Arrivo a questo spettacolo senza saperne praticamente nulla, richiamata dalla regia di Mario Martone e dalla presenza di Lino Musella che apprezzo moltissimo a teatro.
Scopro solo dopo che c’è una qualche ragione sentimentale dietro la scelta di Martone di portare in scena questo testo. Si tratta infatti di un lavoro inedito di Fabrizia Ramondino che aveva scritto insieme a Martone la sceneggiatura di Morte di un matematico napoletano, ed era della Ramondino anche la drammaturgia Terremoto con madre e figlia portato in scena sempre da Martone.
A incarnare il protagonista di questo testo, il compositore nominato nel titolo, è Lino Musella, magnetico e poliedrico nella sua interpretazione di un uomo la cui vita ruota tutta intorno alla musica e alle sue composizioni, e che attraversa una chiara fase di crisi esistenziale e di frustrazione rispetto al modo in cui la propria arte è accolta, nonché rispetto alla propria famiglia: la madre (Iaia Forte), che non accetta la sua vecchiaia e ha un rapporto ambiguo con il figlio, la moglie un po’ anaffettiva (Tania Garribba), l’esuberante figlia (India Santella) e il suo amico (Matteo De Luca). Mentre il compositore paragona queste persone ai vari strumenti che compongono un quartetto d’archi e interagisce con ciascuna di loro in modi più o meno cinici, la casa dove il compositore vive e che mostra i segni di un passato nobiliare si svuota progressivamente, man mano che a causa di non meglio precisati debiti tutte le cose più preziose vengono portate via.
Allora, non è tanto una questione di messa in scena, di allestimento, di regia e di interpretazioni (come già detto, Musella riesce a essere magnetico nel portare in scena un personaggio non certo simpatico); per me è proprio una questione di testo. Personalmente non l’ho trovato particolarmente stimolante e in qualche modo non sono riuscita a coglierne il senso.
Non conosco la produzione letteraria della Ramondino, e quindi forse – anzi sicuramente – mi sfugge qualcosa, ma credo che quando un testo non arriva, indipendentemente dagli elementi conoscitivi pregressi, evidentemente non si è creata una particolare sintonia.
Peccato.
Voto: 3/5
domenica 26 aprile 2026
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