Leggendo di questo film in giro, fin dal principio ho provato sensazioni ambivalenti che non mi facevano decidere ad andare a vederlo. Poi la scelta di due amiche di metterlo nella loro lista dei film da vedere mi ha convinto un venerdì pomeriggio ad allungarmi al Cinema dei piccoli per vederlo in lingua originale.
La storia raccontata dalla regista Beatrice Minger con la collaborazione di Christoph Schaub ruota intorno a una casa che l’architetta irlandese Eileen Gray realizza insieme a Jean Badovici, architetto anche lui e curatore di un’importante rivista di architettura, L’Architecture Vivante, sulla Costa Azzurra, nella zona di Roquebrune-Cap-Martin.
Siamo negli anni Venti: Eileen Gray partecipa della vita mondana parigina ed è nota soprattutto come designer di interni. L’incontro con Badovici la convince a progettare una casa, che viene realizzata vicinissima al mare, in mezzo a scogli e macchia mediterranea.
La casa sul mare, oltre a essere per alcuni anni il rifugio di Eileen e Jean, è un vero gioiello di design, che ben presto viene scoperta e ammirata da Le Corbusier, amico stretto di Badovici. L’architetto francese è quasi ossessionato dalla casa, forse insofferente al fatto che non ne sia stato lui l’ideatore, cosicché nel tempo, anche approfittando dell’amicizia con Badovici, mette in atto una serie di azioni decisamente anomale. In assenza di Eileen, Le Corbusier ricopre molte delle pareti interne della casa di suoi dipinti colorati (Le Corbusier non era un grande pittore e comunque Eileen aveva scelto con cognizione di causa di avere pareti bianche) e successivamente costruisce non lontano da E.1027 il suo Cabanon, che è il luogo dove alfine morirà.
Il nome della casa nasce dall’intreccio delle iniziali di Eileen e Jean; purtroppo però dopo la morte di Badovici senza testamento, la casa prende una strada che non incrocia quella di Eileen, fino a una fase di completo abbandono, dalla quale è stata recuperata negli ultimi decenni per diventare meta turistica sulla Costa Azzurra.
I registi del film scelgono di intrecciare documentazione d’archivio, che ricostruisce il contesto storico nel quale Eileen e gli altri protagonisti si muovevano, e momenti di ricostruzione con attori che recitano in parte su un palcoscenico quasi vuoto in una messa in scena teatrale e in parte nella casa o nei suoi dintorni raccontando momenti di questa vicenda, attraverso gli scritti e i documenti studiati.
Non manca un breve contributo filmato con una intervista alla stessa Eileen quasi centenaria (è morta nel 1976 a 98 anni) che, pur nella pacificazione della vecchiaia, non manca di ricordare che Le Corbusier intervenne in maniera invasiva su una casa che lei aveva voluto in un modo specifico.
La storia è molto interessante davvero, e personalmente non ne sapevo assolutamente nulla. Le modalità di raccontarla sono pure originali, ma devo dire che non mi hanno convinta del tutto. Ho trovato il risultato un po’ meccanico e faticoso, e forse a tratti anche un pochino pretenzioso e noioso. Però la vicenda mi resterà decisamente impressa, e questo è già un merito del film.
Voto: 3/5
mercoledì 1 aprile 2026
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