' visto che le didascalie sono anche piuttosto lunghe).

Voto: 4/5