mercoledì 11 luglio 2018

L'estate del '78 / Roberto Alajmo

L'estate del '78 / Roberto Alajmo. Palermo: Sellerio, 2018.

"Bisognerebbe provare a stilare una specie di Repertorio delle Gioie Irrecuperabili. Quel genere di piaceri che non siamo in grado di cogliere sul momento, e di cui ci rendiamo conto solo qualche tempo dopo, quando ormai sono impossibili da conseguire o riprodurre. [...] Ecco un piccolo elenco esemplificativo, personale ma forse neanche tanto:

- Leggere senza occhiali.
- Mangiare frittura a cena.
- Evitare di asciugarsi i capelli dopo lo shampoo.
- Peggio ancora: lasciarsi fonare dal vento, in motocicletta.
- Dormire la notte intera.
- Accovacciarsi sulle ginocchia.
- Far l'amore con una certa persona.
- Abbracciare un genitore.
- Essere riconosciuti, da un genitore." (p. 34)

L'estate del '78 è quella in cui Roberto si sta preparando per l'esame di maturità, ma è anche - sebbene lui non lo sappia in quel momento - l'ultima occasione per incontrare sua madre. Elena infatti morirà - probabilmente volontariamente - per una overdose di "barbiturici" all'età di 42 anni, esito di una lunga depressione.

Con questo libro Roberto Alajmo dà conto della propria personale indagine volta non tanto a scoprire delle verità nuove e sconvolgenti, quanto a mettere in fila i ricordi, raccogliere le informazioni e interpretare con gli occhi di oggi quanto da bambino e ragazzo non ha voluto o non ha potuto comprendere.

Alajmo dunque, attraverso foto, ricordi e documenti, va alla ricerca delle tracce che già nel passato facevano in qualche modo prefigurare quello che sarebbe accaduto, e in questa ricerca viaggiano parallele le memorie della vita familiare - del suo essere bambino e poi ragazzo, dei suoi genitori, della loro separazione, del rapporto con suo fratello Marcello, delle figure degli altri familiari più o meno vicini - e il racconto del passato prossimo e del presente, in particolare del rapporto con il figlio Arturo.

Non si cerca mai nel passato per puro gusto di ricostruzione, bensì per dargli un senso rispetto al presente e per cercare in quel passato le radici e le origini del nostro presente.

C'è forte - in questa indagine biografica e autobiografica - la sensazione che l'umanità procede attraverso le generazioni per continuità e, insieme, per discontinuità, ossia che tutti noi siamo l'esito di quello che ci ha preceduto, di una lunga catena di eventi, di persone e di geni, ma siamo anche l'occasione per smentire il passato e per affermare la nostra diversità nella continuità.

Nel romanzo di Alajmo c'è però anche una riflessione e un'indagine di secondo livello rispetto a quella di carattere autobiografico, che riguarda l'idea stessa di felicità. La citazione con cui ho aperto questo post è molto indicativa dell'approccio concettuale che sembra pervadere le pagine di questo libro, ossia la convinzione che la felicità è un "treno che passa in direzione contraria", e dunque è un incontro fuggevole che - nel momento in cui ce ne rendiamo conto - è già passato, e torna infatti come memoria nostalgica. E in un certo senso probabilmente la scrittura è uno dei modi che abbiamo per fermare quel ricordo e poterlo riassaporare nel tempo.

C'è una vena tra il dolce e il malinconico, tra il nostalgico e il pessimista nel libro di Alajmo, che certamente riflette il momento della vita in cui l'autore scrive e che è probabilmente uno di quei momenti in cui ci si ritrova a fare dei bilanci, non necessariamente e non esclusivamente per concludere un percorso, bensì anche per iniziare strade nuove. E non a caso la forza di questo romanzo sta nella sincerità che trasmette al suo lettore, nonché nella semplicità con cui - com'è proprio della letteratura - ci rende palesi e quasi banali alcune verità della nostra esistenza che non sono affatto scontate in quanto richiedono un attento e sensibile lavoro di introspezione.

Voto: 3,5/5

lunedì 9 luglio 2018

Quaderni giapponesi. Il vagabondo del manga / Igort

Quaderni giapponesi. Il vagabondo del manga / Igort. Quartu Sant’Elena: Oblomov Edizioni, 2017.

Il Giappone resta uno dei paesi che maggiormente mi affascinano ed esercitano un’attrazione intellettuale ed emotiva su di me. Così, in attesa di riuscire a visitarlo, mi accontento di fare delle piccole immersioni nella cultura giapponese grazie ai pallidi riflessi che ne arrivano in Occidente attraverso mostre, libri e film.

Da questo punto di vista uno degli autori che più mi aiutano a capire questo mondo con parole e immagini, nonché numerosi suggerimenti di lettura, è Igort, il grande fumettista italiano (che da poco ha realizzato una propria casa editrice di fumetti, la Oblomov), il quale con la cultura giapponese ha un rapporto molto stretto, avendo vissuto a lungo in Giappone, come racconta nel primo volume dei Quaderni giapponesi che avevo letto a suo tempo.

In questo secondo volume, Il vagabondo del manga, Igort ci propone un nuovo racconto, quello relativo al viaggio da lui compiuto nel 2015 per incontrare Jiro Taniguchi, il grande maestro morto nel 2017 a cui questo albo è dedicato.

L’albo – com’è tipico di Igort – è un articolato mix di scrittura, disegni, fotografie, che in parte raccontano i luoghi e le persone incontrate con grande realismo e producendo un effetto fortemente immersivo, in parte costituiscono divagazioni più o meno lunghe su aspetti o personaggi della cultura giapponese che le esperienze di viaggio suggeriscono all’autore o ch'egli ritiene essenziale approfondire per comprendere questa cultura.

In questo viaggio, il primo – ci dice Igort – senza avere scadenze e veri appuntamenti e dunque caratterizzato da un vagare senza una meta precisa insieme a un amico fotografo paesaggistico, egli pone una particolare attenzione alla contraddizione e nello stesso tempo alla complementarità delle due anime del Giappone, quella caotica e in continuo cambiamento delle metropoli, in particolare di Tokyo, e quella silenziosa e immutabile dei posti lontani dalle città, dove basta allontanarsi poco dai flussi turistici per avere la sensazione che il tempo si sia fermato.

La profonda conoscenza che Igort ha della cultura giapponese – e che si vede anche dal modo incredibile con cui ne disegna tutte le componenti, dai paesaggi ai volti ai mostri – gli consente una immersione vera in questo mondo.

Del resto, nel caso del Giappone la caratteristica propriamente umana di trasformare dolore e tragedie in racconto per esorcizzarli e dargli un senso trova proprio nelle forme espressive composte di parole e immagini disegnate la sua massima rappresentazione (non a caso la scrittura giapponese è anche disegno), e in qualche modo Igort ce ne dà una dimostrazione pratica.

Non si può chiudere questo albo senza pensare di voler immediatamente partire e ripercorrere le tappe che Igort ci ha raccontato, ben sapendo che il viaggio è sempre un percorso interiore e dunque ognuno deve trovare il modo, i tempi e le tappe che più rispecchiano la propria ricerca intima.

E questo lo si può fare a volte solo perdendosi o lasciandosi guidare dal proprio istinto, senza avere fretta e senza forzare le tappe.

Voto: 4/5

mercoledì 27 giugno 2018

Senza coda / Marco Missiroli

Senza coda / Marco Missiroli. Milano: Feltrinelli, 2017.

Ho iniziato a leggere questo libro nella sala di attesa di uno studio medico e - nel mentre che leggevo - una signora mi fa: "Posso fare una foto?". Io penso che voglia fare una foto al libro e sto per passarglielo, ma lei mi dice: "No, una foto a lei che legge questo libro in modo che io la possa mandare all'autore! Sarà contento". Le dico di sì anche se lì per lì penso che mi stia prendendo in giro; poi però da una breve chiacchierata capisco di aver incontrato la editor di Missiroli e la cosa mi fa piacere e mi fa anche un po' sorridere.

Sì, perché a me Missiroli piace molto e mi ha conquistata già dopo un solo libro, quell'Atti osceni in luogo privato di cui vi ho raccontato in passato, e che resta per me uno dei libri più belli letti negli ultimi anni.

Così quando ho visto che Feltrinelli aveva ripubblicato nell'Universale Economica il suo primo libro, Senza coda, vincitore del Premio Campiello, non ho esitato a comprarlo.

Senza coda si può definire un racconto esteso; si legge davvero in poco tempo e ci racconta un piccolo periodo della vita di Pietro, un ragazzino di una decina d'anni che ama molto andare a caccia di lucertole per tagliar loro la coda. Queste sue scorribande Pietro le fa preferibilmente con l'amico Luigi, oppure insieme al vecchio Nino, il giardiniere di famiglia che vive in una dependance non lontana dalla sua casa. Pietro è anche appassionato dell'auto parcheggiata in garage con cui sogna di andare in giro per l'Italia con Nino.

La realtà della sua famiglia però è difficile e per lui poco comprensibile: suo padre è molto severo e spesso riempie di botte lui e sua madre; talvolta manda Pietro a consegnare una busta a Carmine, un losco figuro da cui il bambino è terrorizzato. Al cancello della loro casa sostano degli agenti in divisa e, in generale, tante cose del mondo intorno sfuggono al cervello innocente di Pietro.

La curiosità tipica di questa età porterà Pietro e Luigi a scoprire il contenuto delle lettere e a porsi delle domande cui non sarà facile dare una risposta. Ma quando la risposta - per quanto confusa - arriverà, Pietro istintivamente farà la sua parte e cambierà il corso degli eventi.

Il libro di Missiroli è un piccolo romanzo di formazione ambientato in un contesto estremo, quello degli ambienti mafiosi, ma come nei più riusciti romanzi di formazione ci trasmette tutto l'universo immaginifico del protagonista, il suo punto di vista, le difficoltà a interpretare le cose più grandi di quanto la sua mente possa concepire.

E ci regala bellissime descrizioni di due rapporti importanti per Pietro, quello con il suo coetaneo Luigi e quello - a tratti commovente - con il vecchio giardiniere Nino, un alleato, un complice e un compagno dei viaggi mentali, delle avventure e delle fantasie del protagonista.

Ovviamente Atti osceni in luogo privato è un romanzo di più grande ambizione e di più ampio respiro. Questo primo romanzo sembra una prova generale - già parecchio riuscita - delle qualità scrittorie e narrative di Missiroli, che a questo punto aspettiamo - come mi ha anticipato la sua editor - con il prossimo romanzo.

Voto: 3,5/5