L'inventario dei sogni / Chimamanda Ngozi Adichie; trad. di Giulia Boringhieri. Torino: Einaudi, 2025.
Torno volentieri a leggere Chimamanda Ngozi Adichie, dopo l’intermezzo del volumetto Appunti sul dolore, nato dalle riflessioni suscitate dalla morte del padre della scrittrice di origine nigeriana.
In realtà, c’è in qualche modo un’ideale linea di continuità tra quel memoir e questo nuovo romanzo, L’inventario dei sogni, che nasce almeno in parte dal tentativo di elaborazione di un altro lutto, quello di sua madre, morta purtroppo a distanza di poco dal padre.
Con L’inventario dei sogni la Ngozi Adichie torna alle atmosfere di Americanah, il romanzo che me l’aveva fatta scoprire e a cui forse sono più affezionata proprio per questo motivo.
Protagoniste di questo libro sono quattro donne, Chiamaka, una ricca nigeriana che vive da tempo negli Stati Uniti e fa la scrittrice di viaggi, mentre cerca nel frattempo l’amore vero, quello con cui condividere la vera conoscenza reciproca, Zikora, un’avvocata di successo con un rapporto difficile con la famiglia e con gli uomini, Omelogor, uno squalo della finanza nigeriana che ha una vita di agi ma fa fatica a dare un senso alla propria esistenza, e infine Kadiatou, un’immigrata dalla Guinea, che lavora in un albergo come donna delle pulizie e fa da governante a Chiamaka.
Tutte queste donne fanno i conti con il loro essere donne e con il loro essere africane, due condizioni che, indipendentemente dalla ricchezza e dal successo che possono aver raggiunto nella vita, le espongono a situazioni non sempre facili da gestire a livello emotivo, che sono in parte universali e in parte di origine sociale e culturale.
Come ci spiega la scrittrice nella nota in fondo al volume, la figura di Kadiatou, in particolare, è ispirata alla storia vera di Nafissatou Diallo, la donna delle pulizie del Sofitel Hotel di New York che accusò di stupro l’allora direttore del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn, una vicenda che risale al 2011 e che rappresentò l’inizio della fine della carriera del politico francese. In realtà, come ci racconta la Ngozi Adichie, il suo intento era quello di partire da quella storia per ridare dignità e rotondità – al di là della verità dei fatti - alla sua protagonista femminile, che opinione pubblica e media hanno trattato in maniera davvero vergognosa.
Nel romanzo della Adichie, Kadiatou è il personaggio se vogliamo più fragile e sfumato, quello che la scrittrice nigeriana ritiene che sua madre avrebbe riconosciuto come vicina nella sensibilità e nelle emozioni, richiudendo il cerchio del dolore del lutto su una nota di speranza.
Non v’è dubbio che il romanzo della Ngozi Adichie sia un testo femminista, ma sono contraria a ridurre la sua forza e la sua bellezza a questa etichetta, anche perché la scrittrice ha uno sguardo sulle donne, in particolare quelle africane, nonché sugli uomini, molto articolato, stratificato, complesso che evita qualunque banalizzazione e semplificazione.
E poi, cosa non secondaria nei suoi libri, oltre a farci conoscere le sue protagoniste, la Adichie ci porta per mano a conoscere tutto il mondo che ruota loro attorno, quello dal quale provengono e quello nel quale vivono, offrendoci uno sguardo su società e culture che non conosciamo, ma anche su mondi che pensiamo di conoscere ma che, guardati dal punto di vista di queste donne, assumono significati e caratteristiche molto differenti. Alla fine della lettura non potremo dire di aver capito tutto, ma sicuramente avremo fatto esperienza indiretta di un punto di vista diverso e che mai potremo vivere in prima persona, se non attraverso la lettura. E questa è appunto la grandezza e la magia della letteratura.
Voto: 3,5/5
venerdì 3 aprile 2026
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